La festa del Pd e il rapper maleducato

Quando venni invitato a presentare il mio libro alla Festa dell’Unità di di Roma, uno degli organizzatori mi prese da parte e mi disse: siamo amici, puoi dire tutto quello che vuoi, ma se mi insulti il partito sarò costretto a tirarti giù dal palco. Gli risposi che ero a casa loro, che conosco le regole della contestazione, che una cosa è polemizzare e un’altra è fare dei danni a casa di chi ti ospita.

In altre parole: critici sì, sempre e ovunque. La maleducazione mai. La tua causa, se è giusta, non ne ha bisogno.

Dico questo perché oggi mi sono imbattuto casualmente nell’intervista che Repubblica ha fatto a Moreno, che canterà alla serata finale della Festa Democratica di Genova. Così si esprime il vincitore dell’ultima tornata di Amici: «Fa un po’ ridere che si dica che io suono alla Festa del Pd. Il mio concerto e la Festa democratica sono due cose diverse: la festa dell’Unità è alla Foce, il mio concerto è al Porto antico. Sono entrambi a Genova, ma in due zone distinte, ci vogliono due autobus per andare da una all’altra. Io vado al concerto di Moreno, cioè al mio show».

Qualcuno spieghi a questo ragazzino un po’ di buona educazione e le ragioni di un senso del ridicolo che evidentemente non sa gestire. Le motivazioni sono evidenti: se non ti riconosci in quel partito, non partecipare alle sue iniziative, fossero anche ludico-ricreative. Se mi invitassero a cantare per la serata conclusiva di Atreju non potrei mai dire che le due cose non c’entrano nulla. Fermo restando che io non canto e che non andrei mai ad un raduno di giovani berlusconiani.

Quanto al Pd, oltre a capire quali scelte politiche fare, e darsi un’identità, dovrebbe anche evitare di invitare fenomeni di baraccone mediatico di casa Mediaset che sputano nel piatto dove mangiano. Il processo di costruzione del sé comincia anche da queste piccole semplicissime accortezze.

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