Prostitute a 14 anni: una vicenda tutta eterosessuale

Ok, lascia a dir poco sconvolti il caso delle ragazze romane dei Parioli, costrette a prostituirsi in piena adolescenza. E ci fa sicuramente inorridire il fatto che a sollecitare questo tipo di pratiche fosse proprio la madre di una delle due. Per chi ha letto le intercettazioni, rimane un senso di vuoto e di squallore. È innegabile.

Questa storia tuttavia fa riflettere su come la notizia è stata data in pasto alle masse dai media. Tra prurito e pietismo. Con l’immancabile psicologa che parla di crisi di valori. Ma nessuno ha detto l’unica cosa che si doveva dire: il modello familista e maschile, per cui l’uomo domina e la donna è oggetto (molto spesso procreativo), è il grande accusato al banco degli imputati. Perché questa è una delle tante storie violente del potere maschile e familista sul corpo delle donne.

Ovviamente qui stiamo parlando della degenerazione di un sistema socio-culturale che dimostra, ancora una volta, di non rappresentare una garanzia per il perfetto e sano equilibrio dell’individuo: quello dell’eterosessismo. Anzi, tale modello, proprio così com’è, (de)genera (in) questo tipo di perversioni. La famiglia non protegge. “Famiglia classica”, modello a sessi “differenziati” e a finalità riproduttive. Anzi, diviene il luogo dove addirittura la violenza assurge al rango di sistema economico.

Faccio parte di un gruppo sociale – quello delle persone LGBT – che chiede diritti specifici, soprattutto in tema di genitorialità e tutela degli affetti.

Ci sentiamo dire, noi della gay community, che non possiamo accedere al matrimonio perché è riservato a soli uomini e donne, in quanto cellula fondamentale della comunità. E mettere in discussione (?) questo principio, significa distruggere la società stessa.

Ci dicono, ancora, che i figli non dobbiamo averli – meglio lasciare morire un negro in Africa che affidarlo a due froci, secondo illuminati/e esponenti di certo centro-sinistra, anche se detto in modo meno schietto – perché l’essere omosessuali sarebbe contraria alla felice crescita dell’individuo.

Riassumendo: siccome siamo gay, lesbiche, bisessuali o trans, non dobbiamo sposarci e non dobbiamo allevare bambini. Perché faremmo solo del male a tutti/e coloro che ci circondano. Non ci dicono come, ma dicono che è così. Per fede. Cattolica, il più delle volte…

In questa storia delle prostitute ragazzine, invece, nessuno ha messo in discussione l’eterosessualità della vicenda. Se la madre che incitava sua figlia a vendere il suo corpo fosse stata lesbica, che cosa si sarebbe detto? In quanti avrebbero trionfalmente portato il caso come prova inconfutabile che la fuoriuscita dai canoni della famiglia tradizionale porta all’abominio?

Eppure questa storia è tutta eterosessuale: lo sono le vittime, lo sono i clienti, lo sono i/le carnefici. Ma nessuno ci ha fatto caso. Contrariamente a quanto sarebbe accaduto a parti invertite. Dovremmo riflettere, e a lungo, su questo.

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