Parole e omofobia

Panti Bliss

Un video della drag queen irlandese Panti Bliss che consiglio a tutti quelli che “io al gay pride non ci vado perché è una carnevalata” e amenità similari.

Da notare che la cattolicissima Irlanda, dopo aver visto il video, ha portato la questione in parlamento. Per dire… (e per dire la differenza tra paesi civili, anche cattolici, e la nostra piccola e insulsa Italietta).

E faccio presente, altresì, che il video è stato ripreso da Repubblica, che lo ha tagliato e tradotto alla bell’e meglio – per non usare termini spregiativi – facendo coincidere “straight” (eterosessuale) con “retto”. Questo la dice lunga anche sul (de)grado della nostra informazione, da parte di testate progressiste o ritenute tali.

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17 thoughts on “Parole e omofobia

  1. Piddu, in un pride alla fine della marcia si fanno i discorsi politici che sono anche meno ironici di questo. E dentro il pride ci sono le drag queen, esattamente come Panti Bliss.

  2. Piddu… un gay pryde è una manifestazione gioiosa, anche esagerata ma che ha anche l’obiettivo di far riflettere sulle differenze, mentre su un palco, come in questo caso, l’intervento è solo indirizzato a far riflettere sulle differenze e sull’imbecillità degli individui che si ritengono umani, religiosi e perbene…
    ‘Menti’ che mentono spudoratamente… e pronti a non definirsi ‘omofobi’.
    Bellissimo intervento, bravissima Panti Bliss.

  3. Grazie per averlo postato, non l’avevo ancora visto. Illuminante.
    Ed è desolante sentire l’eco di tutte le parole “omofobiche” che abbiamo interiorizzato e che usiamo ogni volta che qualcuno è “più gay” di noi.

  4. @Ornella e infatti si vede quanto i Pride non siano mai serviti a niente nell’ottenere diritti, ma solo per modo ai media di riproporre agli omofobi il solito spettacolino di stereotipi interpretati dai gay stessi, gai e festanti (te credo che poi l’omofobo dice “ma allora a questi essere presi per il culo piace!”)
    @Riccardo io quanto vedo i c.d. “più gay”, mi chiedo invece se non siano loro ad aver cosi tanti interiorizzaro l’omofobia da non saper vivere la loro omosessualità se non attraverso gli stereotipi imposti dagli etero.
    Il mio essere omosessuale si estrinseca nell’essere attratto dalle persone di sesso maschile (cosi come l’eterosessuale lo è da quelle del genere opposto), non nel vestire in un certo modo, nel gesticolare in un certo modo, nel parlare in un certo modo che scimmiotta il genere femminile, altriment sarei trangender (ma capisco che sia troppo discriminatorio per le animelle belle radical chic, fare di queste distinzioni, salvo poi andarle a rinfacciare all’omofobo che per lui froci, transessuali e transgernder sono tutte “mezze donne” allo stesso modo)

  5. #Piddu
    I gay pride hanno sempre funzionato in tutti i Paesi civili, tranne in Italia: sarà un caso o forse è perché i primi, veri razzisti e omofobi siamo proprio noi omosessuali? E magari perché i primi a non volerci assumere responsabilità esponendoci siamo sempre proprio noi omosessuali?
    Ti consiglio un viaggetto nelle principali capitali europee: scoprirai che i Pride sono tra le manifestazioni più pubblicizzate e più frequentate.
    E un consiglio cinematografico su DVD: “Parada”, commedia divertentissima e tragica che forse ti aiuterà a vedere il Gay Pride da un punto di vista differente e a rifletterci un po’ su. È una commedia godibilissima, girata magistralmente, non ti annoierai.

  6. Tutti dipende dal significato che si dà alla parola “funzionano”: che siano macchine pubblicitare ben oraganizzate? beh, direi di sì! Che siano mai serviti per dare un solo diritto, oltre che a riconfermare i più beceri stereotipi nella mente degli omofoni? direi di no. A meno che tu non riesca a spiegarmi l’assoluto nesso di pendenza da un Zapatero che mi approva il matrimonio gay in parlamente con due palestroni che ballano seminudi tra piume di struzzo su un carro al ritmo di “macho man” .

  7. Ragazzi… Ho iniziato usando una parola che è passata inosservata e che invece è la mia preferita, in ogni situazione, etero, omo, trans… ecc.: “differenza”.
    Ognuno di noi è un individuo, unico, irripetibile. Poi crescendo ci si trasforma in persone, socialmente definite.
    Detesto la parola “genere” maschile e femminile, perché mi costringe a vivere in una classificazione eccessivamente legata al regno animale. Nulla contro gli animali ;-)
    Noi, individui, innanzitutto. Noi, persone, innanzitutto. Poi ognuno di noi è portatore o portatrice di differenze, religiose, culturali, sessuali, di costume, di educazione, di abbigliamento, di colore della pelle, ecc. quindi, per me due ‘macho man’ che ballano seminudi con piume di struzzo sono semplicemente due uomini, quindi diversi da me, con i loro gusti sessuali e differenti da me solo perché non salirei mai su un palco a ballare con le piume di struzzo. ;-) ma nulla da ridire, proprio nulla sulle scelte personali di ognuno di noi ;-) Rispetto totale e assoluto!
    Un abbraccio forte :-)

  8. #Piddu:
    Le decisioni politiche che hanno dato diritti in tutti i Paesi medio-occidentali sono passati soprattutto per quelle persone e per quella manifestazione che disprezzi tanto. Ti suggerisco (dato che anch’io la pensavo come te finché non ho partecipato al mio primo Pride, dopo non ne ho mancato uno) di chiederti con spietata onestà perché ti ripugna così tanto. Quando avrai la forza e il coraggio di risponderti scoprirai un altro te. Per ora ti chiedo di credermi sulla parola. E di vedere il film che ti ho suggerito, augurandoti buon divertimento. ;-)

  9. Il pride non è originariamente nato per mostrare le diversità, ma per dire che la comunità GLT era orgogliosa della sua “diversità”, diversità allora intesa non come valorizzazione delle differenze, ma proprio come caratteristica dei “diversi”, dei ricchioni e dei travoni per intenderci, perché quella era la sensibilità e il pensiero di allora non solo del mondo etero, ma anche in quello omotransessule che rivendicavano l’orgoglio di una diversità quasi ontologica.
    Oggi, però, la sensibilità è cambiata, ed è cambiato anche per fortuna quello che vogliono omosessuali e trans, che non voglio più ribadire l’orgoglio della loro “diversità”, ma bensì la banalità della loro normalità: oggi vogliono il matrimonio, i figli, la casetta e i suv nel vialetto. E invece l’unica cosa che le associazioni sanno fare è riproporre ancora in maniera ottusa vecchi strumenti da sempre inefficaci che invece di servire per le nuove rivendicazioni, servono per mantenere sempreverdi stereotipi che sarebbero già scomparsi da una ventina d’anni se non ci dessimo così tanto da fare per tenerli dannatamente in vita.
    Devo ancora riceve la risposta, che può essere anche l’indicazione di uno studio, su come si fa discendere dal pride in strada e l’approvazione del matrimonio gay in parlamento.

  10. Vabbè, vedo che è inutile, comunque tra un pride e l’altro, tra un boa di struzzo e un colpo di trucco, trovate il tempo per indignarvi e mobilitarvi anche su come la Procura capitolina sta chiudendo il caso del suicidio di Andrea, il “ragazzo coi pantaloni rosa”, negando addirittura che sia stato vittima di bullismo omofobico, questo a prescindere dell’orientamento del ragazzo.
    Magari organizzate pure un bel pride a tema, tutti coi pantoloncini rosa e le ali da cupidi, cosi i futuri ragazzini gay suidici di Roma avranno di che ringraziarvi per il supplemento di presa in giro da parte dei compagni.
    E con questo chiudo perché sono stanco, e poi ci si chiede perché un sacco di omosessuali sono contro e critici verso le organizzazioni che dicono di rappresentarli.

  11. Concordo anch’io sul fatto che Piddu abbia le idee un po confuse ma il motivo è palese, ormai per la maggior parte delle persone il GayPride è percepito come una carnevalata, tutto si concentra in quelle 4 immagini rilanciate ogni anno dai media in cui le piume di struzzo sono il minimo…
    Basta fare una ricerca su google per rendersene conto
    https://www.google.com/search?q=gaypride+roma&safe=off&espv=210&es_sm=93&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ei=9EP-UsCHFNHX7AaPx4DIAQ&ved=0CAkQ_AUoAQ&biw=1366&bih=667

    Ovviamente il pride non è solo questo ma poco o nulla la gente sa di tutto quello che c’è dietro e delle tantissime persone serie e posate che non lo vivono in quel modo ma per rendersene conto l’unico modo è parteciparvi.
    In questo ha ragione Piddu, le associazioni dovrebbero cercare un modo per far apparire, a livello mediatico, il pride per quello che veramente è ma siamo in italia… è notizia di questi giorni che quest’anno forse non ce ne sarà nemmeno uno nazionale… forse alla fine un po di colpa le associazioni ce l’hanno…
    http://www.queerblog.it/post/125659/niente-gay-pride-nazionale-2014-in-italia

  12. Cari ragazzi, vedo che voi e tanti altri “gay da tastiera” avete le idee chiarissime sul da farsi: e allora fatelo invece di criticare, no? E, se non è troppa fatica per voi, magari studiatevi un po’ di storia: per esempio, Harvey Milk vi dice nulla? Vi risulta che fosse contrario ai Gay Pride o che li considerasse carnevalate? Secondo voi come ha fatto la comunità LGBT a essere visibile e ad ottenere i diritti di cui altrove gode? Stando dietro a una tastiera a criticare? Stonewall vi dice nulla? Se quella trans italoamericana non si fosse ribellata alla polizia e si fossero comportati tutti come i timorosissimi gay nascosti e “per bene” che affollavano quei locali, oggi potremmo parlare liberamente della ns. condizione? E in tanti Paesi civili, molt* di noi si potrebbero unire civilmente/sposarsi/avere dei figli?
    Le associazioni LGBT italiane hanno fatto sicuramente grossi errori ma voi quale fattivo contributo state dando per correggerli? O volete tutto “a pappa fatta” e senza sporcarvi le manine che usate così bene per sputar sentenze da dietro il video!?

  13. #Piddu: a parte il fatto che non è il pride più o meno “a modo” a garantire i diritti o a toglierli – dovresti vedere i pride inglesi, i nostri in confronto sono sfilate per educande e in quelle manifestazioni sfilano insieme le forze dell’ordine di Sua Maestà e i gruppi sadomaso, con un grado di nudità quasi totale – e premesso che questa discussione su “pride sì, pride no” è da anni cinquanta, vorrei sapere dove eri tu quando, con altre associazioni romane, in testa il Mario Mieli, noi a Roma abbiamo manifestato contro l’omofobia nelle scuole, attraverso una pacifica fiaccolata serale sotto la scuola dove Andrea si è suicidato.

    Anche perché bisognerebbe avere il senso della misura, come tu stesso auspichi, a seconda dell’evento: il giorno del trionfo della libertà del proprio modo di essere, ognuno va come vuole (e il 95% va come tutti i giorni, posso garantitelo); se bisogna parlare di una tragedia, i toni dovrebbero essere più sommessi. È una questione di civiltà, ma per capirla dovremmo superare l’omofobia interiorizzata che ci scandalizza di fronte a chi decide di mettere due lustrini in più.

    Anche perché, caro Piddu, rassegnati a un’evidenza: per la gente che vuoi tutelare dall’eventuale scandalo, vestito o meno, nascosto o visibile, sei è rimani un “frocio di merda”. Per chi organizza i pride sei un soggetto che ha diritto alla felicità. Così, tanto per ricalibrare la visione delle cose.

  14. Io ho invece ho l’impressione che per chi organizza il pride io sia al massimo solo un soggetto in più per far numero nelle loro saune e incrementare il loro guadagni, punto.
    Comunque, la realtà è che nonostante anni di Pride gioiosi e giocosi i diritti ottenuti sono zero, i lavoratori che invece scendono in piazza incazzati i diritti li hanno ottenuti. Ma voi continuare pure con le vostre sfilate, tanto è confermando ogni singolo stereotipo che nella mente dell’omofobo smetterei di essere un “frocio di merda”. Voi delle associazioni servite alla causa esattamente come le checche isteriche che si montano di omofobia che poi si rivelano fasulli come una moneta da 3 euro: http://www.giornalettismo.com/archives/1358051/la-sprezzante-risposta-di-una-mamma-allinvito-per-la-festa-della-bimba-di-una-coppia-gay/
    Complimenti ad entrambi: i futuri adolesenti suicidi ringraziano anticipatamente e per i supplementi di insulti e per l’omofobia che contribuite a negare.
    Ma esiste al mondo un altri gruppo il cui numero autolesionisti sia più alto che in quello gay?

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