Ancora sangue gay

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Non c’è davvero molto da dire sull’ennesimo suicidio del giovane gay a Roma, l’ennesimo, il terzo in pochi mesi. E questo aggiunge tragedia alla tragedia.

Faccio mie le parole di Pieralli, vicepresidente dell’associazione Plus: la responsabilità di quanto sta accadendo è, in primis, di un movimento che non sa essere anche comunità solidale.

E, aggiungo io, di una comunità che non pensa a se stessa. Di questa solitudine che uccide dobbiamo risponderne noi tutti/e.

Poi ci sono i mandanti morali. Le dichiarazioni delle Bindi, le Binetti, i D’Alema, i Giovanardi…

C’è la vicenda assurda di una legge sull’omofobia che tutela le affermazioni omofobe e lascia più soli/e quanti dovrebbero essere protetti/e.

E poi oltre il danno, la beffa: perché per lavarsi la coscienza, oggi tutti parleranno del giovane gay suicida. Soprattutto quelli che dovrebbero tacere e vergognarsi.

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20 thoughts on “Ancora sangue gay

  1. C’è di peggio, caro Dario: il benaltrismo. Prova a sentire/leggere i commenti che questa mattina hanno fatto gli ascoltatori di “Tutta la città ne parla” di Radio3 (cioè un target “alto”, culturalmente molto avveduto e informato): diverse persone hanno affermato che il suicidio di questo ragazzo è un ATTO PRIVATO causato da una DEBOLEZZA PERSONALE, il resto sarebbe STRUMENTALIZZAZIONE perché se uno è debole non accetta l’omosessualità come non accetterebbe di essere troppo alto, basso o altri motivi per i quali sarebbe poco accettato socialmente. Come dire: oltre al danno, pure la beffa.
    Un altro “brillante” esempio sono certi commenti apparsi sull’Huffington Post (altro luogo che dovrebbe radunare lettori “progressisti”), che culminano con il post di una tale Alice Vismara la quale addirittura consiglia dei link sulla “cura” dell’omosessualità! Faccio notare che i solerti moderatori dell’Huffington non hanno minimamente ritenuto di rimuovere quel post (ecco il link: http://www.huffingtonpost.it/2013/10/27/ragazzo-suicido-roma-lettera-scritto-sono-gay_n_4167813.html).

    La responsabilità di noi persone LGBT è innegabile, ancor maggiore quella di chi di noi è impegnato nell’associazionismo. L’individualismo solipsista nel quale ci dibattiamo tutt*, tra noi assume un carattere palesemente tragico: ti invito a vedere quel piccolo gioiello che è il film “Lo sconosciuto del lago” e a rifletterci su.
    Ma detto questo, non possiamo negare che la favoletta che sento da troppo tempo secondo cui la cosiddetta “società civile” starebbe decisamente evoluta e dalla nostra parte rispetto a politici e religiosi, è un mantra che non regge più: la nostra società si è incattivita moltissimo contro TUTTE le minoranze. Noi siamo semplicemente in cima alla lista insieme a migranti, stranieri, negri, rom e donne.

  2. Ciao luca perillo. Ci tengo a sottolineare che alida vismara , nella peggiore delle ipocrisie e falsità, afferma che i giovani glbt si suicidano “perche non li si aiuta a cambiare(orientamento sessuale)” e che la colpa è dei gay che appunto gli dicono che “sono nati così”. Capito? Per alida vismara la colpa dei suicidi non è il sentirsi dire di esser dei malati mentali, dei deviati, dei contronatura ,dei pervertiti , degli invertiti, che non meritano nemmeno una tutela da queste violenze fisiche e psicologiche. No, per questa PAZZA schizzoide qual è, i gay si suicidano a causa di chi li supporta e li aiuta ad accettarsi per quello che sono. Non è la prima volta che la casalinga vismara sputa sulla morte di giovani glbt. Lo fece con il ragazzo dai pantaloni rosa, e lo fece anche in merito a bobby griffith (e per chi conosce la storia, bobby griffith ha lasciato un diario INTERO che testimonia le ragioni del suicidio,tutta omofobia). In ogni caso , mi permetto di segnalarto che alida vismara proclama sempre il falso , e a questo indirizzo puoi trovare un mio articolo in cui ho smentito totalmente tutte le cazzate che propinava. E mi soffermerei sulle suddette cazzate , perche alcune sono davvero comiche . http://pontilex.org/2013/10/guardatevi-le-spalle-dalla-casalinga-anti-gay/

  3. Magari c’è dell’altro, sicuramente ci sarà!, ma uno che scrive in un biglietto d’addio: “Sono gay. L’Italia è un Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza” lascia un pochino perplessi: si è suicidato come atto estremo per lenire le proprie sofferenze o come atto dimostrativo alla pari di quello che s’è suicidato in Francia perché stavano approvanto il matrimonio gay?

  4. Remo ha anche aggiunto che non viveva bene,scusandosi con i genitori. Chi si suicida come atto dimostrativo lo fa notare, altrimenti non avrebbe senso.

  5. Ma scusandosi coi genitore per che cosa: per il suicidio? In tutti i modi risulta “peculiare” come biglietto d’addio, dove invece che parlare del suo malessere personale, si parla di omofobi che devono fare i conti con la coscienza quasi che il suo suicidio sia un modo per far sì che questi conti li facciano.

  6. Caro Elfobruno, ti vorrei segnalare questa vicenda.
    http://gaiaspia.wordpress.com/2013/10/26/bacio-gay-alla-partita-salernitana-ischia-bacio-tra-ragazzi-durante-salernitana-ischia-monito-dell-arcigay-salerno/
    http://lacittadisalerno.gelocal.it/sport/2013/10/27/news/ischia-il-bacio-gay-di-un-calciatore-dopo-un-gol-alla-salernitana-baby-1.8006715
    Forse non c’entra con il suicidio del ventenne romano, ma è sintomatica della mentalità italiana. I genitori che si affrettano a smentire l’omosessualità del figlio, come se fosse la peggiore delle onte, fa parte dell’ambiente in cui sono costretti a crescere gli adolescenti di oggi.

  7. remo, la tua interpretazione la trovo irrealistica. se uno compie un gesto estremo con l obiettivo di protesta, la protesta è netta e chiara. il vecchio francese scrisse una sorta di tema . l uomo gay suicidatosi a roma in protesta dell omofobia lo fece con una dichiarazione chiara e si diede fuoco apposta.
    qua abbiamo un ragazo che , dopo aver detto che in italia vi è molta omofobia e che chi la attua ha il peso sulla coscienza delle vittime come lui, (poi scusandosi con i genitori del gesto, aggiungendo che lui stava vivendo male). mi sembra alquanto chiaro che non sia un gesto di “protesta”, ma di sofferenza. e mi sembra chiaro che la sofferenza nasca da una traccia di omofobia che deve aver vissuto (ignaro ancora il dove, come e quando, ma tant è).
    e una persona che pianifica una protesta prima del gesto, “perde” tempo cercando di far capire bene le ragioni di quest ultimo. in questi casi (non solo questo suicidio ma anche gli altri), le lettere erano tutte scritte brevemente, quasi strozzate, ma chiare nel messaggio che il comune denominatore sia l omofobia. quando una persona è depressa e disperata al punto da metter fine alla sua vita, non credo si ponga troppo il problema del “lasciare un messaggio ai posteri” molto dettagliato. invece quelli che premeditano un azione pubblica , visibile, estrema, lo fanno.
    insomma, io un paragone con i suicidi-spettacolo, non lo vedo manco da lontano.

  8. Sacrosante le parole di Stefano Pieralli ma allora la domanda che sorge spontanea è: perché non riusciamo ad essere una comunità solidale ?
    Quello che posso dire, per esperienza diretta, è che io sono letteralmente scappato via (ero molto giovane, molto immaturo, molto fragile) quando ho fatto un tentativo di avvicinarmi a una realtà associativa, speravo di trovare aiuto e conforto e invece quell’esperienza fu per me un autentico trauma. Non credo di essere stato l’unico…Ho dovuto fare tutto da solo, qualcuno però, evidentemente, da solo non ci riesce…
    In seguito ho comunque notato che anche solo parlare con omosessuali impegnati nell’associazionismo è impresa impossibile, ho notato tassi di chiusura, dogmatismo, intolleranza, arroganza altissimi e, del resto, non riesco a riconoscermi minimamente nelle realtà associative così come sono e che si pretende siano accettate pedissequamente.
    Mi chiedo però perché se tu, se io, se altri sogniamo una comunità diversa e solidale non proviamo a costruirla, o almeno perché non ci interroghiamo, molto profondamente e molto, molto, molto spietatamente, sul perché non ci riusciamo, perché non proviamo a superare i nostri personali limiti e a metterci in discussione ?
    Comunque lamentarsi, cospargersi il capo di cenere non serve assolutamente a nulla, serve invece fare, costruire, cambiare lo statu quo, invece di aspettare che il mondo cattivo cambi perché non cambiamo noi per primi ? Non possiamo certo far resuscitare i ragazzi morti ma potremmo evitare che altri si uccidano.

  9. Antonio hai ragione, il problema è che l’associazionismo gay italiano non è fatto per portare avanti le battaglie del mondo lgtb e per emancipare gli omosessuali, ma solo per soddisfare i pruriti di qualche ricchione che sente il bisogno di incularsi anonimamente in una sauna e ai capetti di tali sedicenti associazioni di avere un po dimeschino potere e relativi guadagni.

  10. #Antonio e #Alby: vi faccio notare che sto dentro il movimento LGBT come socio semplice da quasi sedici anni, non mi sono mai arricchito e nel mio piccolo ho sempre cercato di fare il bene della collettività. Poi se sto movimento non ti piace, potete sempre fare in modo di metterci la faccia e contribuire al cambiamento. Dire che fa tutto schifo, magari comodamente seduti sulla propria poltrona con un palmare in mano, non è il modo migliore per migliorare le cose.

  11. Cari Antonio e Alby,
    anch’io quando feci coming out (era l’ormai lontano 1995, avevo 28 anni) “incappai” in un brutto figuro che, prima di essere espulso, utilizzava la sua posizione all’interno del Direttivo di una Associazione LGBT locale per “rimediare carne fresca”. Anch’io, all’epoca, fuggii anche se riuscii a legare con un altro (allora) ragazzo e con una (allora) ragazza lesbica della stessa Associazione: pensate che la nostra amicizia dura tuttora!
    Mi trasferii una manciata di chilometri più in là e contattai un altro circolo della medesima Associazione: fui accolto da ragazze e ragazzi straordinari, semplici ma assolutamente consapevoli, impegnati e del tutto inseriti nelle loro piccole (o piccolissime, addirittura) realtà. Un sogno. Alcun* di loro vivevano felicemente in coppia, coabitavano, non si nascondevano ed erano perfettamente accettat*. Persone tranquille, equilibrate, spiritose, accoglienti. Anche con loro l’amicizia dura da quegli anni.
    Nel 2003 mi chiesero di impegnarmi attivamente: fino all’anno scorso li ho affiancati assumendomi impegni e responsabilità, mettendoci la faccia, sempre. Non ho mai guadagnato un soldo e non ho mai cercato un rimborso: per me la parola “volontariato” ha un senso etimologico ben preciso. Men che meno ho fatto carriera (anzi, mi sono inimicato un bel po’ di politici ipocritamente “aperti” ma poi rivelatisi al limite dell’omofobia, per non parlare di certi “tromboni” ecclesiastici); ho rischiato una querela (che ho evitato sfidando pubblicamente il Vescovo che me la minacciò); grazie alle persone che ho avuto intorno abbiamo risolto casi delicatissimi e portato l’Agedo e la Rete Lenford nella mia Regione, le splendide e sconosciute Marche.
    A fronte dei riconoscimenti pubblici che la nostra Associazione ha avuto, però, ho dovuto ingoiare i rospi di critiche pregiudiziali da parte di tutt* quell* che se ne stavano ben nascosti, lontani dalla vita sociale e ancor più da quella pubblica. Ho percepito molta ignoranza da “sentito-dire” e molta invidia verso chi, al contrario di loro, si permetteva di vivere a testa alta in tutti i luoghi della propria vita. E questo dopo aspri combattimenti, dopo sofferenze che solo noi persone LGBT conosciamo bene, dopo tentativi adolescenziali di suicidio (3, nel mio caso): nulla ci è stato regalato, tutto è stato conquistato giorno per giorno. Eppure… l’invidia e l’ignoranza (con l’annessa presupponenza) giocano questi brutti scherzi.

    Vedete, cari Antonio e Alby, lungi da me difendere a spada tratta l’associazionismo gay: la cosa che ho odiato di più da militante attivo è stato il tempo impiegato a cercar di ricucire rapporti interni dopo continui bisticci, distinguo politici che minavano gli scopi associativi, ad arginare ambizioni che poi si rivelavano vane in persone che avevano scambiato l’Associazione per un trampolino di lancio per le loro “alte” aspirazioni o per un (scusate il francesismo) troiaio dove “rimediare”…
    Inutile dirvi che queste persone sono finite piuttosto frustrate e inacidite.
    Ma anch’io mi sono scottato molto e purtroppo ho dovuto prendere atto di quanto siamo stati incapaci di compattare questa sedicente “comunità” e di darle una serie di idee che fungessero da “collante”, un buon esempio, delle buone pratiche che aprissero qualche speranza in più.
    Pur non rinnegando nulla di quel che ho fatto e pur essendo orgogliosissimo di aver lasciato a ragazzi e ragazze poco più che ventenni il timone dell’Associazione (ebbene sì, esistono anche giovani impegnat* in questo Paese!!), oggi mi sento ferito e sconfitto. Soprattutto dai tanti della mia generazione (io ho 46 anni) e da coloro che sanno solo distruggere, rósi nelle loro esistenze doppie o nel loro (voler) restare prigionieri della sola vita “mondana” gay; persone che sanno solo criticare e sfasciare, ben nascoste dietro i loro sfavillanti pc o il loro smartphone/tablet ultimo grido ben equipaggiati di tutte le app che gli permettono di rimorchiare sesso mordi-e-fuggi. Salvo poi lamentarsi pure di quello!!
    Ecco, cari Antonio e Alby: mi auguro che voi non facciate parte di queste ultime categorie di persone. In ogni caso, un suggerimento: uscite a sporcarvi le mani, poi, quando avrete le unghie nere dalla fatìca, tornate a scrivere. Ok?

  12. #Luca Perilli
    Perché parli di persone “che sanno solo distruggere” ? Dove, in quale modo avrei fatto questo ? Dove, in quale modo ho potuto suscitare in te anche solo questo sospetto ? Cosa è, paranoia ? Comunque se, come, quando, in che modo, con chi mi “sporco” le mani lo decido solo io, a mio insindacabile giudizio, non certo tu, sicuramente mai con questo “movimento”, perché o siete disposti a mettere in discussione tutto (TUTTO, NIENTE ESCLUSO), a confrontarvi REALMENTE con me e con il mio pensiero e allora posso anche prendere in considerazione l’ipotesi, oppure NIENTE, in generale se qui, o da qualsiasi altra parte posso esprimere il mio pensiero, dialogare, confrontarmi in modo adulto e fra pari, posso essere interessato, in caso contrario ASSOLUTAMENTE NO, le strade si separeranno ed ognuno seguirà la propria, vorresti cortesemente spiegarmi dove è il problema ? Dovete essere però veramente molto, molto, molto fragili, molto, molto, molto insicuri se la semplice esistenza di qualcuno, di un pensiero diverso rispetto a voi e a ciò che pensate, vi mette in crisi, vi getta nello sconforto, se lo percepite come “distruttivo”, insomma sareste proprio identici a certi omofobi paranoici che reagiscono nello stesso, identico modo (ma guarda il caso…) nei confronti degli omosessuali, dell’omosessualità. Il “movimento” comunque, non è il detentore della verità, le sue scelte non sono le uniche scelte possibili, la sua strada non è l’unica strada possibile, fatevene una ragione, il vostro è solo un confuso, rozzo, infantile ed inefficace desiderio di totalitarismo, condito, a volte, di arroganza, altre di melassa, io però non sono più un ragazzino, non sperare quindi che io ci caschi. Ultima cosa: io scrivo quanto mi pare non ho certo bisogno del tuo OK.
    P.S. Se in futuro avremo ancora occasione di dialogare ti consiglio di evitare molto, molto accuratamente questo zuccheroso tono da “maestrino”, in caso contrario il tono delle mie risposte sarà sempre questo.

  13. #Antonio:
    ti ho semplicemente messo a parte della mia esperienza personale (peraltro molto dolorosa, con tanto di tentativi falliti di suicidio).
    Ci mancherebbe che tu attenda l’ok di qualcuno per scrivere: i blog servono per confrontarsi, non per censurarsi!!!
    Il riferimento alle “persone che sanno solo distruggere” è a quei tanti che incontro nella vita reale e in quella virtuale (gay e non) che sanno puntare il dito verso chi prova a sporcarsi le mani restando però ben al riparo dall’impegno diretto, cioè dallo sporcare le proprie mani ben appuntite (come le loro lingue); ho specificato che posso accettare critiche anche feroci da chi combatte o ha combattuto, meno da chi critica evitando accuratamente coinvolgimenti nella vita reale. Il rischio è che, come accade per il calcio, a pretendersi allenatore o commissario tecnico sia solo chi guarda le partite alla tv e non chi gioca o ha giocato al calcio sudando e sbagliando sul campo. Tutto qua.
    Sperando di essermi chiarito, sono apertissimo ad ogni tuo contributo, cominciando dalla tua interessante riflessione sul concetto di uguaglianza che hai espresso in un altro tuo post.

  14. #Luca Perilli
    Il tono del tuo commento è diverso dal precedente, tu però continui a fare graduatorie, stabilire competenze e abilitazioni, chi sei tu per fare questo ? Questa dicotomia che proponi fra fare e pensare mi sembra, comunque, assurda e assolutamente incongruo il paragone che fai con il calcio, la vita è qualcosa di infinitamente più complesso, ambiguo, indecifrabile di una banalissima partita a pallone. Tu parli come se l’azione concreta nella realtà (lo sporcarsi le mani) fosse l’unica cosa rispettabile, dimentichi però che la tua eventuale azione (o quella di chiunque altro) è, sempre, comunque e in ogni caso conseguenza di un pensiero che sta a monte e neanche esisterebbe se tale pensiero non esistesse e non fosse mai esistito, non si può fare qualcosa se prima non si è pensato quel qualcosa, ne sei cosciente oppur no ? La dicotomia quindi può essere proponibile solo fra azione valida e azione non valida, pensiero valido e pensiero non valido. La storia dell’umanità è piena di individui che hanno passato la vita chiusi in un stanza, che non hanno mai fatto nulla di concreto, ma hanno prodotto però opere, pensieri straordinari che hanno illuminato il mondo, quindi, secondo me, il problema non è rifiutare critiche e blindare la propria azione da chi non fa (questo manifesta gravissima debolezza proprio nel pensiero) ma rifiutare critiche non valide, inconsistenti, pretestuose, se il pensiero che muove la tua azione è forte e valido non potrà temere comunque alcuna critica, se invece entra in crisi (e ancor di più se non sai distinguere ciò che è valido da ciò che non lo è) evidentemente tanto forte non è.

  15. #Antonio
    Il calcio (lo sport in generale) sono una fantastica metafora della vita, ti inviterei a rifletterci bene prima di rigettare il mio paragone.

    Pensare senza fare è come fare senza pensare: l’uno non può esistere senza l’altro. Tanto che nella Storia i maggiori danni sono stati fatti da chi ha agito senza riflettere e da chi ha istigato senza misurarsi con la realtà.

    Nel caso italiano e di noi omosessuali (a proposito, tu ti definisci tale?) credo ci sia bisogno sia di elaborazione teorica che di tanto, tanto impegno concreto. Tu che ne pensi?

  16. #Luca Perilli
    No, il calcio, lo sport, possono essere una metafora della vita solo in un ottica patriarcale, maschilista, competitiva, aggressiva, egopatica, tribale, io rigetto tutto ciò, la vita può essere altro e può essere vista da un’altra prospettiva.
    Nessuno mai sulla faccia della terra ha agito senza pensare, si può agire seguendo il pensiero di un altro, si può agire secondo pensieri che sembrano ovvi, evidenti, inconfutabili e che sono, in realtà, solo dogmi culturali ma mai nessuno può, ha potuto, agire senza pensare, sarebbe come dire che si può vivere e agire con un elettroencefalogramma piatto; qualcuno, un po’ di anni fa, ha detto che l’unica cosa che sapeva era di essere ignorante, era il più sapiente degli uomini… il problema degli uomini è esattamente il contrario del non pensare: pensano fin troppo ma malissimo, se poi qualcuno “istiga”, se ci riesce, è sempre perché la maggioranza degli uomini pensa malissimo.
    Io sono solo un piccolissimo, insignificante essere che si dibatte disperatamente cercando di superare i suoi asfissianti limiti, se però potessi, se ci riuscissi, se ne avessi la forza, la capacità vorrei per me, per gli altri, infinitamente di più di quello che tu sogni. Non cercare di inquadrarmi, a tutti i costi, nei tuoi schemi, nelle tue categorie preordinate.

  17. #Antonio
    Lungi da me il volerti inquadrare in categorie (se lo hai percepito, me ne scuso vivamente).
    Mi sento solo di risponderti che è bello poter guardare le cose da una prospettiva molto alta, e può anche essere utile. Ma, per dirla con due saggi proverbi, “l’ottimo è sempre nemico del meglio”: non vorrei che “a troppo volere, nulla si stringa”. Prima di arrivare all’infinitamente di più, mi accontenterei intanto di raggiungere obiettivi a portata di cammino. Sennò il rischio è di restare fermi, annichiliti dall’impossibilità oggettiva di afferrare il Meglio mentre ci sfugge il Bene che è a portata di mano e che è una tappa per arrivare al Meglio.

  18. Buongiorno! Non lo faccio mai causa Alzheimer congenito che mi affligge, ma stamattina mi sono imbattuto in una citazione che vorrei dedicare a te, a me, a Dario e a chiunque ha la pazienza di leggerci:
    “Il mondo non è stato attrezzato per l’allegria. La gioia va strappata a viva forza” (Majakovskij)
    Mi sembra un buon motivo per buttarsi in questo putrido mondo. ;-)
    (E ne approfitto per correggere anche la citazione del proverbio nel mio post precedente: “Il meglio è sempre nemico del bene”)

  19. #Luca Perilli
    Il mio problema è che io, oramai, non voglio nulla di nulla, non mi pongo neanche più il problema di “stringere” qualcosa. Movimento e stasi sono, comunque, anch’essi concetti assolutamente relativi, movimento e stasi rispetto a che cosa ? Quello che a te sembra movimento potrebbe essere visto da un’altra prospettiva come stasi e invece quello che a te sembra stasi potrebbe essere visto come movimento, hai, secondo me, categorie mentali molto rigide e stereotipate. “L’infinitamente di più” a cui mi riferivo è una liberazione dal mio stesso essere umano, una metamorfosi totale e irreversibile dell’essere non certo qualcosa di pragmatico, se tu riesci ad accontentarti del mondo e di quello che a questo mondo si può avere sei molto fortunato (o molto sfortunato, non so), io comunque non ci riesco, l’unica reale attrazione che provo è questa e così come non ho scelto i miei gusti affettivi/sessuali non ho scelto neanche questo, la mia non è minimamente una presa di posizione intellettiva; so bene, ovviamente, che non ho la forza e la capacità di fare questo ma io comunque solo questo riesco a desiderare veramente.
    Buongiorno e grazie di nuovo per la dedica.

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