A Caterina e agli animalisti dico: io sto col dubbio

sperimentazione animale

Chi mi conosce bene, ma bene bene, sa che sono contrario all’aborto. Che non vuol dire che sono contro la legge 194. Significa, più semplicemente (e per assurdo) che se fossi una donna non credo che riuscirei ad interrompere una gravidanza indesiderata. Ciò non mi porta a giudicare negativamente chi decide di fare altrimenti, perché la libertà sulle questioni inerenti al proprio corpo è un bene “assoluto” (e si notino le virgolette).

Faccio questa premessa per spiegare meglio cosa penso su ciò che è successo con la studentessa di veterinaria, Caterina, insultata in modo disumano – e per questo ha la mia solidarietà personale – per il suo sostegno alla campagna a favore della sperimentazione animale. E per spiegare le ragioni della mia contrarietà ai test su topi, scimmie e criceti.

Parto da una premessa fondamentale: sono contrario ad essi, ma questo non significa che se fossi ministro della Sanità li abolirei.

E ne aggiungo un’altra: non sono un esperto del settore, per cui le mie obiezioni non sono di tipo scientifico, ma di tipo etico.

Detto questo, cercherò di spiegare le mie ragioni e di porre alcune domande.

In primis, essere contrari per quel che mi riguarda significa disattendere una sorta di “monoteismo farmaceutico” per cui non è ipotizzabile nemmeno pensare che si possa arrivare, un giorno, alla fine di questi esperimenti. Se da una parte c’è chi, come me, si auspica la fine della sofferenza degli animali in laboratorio, dall’altra c’è chi sostiene in modo militante la sua inevitabilità.
La domanda è: siamo proprio sicuri che, a lungo andare, questo tipo di pratiche non possano divenire, appunto, evitabili?

Secondo poi, il mito dell’inevitabilità della sperimentazione animale passa attraverso l’idea che per guarire certe malattie certe pratiche sono un male necessario. Adesso io credo che molta gente abbia tratto indiscutibili benefici dalla scienza medica così com’è, ma qui non si mette in dubbio il progresso e il beneficio, ma il modo con cui ci si è arrivati fino ad adesso. In un documentario sul canale storico della RAI – e mi spiace di non ricordare il titolo dello stesso – si diceva che non ci fossero stati gli esperimenti nei lager nazisti, non sapremmo molte cose riguardo all’anestesia. Ovviamente l’autore non riabilitava lo sterminio, cercava di far capire come da una follia collettiva si era cercato di trarre un beneficio comune, a posteriori. Insomma, di mali necessari la storia ne è piena… ma non sarebbe ora di ripensare a questa stessa filosofia? E questa è la mia seconda domanda.

Ancora: molto spesso si bollano in toto le proteste degli animalisti come una forma di estremismo politico. Vero è che fanno più danni coloro che, ad esempio, liberano animali infetti dalle gabbie per rilasciarli nell’ambiente circostante, provocando problemi maggiori di quelli che si vorrebbero risolvere, ma non si può bollare l’animalismo nella sua interezza come una forma di fondamentalismo senza ragioni e avulso dall’elaborazione di un pensiero filosofico. In questo atteggiamento c’è una profonda arroganza della specie dominante (l’essere umano) su soggetti a diritti minori (gli animali). E vorrei ricordare che viviamo in un contesto in cui la specie dominante ha prodotto fin troppi danni all’ambiente circostante.
Domanda: non sarebbe arrivato il momento di porci una serie di questioni morali anche in merito a questo aspetto?

Non è vero, poi, che l’animalismo non abbia portato benefici a livello collettivo. La vivisezione (intesa come forma di crudeltà) è ufficialmente illegale. A livello comunitario non si possono usare animali per la cosmesi. La sperimentazione stessa va fatta nell’interesse del soggetto utilizzato: vanno usati gli anestetici per le pratiche dolorose, ad esempio. Ma ciò dimostra, e c’è poco da dire su questo, che troppo spesso la medicina è anche stata crudele per mancanza di sensibilità animalista. E mi domando: se non hai pietà per forme di vita “minori”, come puoi rispettare la complessità dell’uomo nella sua interezza?

L’inevitabilità delle sperimentazioni animali potrebbe essere superata, a mio modo di vedere, anche attraverso pratiche sanitarie di prevenzione. Sensibilizzare su un certo tipo di alimentazione, di abitudini quotidiane (alcol, fumo, sessualità), di impatto sociale. L’uomo crea, in buona sostanza, le condizioni del suo malessere. Eppure pare che l’unica soluzione sia quella di uccidere topi per migliorare le condizioni di vita della specie umana. Mi chiedo e vi chiedo: ma siamo proprio sicuri che sia così?

Infine – ma il discorso è infinitamente più complesso e non si esaurisce qui – c’è il dato economico. Sperimentare sugli animali costa meno (così mi è stato detto da “esperti del settore”, in discussioni private) rispetto alla sperimentazione alternativa. Ciò diventa, a mio modo di vedere, una scusa per non trovare strade alternative. Il problema diventa quindi politico. E siccome sappiamo tutti quanto umanitarie possono essere certe politiche industriali delle case farmaceutiche mi chiedo se il problema non sia anche legato al business. Con conseguenze anche sul piano etico proprio nell’interesse del paziente.

Per certi “monoteisti del farmaco”, per cui non avrai altro dio al di fuori del Moment in caso del mal di testa, poco importa se lieve, questa domande non devono nemmeno esser poste. E se le poni, vengono fuori con questioni sostanzialmente cretine, del tipo: ma tu la carne la mangi, ma quanti insetti schiacci col parabrezza dell’auto e amenità similari. Ti si accusa di “estremismo”, in buona sintesi, ma adducendo argomentazioni estreme.

Di fronte al dubbio, solo certezze (da una parte e dall’altra). Tipico delle religioni. E delle guerre che si portano dietro. Io resto con le mie domande. Ma mi pare di capire che il fan club di chi vuole gli esperimenti sugli animali sa essere dogmatico quanto certi animalisti fanatici. Ahinoi.

***

P.S.: per farsi un’idea, consiglio i seguenti articoli

a favore: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/27/vivisezione-o-sperimentazione-animale-andiamo-con-ordine/825617/

contro: http://qn.quotidiano.net/lifestyle/2013/12/28/1002556-animali-ricercatrice-malata.shtml

posizione intermedia: http://www.scienzainrete.it/files/gli_animalisti_tra_ragioni_ed_estremismi.pdf

(io mi colloco su posizioni simili a quest’ultima).

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25 thoughts on “A Caterina e agli animalisti dico: io sto col dubbio

  1. Mi dispiace ma questo articolo contiene svariati errori argomentativi più uno di base: il voler dare risposte etiche a domande scientifiche.

    Andando veloci su altri errori grossolani:

    Quando parli del documentario Rai forse non ti è ben chiaro il significato della cosa. La Germania nazista vietò la sperimentazione su gli animali già negli anni 30 e poté fare questo perchè aveva a disposizione una razza considerata più inferiore di qualsiasi animale, poté farlo perchè aveva a i lager! E’ vero, molte delle scoperte, ad esempio sul campo tumorale, hanno come fondamenta quegli esperimenti, esperimenti ottenuti nel minimo rispetto e nel più massimo disprezzo della cavia. Rinunciare in toto alla sperimentazione animale si può, ma per farlo bisogna avere i lager, domandati se sia eticamente giusto.

    Altro errore: la sperimentazione animale costa tantissimo, altro che poco cara!! Far nascere, allevare, nutrire, mantenere in vita nelle più alte condizioni di vita possibile e una volta morti occuparsi del corpo e sostituirlo COSTA. Se fosse per le case farmaceutiche rinuncerebbero subito, un’enorme spesa in bilancio in meno. Tanto che la riduzione e la sostituzione del modello animale dove possibile è un impegno concreto, oltre che giuridico, che il mondo scientifico europeo in accordo con le associazioni animaliste europee ha preso. Tanto che il numero di animali utilizzati è sempre in diminuzione.

    Il problema è: si può rinunciare oggi totalmente al modello animale (senza aver bisogno dei lager)? La risposta è no, in molti campi lo si può sostituire ed è stato fatto, ma totalmente no. Lo si potrà in futuro? Forse, in un lontano futuro può darsi, ce lo dirà solo la ricerca.

    Altro punto importante (che non riguarda te) è l’uso improprio del termine vivisezione in tutta questa faccenda: se un movimento per imporsi ha bisogno di mentire quanta credibilità può avere lui e ciò che sostiene?

  2. #Fulu: poi mi spiegherai perché la scienza non possa essere oggetto di domande sotto il profilo etico. Che non significa che la scienza non debba essere libera, semmai significa interrogarsi se certe scelte siano sempre lecite o meno. Interrogarsi, appunto.

    Per altro vedo che non comprendi il senso del mio paragone coi lager. Qui nessuno auspica il ritorno dei campi di sterminio, semmai si vuole mettere sotto indagine proprio un certo uso del paradigma scientifico. In un contesto in cui c’è un’ideologia dominante, certe scelte vengono viste come naturali e funzionali a un bene superiore. Forse che dovremmo rivedere proprio questo atteggiamento? Ma alludere che io abbia fatto intendere che bisogna tornare a quel modello è una falsità.

    Sui costi: mettetevi d’accordo. Ieri discutevo con alcuni informatori scientifici e un medico, sui social, che mi garantivano proprio i minori costi legati alle sperimentazioni animali.

    Ad ogni modo rimane inalterato il fatto che, a quanto pare, sia quasi vietato in Italia porre dei dubbi sulla sperimentazione animale.

  3. Qualsiasi cosa tu possa dire, troverai sempre qualcuno che ti darà dell’imbecille.
    La verità è che, come tu stesso dici, dietro alle sperimentazioni c’è un business assurdo, tanto da introdurre una legge che obbliga i ricercatori ad una fase di sperimentazione animale, indipendentemente da ciò che stanno studiando.
    Prima che qualcuno mi salti addosso: ho studiato biologia applicata alla ricerca medica, quindi parlo con cognizione di causa.
    È tuttavia innegabile che ci siano circostanze in cui la sperimentazione animale è purtroppo necessaria, per assicurarsi che i vantaggi (sì, si chiamano proprio così) siano superiori ai rischi. In parole parole, per accertarsi che “ne valga la pena”.
    Ci sono però anche tanti casi in cui questa sperimentazione animale è totalmente inutile.
    La soluzione ideale, in realtà, sarebbe valutare di caso in caso l’eventuale necessità di queste sperimentazioni, che: sono costose economicamente (i topolini sono allevati con rigidissimi parametri e pertanto hanno costi molto elevati, a cui aggiungere anche i costi delle materie prima); sono costose in termini di tempo (ci vogliono anni perchè la sperimentazione possa essere ritenuta valida); sono costose in termini di risorse umane (non basta un singolo ricercatore, ci vogliono intere equipe).
    Ma, come già detto, dietro a tutto questo c’è un business inimmaginabile, anche se potete farvene un’idea pensando ai brevetti farmaceutici: la Bayer crea l’Aspirina e per decenni nessun altro la può riprodurre, impedendo quindi una concorrenza economica che avvantaggia anche il consumatore.

  4. Il problema è che questi dubbi la scienza se li è già posti e si è già risposta! E’ qui il problema, dare una risposta etica a una domanda scientifica alla quale la scienza si è già risposta.

    Si può fare a meno della sperimentazione animale? No. La si può sostituire in molti casi? Si. Lo si sta facendo? Si. Si può fare la sperimentazione su gli animali riducendo al minimo il loro dolore, stress, uso ecc? Si. Lo si sta facendo? Si.

    La scienza si è domandata e si è risposta. E l’ha fatto sia sul piano etico ma tenendo sempre in considerazione le basi scientifiche. Qui non si dice che non bisogna avere dubbi, la scienza è un enorme dubbio! Ma il dubbio, che è soggettivo, poi viene trasformato in fatto che è oggettivo!

    E l’esempio dei lager è il massimo esempio di tutto questo! Quando la scienza è inquinata dal pensiero etico-filosofico-teologico si ottiene che considerare gli ebrei una razza inferiore a qualsiasi animale sia una cosa accettata, non sulla base di evidenze scientifiche, ma solo sulla base di un pensiero etico-filosofico distorto! E lo stesso vale per la “razza negra” o per i gay malati. E’ questo che si ottiene quando si vuole piegare la scienza a pensieri etici-filosofici-teologici. Un risultato scientifico è tale proprio perchè viene riconosciuto ovunque a prescindere dall’etica, dalla filosofia, dalla teologia di chi l’osserva, sia esso un singolo o una popolazione.

    Se poi aggiungiamo il fatto che chi porta avanti questa battaglia etica lo fa con il palese inganno (vivisezione), sfruttando l’ignoranza e l’emotività delle persone per crearsi consenso, dovresti capire quanto c’è di marcio dietro tutta questa faccenda.

  5. il paragone col nazismo è per fare capire che non tutto ciò che ha prodotto benefici ha anche origini accettabili. Eticamente la sperimentazione animale è inaccettabile. Che poi sia necessaria, in determinati contesti, è un altro discorso.

  6. Se eticamente la sperimentazione animale è inaccettabile è inaccettabile tutto. E’ inaccettabile nutrirsi di animali, è inaccettabile allevare animali, è inaccettabile avere animali per la propria compagnia. E sono deprecabili tutte le persone che ne fanno uso (diretto o indiretto) di anche solo uno di queste cose inaccettabili.

  7. Veramente sto seguendo la tua logica! Sei tu che affermi la superiorità del pensiero etico su quello scientifico, io affermo che sono due cose a volte complementari ma altamente distinte e da distinte vanno trattate e affrontate. La scienza è scienza, quindi oggettiva, l’etica è l’etica, quindi soggettiva. La shoah ha dietro un pensiero etico-filosofico, mica scientifico!

  8. “Si può fare a meno della sperimentazione animale? No. La si può sostituire in molti casi? Si. Lo si sta facendo? Si. Si può fare la sperimentazione su gli animali riducendo al minimo il loro dolore, stress, uso ecc? Si. Lo si sta facendo? Si.” pare che la scienza questo essere mitico sia stata da Marzullo a quanto pare.
    Il problema è mischiare la scienza con la sperimentazione animale, che sono due cose che non centrano: si fa scienza benissimo anche senza la sperimentazione animale, semmai è la medicina ad avere bisogno per la sperimentazione animale, e questo per lo stesso motivo per cui i nazisti, a quanto dice Fulu (ammesso che sia realmente così), ne hanno fatto a meno: avevano a disposizione “razza considerata più[sic!] inferiore”, gli ebrei; noi invece abbiamo tutto il resto degli essere viventi!

    P.S. Sarebbe interessante capire come in un ipotetico pianete delle scimmie, come ci sentiremmo di fronte a chi usasse certi argomenti per difendere la necessità e la bontà (in termini di” scimmità”) della “sperimentazione umana”.

  9. io sono d’accordo con Fulu. Fino a quando la medicina non troverà alternative altrettanto efficaci sono a favore della sperimentazione animale ma anche su esseri umani adulti, consapevoli, volontari e consenzienti e correttamente informati.
    Mi spiace ma la sofferenza di un bambino (io considero bambini i già nati, a scanso di equivoci) ha la precedenza su quella di un topo

  10. Oh bene! Il pianeta delle scimmie! Grande prova scientifica!

    Qui si confonde la scienza con la fantascienza, manca proprio l’ABC scolastico.

    Ps: ti consiglio anche di ripassare la storia, il nazismo e le loro politiche.

    In più nessuno ha risposto: se sperimentare sugli animali è eticamente inaccettabile lo è alllora anche cibarsene, allevarli o usarli per compagnia. È così?

  11. #Fulu: allevare animali per compagnia molto spesso significa salvarli da un destino crudele. Ho salvato diversi animali da morte certa per strada.

    Poi c’è il discorso alimentare. Credo che essere carnivori rientra in una logica che segue la nostra natura e anche lì auspico la riduzione del danno.

    Tu però non mi hai ancora risposto sul perché il mio provare pena per animali inutilmente torturati nei laboratori, come dimostrato in qualche commento più su, sia lesivo della libertà scientifica e della dignità dell’uomo.

  12. E no, tu mi devi dimostrare che ci siano animali inutilmente “torturati”, in quale proporzione sul totale, che intendi per tortura ecc…

    Nei laboratori nessuno si diverte a “torturare” gli animali, possono esserci esperimenti che poi si rivelano non risolutivi, ma anche in quel caso non sono inutili, nella scienza si procede per tentativi, sapere che una strada non porta da nessuna parte è importante! Poi certo, possono esserci esperimenti magari tirati su solo per prendere qualche sovvenzione statale, ma per evitare questo andrebbero chiesti più controlli, mica la sospensione della sperimentazione animale!

    L’uomo da sempre (è proprio questa una delle nostre caratteristiche distintive) usa da sempre il resto degli animali per la propria sopravvivenza. Li ha sempre usati con la caccia per nutrirsi con la loro carne e per potersi coprire con le loro pellicce e pelli, ha poi selezionato alcune specie che riteneva utili e le ha forzatamente causato mutazioni (tramite incroci, selezione, separazione e uccisione di tutte quelle mutazioni ritenute non adatte) ed ha ottenuto così animali d’allevamento utili per avere sempre a portata di mano carne, pelli e tutto ciò che ne può derivare dalle mucche, le pecore, i cavalli, i cani! L’uomo poi ha da sempre usato gli animali come cavie, per vedere se qualche cosa fosse tossico, per studiare come funziona un organismo, per vederne il comportamento sotto vari input o stress ecc… Queste sono cose che l’uomo fa da SEMPRE.

    Ora torvo curioso che mi si dica che usare gli animali per la ricerca medica e scientifica sia eticamente inaccettabile mentre l’aver creato, selezionato e allevato animali solo ed esclusivamente per il diletto e la compagnia umana no. Eppure le medicine sono indispensabili per la nostra sopravvivenza (e anche per quella animale), un cane o un gatto a farci compagnia dentro casa no. Quindi se il primo caso è eticamente inaccettabile nonostante la sua pubblica utilità dovrebbe esserlo, a maggiore ragione vista l’utilità altamente futile e totalmente antropocentrica, la seconda, ma non mi pare che sia così.

  13. Caro fulu, io non metto in discussione l’utilità della sperimentazione animale, ma la sua assoluta e incontestabile necessità così come la vuoi dare a bere tu con le tue apodittiche e lapidarie risposte (per altro a domande che ti sei tu stesso fatto): “Si può fare a meno della sperimentazione animale? No. La si può sostituire in molti casi? Sì. Lo si sta facendo? Si. Si può fare la sperimentazione su gli animali riducendo al minimo il loro dolore, stress, uso ecc? Sì. Lo si sta facendo? Sì”. Questo è dogmatismo monolitico allo stato puro, al pari di quello che voi accusate negli animalisti.

    Il pianeta della scimmie era solo un espediente retorico per farti capire la tua totale mancanza d’empatia, semmai non verso gli animali tutti, ma certamente verso quelli usati come cavie. Se ci vogliamo dire che ricorriamo alla sperimentazione animale perché ci è utile e comoda va bene, ma smettiamola di essere ipocriti, non nascondiamo la testa sotto sabbia su quello che è in realtà: se le stesse sperimentazione venissero compiute sugli essere umani, pur con gli tutte le stesse “precauzioni” (minimizzazione delle perdite e delle sofferenze) grideremmo comunque allo scandalo.

  14. No scusami Remo, ma la sperimentazione su gli uomini la si fa eh…è la terza fase di qualunque ricerca, ovvero quando si è ottenuto qualche risultato soddisfacente con quella animale, chi si batte contro la “vivisezione” chiede che tutte le fasi di sperimentazioni vengano testate da principio sull’uomo, quindi non credo che griderebbero allo scandalo, è quello che chiedono. Poi ci sta forse il problema è che questi non sanno neanche cosa chiedono e cosa comportano le loro richieste!

    Il problema è che un “metodo alternativo” non esiste ad oggi e l’unica cosa che si può fare, E CHE SI FA, è puntare alla massima condizione di vita degli animali usati in laboratorio, puntare alla riduzione degli animali impiegati, puntare alla sostituzione del modello animale con altri modelli quando è possibile. E ripeto che in questo è impegnata tutta la comunità scientifica.

    Non va bene? Ok, che si inizi da domani ad usare uomini, donne, bambini e neonati per fare ricerca in tutte le sue fasi o che la si smetta di fare proprio ricerca, le soluzioni sono queste due, non ne esistono altre, bisogna esserne consapevoli.

    Allora che si fa?

  15. Sai benissimo che la sperimentazione sugli uomini non è certamente quella a cui vengono sottoposto gli animali. Vuoi un esempio: nessuno prenderebbe un bambino, gli cucirebbe gli occhi e poi gli aprirebbe la scatola cranica per dissezionargli il cervello solo per vedere cosa ha comportato privazione sensoriale nei primi giorni di vita; su dei gatti invece è stato fatto. Poi vabbe’ la “scienza” starà pure facendo di tutto per ridurre o evitare queste cose però, insomma…

  16. Certo che la sperimentazione sugli uomini oggi non è la stessa a cui vengono sottoposti gli animali, ma proprio perchè viene dopo! Se togli quella animale su qualcuno quelle cose si devono provare e allora si, a quel punto sei costretto a prendere anche un bambino e testare su di lui!

    Chi si oppone alla sperimentazione animale questo lo deve avere ben chiaro in mente e, coerentemente, lo dovrebbe anche chiedere altrettanto chiaramente. E va detto che molti lo fanno, la proposta di usare i carcerati per la sperimentazione scientifica è molto diffusa in ambiente “animalista”

  17. #Fulu: io non capisco perché voi sostenitori della vivisezione avete così paura a dirvi a favore delle torture sugli animali, quando di fatto è ciò che viene praticato su esseri viventi che non lo hanno chiesto.

  18. La tortura implica il volontario sadismo dell’atto e non è quello che avviene nella sperimentazione animale. Vi è il sacrificio di alcuni animali è vero, ma non lo si fa perchè la cosa è divertente, ma perchè la cosa è necessaria. Nessuna mucca chiede di essere usata per il latte, la carne e il cuoio, nessun cane chiede di essere usato per fare la guardia, per la caccia o più comunemente compagnia, nessun topo da laboratorio chiede di essere usato come cavia, ma è per questo uso che l’uomo li ha creati e selezionati. L’unica cosa che a questo punto possiamo fare, dopo aver creato e selezionato degli animali per dei nostri determinati usi, è cercare di garantirgli sempre il massimo della qualità della loro vita durante l’uso che ne farà l’uomo, non sempre questo viene fatto? Vero, impegniamoci perchè venga fatto sempre, senza mai dimenticare le caratteristiche peculiari di questi animali. Solo che se poi si va a vedere è molto più facile trovare maltrattamenti domestici e negli allevamenti che nei laboratori.

    Quello che io non capisco è perchè voi “antivivisezionisti” avete così paura a dire chiaramente che volete la sperimentazione esclusivamente su uomini, donne, bambini e neonati o che non la volete proprio.

  19. #Fulu: come già scritto, io non abolirei la sperimentazione, ma solo il suo abuso. Come ad esempio, per testare farmaci già in commercio e a scopo di lucro (ho fatto l’esempio degli analgesici blandi, ne esistono centinaia di marche). Voi vivisezionisti invece non riuscite ad ammettere che la pratica, per quanto “necessaria” (e su questo si dovrebbe aprire un dibattito), sia disumana.

  20. Come ti è stato già detto la sperimentazione animale e lo scopo di lucro sono due cose che non vanno insieme, se fosse per chi ha esclusivi interessi di lucro la sperimentazione animale la salterebbe in toto (infatti la Stamina Foundation ha fatto così ad esempio). Se si testano farmaci già in commercio è perchè i farmaci mica sono per sempre, si sviluppano resistenze ecc… quindi va studiato, e vanno studiate le alternative per essere pronti al momento. E’ vero che esiste anche lo stesso farmaco con centinaia di marche, ma mica è stato testato centinaia di volte!! Calcola anche che la sperimentazione animale è altamente controllata. Quello che può venire è che qualcuno si inventa qualche ricerca pur di poter accedere a qualche fondo economico, è vero, ma il problema a quel punto mica è la sperimentazione animale che non c’entra nulla, è che quello è un impostore!!

    Sinceramente se devo fare una gara tra cosa è per me più “disumano” dico un allevamento intensivo piuttosto che un laboratorio di ricerca, ma non ne vedo il problema. Qui comunque stiamo ritornando in un discorso di etica soggettiva che varia da individuo a individuo e popolazione a popolazione e che ha poco senso.

  21. Fulu, guarda che l’esperimento che t’ho descritto non era mica destinato ad essere poi replicato sull’uomo. Era soltanto un esempio che serviva un attimino per mettere in dubbio le tue granitiche certezze che oggi la sperimentazione animale vien fatta solo quanto non se ne può fare a meno.
    Dire che al massimo se ci sono abusi è solo colpa di qualche impostore e non invece di un sistema che con la scusa del “non se ne può fare a meno” chiude, invece, occhi, orecchi e bocca su quella che è la sua realtà, è doppiamente colpevole e ipocrita.

  22. penso che se invece di titolare i loro appelli “No alla sperimentazione animale” gli animalisti titolassero “Sì alle cavie umane in tutte le fasi della sperimentazione dalla prima all’ultima” sarebbero più chiari i termini della questione, se poi si offrissero volontari (gratis ovviamente) al posto delle cavie animali sarebbe un grande segnale di dedizione estrema alla causa

  23. Mi permetto di intromettermi nella discussione.

    Mi chiamo Roberto, sono ingegnere medico e ho una certa dimestichezza con questioni di varia natura riguardo il metodo scientifico. Spero che possano arricchire questa discussione.

    Il modello animale si può sostituire? Per capirlo dobbiamo, secondo me, fare un passo indietro e capire essenzialmente una cosa: il modello animale si può simulare in qualche modo? Un modo qualsiasi, non necessariamente informatico.

    Cerchiamo ora di capire cos’è un modello allora: è un’astrazione di una entità fisica reale che ne rappresenta, con il grado di approssimazione desiderato e possibilmente previsto, il comportamento al variare di alcuni parametri o “condizioni al contorno”. Cosa ci interessa del modello animale allora? Desideriamo che questo modello ci dica, ad esempio, se una certa sostanza sia tossica o no, che ci dica se il farmaco, la molecola che stiamo usando sia efficace o no, quale sarà l’effetto in una certa scala di un’anomalia genetica o di una disfuzione multiorgano. Fenomeni abbastanza complessi che possono chiamare in causa (e non scherzo) fenomeni riconducibili alla meccanica quantistica in ultima analisi, non esattamente facili da trattare.

    La parte (forse) peggiore di tutto questo è che gli organismi viventi, a partire dalle singole cellule, sono sistemi altamente non lineare, cosa che vuol dire che, in sostanza, non posso prevedere il comportamento del sistema complessivo studiando l’andamento delle single parti. La cosa si complica ulteriormente quando pensiamo a organismi pluricellulari, per poi passare ad organi, sistemi e infine ad organismi completi.

    Per poter costruire un modello affidabile per tutto questo è richiesto, in prima istanza, di capire come funziona l’organismo con una precisione molto elevata, elevatissima. Trattandosi di un sistema non lineare dovremmo, in linea teorica, conosce ogni minuzioso dettaglio perchè altrimenti rischieremmo di falsare il risultato. Il problema di fondo è che non possiamo esserne in grado.

    Non possiamo esserne in grado per una ragione molto semplice: siamo animali e il nostro intelletto, per quanto possa apparirci grande, è limitato. Nella fattispecie, matematicamente parlando, un sistema, il nostro cervello (quindi noi), non può contenerne uno di complessità pari o superiore, noi stessi. Potete pensarla come le scatole: una scatola non puo contenere un’altra scatola identica se stessa (compresa la conformazione spaziale). La conseguenza di questo ragionamento è che l’uomo non può comprendere come funziona l’uomo al limite del dettaglio, deve accontentarsi di una schematizzazione, spesso grossolana.

    Un modello perfetto, quello necessario, non è possibile. Non fatto da noi. L’unica possibilità è usare qualcosa che ci somigli moltissimo.

    Spero di non essere stato troppo autoreferenziale.
    Buona serata.

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