Adolescente suicida a Roma: buongiorno omofobi

Lo faccio ogni mattina, quando non ho da lavorare. Mi sveglio, accendo il telefono e poltrisco un po’ a letto. Scorro la lista dei commenti su Twitter e do il buongiorno a chi mi segue. Qualcuno direbbe che sono un fanatico del web, io la vedo un po’ diversamente, ma non è di questo che voglio parlare stamattina.

Stamattina è una domenica molto bella, qui in Sicilia. Il sole, come sempre, è molto caldo, ma c’è quel venticello asciutto, che puoi recuperare nelle pieghe dell’ombra del terrazzino, fresco e ristoratore. Mettici le cicale a far da contorno e la prospettiva di andare al mare, coi tuoi amici di sempre. C’erano tutte le condizioni per augurare e condividere un “buongiorno!”, rigorosamente con un cancelletto davanti (obbedendo alla tacita legge degli hashtag), e proseguire con l’indolenza vacanziera una domenica tutto sommato uguale a tante altre.

E invece.

Apro Twitter e leggo di un quattordicenne, che si è tolto la vita, lanciandosi dal terrazzo condominiale, perché vittima di omofobia. I suoi “amici”, le virgolette sono d’obbligo, lo prendevano in giro e lo escludevano dalla comitiva. Ha lasciato una lettera, in cui spiega le sue ragioni e il suo gesto disperato. E un documento su una chiavetta. Adesso, come sempre, le autorità competenti cercano di capire cosa sia successo, di fronte all’irreparabile.

Eppure le cose sembrano abbastanza semplici. Sarà che le ho vissute sulla mia pelle, quando avevo quattordici anni… E di fronte a episodi come questo, che ormai accadono secondo scadenze trimestrali, non si può non pensare alla pantomima in atto sulla cosiddetta legge contro l’omofobia e la transfobia.

La situazione di questo ragazzo (non chiamiamolo suicida, perché questa persona è stata uccisa dalla società) è molto banale nella sua tragica sequenza. Alcuni ragazzini – nutriti dall’idea che essere “froci”, “ricchioni”, “arrusi” e amenità similari è sbagliato e quindi punibile – si sentono nelle condizioni di discriminare chi viene additato come diverso. A quell’età succede anche per molto meno, basta essere timidi, un po’ più bassi o troppo alti, grassi, ecc. Solo che, contrariamente ad altre situazioni, disprezzare l’omosessuale rientra in un circuito culturale abbastanza diffuso ed esibito come modello sociale condiviso. Basta frequentare stadi e palestre, andare in chiesa, guardare un tg con le dichiarazioni del parlamentare di turno. Tutto suggerisce che esser gay (o lesbica, o trans) è moralmente sbagliato. Quindi punibile col biasimo sociale, e non solo. Questi ragazzini perciò si sono sentiti autorizzati ad emarginare il loro amico, allontanandolo dalla comitiva e prendendolo in giro. E a ben vedere, in fin dei conti, sono vittime dell’omofobia anch’essi.

Questi ragazzi però sono figli, con ogni evidenza, di un contesto sociale che vuole ai margini di se stesso le persone omosessuali e transessuali. E per emarginare dalla società, non solo dai gruppi di adolescenti ma anche dalle realizzazioni sociali più complesse, hai bisogno di escludere categorie intere dall’accesso al rispetto individuale e al diritto pubblico. Modello che ha funzionato, fino a poco tempo fa, con donne, neri ed ebrei. Poca o nessuna tolleranza nei discorsi comuni, molti luoghi comuni e limitazione dei diritti, assenti o dimezzati. Con conseguenze che tutti conosciamo.

Una legge contro l’omo-transfobia, realmente efficace, dovrebbe agire perciò proprio sulla diffusione del pregiudizio omofobo, in quella quotidianità per cui si comincia dando del “frocio” a qualcuno, per poi finire magari, in determinati contesti, con sberle e violenze varie. La legge Mancino, già esistente e riguardante la differenza di nazionalità e di religione, andava semplicemente estesa anche per orientamento sessuale e identità di genere a cominciare dalla propaganda del pregiudizio: per ribadire, cioè, che se si è eterosessuali o persone LGBT si ha tutti/e la stessa dignità e chi contraddice questa evidenza dovrebbe risponderne di fronte la legge. I cattolici e gli omofobi di Pd, Scelta Civica e buona parte del PdL hanno invece operato affinché permanga questa differenza di trattamento: perché si possa continuare a dire in giro, prima in comitiva, poi in ufficio, in chiesa o in Parlamento, che i froci fanno schifo (anche se in modo più gentile).

Il ddl presentato, così com’è, non incide di una virgola sulle cause del male. Mette una pezza sulle conseguenze.

La legge presentata è, in pratica, niente di diverso rispetto a quell’ispettore di polizia mandato oggi sul cadavere del ragazzino a constatare ciò che è successo. Gli omofobi e i transfobici, con quella legge, potranno continuare a disseminare le loro parole di odio e di disprezzo, in nome di una presunta libertà di pensiero difesa da personaggi lugubri e indegni come certi teodem interni al Pd e a Scelta Civica e non solo. Qualche altro deputato potrà continuare a rassicurare, invece, il suo elettorato omofobo che potrà, quindi, proseguire a determinare situazioni siffatte. Qualche prete, dal suo pulpito, potrà leggere gli episodi su Sodoma e Gomorra o il Levitico e trarne conseguenze per tutti. E ragazzini adolescenti continueranno a suicidarsi. Anzi, a essere uccisi da questa società.

Ritornando al discorso di apertura, se tutto questo vi fa essere tranquilli/e con le vostre coscienze, “cari” omofobi e “care” omofobe di cui sopra, il buon giorno oggi è per voi.

 

Annunci

33 thoughts on “Adolescente suicida a Roma: buongiorno omofobi

  1. Caro Elfobruno, anche io sono siciliano, anche io sono stato risvegliato da questa burtta notizioa pubblicata da Repubblica, anche io ho vissuto dei momenti durante l’adolescenza e non solo in cui per paura di essere un “frocio” ho pensato di togliermi la vita. Mi ha scandalizzato molto ascoltare la Roccella che candidamente dice che non vede alcun problema particolare per gli omosessuali italiani, leggere quello che Cesana su Tempi ha detto a proposito delle leggi contro i gay in Russia, quello che i nostri politici hanno scritto su Avvenire. Stamattina ho postato su Fb alla Roccella e ad Avenire l’articolo di Repubblica (chissà se è stato cancellato da Avvenire…) dicendo loro di vergognarsi . Il loro tergiversare, quello dei parlamentari che dovrebbero essere a noi più vicino, quello dei gay che pensano solo a trombare gridano vendetta al cospetto di Dio di fronte a morti come quella del ragazzino di oggi che si è ucciso solo per paura . Perchè non organizzare una marcia su Roma per le vittime dell’omofobia?
    Alfredo

  2. Buongiorno, io vorrei capire esattamente cosa si intende per omofobia, ovvero se pensare che l’omosessualità sia una condizione patologica sia omofobia di per sè oppure solo se da ciò si deduce (sbagliando a mio parere) che gli omosessuali devono essere discriminati ed emarginati. Chiedo anche, sempre perché non mi pare nessuno lo dica apertamente, se pensare che i rapporti omosessuali non siano secondo natura sia omofobia o se lo sia solo quando da questo dipende un atteggiamento di rifiuto nei confronti della persona. Questo mi pare il punto da chiarire, perché le discriminazioni sono sempre un male da combattere, soprattutto se portano a tali sofferenze e a tali tragici epiloghi, ma le discriminazioni non si combattono facendo finta che tutto sia uguale e si equivalga, perché questo è palesemente falso. Che poi tutti abbiano la stessa dignità in quanto esseri umani, bianchi o neri, cristiani o ebrei, etero o omosessuali, ciò è un principio che solo l’ignoranza può oscurare, e bisogna fare di tutto per affermarlo sempre e comunque, ma non a costo della verità scientifica e neppure rinunciando (o pretendendo di imporre agli altri che è un altro lato della medaglia) le proprie convinzioni ideologiche, filosofiche o religiose. Ringrazio in anticipo per la risposta

  3. Mario, no tranquillo, considerando malata e contro natura una persona che non lo è non la fai sentire affatto emarginata. Né perpetui l’omofobia. Continua pure così. Anzi grazie.
    Parlando di cose serie, vorrei dire che secondo me non basta una legge sull’omofobia per eliminare l’omofobia. L’omofobia viene naturale agli omofobi, non è una cosa che attuano perché ci si mettono d’impegno, per loro è così, è giusto così, è l’unica cosa da fare. E gli omofobi più puri diranno che un omosessuale in meno è meglio. Forse c’è bisogno di un intervento leggermente più alla radice.

  4. Mario, provo a risponderti con un esempio molto semplice che (da come scrivi) credo riuscirà a esemplificare persino a te la questione.
    Hai presente a scuola? Sin dalla prima elementare si nota subito quali bambini siano più dotati, più intelligenti e quali lo siano meno. Ma a tutti è impartita la stessa educazione culturale nonostante l’evidenza della differenza.
    Ecco: Tu (tu generico, non tu) omofobo ignorante, arretrato, australopiteco puoi pensare quello che vuoi dal basso del tuo fango ideologico culturale, che sia tuo proprio o indotto da una politica melmosa; ma non puoi permetterti né di insultare, picchiare o discriminare un omosessuale in quanto tale.
    Io, personalmente, rivendico la mia differenza e non voglio l’uguaglianza.
    Il processo culturale che andrebbe attuato tramite una legge sì, in primis, ma soprattutto con un sapiente e profondo lavoro di scolarizzazione è quello della cultura della differenza. Quando si è diversi non si è migliori o peggiori, si è solo diversi ed è bellissimo proprio perché le intersezioni tra noi e gli altri costruiscono l’enorme patrimonio di cose da imparare.
    Qualcuno (Elias Canetti) diceva: “La diversità è bellezza” e qualcun altro (Fedor Dostoevskij) ha aggiunto “Ci salverà la bellezza”…

  5. Sono d’accordo (mi sembrava fosse evidente da cosa ho scritto) sul fatto che nulla autorizza a discriminare o fare violenza, verbale e tantomeno fisica, basandosi su qualsiasi considerazione medica o ideologica. Dalla risposta alla mia domanda capisco che non c’è volontà non dico di discutere, ma neppur di stare a sentire, quindi men che meno di rispondere educatamente.
    Quindi, se ho capito, nessuno si deve permettere di insultare un omosessuale perché tale (e su questo sono d’accordo), ma il primo che capita su internet può permettersi di insultare un altro che neppure conosce, solo perché chiede spiegazioni, nascondendosi dietro la scusa di un “tu generico”.
    Quanto al fatto che sia o no una patologia, che sia o no contro natura, su questo ci possono essere opinioni sia ideologico-morali sia scientifiche, ma vanno argomentate. Ci sono tonnellate di materiale scientifico (nella branca della fisiologia, della psicologia, della filogenesi, della psicopatologia, della psichiatria, della psicosessuologia, dell’etologia…) che descrivono la fisiopatologia della sessualità e vi sono opinioni molto discordanti su come considerare l’omosessualità.
    Quello che, mi pare educatamente, chiedevo, era di sapere se omofobia è solo l’odio verso gli omosessuali perché tali oppure se si è omofobi anche solo avendo un’opinione che non consideri l’omosessualità una condizione perfettamente normale. Mi pare di avere ottenuto la risposta, quindi sono molto preoccupato perché mi pare che l’intolleranza di chi combatte l’omofobia così intesa sia intrisa di un fondamentalismo uguale, se non peggiore, a quella di chi vorrebbe combattere in nome di una tolleranza a senso unico.

  6. gentile Mario, prometto di dedicare un intero articolo al tuo commento e alle tue domande. Comincerei comunque a interrogarmi sul significato di “natura” che esibisci come una sorta di salvacondotto per giustificare una visione evidentemente confessionale, forse di tipo cattolico romano. La Bibbia ha già sbagliato una volta, con la natura, quando qualcuno vi ha scritto che il sole gira attorno alla Terra. E ha sbagliato condannando i rapporti tra persone dello stesso sesso, che in natura esistono eccome. Nessuno vuole confondere le acque e la verità scientifica, però forse bisognerebbe evitare di confondere scienza e precetti religiosi. Saremmo già a buon punto.

  7. Giusto per ricordarci… ma l’ultima volta (qualche mese fa) che i giornali si sono messi a disperare per un ragazzo tentato suicida per presunta omofobia, alla fine si è rivelato uno schifosissimo buco nell’acqua dove sono stati infangati la scuola, i compagni di classe, gli insegnanti, i genitori e poi…. la rivolta e le ritrattazioni, ma non le scuse per le accuse e le infamie (nè da parte dei gornalisti, nè da parte di tutti coloro che su tutti i social network hanno inizato a chiedere la pena di morte per tutti i presunti accusati). La morte di un adolescente di 14 anni che pensa di essere omosessule (e non èdetto che lo sia, perchè l’adolescenza è questo: fase di transizione, di scoperta, di confusione) non dovrebbe essere strumentalizzata in questa maniera per portare acqua al proprio mulino per i più disparati fini: dalla lotta alla violenza, alle discriminazioni indebite, alle distinzioni debite. Qualcuno ha fatto notare giustamente che non viene invocata un legge contro il bullismo subito dagli obesi, e nessuno invoca una legge contro il bullismo verso i portatori di hadicap: sto pensando ai ragazzi con sindrome di Down che non sempre sono scemi, ma siccome sono particolari allora li si prende in giro o peggio, li si picchia. nessuno ha mai invocato una legge speciale per loro e i tg non riportano i suicidi o gli stati depressivi in cui cadono queste persone.
    Quello che più mi lascia allibita è che ancora una volta ci sia basa emotivamente su quel che i mass media evidenziano: abbiamo già l’esempio del femminicidio, pochi dati, estrapolati dal contesto senza raziocinio, per perseguire un ideologico progetto femminista. Lo stesso ora succede con l’omofobia: invece di imparare dai nostri errori e documentarci con dati, numeri, statistiche, capire il quadro della situazione nel suo insieme in Italia e paragonandolo con l’estero, con paesi come USA o come l’area scandinava, NO! dobbiamo per forza condannare gli altri (sempre gli altri cattivi) sull’onda dell’indignazione.
    Sono una persona che ha sospeso il suo giudizio sul fatto “omosessualità”, e puoi pensare che io sia omofoba quanto vuoi, ma io ci vado con i piedi di piombo e finchè non avrò in mano delle statistiche e degli studi fatti da persone competenti e non di parte (l’Apa che non aggiorna i suoi studi da più di 5 anni e si basa sulle opinioni della Patterson, e l’OMS dopo aver cercato di togliere la pedofilia dalle malattie psichiche, non sono più organismi che meritano la mia fiducia cieca) e degli studi scientifici su campioni ampi e variegati: finchè non avrò tutto ciò io non sentirò la necessità di sostenere l’idea che l’omosessualità sia solo un comportamento neutrale delle specie, nè che l’unione a livello legale di coppie omosessuali sia necessaria per il benessere della società e del singolo individuo. Io continuerò a fare quello che faccio ora con chiunque: a considerarle Persone che hanno fatto scelte diverse e non necessariamente condivisibili.

    ps: unire due autori diversi, due pensieri diversi e due citazioni diverse, come se una fosse la conseguenza dell’altra in maniera ovvia e naturale mi sembra (umanisticamente parlando) una becera falsità.

  8. guardi Annalisa, lascio il suo commento, soprattutto nella parte in cui dice “sto pensando ai ragazzi con sindrome di Down che non sempre sono scemi” come manifesto dell’ignoranza e dell’intolleranza di cui si nutre il pensiero omofobo di cui è fiera e, al tempo stesso, ridicola portatrice.

    Per fortuna la storia le ha già dato torto, solo che lei vive in questo paese disgraziato e in mano a delinquenti, per cui pensa di essere dalla parte del giusto. Ma la storia ha già dato ragione al diritto e alla democrazia. Lei fa parte solo della polvere in cui cadranno i suoi insulti e la sua arroganza.

  9. Ciao Mario. Dato che mi sembri (spero di non sbagliarmi) una persona sufficientemente intelligente, cercherò di darti qualche suggerimento, giusto come stimolo alla riflessione. Innanzitutto una osservazione: essere razzista non consiste solo nell’emarginare i negri (uso il termine “negri” con la R, e non “neri” poiché la parola “negri” è di per sé asettica, non esprime cioè razzismo, anche se molti, in buona fede oppure ipocritamente, preferisco usare la parola “neri”) o nell’insultarli e maltrattarli; il razzismo consiste, ne converrai sicuramente, anche nel credere che avere la pelle nera sia una malattia o addirittura contro natura. Parimenti, essere omofobo consiste anche nel credere con fermezza (sottolineo: CON FERMEZZA, quindi senza permettere obiezioni a persone che la pensino diversamente) che gli omosessuali siano malati o si comportino contro natura. Secondo me, chi SUPPONE che gli omosessuali siano malati o che si comportino contro natura è solo una persona che non conosce bene l’argomento ed ha bisogno di confrontarsi dialetticamente e pacificamente con chi sa bene che non c’è di per sé malattia nell’omosessualità, né atteggiamento contro natura. Nel caso dei negri è chiaro ormai a tutti coloro che hanno almeno più di un neurone nella corteccia cerebrale il fatto che il colore della pelle è una caratteristica genetica ed ereditaria. Nel caso dell’omosessualità è molto più complesso dimostrare l’assoluta normalità di questo orientamento sessuale. Non ho a portata di mano i titoli dei vari libri e articoli che esistono sull’argomento, ma da varie fonti ho appreso che l’omosessualità (perlomeno quella maschile) dipende da tre fattori: 1) Fattore genetico: un gene trasmesso dalla madre, gene che dà la PREDISPOSIZIONE all’omosessualità; 2) Fattore ormonale: il figlio maschio che nasce dopo una o più SORELLE è più esposto all’azione di un ormone (scusa ma non ricordo quale) che resta in circolo nel corpo della madre anche parecchio tempo dopo che ha partorito la/le figlie, cioè le sorelle maggiori del futuro omosessuale. Questo ormone influisce sul futuro assetto ormonale del nascituro che, conservando e sviluppando anche in età adolescenziale questo assetto ormonale, si sentirà indotto istintivamente a provare attrazione verso individui del proprio stesso sesso. Fino a questo punto, come vedi, è tutto SECONDO NATURA: genetica ed ormoni (riguardo all’accuratezza scientifica di ciò che ho scritto ti invito vivamente a verificare di persona tramite tue ricerche personali le informazioni che ho appena scritto, poiché le sto scrivendo di getto basandomi su ciò che ricordo di testi che ho letto tanto tempo fa) 3) Fattore ambientale-sociale: un bambino che vive in un ambiente socio-culturale che non pone inibizioni (più o meno esplicite) alla libera manifestazione del proprio orientamento sessuale, svilupperà gradatamente questa NATURALE tendenza senza provare grosse frustrazioni, se non quelle comuni anche a tutti i bambini tendenzialmente eterosessuali che, per via della cosiddetta “civilizzazione” di cui tanto ci vantiamo, acquisiscono qualche complesso e qualche nevrosi nei confronti delle persone di sesso femminile senza però che questo li porti in futuro a precludersi sani e felici rapporti sessuali e affettivi con le donne. Purtroppo, e qui arriva l’omofobia, nella maggior parte dei casi un bambino con tendenze omosessuali viene sottoposto fin dai primi anni di vita ad un lento ed incessante stillicidio di stimoli esterni (comportamenti volontari o anche inconsapevoli e, ahimè, anche “insegnamenti” etico-morali dei genitori, dei familiari in genere, della maggior parte della società) che lo inducono pian piano a convincersi che la sua tendenza a provare affetto e bisogno di contatto fisico con persone dello stesso sesso, il PADRE in primis, sia errato o comunque imbarazzante. Con questa continua tempesta di stimoli inibenti il bambino acquisisce la cosiddetta OMOFOBIA INTERIORIZZATA che pian piano induce il bambino a sentirsi in qualche modo sbagliato. Una NATURALE e SANA tendenza diventa per lui motivo per auto-rifiutare se stesso, ed è per questo che, in seguito, l’adolescente può percepire se stesso come MALATO, pur non essendolo. La sua vera malattia è l’omofobia interiorizzata e tutti i disturbi di tipo nevrotico che ne derivano. Per questo spesso gli omosessuali SEMBRANO malati, poiché manifestano tutte quelle nevrosi indotte dalla loro più o meno grave omofobia interiorizzata, disturbo psicologico (ricordiamolo) indotto dall’omofobia proveniente dalla CIVILE società esterna, che è invece una società MALATA, malata appunto di omofobia. In effetti, come puoi vedere, il disturbo mentale che sta all’origine del disagio di un omosessuale è un disturbo mentale di portata sociale che, poiché è largamente accettato dalla cultura imperante, non appare come una malattia sociale, ma semplicemente come una libera espressione del diritto individuale di vedere una malattia dove invece c’è solo un SANO e NATURALE orientamento sessuale. Quando un omosessuale vive il proprio orientamento in modo EGODISTONICO (cioè con un profondo disagio interiore che lui, soggettivamente, percepisce come un disagio proveniente dall’interno della sua persona), il motivo sta nel fatto che è stato così profondamente plagiato dall’ambiente sociale (spesso inclusi anche i genitori) da non rendersi più conto che quel disagio è stato indotto dall’esterno, e si convince, erroneamente, che il disagio dipenda dalla propria incapacità di adattarsi alle leggi di una fantomatica NATURA. Se il povero sventurato ha la fortuna di trovare persone o letture che lo aiutino ad uscire da questo stato di intorpidimento mentale e castrazione psicologica, riuscirà nella migliore delle ipotesi, a raccogliere i cocci di una vita rovinata dalla “CIVILE” società che gli sta intorno, e magari anche vivere felicemente una solida relazione omosessuale. Se no sarà destinato ad autoflagellarsi fino all’ora della propria morte, magari essendo riuscito nel corso della propria vita a raccattare qualche scopata clandestina che poi lo ha portato a sentirsi ancora più in colpa per aver commesso atti contro natura. Io, che sono prevalentemente omosessuale -come sai esiste anche la bisessualità, nelle varie sue forme- ho avuto modo di conoscere più di una persona di questo tipo, cioè omosessuali di tipo EGODISTONICO, ridotti nel proprio intimo a larve umane, no di certo per colpa loro, ma perché hanno trovato condizioni ambientali sfavorevoli ad uno sviluppo equilibrato della personalità. Se poi alcuni omosessuali, parlando con te nei forum di omofobia si incazzano e, nascondendosi dietro un TU generico, si permettono di sfogare la propria insofferenza verso persone che come te, ingenuamente, hanno chiesto spiegazioni sulla definizione di omofobia, non te la devi prendere a male, poiché non tutti hanno la pazienza che oggi io ho avuto di spiegarti certe cose; anzi probabilmente anch’io, in un altro momento, non sarei stato del giusto umore per risponderti garbatamente. Io ho esposto la questione in maniera succinta, nonostante l’apparenza di prolissità, ma l’argomento OMOFOBIA è estremamente complesso. Io sono aperto a dare spiegazioni a chiunque me le chieda (se sono dell’umore giusto…. :-) ) ma devi capire che, dopo aver appreso la notizia di un suicidio (indotto dalla società, è giusto ribadirlo) di un 14enne, gesto che anch’io ho lungamente meditato nel corso della mia adolescenza senza metterlo mai in pratica (alla faccia di tutti gli stronzi omofobi !!!), è estremamente difficile rimanere calmi e disponibili a un sereno confronto con chi, come te, non sa che pesci pigliare quando si addentra in un argomento così complesso. Il fatto che tu ti trovi confuso per vie delle opinioni discordanti di vari studiosi dei vari campi di conoscenza scientifica e umanistica dipende dal semplice fatto che anche molti di loro sono, ahimè anzi ahiloro!!!, affetti da quella malattia tanto diffusa chiamata omofobia, o nei casi migliori, quando trattano l’argomento dell’omosessualità dal punto di vista scientifico-sperimentale, sono costretti per onestà intellettuale a non trarre conclusioni se non quelle che possono essere supportate da valide prove scientifiche, in base ai vari metodi di ricerca statistica, clinica, etc… Ma ti assicuro che, più di tutta la cultura umanistica e scientifica che si può reperire nei libri, è utile coltivare il pensiero CRITICO e la saggezza, che portano invariabilmente a vedere ogni cosa nella giusta ottica, anche senza la necessità di spremersi le meningi a studiare le varie teorie degli strudiosi. Oltretutto, quando questo pensiero critico è coltivato da persone che hanno vissuto sulla propria pelle il problema di essere vittime di omofobia, come elfobruno o come me, ti posso assicurare -senza timore di sembrare presuntuoso- che i frutti pensieri di questo pensiero critico sono di gran lunga più attendibili dei risultati di lunghe ricerche di autorevoli studiosi che non hanno mai vissuto sulla propria pelle questi problemi. I libri servono, badiamo bene, ma, ripeto, bisogna saperli capire e confrontarli tra loro con pensiero critico, se non, di volta in volta possiamo farci affascinare e frastornare dalla teoria di questo o quello studioso e restare alla fine più confusi di quando non sapevamo niente dell’argomento (nel nostro caso l’omosessualità e l’omofobia). Come ti ho illustrato, i presupposti dell’omosessualità sono del tutto SECONDO NATURA, ma tu che sei una persona sveglia potrai obiettare che esistono tante malattie di origine genetica e ormonale che, pur essendo SECONDO NATURA (poiché derivano dalla natura biologica), sono pur sempre malattie. Ebbene, è sufficiente notare che ogni malattia degna di questo nome deve provocare disagio nella persona che ne è affetta. L’omosessualità, come ti ho puntualmente illustrato, non provoca di per sé nessun disagio in chiunque sia libero di viverla serenamente e senza inibizioni, come dimostrato dalle migliaia di omosessuali felici sparse per il mondo che hanno la possibilità di esprimere liberamente il proprio orientamento. Se vogliamo cercare ancora un cavillo, potremmo dire che un disturbo mentale si deve misurare anche in base all’impatto che questo disturbo ha sulle persone con cui il malato mentale interagisce: per esempio uno stupratore patologico (di quelli che non riescono a trattenere l’impulso a stuprare) potrebbe magari sentirsi felice e appagato se gli si consente di esprimere liberamente il proprio impulso. Ma sappiamo bene (è lapalissiano!) che il suo comportamento, pur dando soddisfazione al suo istinto, ha un impatto negativo sulle persone con cui interagisce, cioè sulle vittime dello stupro. In questo caso le modalità di approccio sessuale dello stupratore, anche se possono essere dettate da un istinto NATURALE, procurano danno alle sue vittime, quindi lo stupratore patologico viene giustamente considerato antisociale e MALATO, e va curato, prima di tutto per tutelare le sue potenziali vittime, e poi, cosa pure importante, per riavviarlo verso un equilibrio mentale che lo renda appagato senza nuocere al prossimo. Nel caso di un omosessuale che agisce la propria sessualità felicemente con partner consenzienti e di età adeguata a discernere le proprie scelte sessuali senza essere vittima di seduttori inopportuni (insomma, mi riferisco ai rapporti sessuali tra maggiorenni consenzienti o tra minorenni consenzienti), in questo caso -dicevo- l’omosessualità non ha il minimo impatto negativo sugli altri membri della società, quindi, sereno l’omosessuale, sereni e consenzienti i suoi partner……. NON C’E’ ombra di malattia. Evidentemente, un omosessuale che prova un istinto irrefrenabile a fare sesso con persone non consenzienti e le stupra, è malato (in quel caso sì !) in maniera analoga ad un eterosessuale che stupra persone di sesso opposto. Dopo tutta questa argomentazione va da sé che, quando la presenza, nella compagine sociale, di un omosessuale che non stupra nessuno provoca un impatto negativo nella comunità e nell’andamento sereno della vita sociale, l’origine di quell’impatto negativo non risiede nell’omosessuale o nel suo orientamento sessuale, ma nella società che non è ancora abbastanza matura per accogliere serenamente l’omosessualità. Questa forma di profonda immaturità sociale, che provoca estremo disagio nei SANI e SECONDO NATURA omosessuali, è (come ho detto sopra) una perniciosa MALATTIA SOCIALE chiamata OMOFOBIA, malattia che tutti, indistintamente, dovremmo impegnarci a curare, informandoci e divulgando, quando i nostri vari impegni ce lo consentono, queste informazioni in maniera il più possibile accurata e coerente. E quando la malattia OMOFOBIA mette in pericolo l’incolumità fisica e psichica di chicchessia (omosessuali e non) va non solo curata ma anche isolata e messa in condizioni di non nuocere, così come si fa con gli stupratori patologici che ho utilizzato come esempio di malattia mentale. Spero di essere stato esauriente. Ho scritto di getto e probabilmente il testo sarà costellato di qualche ridondanza e difetti nel periodare, e sicuramente di inevitabili limiti dovuti alla complessità dell’argomento. Ma credo che chiunque legga questo mio commento con la giusta attenzione e senza porre una preventiva barriera di orgoglio eterosessista, capirà bene che, se continua a credere che considerare malato o contro natura un omosessuale non sia omofobia, allora significa che quel lettore è………. affetto da omofobia. In questo caso non gli resta che fare una profonda introspezione e rimettersi in discussione. Se non ci riesce, può rivolgersi a un bravo psicologo (possibilmente non omofobo!!!) e farsi curare. Nel caso il lettore di questo commento, Mario o chiunque altro, sia affetto da omofobia, gli faccio i più sinceri auguri (lo dico senza sarcasmo) di pronta guarigione e gli mando un affettuoso abbraccio telematico, rassicurandolo sul fatto che essere abbracciato da una persona di orientamento sessuale diverso dal suo non può minimamente influire sulla sua condizione di sano eterosessuale, a meno che la sua non sia un’eterosessualità fittizia che potrebbe crollare abbastanza facilmente sotto ripetuti stimoli di reciproco contatto fisico. In quest’ultimo caso, consiglio vivamente di rifiutare il mio abbraccio: ricostruirsi un’identità sessuale può essere molto faticoso e destabilizzante per in proprio equilibrio psicologico! ;-)

  10. Secondo me ci sono individui che proprio non capiscono cosa sia la civiltà, cosa sia la giustizia, cosa sia la libertà, cosa sia l’eguaglianza e, ancor peggio, proprio non capiscono che differenza c’è fra il “ragionare” e il “farneticare”.
    Gli omofobi, nei fatti e aldilà di tutte le loro ridicole e vomitevoli mistificazioni su una illusoria “libertà di opinione” (che non esiste proprio come loro la vogliono intendere), vogliono, semplicemente e banalmente, sopraffare gli altri, imporgli le loro patologiche farneticazioni, arrogarsi una “giustezza”, una “normalità”, una “sanità” che non hanno mai minimamente dimostrato inconfutabilmente di possedere, dimostrino quindi, prima di tutto loro (inconfutabilmente, scientificamente e non attraverso farneticazioni o presunti “libri sacri”), di essere giusti, normali, sani, razionali, civili, ecc…ecc…invece di avere la mostruosa, disgustosa, aberrante arroganza di chiedere dimostrazioni ad altri, sono veramente curioso di vedere questa scientifica, razionale, inconfutabile dimostrazione…
    Alle sopraffazioni, alle imposizioni, alle farneticazioni, ai deliri degli omofobi si reagisce, prima di tutto, vedendo questi individui, incivili, irrazionali, deliranti, per quello che sono, senza cercare inutili dialoghi e, in secondo luogo, imponendogli in modo coercitivo e ineludibile, quando è possibile, la civiltà.

  11. Giovanni

    “Giustificare”, “spiegare” l’omosessualità è, secondo me, già questo omofobia
    interiorizzata, si spieghi, si giustifichi, prima di tutto, l’eterosessualità, il sesso, la natura umana, la vita, la materia, l’universo, ecc…ecc…,perché mai questa priorità ? Estrapolare l’omosessualità, affannarsi a trovare spiegazioni, teorie, più o meno scientifiche, più o meno credibili, può solo spiegarsi con l’omofobia interiorizzata e fa, nei fatti, il “gioco” degli omofobi.

  12. Volevo ringraziare Giovanni per il tempo dedicato alla sua lunga e articolata risposta. Proprio perché lunga e articolata, mi ripropongo di leggerle con attenzione e di rifletterci con calma. Tuttavia, come medico non posso evitare di notare che il concetto di genetica, malattia e influenza ormonale siano utilizzati in modo molto impreciso, in alcuni casi oltre il limite del loro significato medico-scientifico. Per esempio, dove si fa l’esempio del fatto che la caratteristica pelle scura della razza africana sia dovuta al gene che regola la melanina (e altro per la verità ma non è qui importante), questo è verissimo e pertanto discriminar in base alla genetica è segno di razzismo, atteggiamento irrazionale. Tuttavia non tutto ciò che è causato dalla genetica è secondo natura, perché vi sono geni (recessivi solitamente) che causano alterazioni fisico strutturali (per esempio malformazioni) o chimiche (mancanza di alcune sostanze chimiche che causano gravi malattie) o ancora ormonali (pensiamo al semplice diabete, malattia curabile nella maggior parte dei casi, ma sempre è comunque malattia). Ora, il concetto di “naturale” in medicina non esiste se non in relazione al funzionamento fisiologico (ovvero armonico e non alterato da qualsivoglia disturbo del l’equilibrio ideale): tutto il resto è malattia, fisica o psichica. Quindi, in sostanza, si tratta di capire se l’omosessualità sia una variante fisiologica oppure una patologia, nel caso se sia dannosa per l’individuo oppure no e infine, sempre nel caso, se sia o no curabile e con che mezzi, sempre nel caso. Io NON ho questa risposta e a dispetto di chi vuole impormi a forza di insulti e coercizioni la “sua” civiltà (già questo è un gran segno di inciviltà e maleducazione), ringrazio Giovanni che ha impiegato il suo tempo per cercar di darmi dei riferimenti che sicuramente avrà letto e che non mi sarà difficile ritrovare in letteratura scientifica per approfondire e valutare.

  13. ancora una volta si gira attorno al problema ma non lo si centra. la questione non è che l’omofobia è tollerata in italia, per cui se emargini in fondo non ci fa niente. il problema è che oggi come oggi l’omofobia è obbligatoria. in un’italia in cui fino a 60 anni fa i quattordicenni venivano portati “di primo pelo” nelle case di appuntamento è obbligatorio essere maschi. e nessun maschio deve permettersi di rifiutarsi di essere una macchina del sesso sciupafemmine, pena la denigrazione dell’intera categoria maschile. quando si emargina un gay lo si fa con l’intenzione di obbedire a un imperativo morale: guai se qualcuno potesse pensare che io sia amico o parente di quello lì.

    la signora annalisa parlava di down.
    ecco, quando uno è down ha una famiglia, la scuola italiana (in questo la scuola è modello internazionale) e altri che creano una forte rete di protezione. con gli omosessuali non succede. i genitori non hanno gli strumenti culturali per capire come capire e come agire. la scuola è una bolgia e quando associazioni competenti in materia chiedono di dare una mano alla classe insegnante vengono bloccati da presidi scrupolosi.

    che dire poi della chiesa che deve evangelizzare? mi piace sempre dire che evangelizzare viene da eu-anghelìzein, dare belle notizie. esattamente, cosa c’è di bello nel ricordare a ogni piè sospinto che i gay sono una minaccia alla società? perché un gay dovrebbe esultare di gioia indicibile a questa rivelazione?

    libertà di opinione… bene ha fatto dario accolla a ricordare galileo galilei. ecco lo stato dell’arte: ci troviamo in una società che crede fermamente nella terra al centro dell’universo e noi, che sappiamo la verità, siamo delle cassandre infelici che non si arrendono.

    s. tommaso d’aquino diceva che l’omosessualità è contro natura perché gli animali non sono omosessuali. io ho grande stima di questo sapiente. la sua unica colpa è stata di essere vissuto nel 13° secolo. sono più che sicuro che se fosse vissuto ai nostri giorni avrebbe avuto l’onestà intellettuale di pensarla diversamente a fronte delle tante evidenze scientifiche oggi sotto gli occhi di tutti. oggi, casomai, colpevoli sono quelli che credono si possa porre a fondamento dell’interpretazione della realtà parametri filosofici vecchi di secoli.

    i filologi amano dire “recentiorem non deteriorem”. (questa non la traduco).

  14. Rispondo alla parte sul significato di “evangelizzare”: la buona notizia è che Dio ama tutti gli uomini, indipendentemente da come si comportano e senza alcuna distinzione. Dopodiché, secondo i cristiani e gli ebrei (non saprei i musulmani, perché non conosco le loro idee in merito) le Scritture dicono chiaramente che la sodomia è peccato e non penso che in coscienza nessuno possa sostenere che questo atto sia secondo natura.
    Si citano gli animali, ma un maschio ne sodomizza un altro solo nel caso in cui il capobranco sottomette con violenza i maschi non dominanti, per affermare la sua supremazia, non certo per affetto o tenerezza oppure i maschi non dominanti alleviano la loro frustrazione di non poter possedere le femmine sfogando le loro brame sessuali fra loro per non incorrere nella reazione violenta del capobranco. Quindi la citazione etologica è fuori luogo…
    Infine secondo la teologia cattolica non è essere omosessuale il peccato, proprio S. Tommaso d’Aquino citato dice che “l’omosessuale può arrivare martire di fronte a Dio”, ovviamente se non indulge a quelle pratiche che secondo l’insegnamento cristiano sono peccato e ANCHE IN QUESTO CASO rimane una persona da amare e rispettare, MAI è giustificabile condannare o emarginare. Lo stesso pontefice, pochi giorni fa, ha detto: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega in modo tanto bello questo, ma dice, — aspetta un po’, come si dice — e dice: «Non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società»”.
    Quindi la gioia indicibile è sapere che Dio ci ama e ci accoglie come siamo, chiamandoci a essere, con la sua grazia, migliori ogni giorno. La buona notizia del Vangelo è che chiunque voglia può ottenere da Dio il perdono e l’aiuto per non cadere più nella colpa, per quanto brutta e grave sia, per la misericordia di Dio non c’è differenza, purché ci sia nell’uomo la volontà di abbandonare il male e di aprirsi al suo amore.

  15. Mario, ma vedi di andare un pò a fanculo!!!!
    Alla facoltà di medicina, che oltretutto ho frequentato pure io e mi sono laureato con lode e ora mi ritrovo a fare delle gran belle ricerche in giro per il mondo, non insegnano ste stronzato. Ma che università hai frequentato, quella di teologia per caso? e poi ti hanno convertito il diploma di laurea? Ma qui si parla di una società laica e questo è ancora all’epoca dello stato confessionale e mi parla di Vangeli, Dio e Bibbia. Ma chi se ne frega, io faccio ricerca medica non basandomi su quello che dice la Bibbia e lo stesso dovrebbe fare una società, progredire andando oltre al dettato delle confessioni religiosi. Allora Mario aspetta un attimino, perchè non ti chiedi se una madre che vuole abortire è contro natura o è secondo natura? oppure se vi è un istinto omicida latente? e se una si rifà le tette che problema ha? aspetta, aspetta magari prova a fare ricerca sul fatto che ci sono uomini che adorono il sesso orale e altri il sesso anale con la propria compagna? magari è una malattia o influisce uno scompneso ormonale????Spero davvero che uno come te non pratichi davvero la professione o che tu faccia il semplice medico della mutua (poverini però i tuoi pazienti). Ps: sono medico e pure etero, ma anzichè pensare se due uomini che scopano sbagliano, preferisco dedicarmi ai bambini malati di tumore e di leucemia e cercare di alleviare queste malattie ben più gravi e dannose.

  16. Vorrei ricordare ai “gentili signori/e” che sopra continuano a ciurlare nel manico ch’è morto un ragazzino.
    L’omofobo svia il discorso e trova scuse. Adduce banalità del tipo “Ma che ne poteva sapere che era sicuro gay a soli 14 anni” oppure “Lo fanno a tutti per svariati motivi” oppure “Era lui troppo fragile”.
    Puttanate. Che purtroppo ho sentito con le mie orecchie e a cui ho risposto a voce, forse anche alta.
    Poi vengo qui e trovo soggetti che scrivono boiate simili seppur edulcorate (ma uno manco pure) …
    Quel ragazzino – e fanculo alla legge che non ci permette di conoscerne il nome – aveva diritto di VIVERE, e ciò comprende innanzitutto AMARE chi caspita desiderasse.
    Invece di sporcarsi appresso a coloro che hanno portato a questo, io, nel mio piccolo, consiglierei al popolo italiota di cominciare a preoccuparsi di chi deruba chi piuttosto di chi ama chi e come solo per sentirsi “meglio” (che poi mi chiedo come faccia a funzionare in esseri pensanti ‘sta cosa).
    Vedetevela di far entrare in testa, ‘sta cosa, prima che al posto di quel ragazzino ci sia un vostro figlio o parente o figlio di parenti o amici, ecc. (ma non siamo tutti uguali e dovremmo dispiacerci anche se non capita ciò).
    Se qualcuno si sente offeso da tutto questo, bhè sarà un altro problema suo.

  17. Grazie Mario, ne faccio volentieri a meno del tuo Dio.
    Voglio però ricordare qui un ciclo di incontri risalenti a circa 6 anni fa, in un luogo gestito da protestanti (valdesi) che all’epoca amavo frequentare. Gli incontri erano su ‘fede e omosessualità’. Ad un certo punto fra alcuni si distingue una signora, pastora, lesbica, che dice: – Non solo Dio mi ama, ma io lesbica sono Dio!!! E lo sono tanto di più quando amo la mia compagna – Non so Mario, se riesci a cogliere i dettagli che mai come in questo caso fanno una differenza enorme…
    PS di studi sul comportamento omosessuale in natura ce ne sono molti, e non dicono quello che scrivi tu, che è molto parziale. A rigor di cronaca tali studi sono usati sia come argomento contro che pro. Quindi documentati meglio.

  18. La cosa che percepisco chiaramente negli omofobi, è una sconfinata paura, quando feci coming- out, mi trovai a contenere la loro paura e ad aiutarli nello smontarla, il coraggio e tutti gli altri sentimenti che mi hanno fatto sentire profondamente uomo li ho costruiti molte volte da solo dandomi una pacca sulla spalla quando ne avevo bisogno.

    Gli omofobi hanno una sovrastruttura culturale agonizzante per quanto ancora molto forte (e non sono in grado certo di dire quando finalmente imploderà o quando la abbatteremo con liberatorie mazzate), afferrano ideuzze ad effetto, in un bric e brac di cascami culturali.
    Mi voglio soffermare sul concetto di natura, egregiamente smontato da Francesco Remotti “Contro natura – Una lettera al Papa”, lettura che consiglio caldamente a tutti. L’invettiva iniziale, di uno studioso che si è stufato di sentire un infinito sciocchezzaio, vale l’acquisto del volume.
    Sempre sul concetto di natura (le spiegazioni pseudoscientifiche del commentatore che vede “maschi dominanti” ovunque , applicando categorie etero sessiste anche nel mondo animale, ma questo forse non deve stupirci più di tanto, il lupo è cattivo per antonomasia) consiglierei ai vari omofobi che razzolano, la visita alla mostra del Museo di Storia Naturale di Oslo – ora non so dove si trovi, è stata anche a Genova-, dove sono state osservate scientificamente (se si conosce questo termine) 1.500 specie che hanno nelle loro comunità comportamenti omosessuali e su 500 di esse lo studio è stato ampiamente documentato.
    E vorrei dire in conclusione che se anche fossi l’unico gay sulla faccia della terra, ha prodotto in me tali epifanie di bellezza, che ho ritrovato in tanti uomini e donne, che non ho bisogno di patenti e tantomeno di essere tollerato – sentimento totalmente negativo – , poiché siamo noi a dover tollerare invece questi spaventati ma pericolosi guerrieri.

  19. Dimenticavo il “Forum delle famiglie”, si scagliò a Genova contro la visione della mostra. Poiché è meglio allevare nell’ignoranza gli omofobi “cristiani” sin da piccoli.

  20. Caro Antonio
    concordo con te sul fatto che il tentativo di giustificare e spiegare l’omosessualità possa essere esso stesso un sintomo di omofobia interiorizzata. Ma dipende dalle motivazioni che spingono a dare queste spiegazioni. Io ho dato le spiegazioni del mio precedente commento esclusivamente per venire incontro ai dubbi di Mario che evidentemente annaspa ancora (anche un po’ pateticamente) nell’argomento, come dimostrato dai commenti che ha scritto dopo il mio. Leggendo attentamente il mio commento si può notare che io, indipendentemente dalle teorie scientifiche che tentano di spiegare l’omosessualità, mi affido al buon senso e alla saggezza, per cui, anche se un giorno l’intera comunità scientifica sancisse che l’omosessualità è una malattia, io continuerei a essere convinto che non lo è. La mia autostima e l’amore per me stesso come persona e come bisessuale non mi deriva certo dall’avallo degli scienziati. Non so se mi sono spiegato…..

  21. Caro Giovanni

    ho compreso perfettamente la tua buona fede, mi sono solo permesso di farti notare che, secondo me, c’è una contraddizione nel tuo atteggiamento, tu stesso riconosci che l’omofobia è una malattia, quindi è di competenza di persone professionalmente qualificate, se bastasse un post su un blog per far cambiare idea a un omofobo sarebbero inutili la psicoanalisi, gli psicoanalisti, con gli omofobi si mettono solo i puntini sulle i, non si scende al loro “gioco” patologico come se fossero realmente capaci di ragionare, non si è “comprensivi”, del resto vedi anche tu che il soggetto in questione continua imperterrito a farneticare…

  22. Caro Antonio

    sono stato “comprensivo” con il soggetto in questione perché, dopo aver letto i suoi commenti, ho ritenuto (forse ingenuamente!) che il suo problema potesse essere semplice ignoranza e confusione di idee dovuta alle troppe teorie contraddittorie che esistono sull’argomento. Quando Mario ha risposto al mio commento ho notato due cose: che non ha letto con attenzione il mio commento e che continua imperterrito nei suoi sofismi senza capo né coda. A quel punto ho compreso che è effettivamente omofobo e che io non posso aiutarlo, proprio perché nel suo caso c’è bisogno dell’intervento di professionisti adeguati al trattamento dei disagi psichici. Infatti, come vedi, sono stato coerente e non ho più interloquito con lui.

  23. Caro Giovanni

    evidentemente c’è solo stato un fraintendimento fra di noi visto che il tuo ultimo post dimostra che pensiamo le stesse identiche cose. Il problema comunque, secondo me, non può mai stare nell’ignoranza e nella confusione di idee, anche un analfabeta capirebbe facilmente certe cose e le capirebbe facilmente anche un bambino, il “problema” dell’omosessualità proprio non esiste oggettivamente, certi discorsi sono fin troppo semplici, chiari, banali, ovvi, non occorre nessuna particolare intelligenza, nessuna particolare cultura per capirli, se quindi non si riesce a capirli è solo perché c’è un grave disturbo psichico che impedisce di capirli.

  24. Insomma, riassumendo: quelli che anche solo prendono in considerazione che l’omosessualità sia un disturbo sono senza alcun dubbio psichiatrici e si è autorizzati a parlarne con il massimo disprezzo pubblicamente, anzi serve una legge che li classifichi come omofobi e li obblighi a un trattamento che estirpi questa malattia. Non è lo stesso atteggiamento fanatico e basato sul pregiudizio che si stigmatizza nei veri omofobi, violenti a parole e nei fatti?

  25. Mario, considerare senza alcuna base scientifica un qualsiasi essere umano come “minorato” e quindi, a seconda della sensibilità del singolo, da trattare con pietà o disprezzo non rientra nel concetto di piena dignità della persona. Purtroppo in Italia questo atteggiamento porta a derisione, bullismo, discriminazioni e violenze. Se ti fa vivere in pace con la coscienza sentire l’esigenza di procurare tutto questo con la tua rassicurante certezza che i gay siano dei malati mentali, libero di farlo. Ma poi ognuno di noi risponderà dei propri atti e delle proprie opere non solo di fronte alle rispettive coscienze, ma al cospetto dei danni provocati alla società. E su questi danni lo Stato dovrebbe intervenire e qualcun altro, possibilmente, pagare. Io la penso così e opererò affinché il pensiero omofobo, dalle sue forme più light a quelle più virulente, venga debellato nella nostra società.

  26. Bravo Elfo, non potevi dirlo in modo migliore e più sintetico. Aggiungo (e io sarò invece un po’ meno sintetico, perché oggi ho tante cose da esternare!) che l’omofobia è un disturbo della psiche (se poi vada considerato una psicosi o una nevrosi o quant’altro non è mia competenza), sia intesa come psiche individuale che come psiche collettiva (passatemi questo termine, magari poco ortodosso, sapete com’è, non sono un sociologo….), e ciò è chiaramente verificabile dai danni provocati alla società, danni di cui sono vittima non solo gli omosessuali, ma anche gli eterosessuali: a questo proposito basti notare il profondo disagio provato da certi eterosessuali che temono di relazionarsi anche con individui omosessuali verso i quali provano una spontanea simpatia, e provano questo timore per il solo fatto che prevedono di potere essere emarginati, o comunque stigmatizzati, perché frequentano un omosessuale. L’omofobia è in buona parte il timore della reazione che potrebbe avere il “branco” di esseri umani nel vederci instaurare una relazione amichevole con un omosessuale. Qualcuno in questa discussione prima di me ha già accennato a questo aspetto della problematica omofobica. E’ duro dirlo, ma spesso noi esseri umani, trascurando le nostre peculiari facoltà superiori (intuizione, saggezza) ci comportiamo secondo schemi di comportamento di livello animale, schemi che possono essere riscontrati appunto nell’osservazione di branchi di varie specie animali. L’etologia ci insegna tanto in merito e, riallacciandomi alla illuminante osservazione di Antonio (colgo qui l’occasione per salutarlo ed esprimergli tutta la mia stima), ribadisco che è proprio vero: NON c’è bisogno di avere una grande cultura e nemmeno una grande intelligenza per capire la semplice e limpida verità che l’omosessualità è una delle tante varianti dell’orientamento sessuale. E’ sufficiente avere una mente scevra da indottrinamenti vari; anzi noto spesso che a volte, essere imbevuti di una certa cultura (anche non libresca, per esempio certa cultura popolare tramandata oralmente o perfino con la gestualità e la mimica facciale) che basa il proprio potere su un metodico e sistematico indottrinamento verso idee suggestive ma profondamente false, esserne imbevuti -dicevo- può essere molto peggio di essere analfabeti. Esistono analfabeti di grande saggezza, che magari non la sanno esprimere verbalmente, per ovvi limiti, ma che con un semplice gesto di empatia verso le persone con cui si relazionano, riescono in un soffio a demolire un’intera teoria filosofica basata su false idee, paralogismi e analoghe perversioni intellettuali. Io sono una persona tendenzialmente “di pensiero”, per via della mia formazione e della mia indole, ma spesso mi sono dovuto ricredere su certe mie convinzioni dettate da un subdolo indottrinamento, e mi sono ricreduto a volte grazie all’incontro con persone poco dedite alla vita intellettuale, ma che erano dotate di intuizione immediata o, se vogliamo, di saggezza. Nella mia educazione familiare avevo assorbito ben poche suggestioni di tipo omofobico, sostanzialmente un padre vittima della mentalità maschilista che si sentiva in imbarazzo di fronte alle mie spontanee manifestazioni di affetto “fisico” (baci, abbracci), ma poi purtroppo sono arrivate prepotenti suggestioni dall’ambiente scolastico, anche dagli insegnanti che propinavano qualche balorda teoria sull’omosessualità vista in prospettiva patologica. Questa serie di suggestioni culturali omofobiche mi hanno portano a mettere in serio dubbio la genuina accettazione del mio orientamento che sostanzialmente sentivo provenire dalla profondità di me stesso. Per ritornare a fidarmi serenamente delle mie sane pulsioni, ho dovuto fare ingenti sforzi indirizzati a liberarmi di tutte le false suggestioni intellettuali che mi avevano avvelenato la personalità. Io, come probabilmente tanti altri omosessuali, sono la prova vivente che la fiducia nelle proprie sane pulsioni può essere molto più utile di false idee costruite sapientemente dagli intellettuali, o anche dal popolino tramite i vari giochetti di ammiccamenti, micro-espressioni e manifestazioni gestuali moleste e maliziose che inducono a coltivare un approccio perverso e laido verso la sessualità (questo linguaggio non verbale è molto diffuso qui in Sicilia, io sono catanese, non so come le cose si svolgano in altre parti d’Italia e nel mondo…). Ringrazio quindi Antonio per avermi dato lo stimolo a riflettere su questo aspetto (l’importanza cioè del buon senso, anche senza il supporto dell’intelligenza speculativa e della cultura), aspetto che avevo trascurato e che, invece, è di capitale importanza per affrontare alla radice il tema dell’omofobia, ormai diventata, almeno qui in Italia, un’autentica emergenza sociale. L’impegno costante e instancabile di Elfobruno nella lotta all’omofobia è di fondamentale importanza, ma non dobbiamo trascurare il contributo che ognuno di noi (omosessuali e non) può dare, anche se modesto. Credo fermamente che l’unione faccia la forza, e che l’unione si possa esprimere ANCHE con modalità di comportamento individuale, senza la necessità di costituire gruppi o associazioni. I frutti potrebbero maturare molto più lentamente, ma il risultato, anche se non è garantito, può arrivare in maniera inattesa e sorprendente. La politica nazionale è importante e va spronata, ma il lavoro e l’impegno “dal basso”, se coltivato adeguatamente, può essere fortemente e positivamente destabilizzante, e consentire una svolta, anche senza l’aiuto di una politica addormentata. Se ben ricordo, tu stesso Elfo, hai notato in uno dei tuoi tanti post, che una cospicua parte del popolo italiano è socialmente e umanamente molto più matura della compagine politico-istituzionale che, ahimè, la rappresenta. Consentitemi uno sfogo: VIVA L’AUTODETERMINAZIONE !!!!

  27. Caro Giovanni

    prima di tutto sono io che ringrazio te (sei troppo buono e generoso), non hai comunque nulla di cui ringraziarmi, abbiamo solo parlato un poco…se, comunque, quello che ho detto può essere stato per te uno stimolo a riflettere sono, ovviamente, contento.

    Ti saluto e ti stimo anch’io.

    P.S. Condivido le tue riflessioni.

  28. fra tutti i commenti quello piu’ vero e degno di stima e’ quello di Annalisa.
    se vedo come mi e’ capitato a Torino due pederasti che si baciano mi viene il voltastomaco , Lo fanno per esibirsi e provocare ……ho il diritto di non essere disturbato io , loro hanno il diritto di…….dove e come vogliono ma non in pubblico . E’ chiaro questo???
    non esiste l’ omofobia , come non esiste l’ antisemitismo , ma fa tanto comodo cavalcare queste panneliane battaglie per scopi ben piu’ oscuri .
    metterete anche le quote gay in parlamento???? cosi come avete fatto per le donne ???? ho nulla contro le donne ma aver messo le quote ne ha creato una corsia privilegiata che alle donne non fa proprio onore . Non avete idea quanto le stimo ,
    ma ridurle ad essere usate cosi dagli uomini ( si fa per dire uomini ) ma sopratutto femministi convinti .
    toglierete l’ ora di religione per sostituirla con l’ ora di “omofilia “??? lo fanno gia’ in svezia.

    tempi duri …. se do una pacca sulle chiappe ad una donna mi ricevo una sberla e vengo denunciato per molestia sessuale…..se un pederasta mi da una pacca sulle chiappe
    e gli do una sberla vengo denunciato per omofobia…..
    saluti a tutti , grazie grazie Annalisa !!!!

  29. @ ric
    a me viene il voltastomaco quando vedo persone come te e come Annalisa che si baciano in pubblico, ma non per questo le accuso di esibizionismo. Semplicemente mi volto dall’altra parte…. Impara a stare nel mondo civile oppure vattene nella giungla insieme alla tua cara Annalisa.

  30. vabbè Ric, ti ringrazio per il tuo contributo: fai più danni tu alla causa contro le persone LGBT che il binettume in libera circolazione in parlamento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...