Oggi su Gay’s Anatomy: “Giovanni e Rosaria, alla conquista del mondo”

joele

La Sicilia è tragica. Per  via delle sue origini greche. Lo vedi nelle pietre di calcare, sbriciolate dal tempo, dal sole e dalla salsedine. Quella disperazione, che attraverso la storia si arrampica sulle rovine dei templi e dei teatri, si attacca al sangue degli abitanti dell’isola. Per questo le nostre reazioni sono così plateali. Per tale ragione uno schiaffo è una promessa di morte. Un bacio, invece, la più assoluta delle speranze.

Joele Anastasi, che è siciliano, ambienta a Palermo una storia di quotidiana fragilità, di una rivolta interiore e di ordinaria violenza.

E il resto leggetelo su Gay’s Anatomy.

 

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Il modo migliore

Mi scrive un tale Alby, in un commento al post sul suicidio del ragazzo romano. E mi scrive le seguenti parole:

il problema è che l’associazionismo gay italiano non è fatto per portare avanti le battaglie del mondo lgtb e per emancipare gli omosessuali, ma solo per soddisfare i pruriti di qualche ricchione che sente il bisogno di incularsi anonimamente in una sauna e ai capetti di tali sedicenti associazioni di avere un po dimeschino potere e relativi guadagni.

Alby dava ragione ad Antonio, che in un suo lungo commento dichiarava:

…ho comunque notato che anche solo parlare con omosessuali impegnati nell’associazionismo è impresa impossibile, ho notato tassi di chiusura, dogmatismo, intolleranza, arroganza altissimi e, del resto, non riesco a riconoscermi minimamente nelle realtà associative così come sono e che si pretende siano accettate pedissequamente.

Attualmente collaboro con tre associazioni. Stonewall a Siracusa, Arcigay a Catania e il Mario Mieli qui a Roma.

Stonewall si è distinta per un progetto ormai pluriennale contro l’omo-transfobia nelle scuole.
L’ultimo pride di Arcigay Catania ha avuto come tema la salute e soprattutto la questione dell’HIV, collabora con l’associazione Plus, con la quale fa sensibilizzazione sulle infezioni sessualmente trasmissibili.
Il Mario Mieli offre diverse servizi per la comunità, dallo sportello di aiuto psicologico, al test salivare per l’HIV, è convenzionato con gli ospedali romani per la prevenzione, ha tenuto in passato corsi di lingua straniera gratuiti e ha organizzato, come momento di socializzazione, le visite guidate per la città aperte anche agli esterni.

E queste sono soltanto alcune delle cose che queste associazioni fanno.

Faccio notare che i/le tre presidenti, che conosco personalmente, vivono del loro lavoro (quando ce l’hanno) e combattono con il precariato, un po’ come tutti e tutte noi.

Certa gente, prima di scrivere certe cose, dovrebbe un attimo passarsi la mano sulla coscienza. Perché è vero che il movimento LGBT ha molto da farsi perdonare. Ma la comunità ha la responsabilità oggettiva di aver fatto in modo che le cose arrivassero al punto in cui siamo. Nel bene e soprattutto nel male. Dov’erano – mi chiedo – moralisti e censori, quando bisognava costruire il mondo così come loro lo volevano?

Il modo migliore per cambiare le cose non è certo starsene a casa a macinare rancore e a puntare il dito, pardon, il mouse con l’unico scopo di gridare al mondo la propria indignazione. I sogni e le conquiste non sono delle cose che trovi già incartate in vetrina. Per quello esistono i fast food. La costruzione di una civiltà è altra cosa.

Ancora sangue gay

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Non c’è davvero molto da dire sull’ennesimo suicidio del giovane gay a Roma, l’ennesimo, il terzo in pochi mesi. E questo aggiunge tragedia alla tragedia.

Faccio mie le parole di Pieralli, vicepresidente dell’associazione Plus: la responsabilità di quanto sta accadendo è, in primis, di un movimento che non sa essere anche comunità solidale.

E, aggiungo io, di una comunità che non pensa a se stessa. Di questa solitudine che uccide dobbiamo risponderne noi tutti/e.

Poi ci sono i mandanti morali. Le dichiarazioni delle Bindi, le Binetti, i D’Alema, i Giovanardi…

C’è la vicenda assurda di una legge sull’omofobia che tutela le affermazioni omofobe e lascia più soli/e quanti dovrebbero essere protetti/e.

E poi oltre il danno, la beffa: perché per lavarsi la coscienza, oggi tutti parleranno del giovane gay suicida. Soprattutto quelli che dovrebbero tacere e vergognarsi.

Mozioni Pd e diritti civili. Renzi e il suo solito niente

Riassumendo, molto velocemente, sui tre principali candidati alla segreteria del (comincino le risate) Partito democratico in merito alla questione omosessuale (finiscano le risate e sgorghino le lacrime).

Civati, bello e bravo, vuole i matrimoni. Il che gli rende onore e lode. Ma appunto li vuole dentro un partito sostanzialmente omofobo. Un po’ come se domani dentro la Lega Nord un virtuoso si battesse per lo ius soli. Lodevole, per carità. Ma anche realizzabile?

Cuperlo ha scoperto l’acqua calda dei ” diritti e doveri per coppie di fatto omosessuali,” otto parole per indicare le famiglie gay e per dir loro che oltre i DiCo il Pd dell’apparato – quello che si trascina dietro ancora i Fioroni e le Bindi – non riesce a fare. Che è un po’ come dire che per curare un malanno ci vuole l’antibiotico, ma siccome non dobbiamo perdere lo 0,2% rappresentato dal voto cattolico dentro il partito è sufficiente pregare che tutto vada per il meglio. Questo è Cuperlo.

Poi dopo il bello e il tragico, arriviamo alla barzelletta: Matteo Renzi. Che non parla nemmeno di coppie e di matrimonio, ma si limita a ricordare che in Italia bisogna rispettare tutte le scelte. E grazie per la gentile concessione. Peccato che in Italia, oggi, sia già possibile vivere la scelta di una famiglia fatta da persone dello stesso sesso. Renzi non deve darci il suo benestare su questo. Renzi dovrebbe dire in che modo vuole tutelare legalmente le nostre famiglie.

Adesso la questione mi pare chiara.
Civati è per la piena uguaglianza, ma a parer mio ha solo sbagliato luogo. Il Pd non è certo il partito del “tutto”.
Cuperlo è per la discriminazione: i DiCo, ricordiamocelo, sancivano per legge una sorta di apartheid delle famiglie omosessuali.
Renzi, invece, ha fatto quello che gli riesce meglio: non ha detto nulla. E in quel nulla tutto è possibile. Ricordiamoci, a tal proposito, cosa è successo alla Camera sulla legge “contro” l’omofobia. Figlia dei renziani, appunto.

Poi, ovviamente, ognuno scelga secondo coscienza. Magari usandola, prima.

A costo di ucciderci tutti…

Questo è un commento rilasciato da tale Louie, in risposta al mio post Diamo una lezione all’omofobia:

omofobia

credo che il contenuto di questo messaggio si qualifichi da solo. Faccio solo notare che:

1. per certi cattolici questo sarebbe un mirabile esempio di “cultura della vita”
2. per certi altri, e per i loro politici di riferimento, si tratterebbe invece di “libertà di opinione”
3. per certi partiti, infine, sarebbe una scelta auspicabile.

Per me è solo un esempio di una profonda disumanizzazione. Chi pensa che le persone LGBT debbano essere uccise piuttosto che avere i figli, concedendo al massimo un ghetto giuridico, non è poi tanto diverso da chi mandava ebrei e rom nei campi di sterminio.

Ma c’è anche da dire che questa gente riesce a produrre certi abomini anche grazie al pensiero di chi, prima, è andato/a in televisione a dire «meglio un bambino in Africa che a una coppia di omosessuali», di chi – durante il dibattito sulla legge contro l’omofobia – ha scritto lettere per rassicurare coloro i quali temevano di non poter più dire che essere gay è una malattia e amenità similari. Teniamolo sempre a mente.

Diamo una lezione all’omofobia!

il pregiudizio, immagine di Maria Gonzales

Occorre partire da lontano. Perché il pregiudizio ricorre sempre, con formule sempre uguali. È già successo, in passato. Gli ebrei, ad esempio. Venivano considerati destrutturanti, per la comunità, poiché le loro tradizioni – il loro modo d’essere – segnavano una diversità incolmabile con gli altri, i cosiddetti normali. Si diceva che volessero conquistare il mondo, attraverso sette segrete. E si pensava che fossero un pericolo per i bambini: per la Pasqua ebraica, infatti, la leggenda diceva che gli ebrei rapissero e uccidessero i piccoli cristiani per impastare il pane azzimo con il loro sangue.

Anche delle persone LGBT si dicono, mutatis mutandis, le stesse cose. Sono un pericolo per la società di oggi, addirittura per la pace! (ricordate Ratzinger?), sono organizzati in lobbies per imporre il loro stile di vita attraverso la politica e i media e, soprattutto, si confonde troppo spesso l’omosessualità con la pedofilia.

Il pregiudizio, a ben vedere, non ha molta fantasia. Ma non si pone problemi a diversificare le sue vittime: donne, gay, ebrei, neri, rom, malati, ecc.

Le cause del male

Il pregiudizio nasce dal sessismo

Com’è possibile tutto questo? Attraverso il linguaggio. La narrazione biblica ci insegna che già migliaia di anni fa si era compreso che le parole hanno la capacità di costruire realtà. Se le parole che usiamo sono buone, verrà fuori una realtà migliore. E se invece usiamo parole malvagie, costruiremo un mondo cattivo. L’omo-transfobia è fatta solo di parole malvagie, così come il razzismo, il maschilismo, il sessismo, ecc. Non piacerebbe a nessuno di noi essere insultato con termini quali “frocio”, “brutta lesbica”, “sporco negro”, “puttana” e via discorrendo. Ma è quello che accade, a moltissime persone. Faccio notare, ancora, che si viene insultati perché non si è maschi come si dovrebbe essere, secondo la mentalità comune. O perché donne. O perché di pelle o religione diversa, sempre secondo il senso comune. Mai perché maschi eterosessuali bianchi.

Perché accade? Perché l’omo-transfobia è figlia del sessismo e sorella gemella del maschilismo. Il sessismo è quella mentalità che pretende che essere maschi (ed eterosessuali) sia la condizione privilegiata. Poi ci sono le donne, da usare a proprio piacimento. E nel gradino più in basso, tutti gli altri e le altre.

Quando noi diciamo a una lesbica che è un maschio mancato, le diciamo che per avere dignità, poiché non è “donna” come vuole la società, avrebbe dovuto essere altro da sé. Quando diciamo a un gay che è una femminuccia, lo paragoniamo al genere femminile come se fosse un insulto. Per gli omofobi, a ben vedere, essere femmine è una grave colpa. Ne consegue, quindi, che chi non è omofobo, sia egli eterosessuale o meno, ama davvero le donne e più in generale tutte le persone per quello che sono.

Matthew Shepard, assassinato per omofobia

L’omofobia fa male a tutti/e

Faccio notare un altro aspetto controverso della vicenda: trattare l’omo-transfobia come una questione limitata alle persone LGBT è il modo migliore per fare del male all’intera società. Essa non colpisce solo gay, lesbiche e trans. Fa danni a chiunque, senza che ce ne rendiamo davvero conto.

Fa male innanzi tutto alle persone LGBT, con i discorsi di odio, le discriminazioni, la stigmatizzazione, gli insulti, le violenze, gli omicidi.

Fa male a chi compie questi atti, perché trasforma le persone da esseri umani in criminali.

Fa male alle famiglie, perché se si scoprono con un figlio omosessuale o una figlia lesbica, c’è il rischio che la pace finisca al loro interno.

Fa male alla salute pubblica perché, per fare un solo esempio, l’HIV viene vista come una cosa che si prendono solo i gay e questo porta moltissimi eterosessuali ad abbassare la guardia.

Fa male all’economia, perché in molti, ad esempio, non possono accendere un mutuo perché lo stato non garantisce le famiglie formate da persone dello stesso sesso (e noi sappiamo quanto avremmo bisogno di un’economia più florida in questo momento storico!).

Fa male agli adolescenti, perché molti si suicidano quando vittime del bullismo a scuola. Ci sono casi in cui chi si uccide dichiara di essere gay. Ci sono altri casi in cui qualcuno, magari pure eterosessuale, si è lanciato da un balcone perché era solo “sospettato” di esser tale. E quando ciò avviene, a farne le spese non sono solo i ragazzi che decidono di farla finita, ma le scuole nella loro interezza su cui ricade la colpa e la vergogna per quello che è successo. Vivreste bene sapendo che pesa il sospetto, sulle vostre vite, di aver contribuito alla morte di qualcuno?

Verso il futuro 

Giuseppina La Delfa, presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno, sposa la sua compagna

Quando in TV vi dicono che le persone LGBT vogliono distruggere la società fatevi una bella risata e spegnete il televisore. La verità sta da tutt’altra parte. Noi siamo parte integrante di questa società e non vogliamo distruggere nulla. Semmai vogliamo rendere il mondo di oggi un mondo migliore, più aperto, più libero e più accogliente.

Se sentire dire frasi quali “se tutti fossero gay, non ci sarebbero più figli e il genere umano si estinguerebbe”, ricordate a queste persone che nessuno di noi vuole che tutto il mondo sia gay, che non è possibile che tutti diventino omosessuali, che non siamo una chiesa che ha il bisogno di convertire gli altri per esistere. No. Noi vogliamo solo poter amare in pace le persone con cui stiamo e poterci innamorare di quelle con cui un giorno staremo. E ricordiamo pure che in Italia ci sono centomila bambini/e nati/e da persone LGBT.

Il mondo dei diritti, quello che esiste già in moltissimi paesi dell’occidente e di nuova democrazia, ammette che tutti i tipi di famiglia e tutte le forme di amore e sessualità (purché legali) abbiano la stessa cittadinanza. Il mondo dell’omofobia, invece, ammette un’unica forma di famiglia e nessuna concessione all’amore. Deciderete voi cosa essere, domani. Per quale squadra tifare, tra queste due.

Le cose cambiano, ISBN Edizioni, Milano, 2013, € 7,90

Vi faccio notare, infine, che è solo una questione di tempo. Come è già successo in passato con la libertà di professare la propria fede, con la liberazione degli schiavi, l’uguaglianza dei neri e delle donne, la fine delle persecuzioni degli ebrei. Il riconoscimento dei diritti delle persone LGBT è un altro capitolo dell’evoluzione della società umana. Possiamo rallentare il percorso – e sarebbe solo una preziosa perdita di tempo – ma non possiamo evitarlo. E invece noi dobbiamo decidere da che parte stare: se essere la macchina del tempo che fa muovere la storia, oppure se essere, di quella macchina, la polvere che vi si deposita sopra.

***

P.S.: questa “lezione” era stata pensata per l’incontro di ieri con le scuole romane, in occasione della presentazione del libro Le cose cambiano. Purtroppo gli allievi e le allieve invitati/e non hanno potuto raggiungerci per un altro impegno sopraggiunto. Spero di poter parlare con loro, in futuro, degli stessi argomenti qui trattati e di organizzare, quanto prima, un’altra presentazione di questo progetto, davvero importante per il futuro delle nuove generazioni.

Super Gesù! (Dio ci salvi, o chi per lui)

Il video si commenta da solo.

Mi limito a invitarvi a sentirla tutta: quando si arriva alla parte dei super poteri avrete voglia di convertirvi all’islam. Capirete…

P.S.: non avrei mai creduto di rimpiangere i tempi in cui questo tipo di iniziative venivano premiate con una sana visita nelle segrete dell’inquisizione, con falò finale dell’eretico sul rogo.

Oggi su Gay’s Anatomy si parla di Gender Bender 2013

E per inaugurare il mio ritorno sul blog del Mario Mieli, ecco un pezzo sulla splendida manifestazione bolognese:

«Comincia sabato 26 ottobre il Gender Bender di Bologna, ormai tradizionale appuntamento che regala alla città emiliana e alle migliaia di visitatori e visitatrici che vi si recheranno appuntamenti culturali, teatrali, mostre e splendidi party sull’onda della liberazione del sé e sul disvelamento delle potenzialità più profonde dell’essere.

Si parte, quest’anno, dal «desiderio di scoprire della bellezza laddove solitamente altri vedono un errore», dal recupero di un’umanità problematica che ritrova la sua totale pienezza e la sua dignità.

Ricchissima l’offerta culturale, a cominciare dalla presentazione di opere letterarie come il recentissimo Le cose cambiano, progetto contro il bullismo omofobo tra i giovani…»

Il resto lo puoi scoprire su Gay’s Anatomy!

Arriva Cristina…

Cristina D'Avena a Muccassassina

Cristina D’Avena a Muccassassina

O meglio, è già stata qui. Ieri sera, a Muccassassina. Una serata dedicata, in suo onore. Centinaia di fan di tutte le età accorsi/e per cantare le sue canzoni. Ha cominciato con I Puffi sanno, ha continuato con alcuni suoi cavalli di battaglia, quali Ti voglio bene Denver, Mila e Shiro due cuori nella pallavoloMemole dolce Memole, fino a quando la sala è esplosa per Sailor Moon e il cristallo del cuore, Occhi di gatto e soprattutto per Jem e le Olograms.

E siamo, tutti e tutte, tornati bambini… Per non parlare del fatto che poi, io, sono pure riuscito a farmi una foto con lei, nel backstage, e capirete da soli – come si suol dire nelle accademie romane – quanto me la sono sentita calla, in quel momento.

Dopo di che mi si sono rivelate alcune grandi verità e cioè:

1. Abbiamo tutti e tutte un fottutissimo bisogno di sognare a occhi aperti.

2. Cristina D’Avena ha cresciuto milioni di omosessuali, di ogni generazione e provenienza geografica (dovevate vedere il pubblico di Mucca, ieri notte).

3. Consequenzialmente, la nostra beniamina è forse la causa principale dell’omosessualità in Italia. E per questo sia benedetta, ora e sempre, nei secoli dei secoli, amen e ça va sans dire.

V per Vendetta sul nostro governo

Ieri sera, dopo Pechino Express, facendo zapping in tv mi sono imbattuto in un film che amo molto: V per Vendetta. Lo trasmettevano su Italia 1. E mentre lo guardavo per la decima volta almeno, ho fatto alcune considerazioni.

1. È un film che quella “feccia” che noi chiamiamo governo dovrebbe vedere. Perché come dice il protagonista, non è il popolo a dover avere paura di chi lo governa, ma esattamente il contrario. Perché in democrazia è al popolo che la classe dirigente deve rispondere. E se manca questo timore reverenziale per chi ti ha portato al potere, vuol dire che non si è più in democrazia.

2. È un film che tutti gli italiani e tutte le italiane dovrebbero vedere, più e più volte. Perché? Perché sono impressionanti i collegamenti tra la dittatura (fittizia) che fa da sfondo alla storia e la democratura (reale) che c’è adesso in Italia. Uso distorto delle parole, terrorismo psicologico, uso strumentale dei media per orientare le masse. Tutti mali che sono oggi ampiamente presenti nel nostro sistema sociale.

3. È un film che ho fatto vedere nelle mie classi, quando insegnavo al liceo. Alla fine è sempre partito l’applauso. Perché dà speranza. E se le giovani generazioni applaudono a ciò che li proietta verso il futuro, vuol dire che è di questo che il paese reale ha bisogno. Una prospettiva nuova. Una speranza per il domani.

Di tutto questo si sente la necessità.

Non certo, ad esempio, di una finanziaria (l’ennesima) che toglie sempre di più a chi vive del proprio lavoro per pagare, con le tasse e oltre l’affitto, l’IMU scontata a chi una casa ce l’ha già. Perché questo è il governo Letta, sostenuto da Pd e PdL. Un governo che toglie alle persone che hanno poco per favorire chi ha già tanto (o addirittura troppo). Per questo non ho stima di queste persone: perché calpestano la dignità della gente, senza nemmeno rendersi conto di quali sono le esigenze reali di chi li ha condotti – speriamo per l’ultima volta – al potere.