Renzi e l’inglese

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Ho sentito ieri uno stralcio del discorso di Renzi all’assemblea del Partito democratico. Devo ammettere che il ragazzo ci sa fare, in quanto a comunicazione. Giudicheremo al momento del dunque se le sue promesse sono solo retorica o se c’è concretezza in quelle parole. Il momento della valutazione arriverà. Nell’attesa di esso, faccio notare un aneddoto curioso.

Renzi, parlando di Landini, ha detto che il sindacalista gli ha suggerito di non usare più i termini stranieri quando si parla di lavoro. “Da quando si parla in inglese, noi lavoratori abbiamo meno diritti”.

Dopo di che, il sindaco di Firenze ha parlato di diritti delle persone LGBT, riprendendo il suo cavallo di battaglia sul tema: le civil partnership.

Ecco, fossi uno degli amici gay o delle amiche lesbiche che stanno nel partito farei notare, oltre l’uso dell’inglese, che la politica italiana ci ha sempre promesso modelli stranieri o sigle suggestive per poi non fare mai nulla.

Meno esotismi, meno Inghilterra (o Francia o Germania) e più parole nostrane. Magari quelle di “matrimonio” e “egualitario”. Invece del solito niente.

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3 thoughts on “Renzi e l’inglese

  1. Pingback: Reblog: Renzi e l’inglese | I Sogni Ferrosi

  2. Se poi ci mettiamo che vorrebbe pure riscrivere lo statuto dei lavoratori e delle legislazione del lavoro in inglese, capiamo su che china siamo pendendo…

  3. Ho seguito tutto il discorso di Renzi in diretta da Milano.
    Devo ammettere anch’io che non solo ci sa fare con la comunicazione, ma ammetto pure di aver esclamato, mentre lo ascoltavo: “Finalmente! Qualcuno sa comunicare anche al di fuori di Berlusconi”. Stavo per scrivere “qualcuno sa comunicare anche a sinistra”, ma mi sono corretto: Renzi si può considerare al massimo come un liberale, forse persino un liberale illuminato, ma oltre non mi spingerei. La qual cosa lo collocherebbe comunque molto a sinistra, nel panorama politico altrimenti fascistoide di questo Paese!!

    Tralascio di commentare le diverse parti pure molto condivisibili del suo discorso e quelle fumose cui ha accennato o sulle quali è stato abilmente sfuggente per concentrarmi solo su ciò che ci riguarda.
    Anche a me è saltato all’orecchio quel che ha rilevato #Elfo; di più: ho notato persino che la battuta su Landini e il riferimento alle Civil Partnership non erano affatto distanti nella scansione temporale del discorso!

    Quattro riflessioni in merito:

    1) Renzi ha parlato come fosse l’azionista di maggioranza di una SpA o il socio maggioritario di una qualunque altra forma societaria; in certi momenti sembrava persino il socio unico di una società unipersonale. Forse qualcuno dovrebbe fargli notare che il Governo è appoggiato comunque da una coalizione; forse i “bravi e gggiovani” economisti che lo circondano dovrebbero ricordargli la nozione di “vantaggio marginale” e per spiegargliela dovrebbero ricordargli come faceva a ottenere praticamente tutto il PSI del fu Bettino nell’ambito dell’allora pentapartito…

    2) La scelta dell’inglese in questo caso è un ingenuo mascheramento al quale le volpi vaticane e gli ambienti cattolici a cui il fiorentino è legato non cadranno: ricordo i tempi in cui i politici LGBT rassicuravano il “movimento” dicendo che i parlamentari cattolici erano urtati solo sui termini ma non sulla sostanza di quanto chiedevamo… i risultati li conosciamo bene. Le volpi vaticane e quelle degli ambienti cattolici interni al PD, vicini e oppositori al fiorentino, non appoggeranno mai una riforma di quel genere, quindi, se mai ci sarà una proposta in tal senso, sarà debole e debolmente supportata.

    3) Ammettiamo, da accaniti appassionati di fantapolitica fantasy, che la proposta venga fatta e venga addirittura appoggiata lealmente dal PD (cosa comunque improbabile: chissà quanti talebani neodemocristi invocheranno la libertà di coscienza!!!): chi la voterebbe in Parlamento e soprattutto chi la supporterebbe fuori di esso? Angelino Jolie s’è affrettato a commentare negativamente il discorso di Renzi attaccandolo -indovinate un po’?- proprio sulle unioni gay! Non è difficile immaginare che minaccerebbe la caduta del Governo. Il M5S potrebbe opporsi “per principio” in quanto loro sono per il matrimonio egalitario (almeno formalmente, è stato il primo disegno di legge che hanno depositato in Parlamento, se non erro): quale miglior occasione per attaccare “da sinistra” Renzi e l’odiatissimo PD? I media principali (le televisioni) sono tutti in mano alle destre e al Vaticano: vi immaginate la campagna terroristica che si scatenerebbe? Mettendoci poi la proverbiale pavidità del mondo intellettuale e artistico italiano, il buon Renzi uscirebbe sconfitto ma con mille e un alibi da portare a trofeo: io ci ho provato, ce l’ho messa tutta, abbiamo combattuto a testa alta soli contro tutti, gli altri mi hanno bloccato, i massimalisti populisti, movimentisti e di sinistra ci hanno ucciso un’altra volta, proveremo più in là (cioè mai).

    4) In un rigurgito di iper-ottimismo supponiamo che Renzi compia il miracolo e ce la faccia: pur tra mille polemiche e teneri anatemi papalini, in Italia vengono approvate le Civil Partnership all’inglese. Ammettiamo persino che non vengano indetti referendum abrogativi o che questi vengano perduti dai promotori e che la legge non sia sabotata nella sua applicazione pratica introducendo per esempio una qualche obiezione di coscienza in stile Legge 194. Ovviamente scordiamoci di essere equiparati a una famiglia: saremo “qualcos’altro”, una categoria giuridica a parte, magari creata ad hoc. Scordiamoci le adozioni: saremo additati come pedofili a prescindere, e tollerati. Ma soprattutto non illudiamoci che quello sarebbe solo il primo passo verso la piena equiparazione dei nostri diritti: al netto della oggettiva debolezza del movimento LGBT, in Ita(g)lia nulla è più definitivo delle cose provvisorie.

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