Comunione, omofobia e liberazione

20130823-122327.jpgPuntuale come una condanna da santa inquisizione, anche quest’anno a Rimini si incontrano gli adepti di quell’organizzazione religiosa estremista più nota ai più come Comunione e Liberazione.

Anche quest’anno si punterà il dito contro matrimonio egualitario, interruzione di gravidanza volontaria, scuola pubblica e laicità in generale e si pretenderà che la politica italiana tutta finanzi (coi soldi di credenti e non) i continui attacchi che chiesa cattolica, Vaticano e fan club integralisti di sorta operano contro la democrazia. In nome degli interessi non di uno solo, come nel caso del berlusconismo, ma di una casta, tra le tante, che è quella legata agli affari (intesi come business) religiosi.

Quest’anno la kermesse si colora di rosso-sangue. Quello della comunità LGBT. Infatti l’edizione bolognese di Repubblica denuncia la presenza di in banchetto, proprio al meeting di Rimini, per raccogliere le firme contro la legge contro l’omofobia.

Evidentemente l’identità cattolica non può fare a meno di identificarsi in negativo per cui si è cristiani se non si è gay e se non si appoggiano elementari conquiste di civiltà (ammesso e non concesso che la farsa sulla legge portata avanti da Scalfarotto e Leone sia improntata in quella direzione e sappiamo tutti benissimo che non lo è).

Con ogni evidenza essere cattolici, per qualcuno a Rimini in questi giorni, coincide con il disprezzo delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans, attraverso il pensiero, le aggressioni, le violenze e gli omicidi. Perché questo significa essere contro una seria legge contro l’omo-transfobia.

Segue il solito teatrino degli scandali incrociati: qualcuno grida che i ciellini siano omofobi (che è come dire che i nazisti siano tali) e i ciellini dichiarano che sono a favore di tutte le differenze, salvo poi essere omofobi davvero (visto che sono contro matrimonio, adozioni, leggi di tutela, ecc).

Il capolavoro di questo balletto dell’ipocrisia arriva con la piroetta dell'”a mia insaputa”. CL ospitava il banchetto, senza sapere cosa si faceva in quel banchetto stesso.

Meno male che non fosse una raccolta per una legge per vietare la piena libertà di espressione alle donne, il loro confinamento nelle cucine domestiche, la condanna alla lapidazione per il sesso fuori del matrimonio e amenità similari. Sarebbe stato coerente con quanto scritto nella Bibbia, dal Levitico a san Paolo.

Per fortuna, o per paraculismo, i cristiani DOC non leggono più certe pagine fondative del pensiero cattolico. Si limitano solo a Sodoma e Gomorra. D’altronde stiamo parlando di froci. Pardon, di peccatori.

Annunci

Su Piras, senza esagerare

20130819-124421.jpgIl caso Piras è diventato tristemente noto. Ricostruiamo la vicenda. Isinbayeva, l’atleta russa omofoba, fa l’elogio alle leggi antigay del suo paese. Poi, come scrive Piras sul suo profilo Facebook:

“…il giorno dopo e pressata dalle polemiche che ne sono conseguite porta i media di tutto il mondo a titolare “Isinbayeva ci ripensa: sono stata fraintesa”.

Pensare contestualmente alle recenti conseguenze di questa legge, tra le quali i casi di stupro su alcune ragazze lesbiche e le affermazioni in difesa della stessa norma da parte di una donna e atleta di fama come la Isinbayeva mi hanno portato ad utilizzare quello che in letteratura si chiama un paradosso scrivendo sul mio profilo facebook e testualmente “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono”.

Per questa provocazione, sicuramente infelice ma non violenta, è stato messo in croce come fulgido esempio di misoginia, di violazione dei diritti umani, di maschilismo, sessismo e probabilmente qualcuno avrà anche scomodato il contagio dell’Aids, l’aumento dell’Imu e la situazione in Egitto.

Eppure, a ben vedere, Piras non ha augurato lo stupro. Ha semplicemente usato la figura del paradosso. Forse, anche a causa del mezzo, ha omesso frasi quali “è come se dicessi…”, proprio per sottolineare l’enormità della cosa. Processo retorico forse troppo elaborato per chi ragiona in modo binario: bianco/nero, bene/male, ragione/torto.

Piras è solo stato la vittima eccellente di quel processo “culturale” per cui una donna, in quanto tale, non va mai criticata (perché la critica equivale all’aggressione), in nome magari di ideologie che per esistere (ancora) hanno bisogno di essere più vere della realtà.

E non ci si rende conto che gli attacchi che gli sono stati lanciati, in modo violento (questi sì), acritico e gratuito, sono un favore indiretto a quelle politiche antigay che andrebbero attaccate senza eccezione alcuna. Il classico esempio del saggio che punta alla luna.

Come ho già detto in casi analoghi (Alicata e i rom, Civati e Biancofiore) basterebbe aver fatto bene analisi del testo alle elementari per capire il significato di quelle parole. Poi certo, se vogliamo giocare al massacro del “politico scomodo” di turno (maschio, che per certo femminismo è sempre e comunque un demerito e magari pure progay, perché un pizzico di omofobia interiorizzata non guasta) solo perché va di moda, si accomodino pure i talebani del politically correct, rientra nella libertà di essere cretini/e in massa. Rassicurante, per carità. Ma non si fa un favore al discernimento del reale e al concetto di onestà intellettuale.

Di buono in tutta questa triste vicenda, per cui si imbottisce il mouse di esplosivo e si aprono le stalle dei circuiti nervosi, c’è il fatto che il caso Piras ha dimostrato che anche dentro l’elettorato di centro-sinistra esiste un esercito di analfabeti di ritorno per cui non contano le cose che si dicono e le elaborazioni retoriche, criticando magari la non opportunità di lasciare certe esternazioni aun mezzo che presta il fianco a equivoci, mentre è importante mantenere inalterati feticci e convenzioni. Che è poi una delle tante essenze del berlusconismo. E che ci dimostra che non sono solo i partiti il problema di questo paese, ma anche la gente che ci sta dentro o che li vota.

Intanto il consigliere Piras si è dimesso, accetterà l’eventuale espulsione dal partito, ha scritto lettere e articoli di scuse. Altri, quali Calderoli e Binetti, stanno ben arroccati sui loro seggi, gongolandosi tra razzismo e omofobia. I talebani del politicamente corretto, coerentemente, continuano a stracciarsi le vesti per uno stato su Facebook.

Roma Rainbow Choir: si canta!

Se vi piace cantare e vivete a Roma o nei dintorni, vi consiglio questa iniziativa:

Il Roma Rainbow Choir dà il via alle audizioni per i nuovi coristi e le nuove coriste e si prepara alla stagione 2013/2014. Le audizioni sono aperte a tutte e a tutti coloro che voglio fare una esperienza musicale importante come quella del coro e nel contempo concretizzare l’attivismo nella comunità LGBTQIE.

Prepara un brano a cappella e prenota la tua audizione (A PORTE CHIUSE SENZA PUBBLICO) al 3200706340 oppure scrivendo a romarainbowchoir.info@gmail.com.

Le audizioni per i nuovi e le nuove coriste si terranno da MARTEDI 10 SETTEMBRE 2013 dalle 20:00 alle 21:00 presso il Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli” in Via Efeso 2/a (Metro B SAn Paolo) E PER TUTTO IL MESE DI SETTEMBRE.

Sono richieste perseveranza e continuità, voglia di mettersi in gioco, spirito di gruppo e di accoglienza.

Per ulteriori informazioni, andate sulla pagina Facebook o sul sito del coro!

Isinbayeva, normalità russa e la futura shoah gay

«Io sono a favore delle regole sui gay. Noi russi siamo normali, i ragazzi con le donne e le ragazze con gli  uomini. Rispettate le nostre leggi».

Queste le dichiarazioni dell’atleta russa Yelena Isinbayeva, in merito alle proteste degli altri e delle altre partecipanti ai mondiali di atletica che si stanno svolgendo nel paese di Putin, dove recentemente sono state varate leggi restrittive sulla libertà e la sicurezza delle persone LGBT. Ricordiamo anche che queste regole a cui allude vietano di manifestare il proprio orientamento sessuale, pena la prigione, e hanno già portato diversi gruppuscoli neonazisti ad adescare e torturare giovani omosessuali, mandando poi in rete i video delle violenze.

Continua ancora la “campionessa” di tolleranza: «Forse siamo un popolo diverso da quello di altri paesi, ma abbiamo le nostre leggi e vogliamo che gli  altri le rispettino, perché noi all’estero lo facciamo. Ci consideriamo gente normale».

Quindi, nella migliore delle tradizioni degli alfieri della disonestà intellettuale, e forse dietro il malumore di qualche sponsor, oggi arriva il “dietro front”, con l’immancabile “non sono stata compresa”.

Qualcuno faccia notare a quest’analfabeta del concetto di dignità della persona quanto segue:

1. esser capaci di maneggiare un’asta di resina non è condizione sufficiente e necessaria per parlare a sproposito di cose che non si conoscono (a meno che non si voglia fare la stessa pietosa figura di una Cuccarini o di un Cannavaro qualsiasi)
2. anche la Germania nazista e il Sudafrica dell’apartheid avevano le loro leggi, ma se una legge è sbagliata non solo non la si deve rispettare, ma va combattuta con ogni forza
3. nessuno sta mettendo in discussione il diritto della Russia di autodeterminarsi, ma credo che nemmeno a lei farebbe piacere sapere che esistono luoghi nel mondo dove si viene discriminati perché russi
4. essere a favore delle leggi varate da Putin significa essere persone orribili, come era orrendo in passato essere dalla parte di chi discriminava i neri o mandava nei lager gli ebrei
5. evidentemente la normalità russa passa nel traghettare da una dittatura all’altra, accettando passivamente la negazione dei diritti umani. Forse questo può piacere a Isinbayeva, ma suscita inquietudine e sgomento a chi si ritiene membro di una qualsiasi società civile.

Faccio notare, ancora, che in tempi di globalizzazione avere un paese così ferocemente omofobo qual è la Russia come partner commerciale e interlocutore politico pone un rischio effettivo nella tenuta democratica degli altri paesi. Cosa accadrebbe, poniamo caso, nelle aziende europee se i loro consigli di amministrazione cadessero nelle mani dei capitali russi? Sarebbero ancora garantite le libertà fondamentali ai dipendenti LGBT? Agirebbero da gruppo di pressione nei confronti del potere politico dei singoli stati? La questione sta lì, aperta e lungi dall’essere risolta.

Ci sono tutte le premesse affinché sotto gli Urali si concretizzi una futura shoah gay. Se guardiamo cosa è successo agli ebrei, non andiamo molto lontano da un futuro analogo. Secoli di pregiudizio, leggi speciali e, quindi, campi di sterminio. Il contesto della crisi economica e di futuri scenari bellici fanno da sfondo a simili eventualità.

Noi, da occidentali, dovremmo evitare che il passato ritorni. E poiché lo Stato italiano è incapace anche solo di varare una legge seria contro l’omofobia, anche in questo caso sarà compito del movimento LGBT sensibilizzare l’opinione pubblica in merito alla situazione che si sta venendo a creare dall’altra parte del mondo sui diritti umani di milioni di persone omosessuali, bisessuali e trans.

Il giro di boa

La bellezza del tramonto in estate, qui sempre dietro gli Iblei.
E la bellezza del tramonto dell’estate.
Gli ultimi scampoli.
I messaggi degli amici e delle amiche, sparpagliati qua e là.
Il viola della sera.
La pigrizia delle cicale. Come se la pigrizia, poi, fosse un disvalore.
Il sonno dei gatti.
La propria indolenza, nell’incertezza tipica di ogni crepuscolo interiore.
Che poi sto solo cercando di dire che non so se andare a mare o se poltrire il resto del giorno nella mia stanza.
I profumi della cucina di casa.
Le voci, di là. E quelle interiori.
Il venticello, gentile e dispettoso.
Tutti i pensieri. Tutti.
L’attesa dei temporali estivi. E l’auspicio dell’arcobaleno.
Il bacio che non c’è.
I buoni propositi, che per stavolta non scriverò, perché poi vanno via come sabbia tra le mani.

E il giro di boa, che sempre accade in momenti come questo, a metà agosto, in quella vibrazione tra ciò che è, ciò che sta finendo e quello che accadrà, come sempre.

Il paradosso del deputato gay

Una cosa che i politici avrebbero dovuto fare in merito al suicidio del quattordicenne romano? Mantenere il silenzio o, al massimo, dichiarare il proprio scoramento umano di fronte a una tragedia così crudele e assurda allo stesso tempo. Così non è stato. Chi ha usato il fatto per attaccare il movimento (come Giovanardi), chi per giustificare la pessima legge che sarà votata in parlamento (“la legge non lo avrebbe comunque salvato”, secondo il pensiero di Alicata), chi per giustificare se stesso e la propria condotta. Quest’ultimo è il caso di Scalfarotto, che ha scritto un post, sul suo blog, in cui ribadisce che:

  • la (sua) legge contro l’omofobia è l’unica possibile
  • non sarà un provvedimento contro i cattolici (ma nessuno lo ha mai chiesto)
  • il vero nemico è il movimento LGBT che lo critica e che vuole mantenere lo status quo
  • risponderà col silenzio alle critiche, impedendo qualsiasi forma di dibattito (ed evviva la democrazia).

Seguono varie amenità contro il M5S, del quale certi suoi rappresentanti verranno querelati per averlo considerato il mandante morale del suicidio del giovane romano (e a questo punto tanto valeva scrivere il più famoso “lei non sa chi sono io”) e un paio di bugie sulla legge Mancino (visto che non è vero che si sta estendendo quel provvedimento, ma se ne sta facendo uno a parte di tipo segregazionista per le persone LGBT che però tutelerà gli omofobi nella loro facoltà di insulto e di propaganda contro omosessuali e persone trans).

A questo articolo risponde il Circolo Mario Mieli di Roma, attraverso un comunicato ufficiale del suo presidente, Andrea Maccarrone che si chiede come mai il deputato democratico difenda ancora una volta il fronte omofobo (quello della famosa lettera all’Avvenire, per intenderci) mentre arrivano insulti al movimento (accusato di “sindrome di Stoccolma”, ovvero di amare i propri carnefici a tal punto da voler mantenere uno stato di guerriglia permanente). E si anche fa notare che il dibattito sulle leggi si fa sempre prima che esse vengano approvate, secondo la normale dialettica democratica di un paese europeo e occidentale.

Invito tutti e tutte voi a leggere i documenti in questione, sebbene mi renda conto quanto sia poco ferragostana questa vicenda che poteva essere cristallina e si è invece trasformata nell’ennesima grottesca puntata della storia dei diritti civili in Italia targata Pd.

Io mi limiterò a far notare che l’onorevole Scalfarotto, la cui elezione avevo pure salutato con favore, sta determinando la situazione paradossale per cui oltre a ricevere il plauso di Paola Binetti & Co. (e questo dovrebbe farlo riflettere e non poco) e le critiche di parte del movimento LGBT, quello più coraggioso almeno (e questo dovrebbe far riflettere noi, ancora largamente incapaci di saper dire “no!” al potente di turno), sta portando in aula un provvedimento che permetterà ai Buttiglione e alle Bindi di turno di poter continuare a dire che l’omosessualità è una perversione, un errore o un peccato. Argomenti su cui si fondano poi tutte le violenze, psicologiche e fisiche, conseguenti.

Contemporaneamente, se da un lato garantisce agli omofobi il diritto di manifestare il loro odio verbale, pardon, la loro “opinione” su milioni di gay, lesbiche e trans, dall’altro querelerà chi lo considera corresponsabile in fatti che vedono giovani adolescenti suicidarsi per il clima di odio alimentato dalla componente cattolica del suo partito.

Scalfarotto dà prova di non amare le critiche (e reprimerle) da parte dei suoi avversari, tradendo il concetto stesso di democrazia; e di tollerare e seguire il plauso dei suoi nemici, tradendo il movimento delle cui istanze di cui si era fatto portatore. La sindrome di Stoccolma in tutto questo permane, ed è evidente, ma forse andrebbero rivisti i termini della sua attribuzione.

Cos’è l’omofobia (e chi sono gli omofobi)

Rispondo a Mario, un signore che ha commentato il mio precedente articolo sul suicidio dell’adolescente romano di ieri e che mi chiede:

Buongiorno, io vorrei capire esattamente cosa si intende per omofobia, ovvero se pensare che l’omosessualità sia una condizione patologica sia omofobia di per sè oppure solo se da ciò si deduce (sbagliando a mio parere) che gli omosessuali devono essere discriminati ed emarginati. Chiedo anche, sempre perché non mi pare nessuno lo dica apertamente, se pensare che i rapporti omosessuali non siano secondo natura sia omofobia o se lo sia solo quando da questo dipende un atteggiamento di rifiuto nei confronti della persona. Questo mi pare il punto da chiarire, perché le discriminazioni sono sempre un male da combattere, soprattutto se portano a tali sofferenze e a tali tragici epiloghi, ma le discriminazioni non si combattono facendo finta che tutto sia uguale e si equivalga, perché questo è palesemente falso. Che poi tutti abbiano la stessa dignità in quanto esseri umani, bianchi o neri, cristiani o ebrei, etero o omosessuali, ciò è un principio che solo l’ignoranza può oscurare, e bisogna fare di tutto per affermarlo sempre e comunque, ma non a costo della verità scientifica e neppure rinunciando (o pretendendo di imporre agli altri che è un altro lato della medaglia) le proprie convinzioni ideologiche, filosofiche o religiose. Ringrazio in anticipo per la risposta.

Quindi, riepilogando le questioni sono le seguenti:

1. considerare l’omosessualità come patologia è omofobia?
2. pensare che i rapporti omosessuali siano contrari alla natura è omofobia?
3. continuare a credere in queste affermazioni porta davvero a discriminazione e violenze?

Risponderò a ognuno di questi interrogativi, partendo da una premessa e da una evidenza.

La premessa è di tipo giuridico: cos’è l’omofobia lo dice già una risoluzione del Parlamento Europeo del 2012. Ed essa sancisce che “consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi” e che “si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all’odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull’ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all’obiezione di coscienza“.

L’evidenza riguarda invece il concetto di natura, che non è per nulla pacifico e che consiste in un costrutto culturale e filosofico per cui il concetto stesso di natura sarebbe “contro natura”, visto che la natura non pensa se stessa. Ciò vuol dire che essendo una elucubrazione umana può prestarsi a varie definizioni, dall’osservazione sic et simpliciter di ciò che accade nell’ambiente circostante (col paradosso, in tal senso, che se tutto accade tutto è naturale), fino all’elaborazione culturale su atti e pratiche ammesse per alcune specie e non per altre (tra cui gli atti omosessuali, considerati “bestiali” e quindi naturali per le bestie, ma non ammessi per gli esseri umani in quanto superiori alla condizione ferina) rientrando però nella valutazione morale, che è una costruzione del pensiero.

Risolto quindi il dilemma di cosa è l’omofobia e di fronte all’impossibilità di definire la natura, o meglio ancora di fronte all’inutilità di questo stesso procedimento, per cui sarebbe innaturale lavarsi i denti e trapiantare cuori ma biologicamente lecito lo stupro a fini procreativi (come avviene in molte specie), passo a rispondere ai tre quesiti di cui sopra.

1. L’APA, l’Associazione degli psichiatri americani, ha condotto studi per cui esclude che l’omosessualità sia una malattia. Essa è stata pure depennata dall’elenco delle malattie mentali dall’OMS nel 1990. I rilievi di tipo scientifico perciò ci dicono che essere omosessuali non corrisponde a essere malati, sotto il profilo mentale e fisiologico. Continuare a credere nell’equazione “omosessualità = patologia” riconduce perciò a un giudizio aprioristico rispetto a quanto detto dalla scienza. Si rientra quindi nel novero dei pregiudizi già incontrati nella risoluzione del Parlamento Europeo.

2. Gli atti omosessuali esistono in “natura” e non avvengono, come sostiene ulteriormente il mio commentatore, in condizioni di violenza o di coabitazione coatta tra maschi della stessa specie. Anche qui l’evidenza scientifica sostiene l’esatto contrario. Si ricordi il caso dei pinguini dello zoo di Toronto, che nonostante la compagnia di esemplari femmine decisero di formare una coppia. I responsabili dello zoo furono costretti, in quel caso, per arrivare a farli riprodurre, ad andare contro la loro propensione e separarli. Analoghi casi si registrano tra leoni, delfini e le scimmie bonobo. Per cui la “cosiddetta” natura insegna che la sessualità tra elementi dello stesso sesso è prevista anche nell’istinto sessuale che non è solo procreativo. Riguardo alla specie umana, l’omosessualità è stata considerata dalla scienza una variante naturale della sessualità, per cui anche in questo caso definire “innaturali” o contrari alla norma i rapporti tra persone dello stesso sesso ci fa ricadere in quei pregiudizi omofobi già visti e stigmatizzati dalla risoluzione europea.

3. vivere in un contesto in cui si descrive una minoranza come contraria all’ordine naturale, come portatrice di scarsa salute pubblica, assimilabile al concetto di patologia, non gioca a favore della piena integrazione tra la maggioranza e chi viene visto e percepito come un corpo estraneo e pericoloso. Processi del genere sono per altro già stati messi in moto nei confronti di altre minoranze, come ad esempio gli ebrei, con risultati, nel corso dei secoli fino alla Shoah, che tutti e tutte conosciamo. Per altro vivere in un contesto in cui si viene additati come “pervertiti”, “malati mentali”, “errori della natura” – giusto per citare alcuni degli argomenti più alla moda utilizzati in direzione delle persone LGBT – costituisce una violenza psicologica vera e propria che non gioverebbe alla salute psichica di chiunque venisse trattato in un modo siffatto.

Per cui continuare a sostenere che essere gay, lesbiche, bisessuali e trans sia una malattia o sia contro una norma naturale rappresenta il primo gradino di una violenza che può avere ricadute sulla serenità delle persone LGBT a livello psichico, giuridico e sociale. Ed è evidente agli occhi dei più chi sono, oggi, gli attori sociali e politici che continuano in questa operazione di diffusione di idee omofobe:

  • la chiesa cattolica
  • certi media soprattutto quelli sensazionalisti
  • ampi settori della sinistra interni soprattutto al Partito Democratico
  • i teodem e il cattolicesimo parlamentare (Binetti e Bindi, per capirci meglio)
  • la stragrande maggioranza del PdL
  • la Lega Nord nella sua interezza
  • i movimenti e i partiti di estrema destra, le organizzazioni confessionali (cattoliche e non).

Tutti questi, infatti, rientrano nelle condizioni espresse dalla risoluzione del Parlamento Europeo a cui si rimanda.

Poi, va da sé, ognuno è libero di credere ciò che vuole, dall’esistenza di Babbo Natale alla presunta inferiorità di neri ed ebrei. La società italiana biasima fortemente questo ultimo tipo di credenze, mentre è disposta a concedere una deroga a chi si ostina a propagandare che essere eterosessuali sia una condizione di superiorità morale e biologica rispetto al non esserlo. Quando scienza e giurisprudenza, a livello europeo e internazionale, suggeriscono l’esatto opposto.

Rifletterei sul ritardo culturale del dibattito italiano, invece di cercare rassicurazioni e certezze che, lo abbiamo visto, affondano le loro radici sul pregiudizio. A cominciare da quello di tipo ideologico e religioso.

Adolescente suicida a Roma: buongiorno omofobi

Lo faccio ogni mattina, quando non ho da lavorare. Mi sveglio, accendo il telefono e poltrisco un po’ a letto. Scorro la lista dei commenti su Twitter e do il buongiorno a chi mi segue. Qualcuno direbbe che sono un fanatico del web, io la vedo un po’ diversamente, ma non è di questo che voglio parlare stamattina.

Stamattina è una domenica molto bella, qui in Sicilia. Il sole, come sempre, è molto caldo, ma c’è quel venticello asciutto, che puoi recuperare nelle pieghe dell’ombra del terrazzino, fresco e ristoratore. Mettici le cicale a far da contorno e la prospettiva di andare al mare, coi tuoi amici di sempre. C’erano tutte le condizioni per augurare e condividere un “buongiorno!”, rigorosamente con un cancelletto davanti (obbedendo alla tacita legge degli hashtag), e proseguire con l’indolenza vacanziera una domenica tutto sommato uguale a tante altre.

E invece.

Apro Twitter e leggo di un quattordicenne, che si è tolto la vita, lanciandosi dal terrazzo condominiale, perché vittima di omofobia. I suoi “amici”, le virgolette sono d’obbligo, lo prendevano in giro e lo escludevano dalla comitiva. Ha lasciato una lettera, in cui spiega le sue ragioni e il suo gesto disperato. E un documento su una chiavetta. Adesso, come sempre, le autorità competenti cercano di capire cosa sia successo, di fronte all’irreparabile.

Eppure le cose sembrano abbastanza semplici. Sarà che le ho vissute sulla mia pelle, quando avevo quattordici anni… E di fronte a episodi come questo, che ormai accadono secondo scadenze trimestrali, non si può non pensare alla pantomima in atto sulla cosiddetta legge contro l’omofobia e la transfobia.

La situazione di questo ragazzo (non chiamiamolo suicida, perché questa persona è stata uccisa dalla società) è molto banale nella sua tragica sequenza. Alcuni ragazzini – nutriti dall’idea che essere “froci”, “ricchioni”, “arrusi” e amenità similari è sbagliato e quindi punibile – si sentono nelle condizioni di discriminare chi viene additato come diverso. A quell’età succede anche per molto meno, basta essere timidi, un po’ più bassi o troppo alti, grassi, ecc. Solo che, contrariamente ad altre situazioni, disprezzare l’omosessuale rientra in un circuito culturale abbastanza diffuso ed esibito come modello sociale condiviso. Basta frequentare stadi e palestre, andare in chiesa, guardare un tg con le dichiarazioni del parlamentare di turno. Tutto suggerisce che esser gay (o lesbica, o trans) è moralmente sbagliato. Quindi punibile col biasimo sociale, e non solo. Questi ragazzini perciò si sono sentiti autorizzati ad emarginare il loro amico, allontanandolo dalla comitiva e prendendolo in giro. E a ben vedere, in fin dei conti, sono vittime dell’omofobia anch’essi.

Questi ragazzi però sono figli, con ogni evidenza, di un contesto sociale che vuole ai margini di se stesso le persone omosessuali e transessuali. E per emarginare dalla società, non solo dai gruppi di adolescenti ma anche dalle realizzazioni sociali più complesse, hai bisogno di escludere categorie intere dall’accesso al rispetto individuale e al diritto pubblico. Modello che ha funzionato, fino a poco tempo fa, con donne, neri ed ebrei. Poca o nessuna tolleranza nei discorsi comuni, molti luoghi comuni e limitazione dei diritti, assenti o dimezzati. Con conseguenze che tutti conosciamo.

Una legge contro l’omo-transfobia, realmente efficace, dovrebbe agire perciò proprio sulla diffusione del pregiudizio omofobo, in quella quotidianità per cui si comincia dando del “frocio” a qualcuno, per poi finire magari, in determinati contesti, con sberle e violenze varie. La legge Mancino, già esistente e riguardante la differenza di nazionalità e di religione, andava semplicemente estesa anche per orientamento sessuale e identità di genere a cominciare dalla propaganda del pregiudizio: per ribadire, cioè, che se si è eterosessuali o persone LGBT si ha tutti/e la stessa dignità e chi contraddice questa evidenza dovrebbe risponderne di fronte la legge. I cattolici e gli omofobi di Pd, Scelta Civica e buona parte del PdL hanno invece operato affinché permanga questa differenza di trattamento: perché si possa continuare a dire in giro, prima in comitiva, poi in ufficio, in chiesa o in Parlamento, che i froci fanno schifo (anche se in modo più gentile).

Il ddl presentato, così com’è, non incide di una virgola sulle cause del male. Mette una pezza sulle conseguenze.

La legge presentata è, in pratica, niente di diverso rispetto a quell’ispettore di polizia mandato oggi sul cadavere del ragazzino a constatare ciò che è successo. Gli omofobi e i transfobici, con quella legge, potranno continuare a disseminare le loro parole di odio e di disprezzo, in nome di una presunta libertà di pensiero difesa da personaggi lugubri e indegni come certi teodem interni al Pd e a Scelta Civica e non solo. Qualche altro deputato potrà continuare a rassicurare, invece, il suo elettorato omofobo che potrà, quindi, proseguire a determinare situazioni siffatte. Qualche prete, dal suo pulpito, potrà leggere gli episodi su Sodoma e Gomorra o il Levitico e trarne conseguenze per tutti. E ragazzini adolescenti continueranno a suicidarsi. Anzi, a essere uccisi da questa società.

Ritornando al discorso di apertura, se tutto questo vi fa essere tranquilli/e con le vostre coscienze, “cari” omofobi e “care” omofobe di cui sopra, il buon giorno oggi è per voi.

 

Cattolici e legge antiomofobia: Scalfarotto ci deve delle spiegazioni

Gaynews.it, il sito di Franco Grillini, ha pubblicato una lettera che diversi rappresentanti del mondo cattolico eletti in Parlamento hanno scritto al direttore dell’Avvenire in merito alla cosiddetta legge contro l’omo-transfobia. Vi invito caldamente a leggerla, riportando qui di seguito un passo che mi sembra cruciale:

Grazie a un lavoro costante e fattivo, necessariamente lontano dai riflettori per non pregiudicarne l’efficacia, cui si è dedicato un ampio fronte cattolico in diversi schieramenti presente in Parlamento, la proposta di legge che è giunta in aula è molto diversa da quella che era stata inizialmente presentata. […] Sono infatti cadute molte definizioni che rendevano inaccettabile il testo, non solo, ma grazie a questo lavoro fatto di dialogo attento e operoso, i relatori – cui va riconosciuta una notevole disponibilità – stanno lavorando su ulteriori emendamenti che, se accolti in aula, consentiranno la netta distinzione tra il reato di omofobia e la libera espressione di opinioni, evitando così proprio quei rischi inerenti i reati di opinione giustamente paventati da molti.

Credo sia fondamentale, a questo punto, fare alcune importanti considerazioni sulla svolta politica che sta prendendo questa legge, trasformata ormai in una barzelletta ad uso e consumo di una visione confessionale e fondamentalista, che ride alle spalle della società laica e della comunità LGBT.

1. Il disegno di legge originale prevedeva l’estensione dell’articolo 3 della legge Mancino, secondo la quale sarebbe stato considerato come atto omofobico anche la propaganda in chiave anti-gay. Più in generale, così come non si può stabilire la superiorità di un’etnia, di un credo, dell’appartenenza a un genere, allo stesso modo non si sarebbe più potuto propagandare che essere eterosessuali è “meglio” che essere persone LGBT.

2. Tuttavia ciò avrebbe cozzato con l’insegnamento ufficiale della chiesa, che invece ha bisogno di fomentare discriminazioni a danno della gay community, per questioni di controllo sociale. La lettera dimostra perciò l’esistenza, in un Parlamento di uno Stato laico, di un fronte cattolico solerte ed efficace il cui scopo è quello di depotenziare le norme previste per tutelare le persone omosessuali, bisessuali e transessuali di questo paese.

3. Diversi personaggi LGBT interni al Pd, quali Scalfarotto, Alicata, ecc, esultarono ai tempi in cui fu presentata la prima legge antiomofobia per la firma di Rosy Bindi. La stessa invece appare nella lettera di rassicurazioni al direttore dell’Avvenire come appartenente a quella pattuglia che insieme a personaggi quali Buttiglione e Binetti ha reso inutile il provvedimento stesso. Questo ce la dice lunga sul livello di credibilità di questo lugubre personaggio che evidentemente presso i renziani gode invece di grande credibilità istituzionale. Buono a sapersi, soprattutto in vista del futuro congresso.

4. Ivan Scalfarotto – insieme all’altro relatore, Leone, membro di un PdL, ricordiamolo, capeggiato da un criminale condannato per frode fiscale – secondo quanto scritto in quella lettera sta lavorando per rendere ancora più inefficace la legge stessa. Urgono spiegazioni dettagliate che, temo, non arriveranno.

5. Scalfarotto, così come il seguito della pattuglia renziana, sempre più nutrita di persone LGBT per altro, dovrebbe spiegarci quindi se è questa l’idea che, all’interno della loro corrente, hanno di laicità e di uguaglianza giuridica formale per tutti i cittadini e per tutte le cittadine: obbedire a una componente confessionale transpartitica al fine di mantenere forme di discriminazione tra esseri umani visti come peccatori. Se fosse possibile, tale spiegazione dovrebbe arrivare tramite dichiarazioni chiare e semplici e non col solito politichese per cui si ribadiscono concetti evidenti agli occhi dei più solo per renderli più credibili al cospetto delle loro coscienze.

Concludendo: fa male vedere tutto questo. Speravo che il “nuovo” parlamento, il più giovane e il più rosa della storia della repubblica, fosse diverso dai precedenti, ostaggi dei ricatti delle sfere religiose. Evidentemente la presenza di categorie ritenute tradizionalmente “migliori” – quali donne, giovani e gay – non è garanzia di progresso civile, se dietro al presunto rinnovamento non c’è anche un progetto politico degno di questo nome. Un progetto, magari, ispirato ai principi di quell’uguaglianza reale ed effettiva che solo la laicità può garantire a chiunque.

Principi al momento traditi dalla triste piega che ha preso la legge contro l’omo-transfobia, a partire dai suoi stessi relatori.

Onorevole Amoddio, difenda pure gli omofobi ma non offenda la mia intelligenza

Riporto qui di seguito la risposta dell’onorevole Amoddio (Pd) al mio articolo sulla sua esigenza di difendere le posizioni omofobe del suo elettorato.

Illustre Elfobruno, il fatto che, come apprendo dalle sue note biografiche, lei si nutra di letteratura fantasy, evidentemente deve averla abituata al mistero, al colpo di scena risolutore. Io invece, mi nutro di diritto e di contatti umani fondati sulla verità e sono abituata alle norme, ai commi, al pragmatismo delle leggi. Mi permetto di commentare il suo post per fare un po’ di chiarezza. Nei giorni scorsi ho ricevuto centinaia di mail: una parte di chiara matrice xenofoba, un’altra, di cittadini italiani che, condizionati dalla stampa, esprimevano preoccupazione per una legge che potesse ledere il diritto di opinione. Elfobruno, inutile nascondersi dietro una mano. Nel nostro paese, voglia per ignoranza, voglia per matrici culturali fintamente cattoliche, esiste una fascia di popolazione che la pensa diversamente da lei e da me. Persone normali che, nella maggior parte dei casi non classificherei nemmeno omofobiche, ma che sicuramente non condividono tematiche come il matrimonio, o l’adozione di figli da parte di coppie omosessuali. Personalmente, nella mia vita privata, non faccio distinzioni di genere e cerco di vivere in armonia con tutti gli esseri umani, ho diversi amici che vivono senza pregiudizi e paura la loro omosessualità e credo che possiamo tutti lottare per costruire un mondo solidale e uno stato civile basato su diritti e doveri. Proprio per questa finalità ognuno può agire laddove si trova: quindi lei nel suo campo ed io nel mio. Da parlamentare sono tenuta a mediare tra le istanze, a proteggere le minoranze, a contribuire alla redazione di leggi che possano essere giuste e che possano migliorare il nostro paese. Veda caro Elfobruno, credo che lei, sicuramente in buona fede, abbia travisato le mie parole. Io ho solo cercato di spiegare in maniera semplice l’iter della legge in Commissione Giustizia. Lei deduce che sarà possibile professare la superiorità degli eterosessuali rispetto ai gay, alle lesbiche, ai bisessuali e ai trans, io le rispondo che la modifica che è stata apportata in Commissione, interviene affinché nessuno possa istigare, commettere violenza o partecipare o dare assistenza a gruppi, ad associazioni che incitano alla violenza, proprio per rispettare i diritti sanciti dalla nostra costituzione. In ogni caso apprezzo sempre il confronto onesto.
Sofia Amoddio

Gentile onorevole Amoddio,
la ringrazio per la sollecita risposta, ammetto che non c’è da aspettarselo di questi tempi da un deputato della Repubblica Italiana, impegnati come siete stati, nei palazzi, a difendere ministri dell’interno ignari su deportazioni di dissidenti politici o ad acquistare aerei per bombardare paesi dove magari esportare democrazia, per lasciar bruciare, invece, le nostre regioni italiane (mi pare che per comprare gli F35 si stia risparmiando sui Canadair: e la Sardegna e la nostra Sicilia ringraziano). Ma non è di questo che voglio parlare, bensì del suo commento di risposta al mio precedente articolo sulla sua esigenza di rassicurare gli animi degli omofobi in Italia.

Innanzi tutto mi fa piacere che lei si alimenti di diritto come io di fantasy, ma vede, mi preoccupa che lei metta sullo stesso “piano nutrizionale” la fruizione di un genere letterario a fini di svago con un lavoro che dovrebbe essere ben più di un hobby, quello dell’avvocato penalista, per di più nel suo ruolo di parlamentare. Spero vivamente che non sia la voglia di evasione dalla realtà ma l’interesse del paese a condurre la sua azione politica.

A meno che lei non abbia usato quel parallelo per alludere, sottilmente nelle pretese ma con esiti concreti abbastanza goffi, al fatto che le mie analisi siano “favole” rispetto al suo amore per la verità, data dagli studi giuridici. Non voglio pensar male, anche se spesso si indovina, e preferirò credere che le sue parole siano solo il risultato di una certa ignoranza sul tema affrontato o di un’infelicissima delega al portaborse di turno che ha preferito esprimersi in politichese – anche abbastanza indignitoso sotto il profilo della grammatica e delle scelte lessicali adoperate (a cominciare dalla confusione tra questioni di identità sessuali e “xenofobia”) – piuttosto che affrontare seriamente il problema da me sollevato.

E il problema è il seguente: di fronte a una domanda di rassicurazione sul poter continuare a sostenere posizioni discriminatorie, e guardi che esser contrari a matrimonio egualitario e omogenitorialità è omofobia per la risoluzione del Parlamento Europeo che le ho linkato ma che lei evidentemente non ha letto, è dovere del legislatore far capire che quelle posizioni non sono lecite, fossero anche maggioritarie in seno alla società italiana. Così come qualunque persona di buon senso farebbe se un elettore si sentisse minacciato dall’eventualità di non poter più essere razzista, misogino, antisemita, ecc.

Lei, purtroppo, si arrocca dietro parole come mediazione e legge, ma dimentica che molto spesso queste non coincidono col significato di giustizia. E non è giusto un provvedimento che invece di estendere la legge Mancino anche ai reati di omo-transfobia a cominciare dalla propaganda di idee di superiorità, elimina quel passaggio magari per fare un favore a certe matrici culturali sinceramente cattoliche che sull’odio delle persone LGBT basano una bella fetta della loro dottrina religiosa da Sodoma e Gomorra in poi.

Lei sostiene di dover mediare tra istanze diverse, ma io non ho visto nessuna mediazione: tra chi le chiedeva di poter continuare a essere omofobo e la difesa di una questione fondamentale di civiltà – una legge vera contro l’omo-transfobia e non quella barzelletta presentata da certi suoi colleghi di partito in intima alleanza con deputati di partiti capeggiati da criminali comuni – lei ha preferito rassicurare solo quella fetta che di società che vuole continuare a essere peggiore, rispetto a un contesto europeo e mondiale che cambia in direzione della piena eguaglianza.

La informo, ancora, che avere amici dichiaratamente omosessuali non è una garanzia per avere l’esatta dimensione di cosa sia la questione omosessuale in questo paese. Pure Renata Polverini e Michaela Biancofiore sostengono di avere amici siffatti, ma non vorrei che anche per lei il concetto di “amico gay” sia, nella formulazione da lei esibita (per altro innovativa rispetto al più vintage “lei non sa chi sono io” ma sostanzialmente analoga), l’equivalente di frequentare con assiduità qualche salone di bellezza gestito da persone omosessuali.

In buona sintesi: speravo che lei, dopo la lettura delle mie obiezioni, cambiasse opinione. Che comprendesse che sostenere e rassicurare le ragioni di una mancata eguaglianza giuridica fosse un elemento di inciviltà. Invece lei continua a difendere quelle persone che lei reputa “normali” (quindi chi è a favore di matrimonio e adozione non lo è?), ma che continuano a essere niente di più e niente di meno che omofobi.

Ovviamente è suo pieno diritto cercare di mediare tra omofobia e lotta ai crimini d’odio, anche se secondo me è psichiatricamente utile come cercare un punto di incontro tra razzismo e antirazzismo. Ma non offenda la mia intelligenza e quella dei lettori e delle lettrici di queste pagine, che si sentono umiliati/e e offesi/e dal suo presunto tentativo di metter d’accordo chi vuole un’Italia migliore e chi, invece, non la vuole affatto. Sentimento che mi porterà, e non solo a me, qualora la sua presenza fosse riconfermata nelle prossime elezioni, a non votare per qualsivoglia coalizione che comprendesse la sua persona.

Cordialmente,

Dario Accolla