Google è gay-friendly, Facebook tollera l’omofobia

Un'utente di Facebook gioisce dell'omicidio di un gay

Un’utente di Facebook gioisce dell’omicidio di un gay

L’altro giorno una mia cara amica, Tiziana Biondi, presidente dell’associazione Stonewall GLBT di Siracusa, mi scriveva per segnalare un profilo Facebook di un fake i cui contenuti non rientrano propriamente nel concetto di umanità e senso civico.

In questa pagina, infatti, si possono leggere post vari, quali incitazioni alla violenza, compiacimento per le uccisioni di gay, il proprio favore nei confronti di Putin, equivalenza omosessualità-malattia, con commenti del tipo «se non si curano che vadano in prigione» e amenità similari.

In molti e in molte abbiamo segnalato la pagina e i post incriminati ai gestori, ma ci siamo visti rispondere così:

per Facebook gioire della morte di un gay rientra negli standard della comunità

per Facebook gioire della morte di un gay rientra negli standard della comunità

Ma non solo. Anche un’altra attivista, Gabriella Mastrovalerio di Arcigay Reggio Calabria I due mari, si è vista recapitare la stessa notifica dopo aver segnalato gli stessi contenuti.

Prendiamo quindi atto che articoli e dichiarazioni come quelle che si rallegrano per la morte di una persona – omosessuale, nello specifico – rientrano negli standard di comunità del social network di Zuckerberg.

Per fortuna, dall’altra parte della barricata, Google oggi dedica un doodle non solo alle Olimpiadi di Sochi, ma anche al diritto delle persone, tutte, di praticare lo sport e coronando la homepage con la bandiera arcobaleno della comunità LGBT.

il doodle per i giochi di Sochi

il doodle per i giochi di Sochi

L’intestazione recita: «La pratica dello sport è un diritto dell’uomo. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair-play.»

Ecco, magari lo mandiamo a Zuckerberg. Con l’invito a rileggersi le norme di comportamento che si convengono non tanto di una piattaforma digitale, quanto a una società civile. Sono fermamente convinto che avesse un figlio gay non avrebbe piacere a dar voce a gente che potrebbe gioire della sua morte.

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