Su Piras, senza esagerare

20130819-124421.jpgIl caso Piras è diventato tristemente noto. Ricostruiamo la vicenda. Isinbayeva, l’atleta russa omofoba, fa l’elogio alle leggi antigay del suo paese. Poi, come scrive Piras sul suo profilo Facebook:

“…il giorno dopo e pressata dalle polemiche che ne sono conseguite porta i media di tutto il mondo a titolare “Isinbayeva ci ripensa: sono stata fraintesa”.

Pensare contestualmente alle recenti conseguenze di questa legge, tra le quali i casi di stupro su alcune ragazze lesbiche e le affermazioni in difesa della stessa norma da parte di una donna e atleta di fama come la Isinbayeva mi hanno portato ad utilizzare quello che in letteratura si chiama un paradosso scrivendo sul mio profilo facebook e testualmente “Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza. Poi magari domani ci ripenso. Magari mi fraintendono”.

Per questa provocazione, sicuramente infelice ma non violenta, è stato messo in croce come fulgido esempio di misoginia, di violazione dei diritti umani, di maschilismo, sessismo e probabilmente qualcuno avrà anche scomodato il contagio dell’Aids, l’aumento dell’Imu e la situazione in Egitto.

Eppure, a ben vedere, Piras non ha augurato lo stupro. Ha semplicemente usato la figura del paradosso. Forse, anche a causa del mezzo, ha omesso frasi quali “è come se dicessi…”, proprio per sottolineare l’enormità della cosa. Processo retorico forse troppo elaborato per chi ragiona in modo binario: bianco/nero, bene/male, ragione/torto.

Piras è solo stato la vittima eccellente di quel processo “culturale” per cui una donna, in quanto tale, non va mai criticata (perché la critica equivale all’aggressione), in nome magari di ideologie che per esistere (ancora) hanno bisogno di essere più vere della realtà.

E non ci si rende conto che gli attacchi che gli sono stati lanciati, in modo violento (questi sì), acritico e gratuito, sono un favore indiretto a quelle politiche antigay che andrebbero attaccate senza eccezione alcuna. Il classico esempio del saggio che punta alla luna.

Come ho già detto in casi analoghi (Alicata e i rom, Civati e Biancofiore) basterebbe aver fatto bene analisi del testo alle elementari per capire il significato di quelle parole. Poi certo, se vogliamo giocare al massacro del “politico scomodo” di turno (maschio, che per certo femminismo è sempre e comunque un demerito e magari pure progay, perché un pizzico di omofobia interiorizzata non guasta) solo perché va di moda, si accomodino pure i talebani del politically correct, rientra nella libertà di essere cretini/e in massa. Rassicurante, per carità. Ma non si fa un favore al discernimento del reale e al concetto di onestà intellettuale.

Di buono in tutta questa triste vicenda, per cui si imbottisce il mouse di esplosivo e si aprono le stalle dei circuiti nervosi, c’è il fatto che il caso Piras ha dimostrato che anche dentro l’elettorato di centro-sinistra esiste un esercito di analfabeti di ritorno per cui non contano le cose che si dicono e le elaborazioni retoriche, criticando magari la non opportunità di lasciare certe esternazioni aun mezzo che presta il fianco a equivoci, mentre è importante mantenere inalterati feticci e convenzioni. Che è poi una delle tante essenze del berlusconismo. E che ci dimostra che non sono solo i partiti il problema di questo paese, ma anche la gente che ci sta dentro o che li vota.

Intanto il consigliere Piras si è dimesso, accetterà l’eventuale espulsione dal partito, ha scritto lettere e articoli di scuse. Altri, quali Calderoli e Binetti, stanno ben arroccati sui loro seggi, gongolandosi tra razzismo e omofobia. I talebani del politicamente corretto, coerentemente, continuano a stracciarsi le vesti per uno stato su Facebook.

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37 thoughts on “Su Piras, senza esagerare

  1. Dario, sono quasi sempre d’accordo con te, ma stavolta no.
    Non si può sempre cadere nella modalità per cui il nemico del mio nemico è mo amico e chiudere gli occhi sulla gravità di certi codici comunicativi. Quello che offende della frase di Piras è l’equazione tra punizione di una donna e stupro. Perché se lo dicono i leghisti del ministro Kyenge fa rivoltare le budella e se lo dice Piras è un interessante paradosso? Certo che le donne possono essere criticate, ma senza necessariamente evocare la sopraffazione sessuale del maschio, che diavolo.

    E’ importante responsabilità di un politico saper comunicare. E se decide di comunicare sui social networks, è bene che capisca che sofisticati ragionamenti paradossali non si prestano alla sintesi tipica del mezzo. Non vale ipotizzare quello che avrebbe realmente inteso dire se l’avesse detto diversamente.

    Come poi tu possa definire non-violenta l’evocazione di uno stupro di gruppo in piazza, proprio non lo capisco: io rimango dell’idea che alle Isinbayeva di questo mondo si risponde assai meglio se non si scende sul loro terreno.

  2. Il paradosso, per essere efficace, deve essere almeno allo stesso grado di intensità di ciò che vuole criticare. Nessuno pare pensare alle conseguenze della legge russa sulla popolazione omosessuale, l’unico modo per sottolineare tramite paradosso l’enormità di una – volontaria o involontaria, di fatto o di diritto – difesa di una simile bestialità è evocarne una altrettanto bestiale. Per questo ha invece ragione Elfobruno in questo suo intervento.
    Se no sembra che evocare per paradosso lo stupro contro la Isimbayeva sia più serio e grave che fiancheggiare – volontariamente o involontariamente, di fatto o di diritto – la legge di Putin…

  3. Lungi da me l’intento di porre su un piedistallo Dario (oppure Piras), ma dai 3 commenti al suo post mi rendo conto che persone come Dario si trovano troppo avanti nello sviluppo del pensiero critico, e non tutti sono pronti a comprenderne la validità. Quando una mente evoluta si trova a interloquire con menti un po’ meno evolute, va inevitabilmente a cozzare contro un muro di gomma. Come ho scritto altrove, oggigiorno la mentalità dell’uomo di cultura media e medio/alta si aggrappa spasmodicamente e dà la priorità ai codici comunicativi a discapito del contenuto del messaggio. Un politico ha la responsabilità di saper comunicare, ma è anche vero che il popolo che ascolta (o legge) i messaggi lanciati da un politico deve essere capace di comprenderli. Il vero problema non è sicuramente Piras, ma è il degrado culturale di una buona parte del popolo italiano che non sa più discernere e analizzare i risvolti di un paradosso. Non è necessario sapere che il procedimento retorico utilizzato da Piras si chiama “paradosso”; è invece sufficiente (e necessario) intuire la funzione del costrutto utilizzato da Piras. Ma, a quanto vedo, parecchi italiani avrebbero bisogno di ritornare sui banchi di scuola per acquisire la capacità di capire e contestualizzare i messaggi acquisiti dall’ambiente circostante (insomma, per dirlo in altre parole, dovrebbero imparare ad “accertarsi che il cervello sia correttamente inserito”). Non mi si venga a dire che un politico deve anche porsi il problema di fare da maestro ai cittadini usando un linguaggio estremamente elementare per risparmiare ai bambinelli cresciuti lo sforzo mentale di usare un livello cognitivo appena al di sopra della….. disponibilità all’indottrinamento!

  4. In un periodo di propaganda pseudofemminista, che vuole far passare ogni omicidio di donna per un femminicidio, non c’è da stupirsi che non appena si accostino le parole stupro e donna la gente reagisca pavlovianamente.
    La frase di Piras per me non è infelice, è solo troppo elaborato per il popolino d’oggi e francamente anche se le avesse augurato veramente lo stupro dopo quello che ha detto l’atleta non mi avrebbe per nulla scandalizzato, certamente non più di quanto non dovrebbe farlo le frasi che quotidianamente vengono dette sui politici di destra o le donne che andavano con Berluscono (e questo senza essere un estimatore di quest’ultimo).

  5. Scusatemi, ma per capirlo il “paradosso”, non esattamente sul livello di quelli dei filosofi greci, l’ho capito, non sono illetterato, come forse pensano i difensori di uno che si rende conto di poter essere frainteso, e nonostante tutto non articola meglio il suo post, che, così come è scritto, è francamente orribile. Poteva dire: se si rendesse conto che la violenza di quei nazisti potrebbe in ipotesi, coinvolgere anche lei, non difenderebbe leggi che fomentano quella violenza. Oltretutto, mi spiace, ma non penso che certe espressioni siano giustificabili dicendo che “si scherzava”, “era un paradosso”, 2era una provocazione”, ecc. Bisogna considerare l’impatto che certe espressioni hanno su chi le legge.

  6. #Remo: purtroppo il femminicidio non è propaganda fittizia, purtroppo è una violenza mirata da parte di quegli uomini che considerano le donne di loro proprietà e, nn accettandone l’autonomia, reagiscono con le minacce, le violenze fino a ucciderle. Per il caso, recentissimo, della gioielliera uccisa non si è parlato di femminicidio, se non sbaglio, ma di omicidio. Se un rapinatore uccide una commessa per una rapina non è femminicidio, è delinquenza. Se lo fa il suo ex perché non tollera di esser stato lasciato lo è. Questa è la differenza. Per questo non mi trovo affatto d’accordo col tuo commento.

    #Andrea: la differenza sta nel fatto che un leghista quando insulta Kyenge lo fa perché ci crede, Piras è in prima linea sul fronte opposto rispetto a razzismo, omofobia e sessismo.

  7. concordo con Andrea e rainbowman 56. mi astengo dal dire altro se non che questo tuo post è intellettualmente e politicamente disonesto. e forse ti farebbe bene leggere un po di storia dei femminismi , perchè con quello che hai scritto dimostri di essere solo un maschio che sta difendendo altri maschi. il fallologocentrismo, di cui dimostri di essere uno dei massimi rappresentanti, colpisce anche i gay. il dramma è che non te ne rendi conto.

  8. Di solito sono d’accordo con te e non lo scrivo perché mi pare lapalissiano.
    Stavolta sono d’accordo con te e visti alcuni commenti precedenti mi pare giusto ribadirtelo (non tanto perché tu abbia bisogno di conferme, ma soprattutto perché finora avevo letto solo post e commenti in senso opposto e pertanto cominciavo a dubitare del mio senso critico).
    Piras ha esplicitamente rimandato al mittente il medesimo augurio fatto dalla Isimbayeva con quel suo appoggio alla legge in questione, né più né meno. E non capisco per quale ragione quando si riceve un cazzotto non si debba rispondere con un cazzotto, metaforicamente ed anche no. Allo Stonewall non mi risulta che abbiano lanciato fiori.

  9. Provo ad aggiungere ancora qualcosa suggeritami dai precedenti commenti. E probabilmente sbrodolerò un po’.
    Al di là di un’obiettiva ed indiscutibile violenza verbale (ma esclusivamente verbale), credo che sia stato dimostrato molto più sessismo da chi accusa Piras (ed in seconda istanza Elfobruno in questa sede) di sessismo che dagli stessi Piras e Dario.
    Sessista (tra le altre cose ed in parole molto semplici) è chi usa trattamenti diversi in base al fatto che si rapporti con un uomo o una donna. Mettendo da parte il femminicidio e parlando quindi solo per paradosso, per quale ragione una donna può augurare ad un uomo di essere torturato (come nei fatti è accaduto ed accade in Russia, secondo quanto denunciato dalle associazioni e soprattutto com’è documentato in diversi video, proprio con l’avallo della legge voluta da Putin), mentre un uomo non può augurare ad una donna il medesimo trattamento come ha fatto Piras?
    Oppure, nel mio caso personale dato che mi è accaduto, perché devo sentirmi dare del sessista se uso l’appellativo di “puttana” per una donna quando poi uso la stessa parola con la stessa valenza anche per un uomo che, per interesse personale, si assoggetta completamente alle direttive di un signor B qualsiasi. Considero “puttana” indeclinabile tanto quanto “onorevole” o “dottore”. E si badi che non provo alcun odio né fastidio per le prostitute ed i prostituti che esercitano il loro mestiere per strada o nelle camere da letto, mentre ho estremo disgusto per le puttane della politica e dei salotti.

    [Okay, perdonami per l’uso di un epiteto poco elegante che non appartiene a questo blog, ma al mio linguaggio comune e che per questo ho ritenuto di utilizzare]

  10. #Edgar: non concordo sull’uso di insulti per ragioni che un giorno ti spiegherò, riassumibili col fatto che l’uso di “puttana” et similia relegano all’immaginario della prostituzione femminile, così come sul fatto che non si tratta di rispondere a cazzotto con cazzotto. Vero è invece che per alcuni/e la liberazione dal maschilismo coincida con la sottomissione dell’uomo (vedi il commento di quel fulgido esempio di cui sopra che mi accusa di difendere un maschio in quanto maschio, per cui avere un pene è evidentemente un demerito a priori).

    Sorrido però quando mi si accusa di scarsa onestà intellettuale da chi si protegge dietro l’anonimato, ergendosi a detentore/trice di verità supreme ed eccelse che per esser tali hanno bisogno di essere esibite dal buio in cui ci si nasconde.

    Ovviamente essendo per la libertà di parola lascio quel commento, anche perché è un monumento all’autoreferenzialità e alla piccineria di chi lo ha scritto.

  11. Anch’io devo dissentire almeno parzialmente da quanto scritto da Dario, stavolta.
    Ci sono almeno due problemi nella vicenda di Piras: 1°) La specificità del mezzo usato: se vogliamo argomentare senza ambiguità ad uso e consumo di un pubblico vasto non si utilizzano “colte” figure retoriche in sottinteso o riferimenti ad uso e consumo dei meglio informati, e men che meno Tweetter. Che quella frase infelice si sarebbe prestata a brutti malintesi se ne è accorto persino Piras quando ha esplicitamente evocato il fraintendimento. Nel dubbio, meglio tacere o esprimere il concetto in altra forma: altrimenti non fai il politico (che dovrebbe essere uno bravo a comunicare!); 2°) Se ti collochi in uno schieramento che dovrebbe essere portatore di certi valori, non puoi permetterti la benché minima ambiguità sugli stessi. Ecco perché Binetti, Salvini & co. non destano scalpore mentre Piras sì. (Diverso è però giudicare le reazioni dell’opinione pubblica e dei politici ai discorsi degli uni e degli altri: per capirci, Calderoli avrebbe dovuto dimettersi o essere revocato all’istante all’indomani del famoso comizio; le affemazioni di Binetti&soci dovrebbero suscitare unanimi cori di indignazione. E invece…). Ma se non si costruisce una vera “semantica del rispetto” e se a farlo non sono quelli che si oppongono alla “semantica del becero”, chi dovrebbe al loro posto?
    La cosa che però più mi sconvolge e amareggia è un’altra ancora: scorrendo alcuni commenti noto come questo post, aldilà delle (nobili) intenzioni del suo autore, abbia suscitato una sorta di revanscismo antifemminile da parte di qualche maschietto troppo frustrato. Che finisce con l’accusare le donne -o meglio, “certe” donne “facinorose” e “pretenziose”- di quegli stessi eccessi di cui siamo accusati noi gay quando rivendichiamo rispetto reale, parità di diritti e attenzione alla specificità delle violenze che purtroppo subiamo. Credo sia ora di mettere il dito sulla vera piaga: o accettiamo di rinunciare alla cultura patriarcale per metterci sullo stesso piano dell’altro sesso o ci troveremo perennemente a oscillare tra un matriarcato di rivalsa (di cui il mammismo italico, molto più di certo femminismo estremo, è fulgida espressione) e una falsa “angelicazione” (permettetemi il neologismo) della donna in salsa “madonnara”-succube.

  12. Voglio un attimo rispondere a latere a elfobruno: per me si tratta di vera e propria “propaganda fittizia” quando Alfano dice che un terzo degli omicidi sono femminicidi perché un terzo delle vittime è di sesso femminile. Altrimenti non saprei come definire l’abnormità di tale affermazione.
    E rispondo anche dicendo che il fidanzato che uccide la ex non è più femminicidio di quanto, allora, la fidanzata che uccide l’ex (sarà pure statisticamente meno frequente, ma succede) non sia maschilicidio; eppure nessuno si sognerebbe mai di usare queste statistiche per montarci su, ad arte, l’idea che sia in atto una strage di maschietto solo perché pene-muniti

    Vuoi sapere cos’è, per me, veramente femminicidio: il padre mussulmano che, con la famiglia, uccide la figlia perché troppo occidentale e ha un ragazzo che a loro non piace, o l’aborto selettivo degli feti femminili in Cina, questi sono esempi di femminicidi perché si basati sì sull’idea che una donna valga meno in quanto tale.

  13. io apprezzo molto la “scorrettezza politica” e il paradosso però vanno saputi usare..e qua non stiamo parlando di Jonathan Swift o di Sacha Baron Cohen, Sarah Silverman o Aaron McGruder (che in maniera diversa sanno maneggiare sia il paradosso sia il politicamente scorretto)..parliamo di Gianluigi Piras, una persona che di mestiere fa il politico e non il comico o l’autore satirico. da un politico io mi aspetto un altro linguaggio o se vuole usare il paradosso deve essere bravo almeno al livello di Swift che se vivesse oggi dubito che affiderebbe a un social network la sua “modesta proposta”

  14. @Remo:
    Dissento completamente con le tue osservazioni: è giustissimo parlare di femminicidio perché si vuol sottolineare che dietro a questo genere di omicidio c’è sempre un retroterra culturale di mancata accettazione da parte maschile di alcune libertà fondamentali di qualunque essere umano -e quindi anche della donna-: quella di scegliere se stare o meno all’interno di un rapporto senza subirlo.
    Parlare di “maschicidio” mi sembra francamente ridicolo perché non mi risulta che ci siano eserciti di femministe revansciste pronte ad ammazzare il maschio che non si sottomette loro! Suvvia, non siamo ridicoli!!
    I tuoi argomenti invece somigliano paurosamente a quelli che usano contro noi gay quando tentiamo di far capire che ammazzare qualcuno “perché è gay” o perché non ha adempiuto al ruolo sociale che sedicenti “maggioranze” gli hanno affibbiato, è un’aggravante e può portare a “licenze di uccidere” o di “rieducare” i cui effetti vediamo in Russia e che abbiamo conosciuto nel secolo scorso in Europa.
    Insisto nel dire che noi maschi abbiamo un grosso problema di Identità da risolvere, sembra che facciamo una gran fatica a pensarci al di fuori di un contesto culturale contrappositivo nel quale primeggiare.

  15. @Pirelli: francamente mi sembra ridicola la sua di affermazione, altrimenti mi mostri, statistiche alla mano, dov’è questa orda di maschi selvatici che vanno in giro ad ammazzare le compagne?
    Le statistiche dell’anno scorso parlando di 122 femminicidi (e dentro questa statistica c’è finito di tutto: dal figlio che ha ucciso i genitori per l’eredita all’anziano che ha praticato eutanasia alla moglie): 1 ogni 500mila abitanti. Sono troppe? Sono poche? sono numeri! fatto sta che se li confronto con il numero di donne stirate sulle strisce dall’autista distratto o morte di complicazioni respiratorie nello stesso periodo non emerge certamente alcuna strage di donne né alcuna emergenza.
    Che poi ci sia in genere un dilagante maschilismo è vero, ma per piacere non si creino parole e fenomeni ad arti solo per creare non-problemi e così anche facili non-soluzioni da porre ad essi solo per far vedere che il governo sta facendo qualcosa.

  16. #elfobruno

    Condivido il tuo articolo, c’è però una cosa che non capisco e che sarei grato tu mi spiegassi.
    Perché Piras si è dimesso da qualsiasi incarico, accetterà pedissequamente l’espulsione dal partito e, soprattutto, ha scritto lettere e articoli di scuse ? Io non sono un consigliere comunale e non sono neanche iscritto al PD ma nella mia vita, se sono fermamente convinto di avere ragione, non chiedo certo scusa, al suo posto penso che mi sarei fatto espellere ma, mai e poi mai, avrei scritto lettere e articoli di scuse, lui perché lo fa ? Se l’errore è in un “esercito di analfabeti di ritorno”, perché dà loro implicitamente ragione scusandosi ? L’unica spiegazione che riesco a trovare è che anche lui, in fondo, la pensa come i “talebani del politically correct” e sente il “dovere morale” di pentirsi per “l’errore”.
    Quindi, secondo me, c’è una vistosa contraddizione nel tuo discorso visto che l’unica cosa che non critichi è la reazione di Piras.

  17. @Antonio: la risposta che posso dare io – e che proviene anche dall’esperienza quotidiana – è che se ti rendi conto di aver a che fare con una massa di idioti, molto spesso fai prima a dargli ragione che a cercare di far valere la giustezza delle tue ragione o del tuo punto di vista, perché alla fine non otterrai mai niente. Insomma spiegare ai cretini e una lotta contro i mulini a vento, e se il guadagno finale è comunque zero tanto vale ritirarsi in cavalleria.

  18. Forse la giusta spiegazione è proprio quella data da Pisolo. In certi casi può essere saggio trattare gli interlocutori come si fa con i matti, assecondandoli. Nel corso della mia vita qualche volta ho adottato questo metodo…

  19. @Pisolo, @Giovanni

    Non sono d’accordo, secondo me, prima di tutto, c’è una differenza totale fra il non “spiegare ai cretini” e scusarsi, una cosa è che, a un certo punto, io (comune cittadino) preso atto dell’inutilità delle mie spiegazioni, smetto di rispondere a dei cretini, tutt’altra cosa è che do ragione a dei cretini, scusandomi, prostrandomi, cospargendomi il capo di cenere e umiliando me stesso.
    Se poi, in generale, tenere la propria posizione è inutile è ancor più inutile aver cercato di comunicarla tale posizione.
    In secondo luogo non dimentichiamo che qui stiamo parlando di una persona che fa politica non di un comune cittadino e di situazioni di vita quotidiana, un politico non può assolutamente vivere in una “torre d’avorio”, se fa politica deve mettere in conto che si dovrà confrontare anche con i cretini, agire concretamente contro i cretini, cercare, in ogni modo, con ogni mezzo, di far valere le sue ragioni, cercare di incidere sulla società, se non lo fa, se rinuncia, se anche solo si chiude nel silenzio, evidentemente, ha sbagliato mestiere.
    Ultima cosa: i cretini non rinunciano mai, se chi non è cretino rinuncia non è necessario che dica chi vince, vero ?

  20. Caro Sig. Remo,
    anzitutto non mi chiamo Pirelli (purtroppo): avrei altri redditi rispetto a quelli per i quali ho appena preso il rimborso IRPEF!!… :D
    Mi permetto di conetstarLe in toto la Sua risposta: sulla questione delle statistiche, molto è stato scritto e molto è stato argomentato; La invito a dare un’occhiata ai blog di Loredana Lipperini e di Lorella Zanardo per potersi confrontare con chi segue molto da vicino la questione.
    Ma non è questo il punto, il vero problema è che Lei mi sta confermando il sospetto che a dar fastidio sia proprio la parola “femminicidio”, ovvero quel che si porta dietro. In pratica Lei mi sta confermando che, analogamente a quanto accade per l’omofobia e con il retrivo dibattito che sta(va) ruotando intorno all’estensione della Legge Mancino a questa fattispecie, la semplice evocazione di questi due fenomeni pongono immensi problemi perché rimandano a tutta la struttura culturale sulla quale poggia la nostra cattolicissima società italiota. Dove è “naturale” che il gay sia malato, senza diritti, inferiore, degno di compatimento (e dove la lesbica proprio non esiste!); che il maschio sia “cacciatore” e possegga la donna (anche usandola, se serve o gli fa piacere); che la donna possa essere soltanto madonna o puttana e non Essere Umano a parte intera con pari dignità e potenzialità rispetto al “Maschio Alfa” Sovrano (etero, bianco, timorato di un dio emanazione di un monoteismo ufficiale).
    A me importa poco se ci siano x femminicidi invece di 10x o di 1000x, mi basta che il fatto esista e che porti allo scoperto tutto un retroterra di pensiero e di violenze spesso taciute o addirittura negate dalle stesse vittime (Le ricordo sommessamente che ancor oggi la donna che abbandona il marito è una “disgraziata puttana” per troppe italiche genti).
    Negare, sminuire o “fastidiarsi” per quelle che Lei derubrica a semplici “mode o invenzioni giornalistiche” (le vittime temo che non sarebbero d’accordo con Lei…) è molto più meschino che prenderne atto e trovare qualche soluzione.
    E qui veniamo al punto dove invece credo che potremmo convergere senza difficoltà: può essere una soluzione un Decreto Legge pasticciato che, oltre a creare ulteriori problemi giuridici, nasconde dietro alle pieghe propagandistiche di un filofemminismo ipocrita e di facciata, ben altre trappole liberticide che nulla hanno a che vedere con l’oggetto principale? Evidentemente no.
    Ma di certo c’è un problema di strumenti da esperire nell’emergenza degli accadimenti: poter contare su fattispecie giuridiche precise e non generiche, nonché su una diversa sensibilità delle Forze dell’Ordine nell’affrontare la violenza di genere, sarebbe un gran passo avanti (aldilà del valore simbolico che lo strumento legislativo ha o dovrebbe avere). Che non ci esime dal portare avanti la “madre di tutte le battaglie”: quella culturale. Aldilà di qualsiasi dato statistico più o meno attendibile.

  21. @Antonio, Giovanni e Pisolo:
    Piras ha commesso un errore comunicativo molto grave, lo sa, lo ha anche anticipato nel suo messaggio quando ha messo le mani avanti evocando il (più che) possibile fraintendimento, quindi si sente la coscienza sporca. Tutto qui. Il resto è alto sofismo, le persone comuni hanno ben capito il senso superficiale di quella frase!

  22. @Luca Perilli

    L’articolo, mi risulta, è firmato da elfobruno non da Luca Perilli e nell’articolo di elfobruno non si parla di “errore comunicativo molto grave”, mi sono rivolto esplicitamente a elfobruno per fargli notare quella che, secondo me, era una contraddizione nel suo discorso e chiedere spiegazioni, lei è forse il portavoce di elfobruno ? Mi vuole forse comunicare che elfobruno si è reso conto della contraddizione ? In caso contrario non capisco proprio cosa lei voglia, prendo atto della sua posizione ma le faccio notare che non le ho chiesto assolutamente nulla e che quando vorrò chiedere spiegazioni per i suoi discorsi lo farò direttamente. Pisolo, Giovanni hanno cercato di dare una possibile risposta alla mia obiezione, lei invece non lo fa ma ha invece l’arroganza di sostituirsi all’autore e di ribaltare il discorso secondo la sua personalissima interpretazione (guardi che lei non ha l’esclusiva della verità), non mi sembra un modo di procedere corretto…

  23. “Che non ci esime dal portare avanti la “madre di tutte le battaglie”: quella culturale. Aldilà di qualsiasi dato statistico più o meno attendibile.” insomma, siamo alla fola che il fine giustifica i mezzi.
    Vede, caro Perilli (questa volta l’ho scritto bene), un conto è lottare contro l’incontestabile maschilismo che regna nella società italiana (ma non solo), e un conto è lottare contro la una fanta epidemia di omicidi di donne condotte da orde di uomini selvaggi che notte tempo va ad ammazzare donne in quanto tali; perché questo non è tanto dissimile dalla propaganda portata avanti qualche anno fa sui media davano risalto a ogni crimine commesso da una straniero, amplificando un allarme sociale di pancia che poi facilmente è sfocia in episodi di giustizialismo sommario.
    Se non le basta questo continui pure a masturbarsi guardando le sue statistiche di “femminicidi”, la cui retorica ha ultimamento portato a perle legislative come la querela irrevocabile

  24. @Remo:
    Le consiglio caldamente di girare il Sue ultimo post così com’è ai familiari delle vittime e a tutte le vittime di violenza di genere sopravvissute, attendo di conoscerne le reazioni.

    @Antonio:
    Non credo proprio che Elfobruno abbia bisogno di portavoce, men che meno del Sottoscritto.
    Mi sono limitato a ribadire una mia opinione, anzi, a riportare la chiosa di Piras sul suo stesso post: quella di cui mi sembra quasi nessuno si sia accorto e che spiega da sola ogni cosa. Perché ostinarsi a non volerla vedere?

  25. #Antonio: la tua è una domanda che dovresti fare a Piras stesso. Io penso che si possa fare degli errori di comunicazione, senza voler veicolare contenuti come quelli addossati al consigliere del Pd. Credo anche che se fosse capitato a me e avessi avuto come reazione il muro di fuoco di colleghi, media, terremotati psichici (cit.) sui social, forse avrei ceduto terreno pur nella consapevolezza di avere ragione. Stiamo parlando di un’ingiustizia, non di una logica ferrea.

  26. #Elfo Continuo a pensare che se Piras è in prima linea sul fronte opposto rispetto a razzismo, omofobia e sessismo, non lo ha dimostrato con quelle parole. Rimango dell’idea che se uno dice che i froci vanno messi al rogo la migliore risposta non sia “al rogo le puttane come te”. E con questo non mi schiero né dentro né contro un gruppo o un altro, un sesso o un altro: io guardo un fatto (o un detto) e cerco di giudicarlo con la mia ragione. Che tristezza che anche in un luogo come questo ci sia chi argomenta per appartenenza.
    #Edgar: Quanto a Stonewall…beh ne riparliamo quando si scende in piazza. C’è un punto in cui si può decidere che le idee vanno difese con la forza, ma questo mi sembra diverso dal mettere post su facebook.

  27. @Luca Perilli

    La sua risposta mi conferma la sgradevole sensazione di arroganza del suo precedente post, non era necessario che lei ribadisse la sua posizione, l’avevo già capita perfettamente.
    Le ricordo nuovamente che lei non ha l’esclusiva della verità e che lei non è l’unico in grado di decifrare correttamente gli avvenimenti, i comportamenti e le parole altrui.

    #elfobruno

    Su questo punto non sono minimamente d’accordo con te, è ovvio che bisognerebbe parlare con Piras per avere risposte esaustive ma è anche vero che tu nell’articolo lo difendi.
    Se Piras avesse commesso un errore comunicativo (errore che comunque non è messo in evidenza nell’articolo) sarebbe bastato che precisasse meglio il suo discorso, Piras però non ha fatto questo ma si è profuso invece in scuse infinite (veramente eccessive, secondo me). La tua lettura dell’avvenimento è stata quella di una provocazione, di un paradosso non compreso, se il discorso è questo Piras poteva allora tenere benissimo la sua posizione (non doveva certo scegliere fra la ritrattazione e il rogo), cedendo invece Piras ammette di aprire bocca senza pensare (e crolla la consapevole provocazione) e, ancor peggio, che la pensa esattamente come i “talebani” che tu critichi. La “logica ferrea” non la cercavo certo nel comportamento di Piras ma nella tua lettura, il tuo discorso va bene purché tu sottolinei la debolezza e le contraddizioni di Piras, non puoi difendere chi ti smentisce con i fatti e le parole.
    Mi dispiace sentirti dire che cederesti pur nella consapevolezza di avere ragione, è però vero che tu non sei un politico…la politica non è un mestiere facile, oggi invece troppi la fanno solo per i privilegi che dà, se però si fa politica per questo non si fanno provocazioni, non si fa proprio nulla, si pensa solo a fare carriera, se invece si vuole fare politica seriamente si devono avere le capacità, il carattere per farla e non si cede mai, così come non si fa il chirurgo se si sviene appena si vede del sangue. Piras, secondo me, non è stato vittima di un’ingiustizia ma ha solo dimostrato di avere le idee molto confuse su cosa implichi fare politica e su cosa esattamente sia il suo partito di riferimento.

  28. @Luca Perilli

    Sarebbe molto interessante un’analisi dei suoi post, di come lei costruisce il discorso, delle frasi, delle parole che usa ma certo non è questa la sede opportuna…
    Non basta minimamente rispedire al mittente una critica, non basta minimamente dare del lei e mostrarsi formalmente gentile se poi la sostanza tradisce una mancanza di rispetto profonda.
    Si è accorto che io uso spesso l’espressione “secondo me” ? Si è accorto che non dico che gli altri non capiscono perché hanno un ‘idea diversa dalla mia ? Si è accorto che non trancio giudizi categorici sugli avvenimenti e le persone ? Si è accorto che non dico che vorrei uniformare il mondo al mio pensiero ?
    Io mi sono limitato a ricordarle che lei non ha l’esclusiva della verità, è questa una banalissima ovvietà (che io accetto incondizionatamente), lei però questa ovvietà, a quanto pare, proprio non riesce ad accettarla ma è proprio in questa sua incapacità, secondo me, tutta la sua arroganza.

  29. Come mai non si sente più parlare di femminicidi? forse il decreto di Alfano ha debellato il problema? o forse non ci sono più le ragioni mediatiche per creare ad arte un’arma di distrazione di massa?

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