Natale e uteri in affitto

fecondazione eterologa: sì o no?

Oggi su Facebook un mio amico scriveva uno stato sulla fecondazione eterologa. Diceva di non condividerla, di non accettare “non-genitori” che vendono sperma o ovuli ed altre non-madri che affittano l’utero. Non condivide l’idea di «una clinica che gioca a fare Dio taglia e cuce spermatozoi e ovociti per ottenerne un essere vivente» e men che mai per soldi. Seguono tutta una serie di commenti, che auspicano la fine della “barbarie” e che recitano più o meno lo stesso mantra: se proprio volete un figlio, se proprio dovete dar sfogo al vostro egoismo (voi gay o sterili), adottate un bambino.

Condivido il fatto che la genitorialità non deve essere un business. Condivido meno, anzi per nulla, di tutto il resto.

Premetto che questo mio amico è gay e attentissimo alle questioni dei diritti civili, per cui il mio non è un attacco alla sua persona ma una critica alle radici del suo pensiero. Un pensiero innanzi tutto che semplifica la cosa come mero atto di “taglia e cuci” genetico, dietro il pagamento di somme inimmaginabili. La fecondazione eterologa non è questo, per fortuna, o sarebbe solo mercificazione.

Un pensiero che, inoltre (e tanto per cambiare), ha le solite vittime privilegiate: coppie gay e coppie sterili che per essere rispettabili devono dimostrare una moralità maggiore rispetto alla massa eterosessuale “normale”, o lottare il triplo o passare dal “sacrificio” per ottenere qualcosa che ad altri si dà come diritto imprescindibile. Se vuoi essere padre/madre devi soffrire o limitare la tua voglia di essere genitore.

Poco male se poi la massa che pretende questo atteggiamento da parte delle minoranze citate, appartiene a un gruppo sociale che massacra (fisicamente e psichicamente) i bambini. Si pensi ai lanci nei cassonetti, alle violenze in famiglia, ecc. Però, chissà perché, sono gli atti di volontà di categorie altre a dare fastidio. Categorie altre che però rendono la vita possibile, con la scelta di mettere al mondo un figlio o una figlia, appunto. Bambini che altrimenti non esisterebbero.

Senza considerare, poi, che tale discorso aprirebbe alla negazione del diritto all’interruzione di gravidanza…

Credo, e lo ribadisco anche qui, che le scelte delle persone, se consenzienti e se finalizzate non solo alla creazione di nuova vita, ma improntate alla tutela di tutti gli attori coinvolti, siano da rispettare. Suggerire strade altre, dare patenti di moralità, bollare il desiderio di genitorialità come egoismo (ma solo quando si parla di coppie gay e lesbiche) significa non rispettare la vita di queste persone, dei loro figli, del dolore (eventuale) che si è dovuto affrontare per arrivare al pari con quel desiderio di “normalità”.

Si può essere egoisti anche da eterosessuali e sposati, nel volere un figlio a tutti i costi, per mandare avanti un matrimonio,  per una questione di status sociale, ecc. Eppure, chissà perché, il problema sta sempre altrove.

Vi lascio con queste riflessioni e con l’augurio di buone, laiche, feste.

P.S.: domani per altro si festeggia la nascita per utero in affitto più famosa del “creato”. Così, per concludere quanto espresso prima.

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8 thoughts on “Natale e uteri in affitto

  1. credo che il desiderio di un figlio che riguardi una coppia gay o una etero sia legittimo e non andrebbe giudicato

  2. Come si dice in questi casi: la questione è complessa.

    Anzitutto c’è un primo aspetto che accomuna le coppie LGBT e le coppie etero con problemi di sterilità: il dover accettare psicologicamente l’idea di essere “naturalmente” (cioè in via spontanea) tali. Inutile che ci giriamo intorno: due uomini o due donne DA SOLI non potranno MAI procreare senza ricorrere a un “ausilio” esterno; lo stesso vale per quelle coppie etero in cui uno o entrambi i componenti siano sterili.
    Una volta accettato questo assunto (cosa non facile perché viviamo immersi in una società che fa pochissimi figli ma che, forse proprio per questo, divinizza la fecondità fisiologica), scatta un altro meccanismo sottile e velenosissimo: di chi è il figlio che arriva per fecondazione eterologa?
    Sembra una questione stupida, ma se io dono il mio sperma col quale faccio fecondare una donna che si presta a generare la bambina o il bambino che verrà, si crea un problema psicologico non secondario nei confronti del compagno/coniuge che NON ha donato il suo sperma! Il rischio di rivendicazione da una parte, e di frustrazione dall’altra, è forte e reale. Stesso discorso vale per le coppie lesbiche nelle quali una delle due affronta la maternità fisiologica e l’altra no o per le coppie etero la cui sterilità deriva da uno dei due componenti.
    Si dirà che l’amore può tutto. Vero, ma bisogna anche scendere coi piedi per terra e ricordarci che accanto all’amore ci sono tanti altri sentimenti e meccanismi meno nobili all’interno di una coppia…

    Pur condividendo quindi l’idea che ognun* deve essere liber* di scegliere il proprio percorso generativo, pur denunciando la schizofrenia dei cosiddetti “Movimenti per la Vita” che dovrebbero esultare per ogni vita che viene al mondo A PRESCINDERE dalla modalità (visto che poi vogliono costringere le donne rimaste incinta contro la loro volontà a non abortire e visto che vorrebbero obbligare cure terminali devastanti e artificiose pur di tenere in vita persone che lo sono e lo saranno solo dal punto di vista meramente biologico) e pur temendo ulteriori derive proprio in direzione della compressione del diritto ad abortire (anche qui basterebbe ricordare ai “pro-life” che vi sono eccezioni persino al divieto di uccidere, per esempio la legittima difesa: se il “diritto alla vita” è assoluto, come si concilia col diritto a uccidere per non essere uccisi? E la guerra, o le loro omologhe “missioni umanitarie”?), PERSONALMENTE nutro molti dubbi sulla pratica della fecondazione eterologa. Se stessi in coppia e se vivessi in un Paese medio-occidentale, sarebbe motivo di forti discussioni col mio compagno o marito: io sarei contrario.

    Sono invece favorevolissimo all’adozione, altro istituto che nella Patria del Familismo Coatto è fortemente penalizzato pure per le coppie etero (quando si dice coerenza…) e che, nelle coppie LGBT, o in quelle etero sterili, favorirebbe una condivisione REALE e PARITARIA della genitorialità, oltre a svuotare orfanotrofi sempre troppo pieni la cui gestione alimenta istituti religiosi che ricevono così piogge di finanziamenti pubblici. E servirebbe pure a stroncare traffici ignobili dal costo medio “per unità” di 30/50.000€. Quelli sì, alle spalle di esseri innocenti che l’orfanotrofio o il “randagismo” e il “mercato” segneranno per tutta la loro vita.

    Auguri laicissimi anche a te, a chi più ami e a chi legge.

  3. Francamente, Signor Perilli, non capisco il problema da lei posto relativo sal compagno o compagna che NON ha donato ovulu o spermatozoi. Se questa persona ha problemi psicologici al riguardo, non iniziera’ neppure il processo di fecondazione eterologa;e se una persona e’ disposta ad amare un figlio che non e’ suo con l’ adozione, sara’ ancr piu’ disposto a farlo col figlio della persona che ama. E comunque, se l’adozione fosse meno complicata anche per le coppie etero, piu’persone vi ricorrerebbero. Concordo sull’ipocrisia dei cosiddetti “pro life” , per la vitax solo quando corrisponde ai loro preconcetti.

  4. Totalmente d’accordo con Lei, #rainbowman56: infatti ho premesso che dovrebbe essere comunque lasciata a tutt* la possibilità di scegliere. Ho espresso le osservazioni che ho fatto perché, parlandone con amiche e amici psicologi, mi hanno rivelato che quando hanno avuto in terapia familiare coppie che avevano fatto ricorso all’eterologa (sono pochi casi, ovviamente), in tutte era scoppiata la problematica che ho enunciato e sulla quale ho riflettuto anche io giungendo alla conclusione che non la accetterei all’interno di un MIO eventuale rapporto di coppia.
    Ribadisco comunque di essere pienamente d’accordo con Lei: massima libertà di scelta per le coppie, fine del “turismo procreativo”, massima incentivazione delle adozioni per coppie etero, gay, lesbiche e per i singles: sono convinto che ai bimbi è sempre meglio offrire un amore più che imperfetto (quale genitore è mai veramente pronto al suo compito?) rispetto alla sua pressoché totale assenza in orfanotrofio. Per tacere dei commerci ignobili più o meno tollerati da Stati compiacenti e da famiglie in stato di prostrazione sociale.

  5. Pensate al giorno in cui otterranno dalle staminali adulte dei gameti e quindi anche in una coppia omo o sterile tutti e due i genitori potranno essere genitori biologici

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