Unioni civili: facciamo chiarezza…

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Il mio articolo di apertura alle civil partnership ha destato sgomento e curiosità tra chi, da anni, legge le mie pagine e chi, più recentemente, prova a farlo senza capire il reale peso delle mie parole.

Altri, amici e amiche di percorso, mi chiedono il perché di questa inversione. Proverò a spiegarmi meglio.

Pensavo e continuo a pensare che il matrimonio sia l’unica richiesta che il movimento deve fare alla politica per una questione di uguaglianza sostanziale e formale. Le unioni civili come ipotizzate in passato erano fumose (anche il più recente “civil partnership alla tedesca” non faceva ben sperare). In passato, infine, si è mediato per istituti minori a diritti minori.

Il ddl presentato contiene a mio modesto giudizio due sostanziali novità:

1. parte dal presupposto che la materia trattata è in evoluzione per cui non chiude la questione, bensì la apre;

2. il testo non media per diritti minori, ma sancisce diritti uguali. L’esatto opposto dei DiCo e delle soluzioni alla Bersani, per intendersi.

Siamo anche lontani, per adesso, dallo svilimento operato sulla legge contro l’omofobia, di “renziana” architettura.

Avevo scritto nella lettera a Cristiana Alicata, infine, che se si fosse partiti da diritti uguali, anche con nome diverso, e con la tutela dell’omogenitorialità, purché inteso come primo passo, sarebbe stato il minimo sindacale su cui poter fare cadere alcuni veti iniziali.

Tempo fa sempre sulle civil partnership (si era ai tempi delle primarie del 2012 e se fossi stato un iscritto in quel contesto avrei votato Renzi, in chiave antiapparato e prima della vicenda sul ddl Scalfarotto) avevo detto le stesse identiche cose: se uguali davvero al matrimonio, se con tutela della genitorialità, se con apertura alla piena uguaglianza, si sarebbe trattato di un primo passo accettabile. Insufficiente ma accettabile.

La mia posizione è questa a livello di politica istituzionale. Se in parlamento questo si discute su questo dobbiamo confrontarci.

Vero è l’esempio di Rosa Parks, per cui si batteva per gli stessi sedili dei bianchi. Ma con i diritti previsti (a meno che a livello giuridico non ci siano cavilli nascosti, ma io non ho queste competenze per dimostrare l’esistenza di eventuali trappole), non si tratta di qualcosa di diverso bensì delle stesse identiche prerogative.

Adesso io non ho proposto entusiastiche adesioni o iscrizioni in massa al Partito democratico. Ho usato le parole “sostegno vigile”. E ho pure spiegato i passi che secondo me vanno a favore della credibilità del progetto.

Va da sé che se il testo dovesse essere peggiorato la situazione muterebbe radicalmente. Perché cambierebbe il piano dell’uguaglianza sostanziale.

Per altro vi faccio notare altri due aspetti fondamentali della vicenda.

In primo luogo: si accusa il movimento di disfattismo e incapacità di politiche costruttive. Avviare caute aperture in merito significherebbe inchiodare i partiti a prendersi le loro responsabilità oggettive. Se questo progetto fallisse, sarebbe la riprova che è la politica l’ostacolo maggiore alla nostra felicità e non certo il movimento a fare da ostacolo (anche perché il movimento non vota in parlamento).

Secondo aspetto: essere possibilisti su queste civil partnership non significa credere che Pd e Scelta Civica le approveranno. Su questo continuo ad avere forti dubbi. Non significa di conseguenza rivalutare a priori la qualità politica di questi soggetti né consegnar loro le nostre intenzioni di voto.

Abbiamo in pratica la possibilità di obbligare questa gente con i loro strumenti e la loro strategia a fare parte dei nostri interessi. Se falliscono, ci perdono la faccia loro. Se ci riescono, vinciamo noi. Anzi, cominciamo a farlo.

Siamo sicuri/e, e lo chiedo anche qui, che sia strategicamente lungimirante non perseguire questa strada? Io sono dell’idea che essa vada tentata. Per ottenere i diritti del matrimonio o per dimostrare una volta per tutte che questi partiti sono i nostri veri nemici politici.

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9 thoughts on “Unioni civili: facciamo chiarezza…

  1. @ Dario… non condivido molto quanto scrivi.
    Il fatto che nella relazione introduttiva a questa proposta vi sia un riferimento al fatto che la materia è in evoluzione non cancella minimamente il fatto che se il Parlamento istituisce il ghetto similnuziale per omosessuali dal giorno dopo la questione sarà politicamente chiusa, in quanto surrogata dal ghetto in questione; qualsiasi antigay e qualsiasi politico, diciamo, timido, comincerà a dire e ripetere efficacemente per anni e anni “ora voi gay la vostra pari possibilità di scelta rispetto agli etero la avete, non veniteci a dire che siete discriminati, se c’è qualche ingiustizia rimasta si ritocchi la legge appena fatta, non si scomodi il matrimonio” e tutti quanti gli omofobi che argomentano contro di noi utilizzeranno l’esistenza del ghetto similnuziale in questione e i suoi pari effetti legali come ‘prova’ del fatto dire no all’apertura del matrimonio non significa essere contro i gay, non significa discriminare ma significa portare avanti una posizione pienamente compatibile col rispetto della persona. Così come è avvenuto e sta tutt’ora avvenendo in Germania a ben dodici anni dall’istituzione del ghetto similnuziale per omosessuali. Passeranno caterve intere d’anni prima che si riesca ad abolire la legge appena fatta, ossia a cancellare la partnership appena istituita, in favore dell’apertura del matrimonio. Forse, dato che il nostro Paese è tendente all’immobilismo, in presenza di un tale ghetto per omosessuali non arriveremo proprio mai all’apertura del matrimonio.
    Il fatto poi che la proposta in questione preveda pari conseguenze legali per il ghetto similnuziale non rende il ghetto similnuziale un qualcosa ‘allo stesso livello’ del matrimonio; il ghetto similnuziale è e resta a tutti gli effetti un istituto minore… di serie b… in quanto, come spiega molto bene lo stesso Obama, è confinamento, segregazione, e oltretutto nega a gay e lesbiche la dignità, l’importanza e la rispettabilità che solo la parola matrimonio conferisce.
    Una cosa del disegno di legge mi sembra positiva, ed è la seconda cosa prevista: l’unione civile aperta a tutti.
    Il ghetto similuziale a mio parere non può che far danni. A noi tutti. In quanto allontana sine die il sì al matrimonio.

  2. Concordo pienamente. Bisogna essere vigili ma non ostili alla cosa, ricordando e battendosi sempre per la meta finale.

    Tra l’altro chi porta come esempio Rosa Parks da ragione senza saperlo a tutti quelli che dicono che “le vittorie su i diritti si ottengono anche a piccoli passi”. Volendo prendere infatti come esempio-metafora il semplice accesso degli afroamericani sui mezzi pubblici si vede come anche dopo decenni la fine della schiavitù i neri non potevano salire a prescindere su gli autobus, poi sono state create le linee bus separate per bianchi e quelle per neri, che avevano grosse differenze sia qualitative che quantitative, poi sia bianchi che neri potevano usufruire dello stesso autobus ma con posti strettamente riservati alle 2 “razze”, infine non ha avuto più importanza chi salisse sull’autobus e dove questo si sedesse, tutti ne avevano il diritto di farlo.

    Il semplice poter usufruire di un servizio pubblico comune tra bianchi e neri ha necessitato decenni di battaglie, lotte e piccole vittorie. Rosa Parks ha potuto fare quello che ha fatto solo ed esclusivamente grazie a quelle tante piccole vittorie che faticosamente si era riusciti a “portare a casa” in tutti quei decenni. Non si è passati direttamente dal dover andare a piedi sempre e comunque a prendere l’autobus tutti insieme appassionatamente, ne una volta che ottenuto dai governati un vecchio e sgangherato autobus “esclusivo” si è risposto “no grazie, noi vogliamo l’autobus con e per tutti o nulla, di questo non sappiamo che farcene”. E anche vero che alla fine della segregazione razziale si sarebbe arrivati comunque, vuoi per la spinta di diritti sempre maggiori (come avvenuto), o la spinta di totale assenza di questi diritti, questi sono processi storici sul quale noi possiamo influire sulle modalità ma non sulla realizzazione.

    Lo stesso vale per il matrimonio omosessuale, entro 20 anni ormai è evidente sarà realtà in tutte le democrazie, sta a noi decidere come arrivarci: per assenza o per ricerca di sempre più diritti. In Spagna l’assenza totale ha funzionato, in UK (e in tanti altri stati) ha funzionato la ricerca maggiore, questo dipende da questioni territoriali e culturali e dalla società. Per come è fatta l’Italia secondo me è preferibile una strada all’Inglese, dove non a caso il matrimonio è stato introdotto dai conservatori, per 2 motivi:

    1) in UK con la Civil Partnership si celebravano nozze, si dichiaravano Mariti e Mogli, si formavano famiglie, e anche se di fatto non si chiamava Matrimonio per gli occhi della società, anche quella più conservatrice, lo era. La CV ha aperto gli occhi non solo di una nicchia di persone ma di un intera società ormai abituata a vedere nozze gay, Mogli e Mariti con annessi figli, e che già chiamava tutto questo Matrimonio a domandarsi “perchè allora non lo è?”. Non è stata più la domanda di una minoranza, ma ha portato la maggioranza restia ad interrogarsi, a maturare e soprattutto a far propria quella stessa domanda. (Stessa cosa avvenuta negli USA con Rosa Parks quando rese evidente la domanda che tutti evitavano di farsi “Se tutti possono salire sullo stesso autobus perchè non ci si può sedere dove capita?”)

    La mia domanda è: l’Italia ha già questo grado di maturazione? E’ in grado di accettare dal giorno alla notte il Matrimonio Omosessuale e soprattutto la Famiglia Omogenitoriale? Se per il semplice Matrimonio nella società ormai un grado di maturazione sembra esserci vi è ancora un totale rigetto all’idea di famiglia omogenitoriale (come si può vedere anche da questo sondaggio: il 54% degli italiani favorevoli alle nozze gay ma solo 20,5% è d’accordo con l’adozione contro un 77%! http://www.huffingtonpost.it/2013/01/07/nozze-gay-il-54-degli-italiani-favorevole_n_2424464.html ).

    Il “rischio” è quello di arrivare subito a una soluzione alla Portoghese, dove il Matrimonio è stato esteso a tutti nel 2010 ma con il divieto di qualsiasi adozione per le coppie omosessuali, solo in questo periodo si sta iniziando a discutere se estendere almeno la step-chiladoption per le coppie gay, che sinceramente trovo molto più “discriminatorio” di una Civil Partnership.

    2) Chi dice:

    “Con le CV al Matrimonio ci arriviamo più tardi”. E’ possibile il ritardo di qualche anno, ma è anche vero si riesce anche ad estendere i diritti sostanziali molto prima. La domanda da porsi è una sola: abbiamo speranze concrete che nel breve termine il Matrimonio sia un traguardo raggiungibile senza problemi politici e nella società? Se è così bene, se si tratta di aspettare un anno, ma ci vogliono garanzie per questo. Altrimenti come si può chiedere a migliaia di coppie di rinunciare a sposarsi con il proprio compagno, o a centinaia di madri e padri di adottare il figlio del proprio partner dicendo di aspettare a tempo indefinito perchè “o tutto o nulla”? Certo le CV sono un “ghetto”, un ghetto che però ormai sta cadendo ovunque in favore del Matrimonio, anche supponendo che per farlo cadere in Italia ci vorranno 20 anni, dove sono le garanzie che senza al Matrimonio ci si riesca ad arrivare prima, ma soprattutto, quanto prima? Tra 18 anni? 15 anni? Sono più discriminatori 15 anni di assenza totale di diritti, o 15 anni di diritti sostanziali ma “ghetto”?

    “Le CV sono strumenti vecchi di 20 anni” Vero anche questo, ma è anche vero che la società italiana è culturalmente e politicamente indietro di 20 anni, l’influenza del Movimento LGBT è nulla politicamente (va un po meglio per quanto riguarda le pubbliche relazioni) e invece di essere il Movimento a dettare l’agenda politica è la Politica che detta la sua agenda al Movimento, e questo può farlo perchè non esiste un vero e proprio Movimento, ma tanti Movimenti tutti personalistici. Senza un Movimento unitario e forte come che detta l’agenda ma soprattutto con cui la politica possa confrontarsi si ottiene una politica che va a tentoni e un movimento inefficiente, e secondo me questa sarà la vera prova decisiva per il Movimento, o qui nasce o qui muore definitivamente. Vedremo come si muoverà.

    PS:

    Scusate sto mega papiro :D

  3. @ Fulu…
    – “in UK con la Civil Partnership si celebravano nozze, si dichiaravano Mariti e Mogli”. Non è vero. Lo Stato inglese a quanto mi risulta non considera nozze, quindi sposalizi, le civil partnership tant’è che i contraenti nemmeno li definisce ‘sposi’ (spouses) ma compagni (civil partner). Non considera i civil partner ‘mariti’ o ‘mogli’ ma, appunto, compagni (civil partner).
    – “La CV ha aperto gli occhi non solo di una nicchia di persone ma di un intera società ormai abituata a vedere nozze gay”. No. la civil partnership per omosessuali ha fatto sì che in una nazione già pronta a dire sì all’apertura del matrimonio, tant’è che due anni prima aveva già dato il via libera alle adozioni congiunte di bambini da parte di coppie dello stesso sesso e coppie di fatto in generale, il dibattito sulla questione matrimonio subisse un arresto completo per un intero decennio, ergo che a gay e lesbiche venisse negato il matrimonio per una caterva di altri anni, che gay e lesbiche venissero umiliati dallo Stato in quanto degni al massimo di ‘sposarsi’, notare le virgolette, sposarsi per modo di dire, e non di sposarsi veramente.
    – “Il ‘rischio’ è quello di arrivare subito a una soluzione alla Portoghese, dove il Matrimonio è stato esteso a tutti nel 2010 ma con il divieto di qualsiasi adozione per le coppie omosessuali, solo in questo periodo si sta iniziando a discutere se estendere almeno la step-chiladoption per le coppie gay”. E ti pare una cosa di poco conto o non augurabile il fatto che, a TRE anni dal matrimonio egualitario, si dibatta e legiferi sulla questione adozioni congiunte o del figlio del partner? Ti pare più augurabile una unione ghetto pseudonuziale che dà l’adozione del figlio del partner, non quindi quella congiunta, ma che allontana sine die, di un decennio come il caso inglese o, dato l’immobilismo italiano, definitivamente, qualsiasi speranza di matrimonio egualitario?
    – “E’ in grado [l’Italia] di accettare dal giorno alla notte il Matrimonio Omosessuale e soprattutto la Famiglia Omogenitoriale? … Altrimenti come si può chiedere a migliaia di coppie di rinunciare a sposarsi con il proprio compagno, o a centinaia di madri e padri di adottare il figlio del proprio partner dicendo di aspettare a tempo indefinito perché ‘o tutto o nulla’?”. Ancora con questo far finta che o si approva una unione ghetto o non è possibile approvare nulla? Ma dai, andiamo! L’unione civile aperta a tutta la cittadinanza approvata dall’Olanda (geregistreerd partnerschap), la civil union dell’Illinois, l’union civil del Quebec, ecc ecc non sono forse esempi di unione civile aperta però a tutti ergo fatta di modo da non costituire ghetto in cui confinare il tema delle nozze gay ma, piuttosto, strumento per affrontare con un certo coraggio e dando valanghe intere di diritti la questione generale delle convivenze in attesa che il dibattito sul matrimonio dia i suoi frutti? Si badi, quelle sono tutte unioni aperte a tutti che danno a chi le contrae parità di conseguenze legali rispetto al matrimonio. In alternativa, c’è la possibilità di istituire il Pacs, che, ok, non conferirà ai conviventi pari conseguenze legali rispetto al matrimonio ma, non essendo ghetto pseudonuziale per omosessuali ma, piuttosto, provvedimento risolutivo del tema distinto delle coppie di fatto, fa sì che all’indomani della sua approvazione la questione matrimonio non risulti politicamente chiusa in quanto surrogata.
    Un saluto, buon sabato sera…

  4. Solito commento disfattista (mi spiace Elfo, io ho esaurito ogni fiducia sugli abitanti di questo Paese): perché dibattiamo di fantapolitica? Qualsiasi proposta di legge che modifichi l’assetto formale della famiglia-moloch non arriverà neanche alle soglie del Parlamento. Con buona pace di #calicata e dei renziani che però si sentiranno con la coscienza a posto e magari -insieme ai nostri nemici- diranno che persino i gay non sanno quello che vogliono e sono incontentabili.
    Scialla, raga!!
    Buon sonno della ragione e dei diritti a tutt*!

  5. @breather

    – Io mi riferivo a come i media, le persone e la società stessa raccontava la cosa. Erano per tutti Mogli e Mariti, si parlava di nozze ecc.. aveva poca importanza se ufficialmente il nome non era quello, lo erano nei fatti, e la cosa era riconosciuta da tutti.

    – Dici bene, l’Inghilterra era pronta ad un apertura al matrimonio ma NON al matrimonio, tanto che i problemi più grandi non sono stati affrontati neanche nel 2013 lasciandoli fuori dal matrimonio: la Chiesa Anglicana e la Famiglia Reale, uniche realtà per cui il Matrimonio Egualitario non è riconosciuto ed è vietato (le altre religioni hanno libertà di scelta se celebrare o no i matrimoni omosessuali mentre per la Chiesa d’Inghilterra è vietato per legge, di conseguenza, ma non solo, è vietato anche alla Famiglia Reale in quanto il Monarca è anche il Capo Supremo della Chiesa. Poi per il Monarca ci sono anche i problemi legati a eventuale riconoscimento legale di un matrimonio gay reale nei vari stati del Regno Unito e nei Regni del Commonwealth, che legiferano sul tema autonomamente ). Ma superare (e ignorare) questi due enormi scogli per la società inglese e arrivare al 2013 con un governo conservatore che approva il matrimonio egualitario lo si è potuto fare solo ed esclusivamente perchè prima c’era la Civil Partnership. Il fatto che le adozioni erano già permesse non significa nulla, basta fare due esempi: la California dove nonostante le adozioni permessa da anni il matrimonio poi è stato annullato via referendum (incostituzionale) dalla popolazione; Mitt Romney, mormone, candidato Conservatore che alle scorse presidenziali USA si è detto più volte favorevole alle adozioni per le coppie gay ma fermamente contrario al Matrimonio. Sono due temi complementari ma anche distinti.

    – Personalmente sono “contrario” a una soluzione “alla Portoghese” proprio perché ritengo che sia la sostanza che la forma siano di vitale importanza. Chiamare una cosa Matrimonio che non solo garantisce meno diritti di un Matrimonio ma anche di una CP europea non soddisfa ne la richiesta di sostanziale benché mai quella formale. A una soluzione del genere ritengo che sia più utile dove le due cose sono ben distinte ma chiaramente palesi, dove è chiaro che dai diritti sostanziali si voglia arrivare a diritti formali e non dove le due cose sono mescolate e non si capisce più niente, dove la CP è la CP e il Matrimonio è il “pacchetto completo”. Ma queste come già detto sono opinioni personali e se mai si arrivasse anche in Italia a una soluzione del genere non mi metterei di certo a fare le barricate.
    Dici bene però “ti pare cosa da poco che […] dopo TRE anni dal matrimonio si dibatta e legiferi sulla questione adozioni congiunte o del figlio del partner?” No, non mi pare poco, e anche in questo caso mi dai involontariamente ragione, perchè in una situazione che doveva essere molto più chiusa e definitiva di una CP “Vi abbiamo dato il Matrimonio, ora non rompete!”, dopo 3 anni si discute di allargare definitivamente o quasi i diritti. Doveva essere la pietra tombale di ogni rivendicazione di diritti per molti anni a venire, eppure già dopo 3 anni se ne discute. Inoltre nove anni prima del Matrimonio in Portogallo erano state approvate le CP. Io questo immobilismo “sine die” non lo vedo ;)

    – Non ho mai detto che le CP siano l’unica soluzione, anzi ho detto che in ogni nazione bisogna applicare quella più utile per raggiungere in modo migliore l’obbiettivo. Premesso che una soluzione esclusivamente “alla PACS” la riterrei adesso inaccettabile e irricevibile, in quanto è un puntare al ribasso senza rispondere minimamente alla richiesta sostanziale e formale di diritti, del tutto diverso sarebbe se affiancata al Matrimonio come istituto di tutela delle convivenze. Quello che invece non ne capisco è una CP aperta a tutti, qual’è il senso di un Unione Civile aperta a tutti che sostanzialmente è uguale al Matrimonio ma che non lo è. L’unione ghetto è funzionale a rendere evidente la diseguaglianza, è un palese vorrei ma non posso, ma soprattutto è dichiaratamente “a tempo”, è funzionale al raggiungimento del Matrimonio dopodichè sparirà, il senso invece di un reale Matrimonio di serie B qual’è?

  6. @ Fulu…

    Tutti in Inghilterra hanno sempre saputo benissimo che quelli non erano veri matrimoni, che i contraenti non erano mariti né mogli. E questo sposarsi tra virgolette, solo per modo di dire e non per davvero, permettimi, ma lo trovo estremamente umiliante. E omofobo. Per niente augurabile. A maggior ragione dato che, per sua stessa natura, surroga quindi chiude politicamente, allontana sine die, qualsiasi ipotesi di sì all’estensione del matrimonio vero.
    Scrivi che l’Inghilterra “era pronta ad un apertura al matrimonio ma non al matrimonio”… se una nazione è pronta all’apertura del matrimonio ai gay è pronta al fatto che i gay contraggano matrimonio, mi sembra normalissima logica. Mi scrivi anche che “i problemi più grandi non sono stati affrontati neanche nel 2013… la Chiesa Anglicana e la Famiglia Reale, uniche realtà per cui il Matrimonio Egualitario non è riconosciuto ed è vietato”. No, il problema più grande era riconoscere i gay in quanto degni del matrimonio e questo problema, finalmente, è stato risolto ora… sebbene con un decennio di ritardo ‘grazie’ alla partnership ghetto per omosessuali. La Famiglia Reale a quanto mi risulta può contrarre legalmente matrimonio ai sensi delle norme che valgono per chiunque altro (vedi il matrimonio di Carlo e Camilla). E, in relazione alla Chiesa anglicana, così come in relazione a eventuali problematiche riguardanti la Famiglia Reale, quanto è stato fatto nel 2013 poteva benissimo essere fatto nel 2004 al posto della creazione del ghetto pseudonuziale per omosessuali.
    A tuo dire, il fatto che nel 2004 l’Inghilterra avesse già dato il via libera da ben due anni alle adozioni gay non significa nulla… a mio parere significa eccome qualcosa: significa che già nel 2004 era pronta, anzi stra-pronta, a dire sì alla piena eguaglianza cioè all’apertura del matrimonio; certo, poi è intervenuto il ghetto pseudonuziale a far apparire la questione ‘surrogata’, chiusa… e quindi è per forza di cose che non se n’è più fatto nulla per un intero decennio.

    Mi parli della California… la storia della California, con la sua prop 8 ora per fortuna invalidata, conferma proprio ciò che dico: il ghetto similnuziale per omosessuali -in California domestic partnership- contribuisce a fornire credibilità a chi promuove il no all’apertura del matrimonio presentandolo come non-discriminatorio, del tutto compatibile con il rispetto della persona; l’esistenza di quel ghetto pseudonuziale ha fatto sì che gli antigay della California, nella loro battaglia referendaria, potessero far presa su tipi di elettorato, non rozzi ma comunque accattivabili usando frasi come “i gay la pari possibilità di scelta rispetto agli etero la hanno già, con tanto di pari conseguenze legali, quindi non sono discriminati…la loro quindi non è una battaglia per l’eguaglianza ma per stravolgere il senso di un’istituzione cara a tutti noi”.

    Vai avanti a parlare di una soluzione ‘alla Portoghese’ facendo finta di non sapere che: 1) si può benissimo aprire il matrimonio garantendo la stepchild adoption; non c’è mica bisogno di istituire il ghetto pseudonuziale… basta fare una legge che estenda il diritto di contrarre matrimonio, con anche la prerogativa per il coniuge di adottare il figlio dell’altro coniuge, mettendo per iscritto che le norme in materia di adozione congiunta di minori si applica solo in caso di coniugi di sesso differente; 2) lo stesso ghetto legale alla tedesca, ergo anche il ghetto legale proposto in questi giorni dal pd, non consente l’adozione congiunta di minori; 3) se anche il matrimonio venisse aperto senza adozioni né congiunte né stapchild sarebbe comunque il raggiungimento una conquista, una conquista importantissima per la nostra vita e per la sconfitta dell’omofobia (non saremmo più indegni dell’istituzione matrimonio), in attesa del raggiungimento della seconda conquista: l’apertura dell’adozione di minori; in caso di approvazione del ghetto pseudonuziale proposto dal pd invece ci troveremmo a dover dire addio, per una caterva d’anni o persino per sempre al vero matrimonio e con la mezza (!) conquista della stepchild adoption, sempre che nel frattempo non vi sia qualche emendamento ulteriormente peggiorativo -il che visto quello che è successo con la banalissima legge antiomofobia non è proprio improbabile.

    Sempre a proposito della partnership ghetto a confronto con il matrimonio in Portogallo scrivi: “in una situazione che doveva essere molto più chiusa e definitiva di una CP “Vi abbiamo dato il Matrimonio, ora non rompete!”, dopo 3 anni si discute di allargare definitivamente o quasi i diritti. Doveva essere la pietra tombale di ogni rivendicazione di diritti per molti anni a venire, eppure già dopo 3 anni se ne discute”. No, attenzione… Io non dico che il ghetto pseudo-nuziale preclude qualsiasi eventuale dibattito sulla genitorialità omosessuale, su eventuali ritocchi al ghetto stesso… dico che preclude, per caterve d’anni, o anche definitivamente, qualsiasi ipotesi di apertura del matrimonio… in quanto fa apparire la questione matrimoniale risolta, in quanto surrogata. Chiunque dal giorno dopo la sua approvazione ti risponderà “ora non siete piu discriminati, se c’è qualche ingiustizia rimasta si ritocchi la partnership, non c’è bisogno alcuno di scomodare il matrimonio”. L’ottenimento del matrimonio, così come avvenuto in Portogallo ossia senza adozioni, chiude la questione matrimonio dando ai gay il matrimonio… e lascia libera quella delle adozioni; l’ottenimento invece di una partnership ghetto chiude politicamente la questione matrimonio, lasciando magari anche libera quella dell’adozione o di eventuali ‘ritocchi’ al ghetto stesso, senza dare ai gay il matrimonio.
    Scrivi: “nove anni prima del Matrimonio in Portogallo erano state approvate le CP”. Falso. Fu approvata una norma riguardante la tutela delle coabitazioni esistenti di fatto, molto meno persino del pacs per tutti, una norma sulla linea del disegno di legge di qualche tempo fa soprannominato dico, per intenderci.

    Vai avanti scrivendo: “una soluzione esclusivamente ‘alla PACS’ la riterrei adesso inaccettabile e irricevibile, in quanto è un puntare al ribasso senza rispondere minimamente alla richiesta sostanziale e formale di diritti, del tutto diverso sarebbe se affiancata al Matrimonio come istituto di tutela delle convivenze”. Qui fai una confusione mega-galattica tra la questione delle convivenze, che è relativa al riconoscere adeguata tutela, maggior libertà di scelta, a chi convive col proprio amore senza esservi sposato, e la questione dell’eguaglianza tra etero e gay, che si ottiene unicamente con l’apertura del matrimonio.
    Sono due questioni per loro natura diverse. Mischiarle, cercando in qualche modo di perseguire l’eguaglianza attraverso una legge sulle convivenze, è un qualcosa che non ha senso ed è un errore a dir poco bestiale dato che porta unicamente alla creazione di ghetti pseudonuziali, come appunto la partnership alla tedesca, i quali 1) non risolvono ma anzi bloccano il cammino verso l’eguaglianza ossia l’apertura del matrimonio, umiliando e riducendo i gay a cittadini con una dignità e una rispettabilità di serie b; 2) non affrontano e quindi tanto meno risolvono la questione delle convivenze.
    Un’eventuale unione civile aperta a tutti con medie, vedi il pacs, o anche molte conseguenze legali, così come in Olanda, Illinois, ecc sarebbe uno strumento valido per affrontare subito il tema delle convivenze, conferire maggior libertà di scelta a tutti quanti, permettere alle varie coppie che non possono sposarsi (o che non intendono farlo ma che comunque desiderano un’ufficializzazione e un vincolo corposo) di accedere volontariamente a valanghe di tutele, diritti e anche responsabilità reciproche, lasciando che la questione dell’eguaglianza tra etero e gay… cioè la questione matrimonio… resti aperta, non venga considerata politicamente risolta in quanto surrogata.

    Infine: “l’unione ghetto è funzionale a rendere evidente la diseguaglianza”. Alt! Semmai è proprio l’opposto, dato che una volta approvata la partnership similnuziale per omosessuali la questione matrimonio è politicamente morta, chiusa, in quanto considerata surrogata dal ghetto in questione, con tutti quanti gli antigay e i politici, diciamo, timidi, che dicono e ripetono in modo corale: “voi gay ora avete la vostra pari possibilità di scelta, con tanto di pari conseguenze legali, quindi non siete più discriminati rispetto agli etero, non c’è alcun bisogno di scomodare il matrimonio”. Tra l’altro è senza logica parlare a questo proposito di soluzione ‘a tempo’ dato che da nessuna parte nella proposta del pd, né tanto meno nella legge in vigore in Germania, c’è scritto che dopo due o tre o cinque anni la partnership ghetto è da considerarsi cancellata in favore del matrimonio per tutti. I discorsi coi quali qualche politico spera di far mandar giu l’idea del ghetto (tipo: state tranquilli, che dopo vedrete, si passerà ad altro…) sono chiacchiere, o meglio: prese per i fondelli, e niente più.

  7. Sarei d’accordo in toto con #breather se non fosse che la vera presa per i fondelli è farci credere che quella proposta verrà discussa e addirittura approvata COSÌ COM’È DA QUESTO PARLAMENTO E DA QUESTO GOVERNO per farci dividere preventivamente come Movimento sul nulla, fornendo loro un alibi di ferro! Ma ancora crediamo alla classe politica nostrana, in particolare a Pd e, udite udite!, Scelta Civica!??

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