Tre pensieri sulla credibilità di Renzi e Scalfarotto sui diritti LGBT

Ivan Scalfarotto, creatore della legge sull’omofobia

Riprendo con questo post l’articolo di Ivan Scalfarotto sull’HuffingtonLa legge contro l’omofobia non è liberticida…  Nel suo pezzo Scalfarotto segue due direttrici: difendere il sindaco di Firenze, nonché suo leader, dalle critiche per aver concesso ospitalità a una manifestazione omofobica e ricordare la bontà della legge da lui creata riguardo all’omo-transfobia.

Andiamo per punti.

1. Per chi non lo sapesse: dopo il flop dello scorso week end, Manif pour tous ci riprova a Firenze, dove ha chiesto e ottenuto ospitalità proprio in una sala del comune. Dice, giustamente, il deputato renziano: «la sala è stata prenotata da un consigliere comunale, e gli è stata concessa come sempre succede quando i consiglieri comunali avanzano una richiesta di questo genere, ed è stata concessa a pagamento». E su questo non si discute. Ma il problema non è la cessione della sala in questione, bensì il destinatario della stessa!

Se io organizzassi un convegno improntato su ideologie quali l’antisemitismo o il razzismo, il comune di quale città – non amministrata dalla Lega, intendo – mi darebbe luoghi pubblici, a pagamento o meno? Scalfarotto quindi continua a non vedere il cuore reale del problema: l’omofobia si spaccia ancora come una delle tante libertà di pensiero, quando invece dovrebbe essere considerata un’aberrazione dello stesso.

2. Questo presupposto ci aiuta a capire le ragioni della sua difesa a se stesso e alla sua legge, che non è contro l’omofobia ma semmai tutela le sue forme più sotterranee e invasive. Dice il nostro: «si tratta di una legge che ha incontrato le critiche pesanti delle associazioni gay proprio perché ha voluto tener conto della libertà di opinione di chi crede che il matrimonio egualitario sia sbagliato e che l’adozione da parte di coppie gay e lesbiche sia da evitare».

Scalfarotto su questo dice falsità. Le associazioni non hanno mai preteso la prigione per chi pensa che il matrimonio debba essere solo tra uomini e donne o per chi è contrario alle adozioni. Così come nessuno va in galera se pensa che un bianco non debba sposare una nera o che un bambino italiano non debba crescere in una famiglia di stranieri. Il razzismo e l’omofobia hanno diversi livelli, criminali e non. Una legge giusta dovrebbe punire gli aspetti criminali e intervenire dal punto di vista culturale sulle aberrazioni del pensiero, appunto.

Invece, la legge fortemente voluta dal deputato del Pd e concordata con i settori più retrivi del parlamento – tra un insulto e un altro alle associazioni LGBT che chiedevano un trattamento di dignità – permetterebbe, ad esempio, di dire nelle chiese, nelle scuole, negli ospedali, nei partiti, che gli omosessuali sono malati da curare, che non devono avere uguali diritti, ecc. Cioè permetterebbe di diffondere idee che favorirebbero e accrescerebbero l’odio, la discriminazione e il mancato rispetto nei confronti di gay, lesbiche, persone trans, ecc.

Proprio questo aspetto fa del suo provvedimento, non una legge contro, ma per l’omofobia. Perché di fatto la istituzionalizza.

3. Il terzo punto di quell’articolo sfiora la mistificazione e ci riporta a Renzi. Dice Scalfarotto: «credo che i critici di Renzi farebbero bene a concentrarsi sul punto politico della questione, che consiste nel fatto che il Segretario del PD sta perseguendo dalla sua elezione, con tenacia assolutamente inedita, risultati concreti a favore delle coppie gay e lesbiche».

Non ci risulta, al momento attuale, che si sia fatta una sola legge a favore delle coppie gay e lesbiche o a tutela delle persone LGBT. Scalfarotto confonde il risultato politico con la propaganda e la promessa generica. In un contesto, come quello attuale, dove le civil partnership volute dal segretario del Pd rischiano semmai di far cadere il governo – e c’è da credere che Renzi stia agitando le unioni civili proprio per rompere su quel punto e arrivare a elezioni al più presto.

In conclusione, farebbe bene l’esponente renziano a guardare un po’ di più al piano della realtà – dove ogni cosa sconfessa sia il suo operato sia le sue istante celebrative, di se stesso e del suo leader – e cominciare a lavorare davvero per una politica dell’integrazione e della liberazione delle persone LGBT. Magari ascoltando le associazioni di settore, invece di attaccarle. E magari avendo meno a cuore le larghe intese, l’alleanza con gli estremisti cattolici e la benevolenza di personaggi lugubri per quel che riguarda lo stato dell’arte dei diritti civili in Italia. Fosse non altro per una questione di credibilità istituzionale e politica.

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One thought on “Tre pensieri sulla credibilità di Renzi e Scalfarotto sui diritti LGBT

  1. Qualcun* può spiegare a Scalfarotto (magari con parole più gentili delle mie) che più parla e più si spu**ana? E che fa tutto da solo!?

    Quanto alla vicenda di Firenze, dal PD mi hanno spiegato che:
    1) Renzi non ne sapeva nulla e che
    2) non ha preso pubblicamente le distanze da questa iniziativa “per non dar loro visibilità visto il flop dell’omologa manifestazione romana”, ma che
    3) ci ha pensato il vicesindaco a farlo;
    4) che è una iniziativa del NCD anche se
    5) “Fioroni, vabbè…”

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