Il new deal renziano

20131210-092404.jpg

Dobbiamo rassegnarci all’evidenza che quello che in altri paesi sarebbe un buon leader di destra, in Italia sta a capo di un sedicente partito di centro-sinistra. Con una sinistra interna che sta attorno il 30% (divisa tra conservatori e progressisti reali).

Il restante 70% raccoglie un po’ tutto. Dirigenti diessini e democristiani (La Torre, Fassino, Franceschini), sostenitori della destra ultra liberista, fan di Margareth Thatcher, ex berlusconiani, ex bersaniani di ferro, giovani dirigenti che hanno cambiato qualsiasi corrente pur di finire in quella che alla fine ha vinto e via dicendo. Questo è il nuovo che si porta con sé Renzi.

E poi certo, c’è anche la base vera. Quella che ci crede, quella che popola la Leopolda o si lascia affascinare da discorsi molto ben costruiti ma che, a ben scavare, non offrono soluzioni e non danno idee.

Solo indicazioni di massima, tipo andare in guerra contro il sindacato, togliere l’IMU, tagliare le tasse per le aziende… roba mai sentita in Italia. Se si esclude Berlusconi, va da sé.

Faccio anche notare che tra gli entusiasti di Renzi al potere c’è già chi mi accusa, assieme ad altri, di estremismo bolscevico solo perché non mi lascio affascinare dal nuovo uomo della provvidenza. Vediamo quanto tempo ci impiegheranno a rispolverare perifrasi quali “toghe rosse”, “magistratura politicizzata” e amenità similari.

Apro una parentesi sulla questione LGBT. Dei tre ha vinto quello con la visione più fumosa. Ai tempi delle primarie 2012 aveva una posizione, il sindaco di Firenze, abbastanza accettabile a condizione che fosse l’incipit di qualcosa di nuovo e sicuramente migliore dei DiCo, chiamati in altro modo per non dispiacere i gayo-comunisti che lo supportavano, di Bersani.

Adesso qualcosa è cambiato. Innanzi tutto perché abbiamo già visto cosa sono in grado di fare certi gay renziani inebriati dal potere: ottenere agevolazioni per se stessi e il proprio partner in barba alle migliaia di coppie che nulla hanno in questo paese (ma loro sono contro la casta, si badi), fare leggi sull’omofobia insultando il movimento LGBT e ricevendo lodi da Bindi, Binetti, Buttiglione e altri teodem. Queste le premesse.

Poi mettiamoci una campagna elettorale per le primarie che ha di fatto cancellato il dibattito su questi temi. Non una parola sui diritti civili nel programma di Renzi. Nel confronto pubblico ha pure preso in giro Civati che si dichiarava per il matrimonio, sostenendo che non possiamo chiedere la piena uguaglianza perché il suo partito non può concederla. E loro, Renzi e le sue truppe, sarebbero quelli che cambieranno profondamente il sistema. Chissà perché, tuttavia, il sistema diventa graniticamente fermo quando si tratta di affermare certi diritti…

In base a tutto questo io resto della duplice idea che:
1. non ci si può fidare di questa gente, proprio per le premesse di cui sopra;
2. occorre dimostrare, a livello di movimento, massima unità sulla richiesta del matrimonio se vogliamo davvero ottenere qualcosa.

I gay renziani ovviamente già imprecano contro la mancanza di lungimiranza del movimento, sostengono la rivoluzionaria idea che è meglio poco che niente (come se la storia dei PaCS non avesse loro insegnato nulla) e che chi parte dal presupposto della piena uguaglianza tra eterosessuali e persone LGBT è un estremista. Bolscevico magari. Poi magari fino a qualche giorno fa si strappavano le vesti al suono del nome di Mandela…

Proprio per queste ragioni io non mi fido. Poi certo, si può anche rimanere stupiti favorevolmente. Ma ricordiamoci chi c’è in quel 70% che ha votato Renzi. Giovani inclusi che già accusano di comunismo chi, come me, vorrebbe solo che l’articolo 3 della Costituzione venisse pienamente applicato. O che non ti rispondono nemmeno quando chiedi loro come mai nella segreteria appena nominata non c’è nemmeno un responsabile con delega sui diritti civili. Per dirne una, eh!

Annunci