The end… (aspettando domani)

Luoghi e momenti

Avellino e la candelora mai vista.
Siena e la sua bellezza luminosa.
Bologna, che sta diventando una seconda casa.
Torino e lo shopping con Maria.
Visitare i cimiteri monumentali, a Roma e a Parigi.
Palermo e i suoi vicoli decadenti.
Quel bar sulla Tiburtina all’alba, e le confidenze con Gì.
Il Settimo Cielo e i tramonti sul mare.
Parigi, perché c’è sempre.
La mostra di Keith Haring.
Il concerto di Cristina D’Avena. E quello di Gianna Nannini. Anche se insieme cozzano, lo so.
Il giardino del Circolo degli artisti.
I pub del Pigneto.
Casa di Barbara e il suo aroma di tartufo.

Mai più senza

Il panettone alla crema di pistacchio.
Corsetta e palestra (perché devo diventare uno splendido quarantenne!).
Certe domeniche d’autunno a Villa Borghese.
Il trono di spade.
Il patè di ricciola.
I tramonti estivi sul mare.
I pigiamoni caldi.
La psicoterapia.
La bellezza dei gatti.
Le cene con gli amici.
Le persone che ritrovi sempre.

Mai più e basta

L’omofobia.
La legge sull’omofobia.
L’arroganza.
La stupidità di Beppe Grillo.
Berlusconi, o ciò che ne rimane.
Putin.
Le vacanze isteriche.
I soliti cattotalebani.
La cattiveria sugli animali.
Le illusioni.
I fidanzati. Degli altri.
Le incazzature per la politica.

On air

Bruno Mars, Locked out of Heaven – perché a volte mi sento proprio così, tagliato fuori dal paradiso.
Max Gazzè, Sotto casa – perché ogni tanto qualche dubbio viene pure a me (ma poi alla fine non ci casco).
P!nk, Try – perché racconta l’amore.
Will.I.Am feat. Britney Spears, Scream & shout – perché lo ballavamo, mentre ci si preparava per uscire, la sera.
Giorgia, Il mio giorno migliore – anche questa, un po’ come sopra.
Asaf Avidan, One day – perché è così che immagino la libertà.
Likke Li, I follow rivers – perché mi somiglia.
Mika & Chiara, Stardust – perché è stata la colonna sonora di queste vacanze.
Robbie Williams, Go gentle – perché mi piace.
Christina Perri, A thousand years – perché semmai un giorno dovessi venire sotto casa mia, vorrei che ci fosse questa colonna sonora. Sempre se esisti, sia chiaro.

Scaffale

Oscar Wilde, De profundis – utile per comprendere quanti danni fa, fuori e dentro di noi, l’omofobia.
Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero – un piccolo capolavoro della narrativa, storie dense cucite in un unico romanzo. Poetico, lirico, intenso e vibrante.
Stéphane Hessel, Indignatevi – abbastanza utopistico.
Fabio Corbisiero (a cura di), Comunità omosessuali – interessante collage di studi sociali sulle omosessualità.
Roberto Vecchioni, Storia di un gatto con gli stivali – le fiabe rivisitate da un celebre cantante che diviene anche una piacevole rivelazione.
Vittorio Lingiardi, Citizen gay – uno di quei libri che non puoi non aver letto, se vuoi capire il mondo LGBT.
Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità – pensieri sparsi, poesia lieve, atmosfere limpide.
Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale – un bel mattone, ma tutto parte da lì.
M. Winkler, G. Strazio, L’abominevole diritto – per comprendere quanto siamo indietro in questo disgraziato paese sui diritti delle persone LGBT.
Lorenza Ghinelli, Sogni di sangue – racconto breve, horror, molto ben scritto e denso.
Göran Tunström, Un prosatore a New York – delicato e piacevole da leggere.
George R.R. Martin, Il trono di spade – il primo capitolo di una grande saga.
George R.R. Martin, Il grande inverno – avvincente e incalzante.
Vladimir Luxuria, L’Italia migliore – scrittura sapida e veloce sul feroce mondo della tv.
George R.R. Martin, Il regno dei lupi – la narrazione si mantiene costante e riprende il ritmo dei volumi precedenti.

Cose non fatte

Non ho cambiato lavoro.
Non mi sono innamorato.
Forse non ci ho provato nemmeno.
Non ho preso il Delf.
Non sono (ancora) stato alle Canarie e in Giordania.
Ma ho trombato di più.
E quindi anche sticazzi.

…e per il resto, speriamo che da domani si abbia qualche motivo in più perché i giorni siano buoni davvero.

Auguri!

 

Ma l’animalismo è sentimento di pietà

vivisezione

Il mio articolo di ieri sulla mia contrarietà di tipo etico alla cosiddetta “sperimentazione animale” – articolo in cui ho ribadito che esser contrari non deve indurre nessuno a sabotare laboratori, insultare persone malate e auspicare la fine della ricerca – ha prodotto le solite reazioni all’italiana, in cui non è possibile esprimere un parere senza produrre il solito tifo da stadio (e relativi fenomeni da curva).

negazionismoIl senso del mio articolo di ieri è molto semplice e lo ribadisco: siamo una specie arrogante, che pensa di possedere il pianeta quando invece dovrebbe convivere in armonia con esso. Proprio per queste ragioni il sentimento di pietà verso le specie di cui ci nutriamo, che schiavizziamo e che utilizziamo in esperimenti in cui si arreca loro sofferenza e morte (piaccia o no, topi, gatti e scimmie vengono sottoposti a torture, né più né meno), il sentimento di pietà dicevo dovrebbe essere comune a tutta l’umanità. Fosse non altro per recuperare quel senso di empatia con una natura a cui apparteniamo.

Per molti sostenitori degli esperimenti sugli animali questo stesso senso di pietà è considerato inaccettabile. Mi è stato chiesto – e te pareva – nell’ordine:
1. se mangio carne (ma non mi pare di essermi scagliato contro il consumo di cibi animali)
2. se sono a favore delle derattizzazioni (e non mi sono mai espresso contro le pratiche igieniche)
3. di smettere di usare medicinali (quindi, per coerenza, chi è a favore della sperimentazione donerà i suoi animali domestici ai laboratori di vivisezione?).

Mi si è portato come fonte inoppugnabile della necessità della sperimentazione su topi, gatti e scimmie pagine di tortureWikipedia (nota fonte scientifica) e richiami a fantomatici siti e pagine Facebook gestiti da utenti rigorosamente anonimi, che si scagliano contro i correttivi alle direttive sulla salvaguardia degli animali usati nella ricerca. Uno di questi siti fa disinformazione sull’uso dell’anestesia sulle cavie. Un’altro era addirittura contrario alla chiusura di Green Hills, il canile-lager chiuso l’anno scorso dalla magistratura, non certo dalla LAV, per le condizioni di maltrattamento dei beagle.

Tutti questi siti sono concordi:

  • nel catalogare chi sostiene i diritti degli animali come “nazimalisti” o “animalari”, etichettandoli indistintamente come “terroristi”. Comprese associazioni come Legambiente, la LAV, l’Ente per la difesa del Cane, ecc.
  • nel nascondere l’identità dei loro gestori, salvo poi pubblicare foto di persone reali esponendole al rischio che vogliono risparmiare per se stessi (e poi magari pretendono “coerenza” da altri)
  • nel condannare (giustamente, ribadisco) gli insulti contro chi sostiene la sperimentazione animale, per poi ammettere nelle proprie pagine la stessa tipologia di linguaggio contro gli animalisti.

anestesiaRibadisco qui la mia contrarietà a pratiche che portano alla sofferenza degli animali. Mi rendo conto, tuttavia, che la sperimentazione non si può abolire in un giorno, che le soluzioni repentine sono peggiori del male che intendono guarire. Per queste ragioni, come già detto, se fossi ministro della Sanità non sospenderei le sperimentazioni. Auspico tuttavia un superamento delle stesse e un vigile controllo delle norme che portino al massimo benessere degli animali destinati a sofferenze e morte. Perché è di questo che si tratta.

Per queste creature nutro rispetto e pietà. Non intendo rinunciare a questo sentimento. Per i detrattori, per i fanatici dal bisturi facile, per gli antianimalisti, per chi sostiene l’assoluta sacrificabilità animale, il mio sentimento è qualcosa che non merita alcun rispetto.

Segno evidente che il fanatismo, animalista e antianimalista, ha due facce nella stessa unica moneta.

A Caterina e agli animalisti dico: io sto col dubbio

sperimentazione animale

Chi mi conosce bene, ma bene bene, sa che sono contrario all’aborto. Che non vuol dire che sono contro la legge 194. Significa, più semplicemente (e per assurdo) che se fossi una donna non credo che riuscirei ad interrompere una gravidanza indesiderata. Ciò non mi porta a giudicare negativamente chi decide di fare altrimenti, perché la libertà sulle questioni inerenti al proprio corpo è un bene “assoluto” (e si notino le virgolette).

Faccio questa premessa per spiegare meglio cosa penso su ciò che è successo con la studentessa di veterinaria, Caterina, insultata in modo disumano – e per questo ha la mia solidarietà personale – per il suo sostegno alla campagna a favore della sperimentazione animale. E per spiegare le ragioni della mia contrarietà ai test su topi, scimmie e criceti.

Parto da una premessa fondamentale: sono contrario ad essi, ma questo non significa che se fossi ministro della Sanità li abolirei.

E ne aggiungo un’altra: non sono un esperto del settore, per cui le mie obiezioni non sono di tipo scientifico, ma di tipo etico.

Detto questo, cercherò di spiegare le mie ragioni e di porre alcune domande.

In primis, essere contrari per quel che mi riguarda significa disattendere una sorta di “monoteismo farmaceutico” per cui non è ipotizzabile nemmeno pensare che si possa arrivare, un giorno, alla fine di questi esperimenti. Se da una parte c’è chi, come me, si auspica la fine della sofferenza degli animali in laboratorio, dall’altra c’è chi sostiene in modo militante la sua inevitabilità.
La domanda è: siamo proprio sicuri che, a lungo andare, questo tipo di pratiche non possano divenire, appunto, evitabili?

Secondo poi, il mito dell’inevitabilità della sperimentazione animale passa attraverso l’idea che per guarire certe malattie certe pratiche sono un male necessario. Adesso io credo che molta gente abbia tratto indiscutibili benefici dalla scienza medica così com’è, ma qui non si mette in dubbio il progresso e il beneficio, ma il modo con cui ci si è arrivati fino ad adesso. In un documentario sul canale storico della RAI – e mi spiace di non ricordare il titolo dello stesso – si diceva che non ci fossero stati gli esperimenti nei lager nazisti, non sapremmo molte cose riguardo all’anestesia. Ovviamente l’autore non riabilitava lo sterminio, cercava di far capire come da una follia collettiva si era cercato di trarre un beneficio comune, a posteriori. Insomma, di mali necessari la storia ne è piena… ma non sarebbe ora di ripensare a questa stessa filosofia? E questa è la mia seconda domanda.

Ancora: molto spesso si bollano in toto le proteste degli animalisti come una forma di estremismo politico. Vero è che fanno più danni coloro che, ad esempio, liberano animali infetti dalle gabbie per rilasciarli nell’ambiente circostante, provocando problemi maggiori di quelli che si vorrebbero risolvere, ma non si può bollare l’animalismo nella sua interezza come una forma di fondamentalismo senza ragioni e avulso dall’elaborazione di un pensiero filosofico. In questo atteggiamento c’è una profonda arroganza della specie dominante (l’essere umano) su soggetti a diritti minori (gli animali). E vorrei ricordare che viviamo in un contesto in cui la specie dominante ha prodotto fin troppi danni all’ambiente circostante.
Domanda: non sarebbe arrivato il momento di porci una serie di questioni morali anche in merito a questo aspetto?

Non è vero, poi, che l’animalismo non abbia portato benefici a livello collettivo. La vivisezione (intesa come forma di crudeltà) è ufficialmente illegale. A livello comunitario non si possono usare animali per la cosmesi. La sperimentazione stessa va fatta nell’interesse del soggetto utilizzato: vanno usati gli anestetici per le pratiche dolorose, ad esempio. Ma ciò dimostra, e c’è poco da dire su questo, che troppo spesso la medicina è anche stata crudele per mancanza di sensibilità animalista. E mi domando: se non hai pietà per forme di vita “minori”, come puoi rispettare la complessità dell’uomo nella sua interezza?

L’inevitabilità delle sperimentazioni animali potrebbe essere superata, a mio modo di vedere, anche attraverso pratiche sanitarie di prevenzione. Sensibilizzare su un certo tipo di alimentazione, di abitudini quotidiane (alcol, fumo, sessualità), di impatto sociale. L’uomo crea, in buona sostanza, le condizioni del suo malessere. Eppure pare che l’unica soluzione sia quella di uccidere topi per migliorare le condizioni di vita della specie umana. Mi chiedo e vi chiedo: ma siamo proprio sicuri che sia così?

Infine – ma il discorso è infinitamente più complesso e non si esaurisce qui – c’è il dato economico. Sperimentare sugli animali costa meno (così mi è stato detto da “esperti del settore”, in discussioni private) rispetto alla sperimentazione alternativa. Ciò diventa, a mio modo di vedere, una scusa per non trovare strade alternative. Il problema diventa quindi politico. E siccome sappiamo tutti quanto umanitarie possono essere certe politiche industriali delle case farmaceutiche mi chiedo se il problema non sia anche legato al business. Con conseguenze anche sul piano etico proprio nell’interesse del paziente.

Per certi “monoteisti del farmaco”, per cui non avrai altro dio al di fuori del Moment in caso del mal di testa, poco importa se lieve, questa domande non devono nemmeno esser poste. E se le poni, vengono fuori con questioni sostanzialmente cretine, del tipo: ma tu la carne la mangi, ma quanti insetti schiacci col parabrezza dell’auto e amenità similari. Ti si accusa di “estremismo”, in buona sintesi, ma adducendo argomentazioni estreme.

Di fronte al dubbio, solo certezze (da una parte e dall’altra). Tipico delle religioni. E delle guerre che si portano dietro. Io resto con le mie domande. Ma mi pare di capire che il fan club di chi vuole gli esperimenti sugli animali sa essere dogmatico quanto certi animalisti fanatici. Ahinoi.

***

P.S.: per farsi un’idea, consiglio i seguenti articoli

a favore: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/27/vivisezione-o-sperimentazione-animale-andiamo-con-ordine/825617/

contro: http://qn.quotidiano.net/lifestyle/2013/12/28/1002556-animali-ricercatrice-malata.shtml

posizione intermedia: http://www.scienzainrete.it/files/gli_animalisti_tra_ragioni_ed_estremismi.pdf

(io mi colloco su posizioni simili a quest’ultima).

Auguri stronzi 2013

gli auguri di Grumpy Cat

Caro Babbo Natale, o chi per te visto che il più delle volte sei una gran sòla,

come di consueto eccoti la mia letterina affinché queste feste non passino inosservate, impegnata com’è la massa a spendere per regali, ingozzarsi come tacchini, lamentarsi per la crisi e poi dar la colpa a immigrati, gay e rom.

Allora, ecco per ordine rigorosamente sparso, una lista di desideri affinché il mio anno nuovo sia migliore, meno arrabbiato, più tenero e possibilmente intriso di quella sprezzante nobiltà d’animo a cui devono tendere, naturalmente, tutti gli spiriti eletti.

Poiché, come dicevo prima, siamo in tempi di crisi e siccome credo che la soddisfazione della propria umanità sia il punto di partenza fondamentale, ti chiedo di darmi un nuovo lavoro, molto ben pagato e soddisfacente. Ok, siamo d’accordo sul fatto che ci sono cose più importanti nella vita, come l’amore e i diamanti, ma non sono una persona avida e se hai il benessere poi arriva anche l’amore. Converrai.

Dopo di che, visto che non sono egoista e penso anche al resto del mondo, fa che tutto il malessere presente nel paese si trasformi in protesta costruttiva e in un progetto politico orientato per il benessere di tutta la società. Anche se so che sto parlando di un’Italia governata da Letta, con Alfano per di più, popolata da grillini dalle buone intenzioni ma poco altro e posseduta (in senso demonologico) dai forconi. Anzi, te lo chiedo proprio per questo.

Al solito, è da anni che ti chiedo miglioramenti contro l’omo-transfobia. Forse sono stato un po’ generico e devo specificare meglio, o forse leggi le dichiarazioni dei dirigenti del Pd sui passi importanti fatti in merito, ma posso garantirtelo, sotto questo punto di vista siamo ancora un paese di merda. Ergo, se anche lì potessi intervenire, magari regalandoci una legge che punisca gli omofobi e i transfobici invece che tutelarli, non sarebbe poi così malvagio.

A questo proposito e visto che pare che nel 2014 forse si va a elezioni anticipate, ti chiedo di farmi trovare sotto l’albero una buona legge elettorale, possibilmente maggioritaria e a doppio turno, e se dobbiamo mandare altri gay in parlamento, fa’ che abbiano a cuore i destini ultimi della comunità LGBT, o almeno che questi abbiano priorità rispetto alle loro ansie di ritrovarsi di fronte a una telecamera accesa o in uno studio televisivo a far salotto.

Poi dato che la legge è uguale per tutti, se magari rendiamo operative certe sentenze per chi ha evaso il fisco – anche se è vecchio, miliardario e ha condotto il paese alla rovina – non sarebbe poi un’idea così malvagia.

Un pensiero poi alla Spagna e agli amici e alle amiche che vivono lì. L’attuale governo, retto da un individuo che non lo vorrebbero a far da cattivo nemmeno come comparsa in un capitolo qualsiasi di Harry Potter, ha di fatto cancellato l’interruzione di gravidanza, aprendo al ricorso all’aborto clandestino. Ecco, se dessi perciò un po’ di senso della vergogna ai/lle vari/e pro-life che infestano la società attuale, anche qui da noi, avremmo un mondo migliore anche su questo fronte.

L’anno prossimo, per altro, ci saranno le Olimpiadi in Russia. E siccome sappiamo quanto è adorabile Putin sul fronte dei diritti umani, be’, una sana lezione di umiltà anche a lui e al suo paese, a cominciare da atlete cretine e presentatori televisivi criminali, sarebbe ottima cosa.

Fa che in India le vacche sacre caghino in massa di fronte al tribunale che ha reso di nuovo illegale l’omosessualità e che un colossale esercito di uccelli mannari caghi in testa a quanti auspicano che accada lo stesso qui in Italia. Per una sorta di contrappasso.

Fa che non ci siano più alluvioni devastanti, come quello in Sardegna, ma piovano idee geniali nella testa dei politici per fare in modo che certe cose non accadano più. E se mi dici che prima bisognerebbe cambiare i politici che abbiamo, be’, anche in quel caso hai carta bianca sul processo di rinnovamento.

E poi c’è tutto il resto, la famiglia, gli amici (anche quelli a quattro zampe), le piccole cose di ogni giorno a cui tieni… ecco magari a questi desideri ci penso io, con quello che sono in grado di fare. Ma ribadisco quanto detto negli anni precedenti: se ci regali un mondo meno schifoso non è che ci lamentiamo, eh. Anzi, avremo più tempo per chiederti regali più classici, come una sciarpa nuova, un piumone bianco e molto più tempo per condividerlo con chi vogliamo bene. Converrai.

Natale e uteri in affitto

fecondazione eterologa: sì o no?

Oggi su Facebook un mio amico scriveva uno stato sulla fecondazione eterologa. Diceva di non condividerla, di non accettare “non-genitori” che vendono sperma o ovuli ed altre non-madri che affittano l’utero. Non condivide l’idea di «una clinica che gioca a fare Dio taglia e cuce spermatozoi e ovociti per ottenerne un essere vivente» e men che mai per soldi. Seguono tutta una serie di commenti, che auspicano la fine della “barbarie” e che recitano più o meno lo stesso mantra: se proprio volete un figlio, se proprio dovete dar sfogo al vostro egoismo (voi gay o sterili), adottate un bambino.

Condivido il fatto che la genitorialità non deve essere un business. Condivido meno, anzi per nulla, di tutto il resto.

Premetto che questo mio amico è gay e attentissimo alle questioni dei diritti civili, per cui il mio non è un attacco alla sua persona ma una critica alle radici del suo pensiero. Un pensiero innanzi tutto che semplifica la cosa come mero atto di “taglia e cuci” genetico, dietro il pagamento di somme inimmaginabili. La fecondazione eterologa non è questo, per fortuna, o sarebbe solo mercificazione.

Un pensiero che, inoltre (e tanto per cambiare), ha le solite vittime privilegiate: coppie gay e coppie sterili che per essere rispettabili devono dimostrare una moralità maggiore rispetto alla massa eterosessuale “normale”, o lottare il triplo o passare dal “sacrificio” per ottenere qualcosa che ad altri si dà come diritto imprescindibile. Se vuoi essere padre/madre devi soffrire o limitare la tua voglia di essere genitore.

Poco male se poi la massa che pretende questo atteggiamento da parte delle minoranze citate, appartiene a un gruppo sociale che massacra (fisicamente e psichicamente) i bambini. Si pensi ai lanci nei cassonetti, alle violenze in famiglia, ecc. Però, chissà perché, sono gli atti di volontà di categorie altre a dare fastidio. Categorie altre che però rendono la vita possibile, con la scelta di mettere al mondo un figlio o una figlia, appunto. Bambini che altrimenti non esisterebbero.

Senza considerare, poi, che tale discorso aprirebbe alla negazione del diritto all’interruzione di gravidanza…

Credo, e lo ribadisco anche qui, che le scelte delle persone, se consenzienti e se finalizzate non solo alla creazione di nuova vita, ma improntate alla tutela di tutti gli attori coinvolti, siano da rispettare. Suggerire strade altre, dare patenti di moralità, bollare il desiderio di genitorialità come egoismo (ma solo quando si parla di coppie gay e lesbiche) significa non rispettare la vita di queste persone, dei loro figli, del dolore (eventuale) che si è dovuto affrontare per arrivare al pari con quel desiderio di “normalità”.

Si può essere egoisti anche da eterosessuali e sposati, nel volere un figlio a tutti i costi, per mandare avanti un matrimonio,  per una questione di status sociale, ecc. Eppure, chissà perché, il problema sta sempre altrove.

Vi lascio con queste riflessioni e con l’augurio di buone, laiche, feste.

P.S.: domani per altro si festeggia la nascita per utero in affitto più famosa del “creato”. Così, per concludere quanto espresso prima.

Unioni civili: facciamo chiarezza…

20131221-143429.jpg

Il mio articolo di apertura alle civil partnership ha destato sgomento e curiosità tra chi, da anni, legge le mie pagine e chi, più recentemente, prova a farlo senza capire il reale peso delle mie parole.

Altri, amici e amiche di percorso, mi chiedono il perché di questa inversione. Proverò a spiegarmi meglio.

Pensavo e continuo a pensare che il matrimonio sia l’unica richiesta che il movimento deve fare alla politica per una questione di uguaglianza sostanziale e formale. Le unioni civili come ipotizzate in passato erano fumose (anche il più recente “civil partnership alla tedesca” non faceva ben sperare). In passato, infine, si è mediato per istituti minori a diritti minori.

Il ddl presentato contiene a mio modesto giudizio due sostanziali novità:

1. parte dal presupposto che la materia trattata è in evoluzione per cui non chiude la questione, bensì la apre;

2. il testo non media per diritti minori, ma sancisce diritti uguali. L’esatto opposto dei DiCo e delle soluzioni alla Bersani, per intendersi.

Siamo anche lontani, per adesso, dallo svilimento operato sulla legge contro l’omofobia, di “renziana” architettura.

Avevo scritto nella lettera a Cristiana Alicata, infine, che se si fosse partiti da diritti uguali, anche con nome diverso, e con la tutela dell’omogenitorialità, purché inteso come primo passo, sarebbe stato il minimo sindacale su cui poter fare cadere alcuni veti iniziali.

Tempo fa sempre sulle civil partnership (si era ai tempi delle primarie del 2012 e se fossi stato un iscritto in quel contesto avrei votato Renzi, in chiave antiapparato e prima della vicenda sul ddl Scalfarotto) avevo detto le stesse identiche cose: se uguali davvero al matrimonio, se con tutela della genitorialità, se con apertura alla piena uguaglianza, si sarebbe trattato di un primo passo accettabile. Insufficiente ma accettabile.

La mia posizione è questa a livello di politica istituzionale. Se in parlamento questo si discute su questo dobbiamo confrontarci.

Vero è l’esempio di Rosa Parks, per cui si batteva per gli stessi sedili dei bianchi. Ma con i diritti previsti (a meno che a livello giuridico non ci siano cavilli nascosti, ma io non ho queste competenze per dimostrare l’esistenza di eventuali trappole), non si tratta di qualcosa di diverso bensì delle stesse identiche prerogative.

Adesso io non ho proposto entusiastiche adesioni o iscrizioni in massa al Partito democratico. Ho usato le parole “sostegno vigile”. E ho pure spiegato i passi che secondo me vanno a favore della credibilità del progetto.

Va da sé che se il testo dovesse essere peggiorato la situazione muterebbe radicalmente. Perché cambierebbe il piano dell’uguaglianza sostanziale.

Per altro vi faccio notare altri due aspetti fondamentali della vicenda.

In primo luogo: si accusa il movimento di disfattismo e incapacità di politiche costruttive. Avviare caute aperture in merito significherebbe inchiodare i partiti a prendersi le loro responsabilità oggettive. Se questo progetto fallisse, sarebbe la riprova che è la politica l’ostacolo maggiore alla nostra felicità e non certo il movimento a fare da ostacolo (anche perché il movimento non vota in parlamento).

Secondo aspetto: essere possibilisti su queste civil partnership non significa credere che Pd e Scelta Civica le approveranno. Su questo continuo ad avere forti dubbi. Non significa di conseguenza rivalutare a priori la qualità politica di questi soggetti né consegnar loro le nostre intenzioni di voto.

Abbiamo in pratica la possibilità di obbligare questa gente con i loro strumenti e la loro strategia a fare parte dei nostri interessi. Se falliscono, ci perdono la faccia loro. Se ci riescono, vinciamo noi. Anzi, cominciamo a farlo.

Siamo sicuri/e, e lo chiedo anche qui, che sia strategicamente lungimirante non perseguire questa strada? Io sono dell’idea che essa vada tentata. Per ottenere i diritti del matrimonio o per dimostrare una volta per tutte che questi partiti sono i nostri veri nemici politici.

A Catania l’orgoglio LGBT non va in letargo

20131221-093545.jpg

Oggi pomeriggio, a Catania, si terrà il primo pride invernale italiano. Un iniziativa che mi fa essere molto fiero dei miei amici e delle mie amiche giù in Sicilia e di Arcigay Queerevolution.

Il percorso è il solito, da piazza Borgo a piazza Teatro. I contenuti gli stessi. D’altronde viviamo ancora in un contesto politico che nella migliore delle ipotesi ci ignora. E quando non ci ignora, ci insulta. A dire no a questa insipienza democratica, la comunità LGBT e gay-friendly etnea scenderà in piazza regalando alla città una magia fatta dai colori dell’arcobaleno miscelati all’atmosfera natalizia.

Vogliamo ricordare, a Catania, che la marcia per la piena uguaglianza e per una società dei diritti non si arresta mai. Anche quando certi diritti sembrano acquisiti. Basti pensare all’interruzione di gravidanza, di fatto abolita in Spagna dal governo sempre più fascista di Rajoy.

Per questa e altre ragioni, oggi fatevi un regalo, amici siciliani e amiche siciliane: alle 18:30 andate al pride d’inverno, colorate la città e gridate il vostro diritto alla gioia. Perché è un diritto di tutti e tutte.

Civil partnership: da scettico dico sì

20131220-102825.jpg

Ho letto il ddl sulle civil partnership presentato ieri al Senato dai parlamentari di Scelta Civica e dal Pd. Premesso che sono e resto per la totale uguaglianza, formale e sostanziale, e considerando che credo che le parole creino realtà concrete, per cui è fondamentale arrivare alla parola “matrimonio” da inserire nel codice civile anche per le persone dello stesso sesso, sono dell’idea che questa legge, qualora dovesse arrivare al voto finale così com’è, andrebbe sostenuta (salvo ulteriori miglioramenti, va da sé).

Credo che vada sostenuta, a livello di movimento, per una serie di ragioni.

È, al momento, il testo più avanzato (se si escludono i testi sul matrimonio già presentati in passato) dopo i vari DiCo, Cus, DiDoRe e paccottiglia giuridica varia. Istituisce una parità sostanziale in termini di diritti economici. Tutela le migliaia di situazioni affettive già esistenti. Istituisce l’adozione della prole da parte del partner.

Verrà, per tutte queste ragioni, osteggiato con il solito terrorismo ideologico da parte delle destre reazionarie e da parte degli estremisti religiosi di questo paese. Approvare questo testo costituirebbe una vittoria sul piano concreto e morale su quel tipo di pensiero che non solo ci vuole giuridicamente disuguali, ma anche inesistenti sul piano umano.

Riguardo all’istituzione del matrimonio, il preambolo dice chiaramente che nel panorama sociale ci sono nuove realtà familiari. Che queste realtà vanno tutelate anche in relazione a un contesto europeo avanzato. Dice che siamo famiglie. E afferma che la materia è in costante evoluzione. E qui sta la chiave lessicale di tutta la questione. Stiamo parlando di un provvedimento che nelle sue premesse apre a sviluppi futuri. Sancendo l’uguaglianza sostanziale sul regime patrimoniale, include la possibilità di quella formale.

Il movimento dovrà essere vigile, perché altre volte in passato siamo stati prima illusi, poi insultati. E questo non deve accadere mai più. Per questo dico: fiato sul collo dei partiti, sostegno vigile, nessuno sconto su questo testo così com’è. Ma sostegno.

Per aprire un varco nelle mura dell’omofobia di questo paese bello ma disgraziato. Per essere noi persone LGBT, con le nostre istanze, tra i protagonisti e le protagoniste del recupero democratico dell’Italia. Per renderla più accogliente, per noi e per chiunque. E quindi, un po’ meno fondamentalista, meno reazionaria, meno razzista, meno omofoba.

Civil partnership: cinque passi verso la credibilità

20131219-103449.jpg

In un comunicato rilasciato ieri dai firmatari della proposta di legge sulle civil partnership, pare che il modello proposto da Pd e Scelta Civica ricalchi il più avanzato modello tedesco: diritti economici uguali a quelli del matrimonio, adozione della prole da parte del partner. Un punto di partenza che, se orientato verso la piena uguaglianza, porterebbe un sostanziale cambiamento per migliaia di famiglie LGBT in Italia.

Tuttavia, premesso sempre che l’obiettivo finale è il matrimonio con i pieni diritti legati alla genitorialità, piaccia o meno ai cattolici (la cui sensibilità, chissà perché, si risveglia solo quando c’è da impedire il quieto vivere delle famiglie di omosessuali), a parer mio occorrerebbero alcuni passaggi preliminari e intermedi per rendere credibile (e quindi fattibile) l’intera operazione. Vediamo quali.

1. Approvazione della legge contro l’omofobia. E che sia davvero contro, senza la tutela delle affermazioni omofobe dentro le scuole, i partiti, le associazioni, come piacerebbe ai cattolici e a qualche gay parlamentare compiacente. Visto che è in Senato che si gioca la partita, vediamo se la camera alta riuscirà a emendare il testo e a renderlo così come era previsto originariamente. Va da sé che questo processo prevede l’esclusione di parlamentari compromessi dall’iter legislativo.Da quanto leggo sui social, confermato dai commenti al mio post precedente, mi pare che la legge sulle unioni civili avrà credibilità maggiore se si tiene Scalfarotto ben lontano dal DDL. Il quale potrà sempre votare a favore del testo finale, se ha davvero a cuore le sorti della sua comunità. Sarebbe un bel gesto, soprattutto dopo le recenti offese dei mesi scorsi in direzione del movimento LGBT.

2. Uso del linguaggio. Evitare formule quali “per non offendere la sensibilità di nessuno”. Perché i diritti delle persone LGBT dovrebbero essere visti come offensivi, potenziando i sentimenti omofobi di questo paese? Se qualcuno si sente offeso dalla piena democrazia, forse è quel qualcuno a essere in torto. Meglio usare formule quali “provvedimento ampiamente condiviso”, o “largamente condivisibile” o meglio ancora “in direzione della richiesta di democrazia di questo paese” o “di tutela di chiunque, maggioranza e minoranze”. Il cambiamento sociale nasce dal buon uso del linguaggio.

3. Disinnescare il terrorismo dei cattolici estremisti. Magari facendo notare loro che se da un lato si contano numerose iniziative contro matrimoni ugualitari e legge antiomofobia, dall’altro mai si è vista da parte di questi gruppuscoli eversivi (chi vuole impedire la democrazia è eversivo) una manifestazione contro i crimini di pedofilia interna alla chiesa o una marcia di protesta sul fatto che il Vaticano protegge tuttora i prelati macchiati di reati contro i minori. Se si pretende credibilità bisogna prima dimostrare di averne. E i cattolici integralisti di credibilità ne hanno ben poca. Ricordiarglielo non sarebbe un male.

4. Coinvolgimento delle realtà associative. Penso alle grandi realtà nazionali come Arcigay, Agedo e Famiglie Arcobaleno. Ma anche quelle locali importanti come il Mieli a Roma, ma anche le realtà di Torino, Napoli, ecc. Creare un team, un parlamentino consultivo, un gruppo di lavoro che dovrebbe essere di supporto all’azione parlamentare. È chiaro che qui si gioca anche la nostra credibilità come movimento, di fronte un’occasione così importante.

5. Descrizione dell’utile sociale. Ci verrà detto che ci sono provvedimenti più urgenti da fare. Garantire pieni diritti alle coppie e alle persone LGBT e alle coppie non sposate in generale è nell’interesse di tutti/e, perché abbatte i costi sociali ed economici dell’omofobia, perché dà tutela economica a migliaia di famiglie, potenzia il potere d’acquisto (moltissime coppie, gay e non, potranno accedere ai mutui facendo respirare il mercato immobiliare), ecc. Perché una società con meno discriminazioni è una società più sana, coesa, più forte anche a livello di salute psichica collettiva (tradotto: meno aggressioni, meno suicidi, meno casi di rifiuti in famiglia, più benessere diffuso).

Tutti questi passi sono fondamentali, a parer mio, perché il provvedimento sulle unioni civili nasca sotto il migliore degli auspici. Poi starà a noi del movimento LGBT essere in prima linea per l’avanzamento delle richieste. Le quali, ricordiamoci, non si limitano al matrimonio e all’adozione, ma includono i diritti alla salute, alle tutele nel mondo del lavoro, alla questione trans e a tutto quanto possa migliorare le condizioni di vita in questo paese. Nell’interesse di chiunque.