Quaranta, ballando a modo mio

40anniNon volevo festeggiarlo questo compleanno, perché ho pensato molto in queste settimane e forse – mi sono detto – non c’è molto per cui stare allegri.

Non ho una casa tutta mia dove vivere con la mia micia, come mi ero ripromesso da giovane.
Non ho qualcuno che mi attende la sera, qualcuno che torna tardi magari e mi abbraccia da dietro, mentre sto in cucina a preparare da mangiare, perché stavolta tocca a me.
Ho lasciato andar via chi diceva di tenerci davvero, ma solo perché  ero io a non essere abbastanza.
Ero partito alla conquista del mondo, e mi trovo a fare tutt’altro.
Perché la mia vita non somiglia poi così tanto a l’idea che mi ero fatto di me.

Eppure.

Ho molti amici e molte amiche, e so che mi vogliono bene.
Posso dire di avere amato, anche se è successo una sola volta.
Posso dire, tuttavia, di averci provato in qualche altro caso.
Ho tante famiglie, almeno una in ogni città in cui ho vissuto.
Ho pubblicato due libri. Non sono diventato famoso, ok, ma mi hanno permesso di dire qualcosa.
Ho un caratteraccio, a volte. Ma so anche che sono sempre disposto a parlare, a fare un passo indietro o a dare a chiunque una seconda opportunità.
Ho uno psicologo figo che mi dice che sono figo e so che non lo fa per la parcella.
A volte sono una bella persona.
Qualcuno mi ha confessato che grazie a me la sua vita è cambiata, in un modo o nell’altro.
Per qualcuno sono comunque importante.
So che se dovessi andar via, da un momento all’altro, qualcuno piangerebbe per me.
So che se dovessi ringraziare quanti e quante in questi anni hanno compiuto un pezzo di strada insieme a me, non ci sarebbe spazio in un foglio di carta gigante.
Ho girato un po’ per il mondo. Non tutto, ok. Ma ho visto l’arcobaleno sotto le cascate, il colore del tramonto ad oriente e ho accarezzato la sabbia nel deserto.
Ho imparato a ballare, a modo mio.
In fin dei conti sono molto diverso dal ragazzino grassoccio, abbrutito e spaventato che ero un tempo.
E la mattina, seppur assonnato o col broncio per le strade di questa città folle, alla fine qualcosa di segreto e irriducibile, dentro di me, mi sussurra di crederci ancora.

E allora musica.