Se passa l’italicum, chi (non) votare?

Rissa alla Camera dei Deputati

La legge elettorale fortemente voluta da Renzi e dall’evasore Silvio Berlusconi – ricordiamoci sempre che se diamo il 40-50% dello stipendio allo Stato è a causa di gente come lui – si frantuma già tra i mille distinguo che fanno di ogni provvedimento italiano un pasticcio all’italiana.

Nel merito, le premesse erano criticabili, ma in una logica di stampo europeo: premio di maggioranza al primo partito e soglia di sbarramento, come avviene in molte democrazie occidentali. Poi spunta il salva-Lega: se prendi un tot di voti in almeno tre regioni, entri uguale. E quindi, dopo che Scanzi ci istruisce sul probabile perché della ghigliottina applicata da Boldrini alla Camera, arriva il recupera-SEL: se sei il primo dei non eletti, per magia, vieni eletto ugualmente. E quindi il partito di Vendola entrerà in parlamento con un escamotage, permettendo anche ai post-fascisti di Fratelli d’Italia di fare altrettanto.

Più che una legge elettorale sembra una lista per entrare in discoteca. A ciascuno il suo PR. Ma va bene così. È la nostra democrazia. Malata, sbagliata, affidata a gente che a trent’anni ne dimostra settanta e a settantenni che non si rassegnano più a non averne trenta.

Emerge però un secondo aspetto, altrettanto tragico. La questione della dispersione del voto.

Con la legge attuale, così come la precedente, che era e resta una cagata pazzesca – e no, amici e amiche del Pd, non sto grillinizzando il mio linguaggio, ho solo citato Paolo Villaggio in uno dei vari Fantozzi – si deve scegliere tra due/tre coalizioni e un partito di dimensioni adeguate, per non disperdere il voto.

Adesso, io il Pd non lo voglio votare e non certo perché ideologicamente contrario, ma per una serena valutazione dei fatti: la legge contro l’omofobia di Scalfarotto, che protegge gli omofobi, il recente regalo alle banche di denaro pubblico, i soldi regalati (ottanta miliardi se non ricordo male) ai gestori delle slot machine, i sedici miliardi per i cacciabombardieri petecchia, nessuno straccio in tutti questi anni di una vera legge di tutela per le persone LGBT, la presenza di soggetti imbarazzanti come Speranza (a proposito di giovani in formalina), ecc.

Poi c’è SEL che resterebbe un’opzione se non si alleasse col Pd e se decidesse di evitare candidature imbarazzanti proprio come la presidente Boldrini che, al pari di Napolitano, più che garante sembra assumere giorno dopo giorno il ruolo di pedina del sistema. Ma se SEL andasse da sola sarebbe, appunto, un voto disperso.

Votare centro-destra non se ne parla nemmeno. Per me dare le proprie preferenze alla Lega è un atto criminale, ma come disse Giuliano Amato a proposito del World Pride del 2000, purtroppo c’è la Costituzione (e prima che qualche mio “amico” ex-berlusconiano e ora felicemente renziano si scandalizzi, lo scrivo qui a chiare lettere: è una provocazione, ok?). Votare Alfano o Berlusconi ha lo stesso senso di scomodare le abitudini alimentari delle mosche. Anche se sono miliardi, e buon per loro, ma io resto umano.

Resterebbe il M5S, che va bene come voto arrabbiato – la rabbia è un sentimento degno di rispetto, ma nell’ottica di una scelta non pragmatica e di protesta (e qualcuno lo spieghi a quegli idioti piddini che pensano “devi scegliere me, il tuo voto mi appartiene”) – ma mi lascia basito vedere l’ignoranza politica di chi ancora oggi pronuncia motti come “boia chi molla”, per non parlare di certe perle del leader, come quel “vecchia puttana” a Rita Levi Montalcini e cose così.

Per questa ragione penso che il vecchio mattarellum, magari col doppio turno e senza quota proporzionale, fosse (e rimane) il miglior sistema possibile. Voti il candidato (o la candidata), lo leghi al territorio, scegli persona e programma. Per dire, se il M5S candidasse una persona degna di stima nel mio collegio non avrei problema a votarla, idem per SEL o addirittura per il Pd (ma qui sconfiniamo nel fantascientifico). Ma il voto al progetto, quando i risultati dello stesso sono sotto gli occhi di tutti e tutte, quello no, è irricevibile.

E allora cosa deve fare chi come me ha ancora il sentore di una coscienza civica ma rimane desolato di fronte al deserto culturale che popola i partiti attualmente presenti nel panorama istituzionale italiano? Scegliere la rabbia o programmare quel viaggio a Lisbona che è da tanto che vuoi fare, assaporando per qualche tempo l’illusione di vivere in un paese civile?

Il dilemma resta tutto. Per fortuna non devo andare a votare domani.

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