Isinbayeva, normalità russa e la futura shoah gay

«Io sono a favore delle regole sui gay. Noi russi siamo normali, i ragazzi con le donne e le ragazze con gli  uomini. Rispettate le nostre leggi».

Queste le dichiarazioni dell’atleta russa Yelena Isinbayeva, in merito alle proteste degli altri e delle altre partecipanti ai mondiali di atletica che si stanno svolgendo nel paese di Putin, dove recentemente sono state varate leggi restrittive sulla libertà e la sicurezza delle persone LGBT. Ricordiamo anche che queste regole a cui allude vietano di manifestare il proprio orientamento sessuale, pena la prigione, e hanno già portato diversi gruppuscoli neonazisti ad adescare e torturare giovani omosessuali, mandando poi in rete i video delle violenze.

Continua ancora la “campionessa” di tolleranza: «Forse siamo un popolo diverso da quello di altri paesi, ma abbiamo le nostre leggi e vogliamo che gli  altri le rispettino, perché noi all’estero lo facciamo. Ci consideriamo gente normale».

Quindi, nella migliore delle tradizioni degli alfieri della disonestà intellettuale, e forse dietro il malumore di qualche sponsor, oggi arriva il “dietro front”, con l’immancabile “non sono stata compresa”.

Qualcuno faccia notare a quest’analfabeta del concetto di dignità della persona quanto segue:

1. esser capaci di maneggiare un’asta di resina non è condizione sufficiente e necessaria per parlare a sproposito di cose che non si conoscono (a meno che non si voglia fare la stessa pietosa figura di una Cuccarini o di un Cannavaro qualsiasi)
2. anche la Germania nazista e il Sudafrica dell’apartheid avevano le loro leggi, ma se una legge è sbagliata non solo non la si deve rispettare, ma va combattuta con ogni forza
3. nessuno sta mettendo in discussione il diritto della Russia di autodeterminarsi, ma credo che nemmeno a lei farebbe piacere sapere che esistono luoghi nel mondo dove si viene discriminati perché russi
4. essere a favore delle leggi varate da Putin significa essere persone orribili, come era orrendo in passato essere dalla parte di chi discriminava i neri o mandava nei lager gli ebrei
5. evidentemente la normalità russa passa nel traghettare da una dittatura all’altra, accettando passivamente la negazione dei diritti umani. Forse questo può piacere a Isinbayeva, ma suscita inquietudine e sgomento a chi si ritiene membro di una qualsiasi società civile.

Faccio notare, ancora, che in tempi di globalizzazione avere un paese così ferocemente omofobo qual è la Russia come partner commerciale e interlocutore politico pone un rischio effettivo nella tenuta democratica degli altri paesi. Cosa accadrebbe, poniamo caso, nelle aziende europee se i loro consigli di amministrazione cadessero nelle mani dei capitali russi? Sarebbero ancora garantite le libertà fondamentali ai dipendenti LGBT? Agirebbero da gruppo di pressione nei confronti del potere politico dei singoli stati? La questione sta lì, aperta e lungi dall’essere risolta.

Ci sono tutte le premesse affinché sotto gli Urali si concretizzi una futura shoah gay. Se guardiamo cosa è successo agli ebrei, non andiamo molto lontano da un futuro analogo. Secoli di pregiudizio, leggi speciali e, quindi, campi di sterminio. Il contesto della crisi economica e di futuri scenari bellici fanno da sfondo a simili eventualità.

Noi, da occidentali, dovremmo evitare che il passato ritorni. E poiché lo Stato italiano è incapace anche solo di varare una legge seria contro l’omofobia, anche in questo caso sarà compito del movimento LGBT sensibilizzare l’opinione pubblica in merito alla situazione che si sta venendo a creare dall’altra parte del mondo sui diritti umani di milioni di persone omosessuali, bisessuali e trans.

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