Confronto Pd sui diritti civili: vince Civati, ma…

Ho visto i tre candidati a confronto per la segreteria del Pd, su Cielo. Per ovvie ragioni, mi si sono drizzate le antenne quando i tre candidati alla segreteria del partito hanno parlato di diritti civili delle persone LGBT. Riassumendo molto velocemente:

civatiCivati: è per la piena eguaglianza. Sì al matrimonio egualitario, si alle adozioni, sì all’affido, sì alla tutela dell’omogenitorialità. Per una questione di democrazia e di cultura. Richiama la riflessione che già esiste sul piano internazionale e a quella si rifà. Ma non cita la questione trans. Voto: nove.

Cuperlo: posizione moderata. Non dice quasi nulla su cosa fare, accenna a generici diritti e doveri delle coppie, dicitura che ci ricorda i famigerati DiCo. Soluzione bersaniana, in cui si promettono formule vaghe e poco trasparenti. Qualche accenno buonista sull’omogenitorialità. Voto: cinque meno.

Renzi: ammette di avere la posizione più timida, buttandola sul pietismo dell’ipotetico bambino x che rischia di perdere entrambi i genitori (dello stesso sesso) dipingendo la questione delle adozioni nel senso di labilità e urgenza, quando invece la genitorialità dovrebbe essere una promessa di vita e di futuro. Poi cita l’orripilante legge sull’omofobia, rilanciando il ddl Scalfarotto (quel provvedimento, per intenderci, che tutela le espressioni omofobe dentro i partiti, le chiese, le scuole, ecc). Sulle unioni è per un modello segregazionista per le coppie gay e lesbiche, dichiarando tra le righe che nel suo partito non si può fare nessuna legge sul matrimonio perché non ne ha la forza. Voto: quattro.

Insomma, sarebbe scontato votare Civati alle prossime primarie. Se solo questi fosse in un partito di cui ci si può fidare. Particolare, quest’ultimo, non trascurabile. Non se sei un gay, una lesbica, una persona bisex o trans nell’Italia di oggi.

Come aiutare Berlusconi? Dite che non cambia nulla

Continuo a leggere che con la decadenza di Berlusconi non cambierà nulla. Credo si tratti del solito disfattismo all’italiana, tipico soprattutto di una certa parte politica – che si colloca a sinistra – per cui tutto deve essere vissuto nel segno del disfattismo, anche quelle che si profilano come vittorie.

Perché aver accompagnato il “Cavaliere” o ciò che ne rimane alla porta delle istituzioni non è un fatto come tanti, ma una svolta epocale nella storia del berlusconismo stesso.

Innanzi tutto per l’aspetto simbolico della cosa. La famosa (e famigerata) “discesa in campo” del leader di Forza Italia aveva come fine quello di creare una larghissima impunità – oltre che una fattiva immunità – attorno alla sua figura. Dopo vent’anni sanguinosi la decadenza segna il fallimento concreto di quella parabola politica. A livello simbolico non è poco, né sotto la lente dello sguardo pubblico né nella percezione del destinatario stesso della sentenza. Il quale, se fosse vero che poco o nulla cambia con la decadenza, non avrebbe fatto il diavolo a quattro per evitare quanto è invece avvenuto.

Poi c’è il dato democratico. Ci lamentiamo spesso, in Italia, che non ci sia la certezza della pena e, quindi, la garanzia della legalità e del diritto. La decadenza va a favore proprio di quest’ultimo concetto. Anche i potenti, se sbagliano, finiscono in tribunale dove, se dichiarati colpevoli, devono scontare una condanna come qualsiasi altro cittadino. Vi sembra poco? A me per niente. Poi certo, possiamo aiutare il cittadino Berlusconi, adesso delinquente comune, a uscirne fuori costruendogli addosso questo alone di inefficacia giudiziaria, che a ben guardare è il mantra recitato a mo’ di rosario dalle Santanché, Comi, Mussolini e dai Bondi, Capezzone e Gasparri della situazione. Poi ci chiediamo perché la sinistra in questo paese non vince mai…

Terzo aspetto, il lato pratico. Berlusconi per sei anni perde ogni facoltà di candidarsi. Può rimanere il leader del centro-destra, siamo d’accordo. Ma non sarà lui a spingere i bottoni, dentro i palazzi. E per una personalità siffatta, che non riesce a delegare – e la delega, ricordiamolo, è una delle anime della democrazia – la cosa può essere addirittura usurante. Così come può essere problematico per chi, dentro il suo partito, dovesse fare il prestanome in sua vece. Ricordiamoci tutti cosa è successo ad Angelino Alfano.

E non dimentichiamoci ancora che ci sono altri processi in corso, a cominciare dal caso Ruby. Cade l’immunità, il legittimo impedimento, il castello di leggi ad personam efficaci se si ha lo scudo della permanenza a palazzo. A voi sembra davvero che sia tutto come prima? Liberi e libere di pensarlo, ma sappiate che state dando una mano enorme a un individuo che dovrebbe invece essere relegato all’oblio democratico e, possibilmente, assegnato ai servizi sociali. Come da condanna.

La rana sorda

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C’era una volta una rana che decise di partecipare a una gara di salto in alto. Era una gara molto difficile perché bisognava superare un ostacolo elevatissimo. Ci avevano provato molti altri animali: la cavalletta, la pulce, i grilli verdi… nessuno ci era riuscito.

Quando la rana arrivò, tutti gli spettatori cominciato a dirle che non ci sarebbe mai riuscita. Che la foglia da raggiungere era troppo in alto, che già altri avevano fallito. Le suggerirono di andar via, di non provarci nemmeno, di risparmiarsi quell’umiliazione. Qualcuno le fece addirittura notare che le sue zampe erano troppo corte per quella prova.

Ma lei, impassibile, mirò al punto in cui doveva arrivare, calibrò il salto, scattò estendendo il suo corpo e riuscì in quell’impresa in cui tutti avevano fallito.

C’era riuscita perché era sorda e non aveva sentito nulla di quello che gli altri animali, chi per pietà e chi per invidia, le avevano detto per scoraggiarla.

Questa storia la dedico a tutti coloro che hanno un sogno. Non esistono gambe troppo lunghe o troppo corte per raggiungerlo. Esiste una strada e la volontà di percorrerla. E se serve, con i tappi alle orecchie.

Putin e Francesco, pappa e ciccia

La mia solidarietà oggi va agli amici e alle amiche di Trieste, per dover sopportare l’orripilante prensenta di Putin.

Ai miei amici e alle mie amiche pro-Bergoglio, quelli/e che “lui è un papa gay-friendly”, oltre a invitarli di nuovo a rileggere davvero le dichiarazioni dell’attuale pontefice in merito all’omosessualità, faccio invece notare che durante la sua visita a Roma se lo è ricevuto con tutti gli onori del caso.

Putin. Quello che ha fatto le leggi antigay in Russia. E che di recente ha reso illegale pure l’interruzione di gravidanza. E Bergoglio. Quello che ti sussurra, con fare simpatico, che l’omosessualità è oggettivamente una schifezza. Ma poi chi è lui per giudicare? Già tutto scritto nel catechismo. Per ricordarvi sempre a chi dedicate il vostro tifo religioso, giusto per sentirvi accolti in una casa che ha bisogno del vostro sangue – e di quello delle donne – per poter sopravvivere.

Se non avessi un cuore…

Mi scrive MesisXV su Twitter: «che senso ha la vita se non si usa il cuore? È la nostra forza, mai una debolezza.» La sua domanda si lega a una mia considerazione precedente: so di avere un cuore, ma devo smettere di usarlo. Perché – e così rispondo pure al mio follower – la vita sarebbe molto più semplice. Perché? Faccio un piccolo elenco.

1. Quando il ragazzo che amavo mi ha lasciato avrei fatto spallucce e invece ci sono stato male due anni. Due. E adesso chi me lo restituisce quel tempo?
2. Non mi ci sarei nemmeno messo, col mio ex. Me lo sarei scopato e ciao. Oltre al fatto che avrei quell’aria dannata che fa terribilmente sexy e tromberei di più.
3. Non ci rimarrei male tutte le volte che va male.
4. Supererei molto meglio e con tempi di recupero formidabili le separazioni inevitabili.
5. Sarei più cinico, egoista, penserei di più a me stesso e sarei io la mia vera e unica urgenza (come per altro dovrebbe essere).
6. Risparmierei sulla parcella del mio psicoterapeuta (e andrei in vacanza due volte l’anno).
7. Non avrei la dermatite (maledetta psicosomatica!).
8. Dormirei di più, mi farei meno domande, sarei vacuo, leggero, senza problemi più complessi della dichiarazione dei redditi a giugno.
9. Non mi sentirei inadeguato e non all’altezza della situazione.
10. Avrei meno scrupoli, lancerei dalla torre le persone che mi intralciano la strada, non avrei problemi a perseguire i miei obiettivi anche tagliando le gambe a qualcun altro.

Ecco, questi sono solo dieci dei vantaggi a non essere persone come me. E non dico per fare quello politicamente scorretto, ma se potessi lo darei volentieri questo muscolo che pompa sangue e desideri. Tanto alla fine il vuoto dentro c’è sempre. Tanto vale prendersi solo i vantaggi e lasciare fuori il resto. No?

Dizionario minimo del cattolico integralista medio

cimAccade che il mio profilo Twitter – così come questo blog o il mio profilo su Facebook – diventi oggetto di interesse del/la cattolico/a integralista di turno la cui missione sarebbe, in apparenza, far crollare le mie acquisizioni circa la questione LGBT con le certezze assolute della sua fede. Non importa che le prime siano frutto di studi di settore e le seconde un acritico approccio alla superstizione spacciata per verità assoluta.

Il cuore del problema, a mio avviso, è il seguente: l’umanità non può essere definita nella sua complessità, e quindi non può essere racchiusa esaustivamente in nessuna gabbia definitoria rigida. Per questo, almeno io credo e penso, per comodità terminologica possiamo usare delle categorie in quanto descrittive di un comportamento umano, ma non onnicomprensive dell’umanità intera. Si potrà essere eterosessuali in un modo o in un altro, ci sono gay di un tipo e di tipo completamente opposto, ecc.

Per il cattolico integralista medio (CIM, da ora in poi), invece, esiste un solo concetto di umanità: il suo. Tutto ciò che esula dal quel concetto è sbagliato. E se si prova a chiedergli le ragioni, si ottiene come risposta un “perché sì” o, al massimo dell’elaborazione culturale di cui è capace, scomodando l’ipse dixit di turno.

Ho cercato di isolare alcune sfere argomentative e alcuni termini chiave che servono al cattolico integralista per potersi muovere nel mondo di oggi con lo scopo di sopravvivere a una modernità che non comprende e che ha bisogno di controllare o di disprezzare per potervi sopravvivere. E ho cercato di spiegare cosa essi descrivono nella semantica del mondo civile.

Ma andiamo per ordine. Alfabetico, naturalmente.

Accoglienza (delle persone LGBT): omofobia e transfobia.

Adozione: procedura legale che, per esistere ed esser tale, deve essere necessariamente preclusa a gay e lesbiche.

Bambino/a: creatura di qualsivoglia nazionalità da tenere distante da persone LGBT, da affidare preferibilmente a esponenti religiosi di ogni ordine e grado, non importa se pedofili. Ved. -> feto, -> embrione.

Bestemmia: tendenza a praticare singolarmente e nell’insieme ironia, critica e libero pensiero su questioni religiose attinenti al cristianesimo.

Catechismo: metodologia scientifica di descrizione e decifrazione di tutto il reale.

Cimitero: (per -> embrione/feto) luogo dove conservare qualsiasi produzione cellulare assimilabile al concetto di -> essere umano.

Cristianofobia: qualsiasi esternazione critica nei confronti della -> religione cattolica romana.

Democrazia: sistema politico basato sui concetti di -> rispetto della -> fede e del -> catechismo.

Diritto: esclusiva prerogativa di individui battezzati secondo i precetti della religione cristiana cattolica romana.

Donna: involucro biologico funzionale agli atti procreativi, incubatrice. In certi contesti sinonimo anche di “colf”.

Embrione/feto: soggetto giuridico dotato di identità percepita e autonomia biologica vedi vita.

Essere umano: ente caratterizzato da consistenza cellulare minima, dal liquido prespermatico in su.

Fede: ved. -> religione.

Funerale: sacramento riservato in particolar modo a mafiosi, dittatori, politici corrotti, guerrafondai.

Gay pride: pratica sociale in voga a Sodoma, giustamente punita da Dio col fuoco divino.

Lesbismo: 1. mito dell’antica Grecia per cui due donne insieme possono non solo esistere ma addirittura provare piacere fisico; 2. malattia guaribile attraverso preghiera, elettrochoc, stupro correttivo e dominazione psicologica.

Matrimonio: istituto giuridico che, per esistere ed esser tale, deve essere necessariamente precluso a gay e lesbiche.

Morale: approccio relativista per cui pratiche ammesse (anche di nascosto) a soggetti bianchi, eterosessuali, cattolici e preferibilmente maschi sono da vietare e condannare per tutte le altre categorie sociali.

Natura: tendenza dell’individuo a non esercitare, possibilmente sotto ricatto o per divieto, atti quali libertà di pensiero, critica verso il potere precostituito, sesso omoerotico e pre- o extramatrimoniale, pratiche autoerotiche, gratificazione del sé (shopping incluso), profilassi da malattie sessualmente trasmissibili e quanto non previsto dalle relative encicliche di filosofia wojtyłiano-ratzingeriana.

Normalità: ved. -> fede.

Omofobia: teorizzazione per cui i soggetti LGBT non devono essere uccisi, umiliati, discriminati, picchiati in modo ingiusto, ma solo in modo giusto.

Omosessualità: pratica esistenziale coincidente con svariati mali del mondo, dall’evasione fiscale alla guerra atomica. In alcuni casi è sinonimo di abusi sui minori; 2. malattia guaribile attraverso preghiera, elettrochoc, stupro correttivo e dominazione psicologica.

Privilegio: qualsiasi richiesta proveniente da individuo esterno alla chiesa cristiana cattolica romana.

Pro-life: tendenza filosofica che porta il CIM a inorridire di fronte alle leggi sull’interruzione volontaria di gravidanza, testamento biologico, eutanasia e suicidio assistito, per poi affrontare in modo passivo o eventualmente entusiastico fenomeni quali guerre, genocidi, violenze omofobe, stupri di minori in parrocchia, appoggio a dittature sanguinarie, pappa&ciccia con cosche mafiose e fenomeni analoghi.

Religione: tendenza a non tollerare chiunque sia critico con quanto espresso e contenuto nel -> catechismo.

Rispetto: tendenza filosofica per cui il pensiero del CIM ha la prerogativa ad essere esternato sempre e comunque senza contraddittorio, per cui ogni obiezione a tal pensiero viene vista come mancanza di rispetto.

Sensibilità: intolleranza.

Scuola: sistema educativo basato sui concetti di -> rispetto della -> fede e del -> catechismo.

Sobrietà: tendenza innata a fustigarsi con cilicio e altra tipologia di strumento di mortificazione del proprio corpo. In alcuni casi, sinonimo di sciatteria, ineleganza, inchiavabilità.

Tolleranza (per le persone LGBT): omofobia e transfobia.

Transessualità: vedi -> omosessualità.

Transfobia: vedi -> omofobia.

Verità: 1. -> catechismo della chiesa cattolica romana; 2. tutto quanto proferito da esponenti religiosi di ogni tipo di ordine e grado, purché contenuto nel -> catechismo della chiesa cattolica romana.

Vita: 1.condizione per cui è vietato non nascere o si è obbligati a non morire, possibilmente attaccati a un respiratore artificiale (o altro supporto medico-chirurgico) con eventuale suora accanto che ti ricorda quanto sei fortunato a trovarti in siffatta condizione; 2. associazione di due o più cellule prodotte e/o secrete da organi genitali umani e funzionali alla riproduzione, comprendente vasta tipologia di casistiche dal contenuto mattutino del fazzoletto post-alzabandiera fino a malato grave in fase terminale; 3. qualcosa da garantire a chiunque, ad eccezione di non credenti, esseri umani di altre religioni, donne non devote, gay, lesbiche, trans, ecc.

Affidamento ai gay: Giovanardi ignora la Costituzione

Carlo Giovanardi, contrario all’affidamento a una coppia gay

Scrive l’immancabile Giovanardi:

«Il Garante per l’infanzia non può permettersi di affermare falsamente che la legge italiana sull’affido permette l’affidamento di bambini alle coppie omosessuali. Infatti nell’incredibile decisione del tribunale dei minorenni di Bologna, i giudici si sono dovuti inventare che la bimba di tre anni è stata data in affido a due single, a prescindere dal loro rapporto di coppia. Quanto poi al suggerimento del Garante sulla necessità di aprire un dibattito per permettere alle coppie gay di adottare bambini, lasci operare il Parlamento e si limiti a rispettare, come è suo dovere, i principi della nostra costituzione e delle nostre leggi a tutela dell’infanzia.»

Giusto per essere chiari fino in fondo:

1. i giudici non possono riconoscere lo status di “coppia” alla famiglia di omosessuali che ha ottenuto l’affido in quanto la normativa vigente non ha ancora legiferato in materia. Per cui non si sono inventati niente, hanno semplicemente preso atto dello status quo e hanno operato di conseguenza;

2. è facoltà del Garante dell’Infanzia, in quanto cittadino italiano, di poter esprimere un parere su cosa il Parlamento dovrebbe fare, coerentemente con quanto già dichiarato in passato dall’Europa circa i diritti delle famiglie di gay e di lesbiche, ovvero che lo Stato italiano deve provvedere, e alla svelta, per tutelare queste realizzazioni familiari. Principio ribadito dalla Corte Costituzionale nella sentenza del 2010.

L’ansia omofobica di Giovanardi – già DC, già UdC, già PdL, già Nuovo Centro-Destra – gli fa perdere il senno, evidentemente, e gli fa dimenticare che siamo in un paese democratico dove il diritto di parola e di pensiero è un caposaldo dei principi della libertà di uno stato democratico.

In tal senso, è evocativo il fatto che nella nota ufficiale dell’esponente cattolico la parola “costituzione” è scritta in minuscolo.

Nassirya come Salò

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Molto velocemente: premesso che la storia di commemorare anche l’attentatore di Nassirya mi pare l’ennesima cazzata a cinque stelle, vi faccio notare che la boutade della deputata grillina Emanuela Corda segue la stessa filosofia di Pd e PdL nell’equiparare Resistenza e fascisti.

Così, per dire.

Il movimento LGBT che piace a me

Il mio post Il modo migliore ha scatenato le reazioni di alcuni individui che, evidentemente, si sono sentiti toccati da una mia domanda che qui ripropongo: dov’erano moralisti e censori (critici con il movimento LGBT), quando bisognava costruire il mondo così come loro lo volevano?

Ovviamente io non dico che il movimento non vada criticato, semmai di farlo con cognizione di causa. Magari dopo essersi “sporcati le mani”, dopo aver cercato in un modo o nell’altro di aver cambiato le cose e di aver cercato di rendere migliore la vita degli altri.

Anch’io critico l’azione di sindacati e partiti sui risultati, ma non ho posto in discussione la loro stessa esistenza. Cosa che molti detrattori fanno con l’associazionismo LGBT. Siccome non si sentono rappresentati, il movimento rainbow non dovrebbe neppure esistere. Atteggiamento un attimo miope, converrete…

Rispondo con questo articolo a un certo Meursault, che scrive in un commento:

…per impegno associazionistico leggasi: mettere su dei brutti carri di cartapesta unti palestrati che si agitano al ritmo di “ballo ballo” della Carrà (signori e signore: la cultura gay!), e riempire la settimana ‘culturale’, collaterale al Pride, di conferenze sulla forza innovatrice di Carmen Russo nella mai defunta Fininvest. Mirabilissimo anche l’impegno dell’Arcigay nell’includere nel tesseramento locali di cruising e saune dove fare prevenzione è un’utopia, mentre si riesce con un certo successo a collezionare malattie veneree in ordine squisitamente alfabetico. Mirabolante il Mieli poi che fa delle darkroom del muccassassina la punta di diamante del proprio autofinanziamento. Taccio per carità sulle fantasmagoriche imprese del DiGay Project. Se questo è quello che fanno sul campo i cosiddetti attivisti gay, meglio farebbero a starsene a casa. Limiterebbero i danni, almeno.

Vedo che pur essendo molto critico col movimento (che è una realtà politica) Meursault è molto informato circa il milieu commerciale (che fa da sponda a quello politico, finanziandolo). Non so che tipo di esperienza abbia costui con le realtà gay italiane e sicuramente non è biasimabile l’idea di fare del circuito politico uno strumento di liberazione e non un pretesto per interessi altri. Ma lui descrive il movimento solo come comitato d’affari e così non è. Invito lui (e tutti/e voi) a leggere le seguenti attività delle associazioni con le quali io collaboro:

1. CCO Mario Mieli

Roma, 13 novembre, ultimo incontro di formazione sulle malattie sessualmente trasmissibili –http://www.mariomieli.net/fatti-furbo-batti-il-virus-3.html
Roma, 17 novembre, Flash Mob per il Transgender Day of Remembrance 2013 – http://www.mariomieli.net/flash-mob-per-il-transgender-day-of-remembrance-2013.html
Roma, 17 novembre, Welcome per i/le nuovi/e arrivati/e (dove si parla di orientamento e identità di genere) –http://www.mariomieli.net/la-f-e-la-m-non-sono-le-uniche-lettere-ce-ne-sono-altre.html
Roma, novembre 2013, Adesione alla campagna NoiNo.org (contro il femminicidio) –http://www.mariomieli.net/adesione-alla-campagna-noino-org.html

sempre al Mieli, poi, ogni mercoledì c’è la riunione del gruppo giovani, e personalmente sto curando alcune presentazioni di libri, con autori e autrici di fama nazionale.

2. Arcigay Catania

Catania, 12 novembre, cineforum, I ragazzi stanno bene – http://www.mariomieli.net/la-f-e-la-m-non-sono-le-uniche-lettere-ce-ne-sono-altre.html
Catania, 13 novembre, laboratorio di formazione politica, Gaye conversazioni – http://www.arcigaycatania.com/content/gaie-conversazioni-si-riparte

e sempre Catania è in prima linea contro le malattie sessualmente trasmissibili, tanto da aver preso parte a un progetto di prevenzione di dimensione nazionale e da collaborare con l’associazione Plus, di Bologna.

3. Stonewall GLBT Siracusa

Nell’attesa che aggiornino il sito – http://www.stonewall.it/cosa-facciamo/ – faccio notare che l’associazione già da anni porta avanti un progetto contro il bullismo nelle scuole e che ha già attivato il proprio programma culturale, attraverso il cineforum, la presentazione di libri a tematica LGBT e la creazione di progetti culturali di contrasto all’omofobia.

Concludendo.

Come si può constatare agevolmente – e a queste tre potrei aggiungere le realtà di Siena, Trieste, Avellino, Perugia, Bologna, ecc, dentro e fuori i circuiti nazionali – esiste un movimento politico sano, fuori dai giochi di potere che lavora nel territorio e per il territorio. Poi esiste una comunità che da una parte può scegliere tra queste iniziative (oltre Mucca e le discoteche) o decidere di rinchiudersi in una sauna a non far nulla per il benessere collettivo. Per me è legittimo non essere in prima linea, nessuno deve fare qualcosa che non sente di fare.

Ma qui ci si scaglia contro la stessa esistenza di queste realtà, molte delle quali lavorano sulle situazioni di disagio effettivo e, ripeto, nel territorio. Decretare, dall’alto della propria tastiera, che tutto è marcio e che nessuno fa qualcosa di veramente utile – e poi magari chi dice queste cose è il primo a non far nulla e/o a percepirsi come persona non degna di pari dignità perché omosessuale – è un torto grave alle persone che a livello gratuito prestano il loro tempo per rendere migliore la devastata situazione italiana. Situazione devastata a partire proprio dalla comunità LGBT non certo migliore del suo movimento.

Io invece credo nel movimento fatto da quelle persone, dentro e fuori la comunità LGBT, che lavora per il benessere di tutti/e. Anche di quelle persone aprioristicamente critiche con una realtà che non conoscono nemmeno, nella stragrande maggioranza dei casi, e che non legittimano solo perché ha fatto della visibilità un fatto politico qualificante.

Prostitute a 14 anni: una vicenda tutta eterosessuale

Ok, lascia a dir poco sconvolti il caso delle ragazze romane dei Parioli, costrette a prostituirsi in piena adolescenza. E ci fa sicuramente inorridire il fatto che a sollecitare questo tipo di pratiche fosse proprio la madre di una delle due. Per chi ha letto le intercettazioni, rimane un senso di vuoto e di squallore. È innegabile.

Questa storia tuttavia fa riflettere su come la notizia è stata data in pasto alle masse dai media. Tra prurito e pietismo. Con l’immancabile psicologa che parla di crisi di valori. Ma nessuno ha detto l’unica cosa che si doveva dire: il modello familista e maschile, per cui l’uomo domina e la donna è oggetto (molto spesso procreativo), è il grande accusato al banco degli imputati. Perché questa è una delle tante storie violente del potere maschile e familista sul corpo delle donne.

Ovviamente qui stiamo parlando della degenerazione di un sistema socio-culturale che dimostra, ancora una volta, di non rappresentare una garanzia per il perfetto e sano equilibrio dell’individuo: quello dell’eterosessismo. Anzi, tale modello, proprio così com’è, (de)genera (in) questo tipo di perversioni. La famiglia non protegge. “Famiglia classica”, modello a sessi “differenziati” e a finalità riproduttive. Anzi, diviene il luogo dove addirittura la violenza assurge al rango di sistema economico.

Faccio parte di un gruppo sociale – quello delle persone LGBT – che chiede diritti specifici, soprattutto in tema di genitorialità e tutela degli affetti.

Ci sentiamo dire, noi della gay community, che non possiamo accedere al matrimonio perché è riservato a soli uomini e donne, in quanto cellula fondamentale della comunità. E mettere in discussione (?) questo principio, significa distruggere la società stessa.

Ci dicono, ancora, che i figli non dobbiamo averli – meglio lasciare morire un negro in Africa che affidarlo a due froci, secondo illuminati/e esponenti di certo centro-sinistra, anche se detto in modo meno schietto – perché l’essere omosessuali sarebbe contraria alla felice crescita dell’individuo.

Riassumendo: siccome siamo gay, lesbiche, bisessuali o trans, non dobbiamo sposarci e non dobbiamo allevare bambini. Perché faremmo solo del male a tutti/e coloro che ci circondano. Non ci dicono come, ma dicono che è così. Per fede. Cattolica, il più delle volte…

In questa storia delle prostitute ragazzine, invece, nessuno ha messo in discussione l’eterosessualità della vicenda. Se la madre che incitava sua figlia a vendere il suo corpo fosse stata lesbica, che cosa si sarebbe detto? In quanti avrebbero trionfalmente portato il caso come prova inconfutabile che la fuoriuscita dai canoni della famiglia tradizionale porta all’abominio?

Eppure questa storia è tutta eterosessuale: lo sono le vittime, lo sono i clienti, lo sono i/le carnefici. Ma nessuno ci ha fatto caso. Contrariamente a quanto sarebbe accaduto a parti invertite. Dovremmo riflettere, e a lungo, su questo.