Adolescente suicida a Roma: buongiorno omofobi

Lo faccio ogni mattina, quando non ho da lavorare. Mi sveglio, accendo il telefono e poltrisco un po’ a letto. Scorro la lista dei commenti su Twitter e do il buongiorno a chi mi segue. Qualcuno direbbe che sono un fanatico del web, io la vedo un po’ diversamente, ma non è di questo che voglio parlare stamattina.

Stamattina è una domenica molto bella, qui in Sicilia. Il sole, come sempre, è molto caldo, ma c’è quel venticello asciutto, che puoi recuperare nelle pieghe dell’ombra del terrazzino, fresco e ristoratore. Mettici le cicale a far da contorno e la prospettiva di andare al mare, coi tuoi amici di sempre. C’erano tutte le condizioni per augurare e condividere un “buongiorno!”, rigorosamente con un cancelletto davanti (obbedendo alla tacita legge degli hashtag), e proseguire con l’indolenza vacanziera una domenica tutto sommato uguale a tante altre.

E invece.

Apro Twitter e leggo di un quattordicenne, che si è tolto la vita, lanciandosi dal terrazzo condominiale, perché vittima di omofobia. I suoi “amici”, le virgolette sono d’obbligo, lo prendevano in giro e lo escludevano dalla comitiva. Ha lasciato una lettera, in cui spiega le sue ragioni e il suo gesto disperato. E un documento su una chiavetta. Adesso, come sempre, le autorità competenti cercano di capire cosa sia successo, di fronte all’irreparabile.

Eppure le cose sembrano abbastanza semplici. Sarà che le ho vissute sulla mia pelle, quando avevo quattordici anni… E di fronte a episodi come questo, che ormai accadono secondo scadenze trimestrali, non si può non pensare alla pantomima in atto sulla cosiddetta legge contro l’omofobia e la transfobia.

La situazione di questo ragazzo (non chiamiamolo suicida, perché questa persona è stata uccisa dalla società) è molto banale nella sua tragica sequenza. Alcuni ragazzini – nutriti dall’idea che essere “froci”, “ricchioni”, “arrusi” e amenità similari è sbagliato e quindi punibile – si sentono nelle condizioni di discriminare chi viene additato come diverso. A quell’età succede anche per molto meno, basta essere timidi, un po’ più bassi o troppo alti, grassi, ecc. Solo che, contrariamente ad altre situazioni, disprezzare l’omosessuale rientra in un circuito culturale abbastanza diffuso ed esibito come modello sociale condiviso. Basta frequentare stadi e palestre, andare in chiesa, guardare un tg con le dichiarazioni del parlamentare di turno. Tutto suggerisce che esser gay (o lesbica, o trans) è moralmente sbagliato. Quindi punibile col biasimo sociale, e non solo. Questi ragazzini perciò si sono sentiti autorizzati ad emarginare il loro amico, allontanandolo dalla comitiva e prendendolo in giro. E a ben vedere, in fin dei conti, sono vittime dell’omofobia anch’essi.

Questi ragazzi però sono figli, con ogni evidenza, di un contesto sociale che vuole ai margini di se stesso le persone omosessuali e transessuali. E per emarginare dalla società, non solo dai gruppi di adolescenti ma anche dalle realizzazioni sociali più complesse, hai bisogno di escludere categorie intere dall’accesso al rispetto individuale e al diritto pubblico. Modello che ha funzionato, fino a poco tempo fa, con donne, neri ed ebrei. Poca o nessuna tolleranza nei discorsi comuni, molti luoghi comuni e limitazione dei diritti, assenti o dimezzati. Con conseguenze che tutti conosciamo.

Una legge contro l’omo-transfobia, realmente efficace, dovrebbe agire perciò proprio sulla diffusione del pregiudizio omofobo, in quella quotidianità per cui si comincia dando del “frocio” a qualcuno, per poi finire magari, in determinati contesti, con sberle e violenze varie. La legge Mancino, già esistente e riguardante la differenza di nazionalità e di religione, andava semplicemente estesa anche per orientamento sessuale e identità di genere a cominciare dalla propaganda del pregiudizio: per ribadire, cioè, che se si è eterosessuali o persone LGBT si ha tutti/e la stessa dignità e chi contraddice questa evidenza dovrebbe risponderne di fronte la legge. I cattolici e gli omofobi di Pd, Scelta Civica e buona parte del PdL hanno invece operato affinché permanga questa differenza di trattamento: perché si possa continuare a dire in giro, prima in comitiva, poi in ufficio, in chiesa o in Parlamento, che i froci fanno schifo (anche se in modo più gentile).

Il ddl presentato, così com’è, non incide di una virgola sulle cause del male. Mette una pezza sulle conseguenze.

La legge presentata è, in pratica, niente di diverso rispetto a quell’ispettore di polizia mandato oggi sul cadavere del ragazzino a constatare ciò che è successo. Gli omofobi e i transfobici, con quella legge, potranno continuare a disseminare le loro parole di odio e di disprezzo, in nome di una presunta libertà di pensiero difesa da personaggi lugubri e indegni come certi teodem interni al Pd e a Scelta Civica e non solo. Qualche altro deputato potrà continuare a rassicurare, invece, il suo elettorato omofobo che potrà, quindi, proseguire a determinare situazioni siffatte. Qualche prete, dal suo pulpito, potrà leggere gli episodi su Sodoma e Gomorra o il Levitico e trarne conseguenze per tutti. E ragazzini adolescenti continueranno a suicidarsi. Anzi, a essere uccisi da questa società.

Ritornando al discorso di apertura, se tutto questo vi fa essere tranquilli/e con le vostre coscienze, “cari” omofobi e “care” omofobe di cui sopra, il buon giorno oggi è per voi.