Cos’è l’omofobia (e chi sono gli omofobi)

Rispondo a Mario, un signore che ha commentato il mio precedente articolo sul suicidio dell’adolescente romano di ieri e che mi chiede:

Buongiorno, io vorrei capire esattamente cosa si intende per omofobia, ovvero se pensare che l’omosessualità sia una condizione patologica sia omofobia di per sè oppure solo se da ciò si deduce (sbagliando a mio parere) che gli omosessuali devono essere discriminati ed emarginati. Chiedo anche, sempre perché non mi pare nessuno lo dica apertamente, se pensare che i rapporti omosessuali non siano secondo natura sia omofobia o se lo sia solo quando da questo dipende un atteggiamento di rifiuto nei confronti della persona. Questo mi pare il punto da chiarire, perché le discriminazioni sono sempre un male da combattere, soprattutto se portano a tali sofferenze e a tali tragici epiloghi, ma le discriminazioni non si combattono facendo finta che tutto sia uguale e si equivalga, perché questo è palesemente falso. Che poi tutti abbiano la stessa dignità in quanto esseri umani, bianchi o neri, cristiani o ebrei, etero o omosessuali, ciò è un principio che solo l’ignoranza può oscurare, e bisogna fare di tutto per affermarlo sempre e comunque, ma non a costo della verità scientifica e neppure rinunciando (o pretendendo di imporre agli altri che è un altro lato della medaglia) le proprie convinzioni ideologiche, filosofiche o religiose. Ringrazio in anticipo per la risposta.

Quindi, riepilogando le questioni sono le seguenti:

1. considerare l’omosessualità come patologia è omofobia?
2. pensare che i rapporti omosessuali siano contrari alla natura è omofobia?
3. continuare a credere in queste affermazioni porta davvero a discriminazione e violenze?

Risponderò a ognuno di questi interrogativi, partendo da una premessa e da una evidenza.

La premessa è di tipo giuridico: cos’è l’omofobia lo dice già una risoluzione del Parlamento Europeo del 2012. Ed essa sancisce che “consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi” e che “si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto diverse forme, tra cui incitamento all’odio e istigazione alla discriminazione, scherno e violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e uccisioni, discriminazioni a violazione del principio di uguaglianza e limitazione ingiustificata e irragionevole dei diritti, e spesso si cela dietro motivazioni fondate sull’ordine pubblico, sulla libertà religiosa e sul diritto all’obiezione di coscienza“.

L’evidenza riguarda invece il concetto di natura, che non è per nulla pacifico e che consiste in un costrutto culturale e filosofico per cui il concetto stesso di natura sarebbe “contro natura”, visto che la natura non pensa se stessa. Ciò vuol dire che essendo una elucubrazione umana può prestarsi a varie definizioni, dall’osservazione sic et simpliciter di ciò che accade nell’ambiente circostante (col paradosso, in tal senso, che se tutto accade tutto è naturale), fino all’elaborazione culturale su atti e pratiche ammesse per alcune specie e non per altre (tra cui gli atti omosessuali, considerati “bestiali” e quindi naturali per le bestie, ma non ammessi per gli esseri umani in quanto superiori alla condizione ferina) rientrando però nella valutazione morale, che è una costruzione del pensiero.

Risolto quindi il dilemma di cosa è l’omofobia e di fronte all’impossibilità di definire la natura, o meglio ancora di fronte all’inutilità di questo stesso procedimento, per cui sarebbe innaturale lavarsi i denti e trapiantare cuori ma biologicamente lecito lo stupro a fini procreativi (come avviene in molte specie), passo a rispondere ai tre quesiti di cui sopra.

1. L’APA, l’Associazione degli psichiatri americani, ha condotto studi per cui esclude che l’omosessualità sia una malattia. Essa è stata pure depennata dall’elenco delle malattie mentali dall’OMS nel 1990. I rilievi di tipo scientifico perciò ci dicono che essere omosessuali non corrisponde a essere malati, sotto il profilo mentale e fisiologico. Continuare a credere nell’equazione “omosessualità = patologia” riconduce perciò a un giudizio aprioristico rispetto a quanto detto dalla scienza. Si rientra quindi nel novero dei pregiudizi già incontrati nella risoluzione del Parlamento Europeo.

2. Gli atti omosessuali esistono in “natura” e non avvengono, come sostiene ulteriormente il mio commentatore, in condizioni di violenza o di coabitazione coatta tra maschi della stessa specie. Anche qui l’evidenza scientifica sostiene l’esatto contrario. Si ricordi il caso dei pinguini dello zoo di Toronto, che nonostante la compagnia di esemplari femmine decisero di formare una coppia. I responsabili dello zoo furono costretti, in quel caso, per arrivare a farli riprodurre, ad andare contro la loro propensione e separarli. Analoghi casi si registrano tra leoni, delfini e le scimmie bonobo. Per cui la “cosiddetta” natura insegna che la sessualità tra elementi dello stesso sesso è prevista anche nell’istinto sessuale che non è solo procreativo. Riguardo alla specie umana, l’omosessualità è stata considerata dalla scienza una variante naturale della sessualità, per cui anche in questo caso definire “innaturali” o contrari alla norma i rapporti tra persone dello stesso sesso ci fa ricadere in quei pregiudizi omofobi già visti e stigmatizzati dalla risoluzione europea.

3. vivere in un contesto in cui si descrive una minoranza come contraria all’ordine naturale, come portatrice di scarsa salute pubblica, assimilabile al concetto di patologia, non gioca a favore della piena integrazione tra la maggioranza e chi viene visto e percepito come un corpo estraneo e pericoloso. Processi del genere sono per altro già stati messi in moto nei confronti di altre minoranze, come ad esempio gli ebrei, con risultati, nel corso dei secoli fino alla Shoah, che tutti e tutte conosciamo. Per altro vivere in un contesto in cui si viene additati come “pervertiti”, “malati mentali”, “errori della natura” – giusto per citare alcuni degli argomenti più alla moda utilizzati in direzione delle persone LGBT – costituisce una violenza psicologica vera e propria che non gioverebbe alla salute psichica di chiunque venisse trattato in un modo siffatto.

Per cui continuare a sostenere che essere gay, lesbiche, bisessuali e trans sia una malattia o sia contro una norma naturale rappresenta il primo gradino di una violenza che può avere ricadute sulla serenità delle persone LGBT a livello psichico, giuridico e sociale. Ed è evidente agli occhi dei più chi sono, oggi, gli attori sociali e politici che continuano in questa operazione di diffusione di idee omofobe:

  • la chiesa cattolica
  • certi media soprattutto quelli sensazionalisti
  • ampi settori della sinistra interni soprattutto al Partito Democratico
  • i teodem e il cattolicesimo parlamentare (Binetti e Bindi, per capirci meglio)
  • la stragrande maggioranza del PdL
  • la Lega Nord nella sua interezza
  • i movimenti e i partiti di estrema destra, le organizzazioni confessionali (cattoliche e non).

Tutti questi, infatti, rientrano nelle condizioni espresse dalla risoluzione del Parlamento Europeo a cui si rimanda.

Poi, va da sé, ognuno è libero di credere ciò che vuole, dall’esistenza di Babbo Natale alla presunta inferiorità di neri ed ebrei. La società italiana biasima fortemente questo ultimo tipo di credenze, mentre è disposta a concedere una deroga a chi si ostina a propagandare che essere eterosessuali sia una condizione di superiorità morale e biologica rispetto al non esserlo. Quando scienza e giurisprudenza, a livello europeo e internazionale, suggeriscono l’esatto opposto.

Rifletterei sul ritardo culturale del dibattito italiano, invece di cercare rassicurazioni e certezze che, lo abbiamo visto, affondano le loro radici sul pregiudizio. A cominciare da quello di tipo ideologico e religioso.