O questo o niente: l’arroganza del Pd sui diritti ai gay

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Il problema della legge sull’omofobia, voluta così com’è dall’alleanza tra Scalfarotto e i teodem, non piace alla stragrande maggioranza delle realtà associative che operano sul versante dei diritti civili, siano esse gay o meno.

Scriverò in seguito le ragioni delle associazioni che l’hanno criticata. Qui oggi parlerò dell’atteggiamento diffuso tra non pochi militanti del Pd che di fronte alle critiche rispetto al ddl, rispondono piccati: “la legge è questa, sempre meglio di niente. Se non la volete peggio per voi”. Atteggiamento arrogante e discriminatorio, a mio parere.

Quello che sfugge, a certi signori di quel partito, è che noi persone LGBT non vogliamo essere trattate come straccioni a cui regalare abiti dismessi. Certo, meglio una coperta usata e usurata rispetto al niente: copre lo stesso dal freddo (anche se male). Ma la dignità va a farsi benedire.

L’intero iter della legge si è consumato su atti dequalificanti: rimandare la discussione all’infinito, cercare mediazioni al ribasso, sacrificare i diritti civili per le larghe intese (secondo quanto espresso dai relatori stessi) e il tutto perché sul piatto c’era una questione per “froci”.

Non mi risulta che quando venne varata la legge Mancino di cui si chiedeva e si chiede tuttora l’estensione, ci siano state queste levate di scudo sulla “tutela” della “libertà” di parola. Ciò è avvenuto adesso e con l’attuale provvedimento perché si parlava di proteggere le persone LGBT.

Il Pd ha operato come ha operato. Per arrivare, invece di avere una legge buona e dignitosa, all’ennesimo ricatto del “sempre meglio di niente”.

Mi chiedo: nell’ottica del militante medio del Partito democratico io, in quanto gay, devo subire ogni volta questa manfrina per cui non posso avere la certezza della pienezza del diritto in nome di urgenze maggiori che fanno decadere la mia dignità di persona omosessuale? Perché è su questo presupposto che quella legge è nata – ovvero: non si possono mettere a repentaglio le larghe intese per la questione omosessuale – ma tale presupposto è, appunto, discriminatorio!

Il resto lo rimando alle valutazioni di Arci, Magistratuta Democratica, l’associazione dei Giuristi per i diritti degli immigrati, ecc. Tutti concordi nel dire che la legge così com’è apre a razzismo e omofobia.

Poi se la si vuole osannare perché queste sono le direttive che provengono dall’apparato, chiunque è libero di farlo. Ma la gente non è poi così stupida come si crede nelle tristi segreterie del potere politico.