Gasparotti e le “colpe” delle associazioni LGBT

Rispondo, con questo post, a Giuliano Gasparotti, renziano poi passato a Scelta Civica, per la quale è stato candidato alle scorse elezioni del 2013. Gasparotti mi ha taggato su Twitter il suo articolo sull’Huffington Post in cui sostiene, e riporto sinteticamente, tre posizioni:

  • il clima attuale è culturalmente favorevole all’apertura verso i diritti delle coppie omosessuali, basta vedere le recenti aperture di Bergoglio verso l’omogenitorialità
  • Renzi ha fatto depositare in Senato un avanzatissimo disegno di legge sulle Civil Partnership di tipo inglese
  • di fronte a tanta abbondanza, a mettersi contro sono i soliti cattivi. Non solo i Casini, i Giovanardi, gli Alfano e le Binetti del caso, ma anche le associazioni LGBT, che invece di ringraziare per il dono ricevuto fanno i capricci e si mettono contro, alleandosi di fatto con i settori più retrivi del paese.

Credo che questo articolo – del quale consiglio la visione – contenga diverse inesattezze, che vorrei affrontare punto per punto.

1. Innanzi tutto inviterei Gasparotti e gli altri filopapisti entusiasti a leggere davvero cosa ha detto il pontefice circa i gay e l’omogenitorialità. Il famoso “chi sono io per giudicare?”, che egli cita, è seguito da un richiamo a rifarsi a quanto scritto nel catechismo circa la cura delle persone LGBT. E quanto scritto in quel documento, a cui Bergoglio appunto rimanda, non lascia molto spazio a interpretazioni. Lo riporto per chi ha memoria troppo breve:

catechismo

Sulle famiglie omogenitoriali, il pontefice ha semplicemente ribadito che l’esistenza di questa realtà pone sfide nuove, ha fatto presente che ci sono migliaia di bambini che rischiano (secondo la sua visione) di rimanere lontane dal dettato di Cristo – e quindi, concretamente, dal controllo della chiesa – per poi sottolineare un caso di omogenitorialità problematica, la “triste” esperienza della bambina che non si sentiva amata dalla compagna della madre.

Se io dicessi: non ho mai bevuto vino, devo cominciare a relazionarmi con la cultura enologica anche per capire cosa ha portato quel pover’uomo di mia conoscenza a diventare alcolista, non sto proprio dando un’immagine positiva del fenomeno.

2. Sul ddl renziano mi sono già espresso in passato. E rimando a quella lettura (per cui Gasparotti stesso mi diede dell’incoerente, quando non era altro che la ripresa di posizioni espresse in più articoli nel corso degli ultimi mesi).

3. Sulle associazioni LGBT va fatto un discorso ancora più articolato. Chi mi conosce bene, sa quanto io abbia additato il movimento come responsabile degli errori di strategia degli ultimi anni, circa il riconoscimento dei diritti civili. Che ci siano fatti di cui rispondere è innegabile. Ma è assolutamente falso sostenere che i palazzi del potere non legiferano per l’ostilità delle associazioni! Ne è una riprova la recente legge sull’omofobia, osteggiata – in quanto permissiva verso l’omofobia stessa – da tutto il movimento e da tutta la gay community (miracolo scalfarottiano senza precedenti, l’aver riunito un associazionismo praticamente diviso su tutto) e passata al Senato proprio grazie al voto dei cattolici integralisti (e omofobi, guarda caso).

Gasparotti, per altro, invita a cogliere l’attimo ricordando che i numeri a Palazzo Madama non ci sono. Se ne deduce, di conseguenza, che il momento forse non è così favorevole, se non ci sono i voti necessari per fare le Civil Partnership. Anche se, andando a contare il numero dei senatori e delle senatrici (attraverso il sito ufficiale del Senato) emerge che tra parlamentari del Pd (108) di SEL (7), del MoVimento 5 Stelle (50), senza contare qualche potenziale sì dalle file del Gruppo misto e dei senatori a vita, si arriva alla soglia di 165 parlamentari. La maggioranza, forse, ci sarebbe…

O forse l’esponente di Scelta Civica sa benissimo di non poter contare proprio su quanti della sua coalizione e del Pd sono di matrice cattolica, i cosiddetti teodem, che fino a ora hanno fatto fallire qualsiasi tentativo di miglioramento delle condizioni di vita delle persone LGBT italiane. Il problema, in pratica, non sta fuori dal parlamento – in Arcigay o nel Mario Mieli – ma proprio al suo interno e nei ranghi del centro cattolico reazionario, portato alle camere proprio con Scelta Civica alle ultime elezioni.

Farebbe bene Gasparotti, che ringrazio per la sollecitudine con la quale mi invita a leggere i suoi articoli, a rintracciare i veri colpevoli del nulla di fatto attuale sul fronte dei diritti civili: i suoi colleghi di partito, quegli integralisti religiosi di cui fino a oggi il Pd è stato (e pare rimanere) succube. Il movimento ha altre responsabilità, è innegabile, ma nel caso specifico sta facendo l’unica cosa per cui è nato: chiedere la piena uguaglianza. In una democrazia è quello il fine a cui tendono le minoranze tutte.

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2 thoughts on “Gasparotti e le “colpe” delle associazioni LGBT

  1. Le unioni civili potrebbero poi anche diventare un’arma a doppio taglio: se una volta approvate non dovessero ottenere, in termini numerici, abbastanza diffusione tra le coppie gay, i cattos avrebbero una freccia in più nella loro faretra contro i matrimoni egualitari.

  2. Verissimo, #Remo, ma questo dipenderà dalla maturità di gay e lesbiche italiane.
    D’altro canto, però, non può essere la solita scusa per non far nulla; senza contare che un diritto umano, anche se dovesse riguardare per assurdo una sola persona, non va mai negato aprioristicamente, anzi, va stabilito e difeso senza esitazione alcuna.

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