Civil partnership: cinque passi verso la credibilità

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In un comunicato rilasciato ieri dai firmatari della proposta di legge sulle civil partnership, pare che il modello proposto da Pd e Scelta Civica ricalchi il più avanzato modello tedesco: diritti economici uguali a quelli del matrimonio, adozione della prole da parte del partner. Un punto di partenza che, se orientato verso la piena uguaglianza, porterebbe un sostanziale cambiamento per migliaia di famiglie LGBT in Italia.

Tuttavia, premesso sempre che l’obiettivo finale è il matrimonio con i pieni diritti legati alla genitorialità, piaccia o meno ai cattolici (la cui sensibilità, chissà perché, si risveglia solo quando c’è da impedire il quieto vivere delle famiglie di omosessuali), a parer mio occorrerebbero alcuni passaggi preliminari e intermedi per rendere credibile (e quindi fattibile) l’intera operazione. Vediamo quali.

1. Approvazione della legge contro l’omofobia. E che sia davvero contro, senza la tutela delle affermazioni omofobe dentro le scuole, i partiti, le associazioni, come piacerebbe ai cattolici e a qualche gay parlamentare compiacente. Visto che è in Senato che si gioca la partita, vediamo se la camera alta riuscirà a emendare il testo e a renderlo così come era previsto originariamente. Va da sé che questo processo prevede l’esclusione di parlamentari compromessi dall’iter legislativo.Da quanto leggo sui social, confermato dai commenti al mio post precedente, mi pare che la legge sulle unioni civili avrà credibilità maggiore se si tiene Scalfarotto ben lontano dal DDL. Il quale potrà sempre votare a favore del testo finale, se ha davvero a cuore le sorti della sua comunità. Sarebbe un bel gesto, soprattutto dopo le recenti offese dei mesi scorsi in direzione del movimento LGBT.

2. Uso del linguaggio. Evitare formule quali “per non offendere la sensibilità di nessuno”. Perché i diritti delle persone LGBT dovrebbero essere visti come offensivi, potenziando i sentimenti omofobi di questo paese? Se qualcuno si sente offeso dalla piena democrazia, forse è quel qualcuno a essere in torto. Meglio usare formule quali “provvedimento ampiamente condiviso”, o “largamente condivisibile” o meglio ancora “in direzione della richiesta di democrazia di questo paese” o “di tutela di chiunque, maggioranza e minoranze”. Il cambiamento sociale nasce dal buon uso del linguaggio.

3. Disinnescare il terrorismo dei cattolici estremisti. Magari facendo notare loro che se da un lato si contano numerose iniziative contro matrimoni ugualitari e legge antiomofobia, dall’altro mai si è vista da parte di questi gruppuscoli eversivi (chi vuole impedire la democrazia è eversivo) una manifestazione contro i crimini di pedofilia interna alla chiesa o una marcia di protesta sul fatto che il Vaticano protegge tuttora i prelati macchiati di reati contro i minori. Se si pretende credibilità bisogna prima dimostrare di averne. E i cattolici integralisti di credibilità ne hanno ben poca. Ricordiarglielo non sarebbe un male.

4. Coinvolgimento delle realtà associative. Penso alle grandi realtà nazionali come Arcigay, Agedo e Famiglie Arcobaleno. Ma anche quelle locali importanti come il Mieli a Roma, ma anche le realtà di Torino, Napoli, ecc. Creare un team, un parlamentino consultivo, un gruppo di lavoro che dovrebbe essere di supporto all’azione parlamentare. È chiaro che qui si gioca anche la nostra credibilità come movimento, di fronte un’occasione così importante.

5. Descrizione dell’utile sociale. Ci verrà detto che ci sono provvedimenti più urgenti da fare. Garantire pieni diritti alle coppie e alle persone LGBT e alle coppie non sposate in generale è nell’interesse di tutti/e, perché abbatte i costi sociali ed economici dell’omofobia, perché dà tutela economica a migliaia di famiglie, potenzia il potere d’acquisto (moltissime coppie, gay e non, potranno accedere ai mutui facendo respirare il mercato immobiliare), ecc. Perché una società con meno discriminazioni è una società più sana, coesa, più forte anche a livello di salute psichica collettiva (tradotto: meno aggressioni, meno suicidi, meno casi di rifiuti in famiglia, più benessere diffuso).

Tutti questi passi sono fondamentali, a parer mio, perché il provvedimento sulle unioni civili nasca sotto il migliore degli auspici. Poi starà a noi del movimento LGBT essere in prima linea per l’avanzamento delle richieste. Le quali, ricordiamoci, non si limitano al matrimonio e all’adozione, ma includono i diritti alla salute, alle tutele nel mondo del lavoro, alla questione trans e a tutto quanto possa migliorare le condizioni di vita in questo paese. Nell’interesse di chiunque.

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8 thoughts on “Civil partnership: cinque passi verso la credibilità

  1. cito …”Coinvolgimento delle realtà associative. Penso alle grandi realtà nazionali come Arcigay, Agedo e Famiglie Arcobaleno” e ArciLesbica ? e il MIT ? perchè non nominarli ? forse sarebbe preferibile non nominare nessuno o nominare tutti ?

  2. La cosa triste e di cui non sembra tener conto il post è che per sua stessa natura l’unione similnuziale per omosessuali è tutto l’opposto di un punto di partenza verso la piena uguaglianza. Punta a surrogare, quindi sostituire, far ritenere politicamente risolta, in quanto surrogata, la piena eguaglianza tra etero e gay cioè l’apertura del matrimonio.
    A mio parere per poter essere credibile e anche auspicabile, la proposta di legge presentata in queste ore… che prevede due diversi tipi di unione civile: una per omosessuali e l’altra aperta a tutti… deve necessariamente essere cambiata di modo che quella per omosessuali diventi anch’essa aperta a tutti o venga cancellata, in favore di un rafforzamento di quella aperta a tutti.

  3. Concordo sulla questione del linguaggio, ieri ho pensato la atessa cosa.

    In disaccordo sul parlamentino associativo, non creiamo ghetti, cerchiamo piuttosto alleanze larghe con il mondo fuori.

  4. #Cristiana: non è creare un ghetto, semmai è cercare di consultare il movimento per ottenerne il sostegno. Fondamentale sarebbe il contributo di Rete Lenford, in tal senso.

  5. #calicata
    Quando ci spiegherai perché nel PD pensate che coinvolgere il movimento LGBT sia un peccato originario, ci illuminerai. Capisco che fino ad ora il PD (e le sue versioni precedenti) ha potuto contare su una parte di associazionismo (quella di cui faccio peraltro parte anch’io) che vi era succube e che oggi non lo è più, però, diamine!, un minimo di sforzo di ascolto: anche da queste parti le cose sono cambiate, mica solo da voi!!
    Lo so che sono un inguaribile pessimista (da ex-elettore del PD e da attivista del movimento, di botte sui denti ne ho prese tante anch’io), tuttavia continuo a sostenere che in questo Parlamento non ci sono i numeri per approvare una cosa del genere e che ogni vostra proposta morirà appena le “alte sfere” vaticane proferiranno parola, prontamente amplificate dai cattolici tipo Fioroni-Toia&Co.

    #Elfo
    Alle tue argomentazioni sul punto 5) aggiungerei che una riforma del genere è praticamente a costo zero, quindi non graverebbe su nessuno. E che se non fosse veramente un problema sentito, sarebbe risolto da anni senza tante storie.

  6. Pingback: Unioni civili: facciamo chiarezza… | Elfobruno

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