Famiglie tradizionali

Ho appreso con un certo orrore il caso della sposa-bambina yemenita, venduta dal patrigno a un quarantenne a soli otto anni, morta nella stanza d’hotel dove ha passato la “prima notte di nozze” in seguito alle conseguenze di un’emorragia interna.

I miei pensieri dopo l’annientamento rispetto a una vicenda così spietata, disumana e disumanizzante, mi hanno portato a riflettere su questioni che coinvolgono il significato di parole antiche, usate in modo nuovo e, soprattutto, in modo discriminatorio. Questi termini sono, appunto, “famiglia” e “tradizione”.

Cominciamo da quest’ultima: è tradizione in certe culture che a otto, nove e dieci anni le bambine si sposino – magari dopo compravendita – con adulti. Se la cultura dominante, a cominciare dalla nostra, considera la tradizione e la sua immutevolezza un valore, a rigor di logica sarà difficile sostenere che queste consuetudini siano sbagliate.

Tanto più, e ritorniamo all’altra parola, ovvero “famiglia”, che la consuetudine di cui si sta parlando – nel caso dello Yemen nella fattispecie, ma applicabile nel tempo e nello spazio a qualsiasi altra società – ricalca il modello eterosessuale: un maschio, una femmina, progetto riproduttivo e procreativo (di lungo corso, nel caso specifico).

Semplificando, e di molto: la situazione appena descritta – prescindendo dal suo epilogo tragico – corrisponderebbe in larghe linee a un modello generalmente accettato. La cultura occidentale rifiuta il fatto che ci sia una distanza di età così abnorme, ma lo rifiuta adesso! Dopo millenni in cui certe tipologie di accordo prematrimoniale rientravano nella norma del sistema giudaico-cristiano (si pensi alla differenza di età tra Maria vergine e san Giuseppe, per avere la reale dimensione della cosa di cui stiamo parlando).

Mi si dirà: ma ciò è successo in un paese “incivile”, con cultura e religione diverse dalla nostra. E questo è sicuramente vero. Ma il sostrato di quella diversità ha forti punti in comune con la nostra cultura: la rigida divisione tra generi e la differente rilevanza sociale dei sessi, la sottomissione culturale e quotidiana della donna nei confronti dell’uomo, il maschilismo diffuso, il modello della virilità come valore predominante, ecc. In una parola soltanto: il sessismo. Insieme all’eterosessismo, che è ciò che accade alla società se quel sistema valoriale di cui si è appena data descrizione diviene modello unico e dominante.

Sintetizzando, potremmo dire che questo è ciò che succede quando il paradigma eterosessista raggiunge l’apice della sua applicazione pratica.

Oggi in Italia parleremmo – e a ragione in un caso siffatto – di pedofilia, femminicidio, schiavismo e via discorrendo. Altrove si chiama “famiglia tradizionale”. Parole che, di fronte all’evidenza di ciò che riescono a produrre, non sono poi così rassicuranti.

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5 thoughts on “Famiglie tradizionali

  1. Pingback: Famiglie tradizionali | Il Malpaese

  2. Il punto è che, per fortuna la tradizione (o le tradizioni) non sono immutevoli..lo vediamo proprio nella cultura occidentale: dal Medioevo ad oggi il concetto di “matrimonio” e “famiglia” è cambiato..in meglio pur con tutti i problemi e le contraddizioni che ancora.ci sono

  3. mmmm… Non mi piace questo post. Mi sembra tu che tu voglia equiparare in maniera fin troppo facile dei modelli distanti e con una certa semplificazione. Sì, ci sono dei punti di somiglianza, diciamo. Senza dubbio. Ma una cultura che non ha avuto l’esperienza dell’illuminismo non è paragonabile alla nostra… E non è un discorso di valore. Semmai mi riferisco all’emancipazione… Sei mai stato, almeno un mese dico, in un paese musulmano? Guarda che la divisione fra i sessi là è qualcosa di completamente diverso dalla nostra ‘divisione’. E poi sessismo è una parola troppo, ma troppo esemplificativa. Ovviamente scrivo questo, perchè mi piacerebbe discuterne :) ciao

  4. Purtroppo bisogna ammettere che certe culture sono ferme al medioevo, così come Maometto è nato sette secoli dopo Gesù, così anche i musulmani sono dietro i cristiani di sette secoli. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere sette secoli di tempo in più per uscire dalle grinfie della chiesa cattolica. Il problema di fondo, che nessuno dice per paura di essere tacciato di razzismo, è che questi musulmani d’assalto vogliono imporre le loro regole anche a noi. E purtroppo ci sono qui da noi tanti beoti che per pura convenienza politica (l’ottusità di chi li vota è a volte senza fondo) appoggiano e promuovono il fatto che questi calpestino le nostre leggi, si facciano beffe delle nostre credenze, in una parola che possano fare i padroni a casa nostra.

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