Ma l’animalismo è sentimento di pietà

vivisezione

Il mio articolo di ieri sulla mia contrarietà di tipo etico alla cosiddetta “sperimentazione animale” – articolo in cui ho ribadito che esser contrari non deve indurre nessuno a sabotare laboratori, insultare persone malate e auspicare la fine della ricerca – ha prodotto le solite reazioni all’italiana, in cui non è possibile esprimere un parere senza produrre il solito tifo da stadio (e relativi fenomeni da curva).

negazionismoIl senso del mio articolo di ieri è molto semplice e lo ribadisco: siamo una specie arrogante, che pensa di possedere il pianeta quando invece dovrebbe convivere in armonia con esso. Proprio per queste ragioni il sentimento di pietà verso le specie di cui ci nutriamo, che schiavizziamo e che utilizziamo in esperimenti in cui si arreca loro sofferenza e morte (piaccia o no, topi, gatti e scimmie vengono sottoposti a torture, né più né meno), il sentimento di pietà dicevo dovrebbe essere comune a tutta l’umanità. Fosse non altro per recuperare quel senso di empatia con una natura a cui apparteniamo.

Per molti sostenitori degli esperimenti sugli animali questo stesso senso di pietà è considerato inaccettabile. Mi è stato chiesto – e te pareva – nell’ordine:
1. se mangio carne (ma non mi pare di essermi scagliato contro il consumo di cibi animali)
2. se sono a favore delle derattizzazioni (e non mi sono mai espresso contro le pratiche igieniche)
3. di smettere di usare medicinali (quindi, per coerenza, chi è a favore della sperimentazione donerà i suoi animali domestici ai laboratori di vivisezione?).

Mi si è portato come fonte inoppugnabile della necessità della sperimentazione su topi, gatti e scimmie pagine di tortureWikipedia (nota fonte scientifica) e richiami a fantomatici siti e pagine Facebook gestiti da utenti rigorosamente anonimi, che si scagliano contro i correttivi alle direttive sulla salvaguardia degli animali usati nella ricerca. Uno di questi siti fa disinformazione sull’uso dell’anestesia sulle cavie. Un’altro era addirittura contrario alla chiusura di Green Hills, il canile-lager chiuso l’anno scorso dalla magistratura, non certo dalla LAV, per le condizioni di maltrattamento dei beagle.

Tutti questi siti sono concordi:

  • nel catalogare chi sostiene i diritti degli animali come “nazimalisti” o “animalari”, etichettandoli indistintamente come “terroristi”. Comprese associazioni come Legambiente, la LAV, l’Ente per la difesa del Cane, ecc.
  • nel nascondere l’identità dei loro gestori, salvo poi pubblicare foto di persone reali esponendole al rischio che vogliono risparmiare per se stessi (e poi magari pretendono “coerenza” da altri)
  • nel condannare (giustamente, ribadisco) gli insulti contro chi sostiene la sperimentazione animale, per poi ammettere nelle proprie pagine la stessa tipologia di linguaggio contro gli animalisti.

anestesiaRibadisco qui la mia contrarietà a pratiche che portano alla sofferenza degli animali. Mi rendo conto, tuttavia, che la sperimentazione non si può abolire in un giorno, che le soluzioni repentine sono peggiori del male che intendono guarire. Per queste ragioni, come già detto, se fossi ministro della Sanità non sospenderei le sperimentazioni. Auspico tuttavia un superamento delle stesse e un vigile controllo delle norme che portino al massimo benessere degli animali destinati a sofferenze e morte. Perché è di questo che si tratta.

Per queste creature nutro rispetto e pietà. Non intendo rinunciare a questo sentimento. Per i detrattori, per i fanatici dal bisturi facile, per gli antianimalisti, per chi sostiene l’assoluta sacrificabilità animale, il mio sentimento è qualcosa che non merita alcun rispetto.

Segno evidente che il fanatismo, animalista e antianimalista, ha due facce nella stessa unica moneta.

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12 thoughts on “Ma l’animalismo è sentimento di pietà

  1. Evidentemente non sai leggere.

    Quei siti da te postati non si scagliano contro le Direttive Europee, chiedono che vengano APPLICATE!!

    Infatti la Direttiva 2010/63/UE, che appunto riguarda e regola la sperimentazione animale ed è il massimo compromesso tra i ricercatori e le associazioni animaliste europee. Solo che l’Italia invece di recepire la direttiva così com’è ha pensato bene di modificarla, il che significa tra l’altro multe salate!

    Le modifiche apportate oltre a limitare di molto la ricerca stessa e vietare alcuni trapianti obbliga l’uso dell’anestesia per qualsiasi intervento che comporti una qualsiasi forma di dolore, anche il più minimo. Già oggi l’anestesia è ampiamente usata nella sperimentazione animale, gli animali devono subire il minimo stress per garantire risultati affidabili, ma viene usata ovviamente quando questa è indispensabile, anche perchè dell’anestesia non se ne può abusare. Con queste modifiche invece l’anestesia dovrà essere usata SEMPRE, che sia per un semplice prelievo o persino per un pizzicotto! Adesso immagina di ricevere tu un anestesia ogni volta che tu doni il sangue o ogni volta che bisogna cucire una semplice ferita o ogni volta che un dottore ti da un pizzicotto per constatare i tuoi riflessi.

    Il punto è: si è una Direttiva Europea ferma dal 2010 che se non verrà approvata entro breve farà scattare delle multe; questa direttiva ha il plauso delle organizzazioni animaliste europee; questa direttiva NON può essere modificata da nessun stato membro ma solo applicata, pene multe; le modifiche approvate oltre a limitare la ricerca e la salute delle persone costringe gli animali a inutile stress e a grossi rischi per la propria salute del tutto immotivati.

    O in tutta Europa le associazioni animaliste si sono fritte il cervello o c’è qualcosa che in Italia non funziona. Pensaci su.

  2. Avevo letto male, in effetti queste pseudo-associazioni anonime vorrebbero una legislazione più cruenta… ciò non migliora le cose, anzi rende la sperimentazione ancora più crudele:

    «se devo fare una ricerca sul dolore, non possono usare un animale anestetizzato; se devo fare uno screening per un antidepressivo o un ansiolitico, devo avere a disposizione un animale sotto stress.
    Questi criteri non sono equivoci: ci sono circostanze in cui rispettare il divieto comprometterebbe l’esperimento.»

    Praticamente se devono somministrargli l’aspirina non li addormentano, se devono vedere l’effetto di una pomata sui dolori alle ossa, magari prima gliele spezzano senza porsi troppi problemi.

    Una domanda: procurare dolore ai fini della ricerca non è forse vivisezione?

    http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/02/14/le-faq-della-sperimentazione-animale/

  3. Queste “pseudo associazioni” come le chiami tu vogliono la legislazione europea approvata in tutti gli altri stati e fortemente voluta e promossa dalle associazioni animaliste europee, cruenti e crudeli questi animalisti europei! Tra l’altro tutta questa discussione è esclusivamente italiana, ci sarà qualche motivo?

    Eppure la direttiva impegna alle tre R: Riduzione del numero degli animali, Raffinazione delle tecniche per ridurre o annullare il dolore negli animali, Rimpiazzare il modello animale con altri modelli.

    Purtroppo il dolore fa parte della vita, umana e animale, e quindi quando si studia il dolore in quel caso fa parte della ricerca, o come quando si studia lo stress, ma si tratta solo di rami di ricerca ben definiti, in tutti gli altri studi l’animale deve provare il meno dolore possibile e il meno stress possibile. E i primi a beneficiare di questi studi sono in primis gli animali stessi, da dove arrivano sennò tutti i medicinali veterinari? O riteni che studiare e trovare soluzioni per il dolore o lo stress animale sia inutile?

    Certo è bello vedere come la teoria strampalata di Hans Ruesch, un ex pilota Ferrari senza alcuna competenza scientifica, riesca ancora a trovare così tanti sostenitori. Basta svegliarsi una mattina, scrivere un libro, chiamare la sperimentazione animale con il nome di un’antica pratica dal nome molto emotivo come “vivisezione”, gridare hai quattro venti “è tutta una frode!” “è inutile!” “è un complotto!” e lasciare che la cosa vada avanti per 40 anni a trovare sostenitori….spero solo di non ritrovarmi tra 40 anni con Vannoni nuovo gurù della scienza e con Stamina nuova medicina ufficiale…

  4. #Fulu: la parola vivisezione ha un significato ben preciso: prendi un animale e gli infliggi dolore da vivo. Che è ciò che auspica il sito degli (pseudo?) scienziati anonimi. Per il resto, non conosco Ruesch. E soprattutto: viviamo in un mondo in cui prima ti vendono un prodotto come farmaco dell’ultima generazione, per poi dirti, anni dopo, che è cancerogeno. Per fare questi miracoli, si torturano animali. Adesso per te farà parte di una norma accettabile. Per me è una crudeltà che non giova a nessuno, essere umano in primis. Poi ognuno faccia i conti con la propria coscienza.

    P.S.: la normativa europea prevede il prelievo di gatti e cani randagi. Da rinchiudere in centri di sperimentazione. Dove magari finiranno in mano a qualcuno che vuole testare un nuovo antidolorifico uguale a molti altri. Così, per dirla tutta tutta.

  5. No, la vivisezione è una tecnica ben precisa, e dato che stiamo parlando di cose scientifiche se si usano determinati termini hanno determinati significati. Poi ovvio, che se dopo 40 anni di utilizzo distorto della parola comunemente possa significare anche altro. Ad esempio: in Italia “Outing” è comunemente usato al posto di “Coming Out” e ne ha preso il significato, ciò non toglie che le due parole significano cose differenti e che un qualsiasi libro, articolo o saggio sul mondo LGBT che non usa correttamente le due parole ha poca autorevolezza. Lo stesso accade con il termine “vivisezione” dove però al contrario di “outing” che viene usato per semplice ignoranza, il termine “vivisezione” viene usato appositamente suggestionare per creare nell’ascoltatore determinate immagini e determinate emozioni.

    E scusami ma continuo a ritenere che non sai leggere. La direttiva europea VIETA l’uso di animali randagi e selvatici in laboratorio salvo per due sole eccezioni, cito ( http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2010:276:0033:0079:IT:PDF ):

    “Articolo 11
    Animali randagi e selvatici delle specie domestiche

    1. gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono utilizzate nelle procedure
    2. le autorità competenti possono concedere deroghe al paragrafo 1 soltanto alle condizione seguenti:

    a) È essenziale disporre di studi riguardanti la salute e il benessere di tali animali o gravi minacce per l’ambiente o la salute umana o animale.
    b) È scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura se non utilizzando un animale selvatico o randagio ”

    altro che libertà di prendere i randagi e fare quello che si vuole, anche perchè gli animali non da laboratorio sono INUTILI al fine della ricerca scientifica perchè “imperfetti”, infatti come spiega bene la normativa possono essere utilizzati per risolvere LORO problemi e per la LORO salute.

  6. #Fulu: se io uso un animale per sperimentazione scientifica, e devo tagliargli un pezzo di carne per testare un farmaco contro il dolore è vivisezione.

    Sul resto: tempo fa eravamo al mare, in villeggiatura, avevamo i gatti con noi e li lasciavamo liberi in giardino. Ogni tanto scappavano per strada e andavamo a riprenderceli in giro. Uno di loro si prese i funghi. Lo abbiamo curato. Se la normativa venisse applicata senza correttivi o se fosse esistita a suo tempo, avremmo corso il rischio di perdere un animale domestico per “salvarlo” da una micosi già curata in casa.

  7. Solo per farti capire: secondo la tua definizione io, tra punti e operazioni chirurgiche, sono stato sezionato vivo, ovvero vivisezionato, 6 volte. Etimologicamente la cosa è corretta, ma capisci che la cosa non ha senso?

    Sul resto, no, non hai capito (o non vuoi capire). Un gatto si è preso i funghi, l’hai curato, è guarito. Perchè mai doveva essere preso per studiarlo? Ha mostrato la essenzialità e la gravità di nuovi rischi per la sua salute, per quella animale e per quella umana? No, ha preso dei banali funghi, sei andato dal veterinario o alla farmacia veterinaria, ti hanno dato la medicina e la cosa è finita la!

    La Direttiva Europea, che tra l’altro è restrittiva rispetto al passato, serve esclusivamente per determinati casi: ad esempio viene trovato un cane randagio che ha contratto un nuovo tipo di rabbia a cui i farmaci esistenti non fanno effetto ed il rischio che possa infettare altri cani o umani è molto alto o l’ha già fatto, il cane viene preso e studiato e si cerca di trovare una soluzione; oppure, improvvisamente la colonia di scoiattoli nel bosco è diventata sterile, se ne preleva qualcuno e si cerca di capire il perchè e come intervenire per non farli morire. Non mi pare una cosa difficile da capire.

  8. #Fulu: caspita, dobbiamo chiamare la polizia visto che sei stato prelevato contro la tua volontà e sottoposto a esperimenti sul tuo corpo senza il tuo consenso…

    (tu ci credi che le aziende farmaceutiche faranno ricerca nel rispetto dei diritti degli animali? Io no).

  9. Caspita, quindi tu quando prelevi un cane da un canile, o un pesce rosso da una bancarella e li porti a vivere con te a casa tua gli chiedi il consenso? Sei sicuro che stanno a casa tua, li con te per la loro volontà? O è forse la tua??

    E tu questa convinzione granitica di cosa succede dentro le aziende farmaceutiche che fanno ricerca dove l’hai trovata?

  10. #Fulu: prendo atto che per te accudire un animale e ucciderlo sono la stessa cosa. Per me no. E credo che la differenza stia lì.

    Sulle case farmaceutiche, basta aver vissuto in questo pianeta sufficientemente a lungo per aver capito come funzionano certi meccanismi.

  11. Sei tu che parli di “prelevare un animale senza il suo consenso”, semplicemente ti sto facendo notare che, oltre ad essere una visione totalmente antropocentrica, questo allora deve valere per tutti i campi, che sia una mucca o che sia un cane. Se il problema è uccidere l’animale, questo succede alla mucca che passa tuttala sua esistenza nutrita al solo fine di essere uccisa per darci della buona carne, succede a migliaia di ratti di strada quando c’è una derattizzazione, o alle zanzare, succede hai nostri cani o gatti quando stanno troppo male e li portiamo dal veterinario per farli sopprimere. E mi fa specie vedere come per te tutte queste morti senza il minimo consenso da parte dell’animale stesso siano considerate meno di niente, non sono importanti, non ti interessa se ci sia il consenso o no, non ti poni neanche il problema, ma per la cavia si, “dove sta il consenso della cavia”, “come puoi farlo senza il suo consenso”. Scopro che esistono animali di serie A e animali di serie B, morti di serie A e morti di serie B, consensi di serie A e consensi di serie B.

    Vedendo il pressapochismo e le tante inesattezze che hai detto e contini a dire no, non credo che sai minimamente come funzionano certi meccanismi. Tanto per chiarire, la sperimentazione animale è una delle cose più controllate al mondo e non importa da chi sia esercitata, i controlli sono a tappeto e sempre molto rigidi. Il benessere animale è sempre ricercato in laboratorio anche per un semplice, banalissimo motivo: un animale che non sta bene, quindi un animale stressato o che soffre, che non ha il proprio spazio vitale e un nutrimento adeguato, non da risultati attendibili quindi rende inutile e falsa tutta la ricerca!! Basta anche vedere quant è il numero di casi maltrattamento animale in un laboratorio e quanti ce ne sono in allevamento o in casa…

  12. in natura il leone mangia la zebra. Non si è visto, invece, un coleottero che fa vivisezione su un afide per farsi passare il mal d’antenna. Ti sfugge questo.

    Ti faccio notare poi che mettendo insieme laboratori di sperimentazione e allevamenti, fai un parallelo implicito (e inconscio) sul maltrattamento animale. Freud avrebbe molto da ridire.

    Poi vorrei vedere se tu che sei pro-vivisezione daresti il tuo cane per migliorare la vita di chi vuole l’ultimo ritrovato di un analgesico uguali a mille altri, solo perché si è scoperto che quelli già in commercio solo inutili e velenosi.

    La coerenza se la vogliamo, diamola tutta.

    Secondo poi: ti sfugge che io so come funzionano i laboratori, così come gli allevamenti e i macelli pure.
    Non mi pare di aver mai detto:

    1. che gli allevamenti sono etici, i laboratori no

    2. che occorra abolire in toto e subito queste pratiche.

    Sto dicendo, semmai, che riconoscerne la crudeltà (ed è crudele far ammalare un animale per esperimenti il più delle volte inutili) è il primo passo per un dialogo serio sulla questione. Primo passo che i vivisezionisti non vogliono nemmeno fare, nascondendosi dietro eufemismi linguistici di vario genere che non cambiano la sostanza della cosa.

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