Mario Mieli trent’anni dopo


Ecco la mia intervista per la presentazione di Mario Mieli trent’anni dopo, alla festa dell’Unità di Roma. Dal minuto 3:40, per chi va di fretta.

Per chi volesse richiedere una copia del volume, può scrivere al Circolo Mario Mieli. Il libro verrà spedito direttamente a casa vostra.

E non fate caso al fatto che parevo ubriaco. Non riuscivo a smettere di ridere.

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Legge antiomofobia: i cattolici potranno odiare i gay

Riporto uno stralcio di un articolo di Francesco Bilotta su Italialaica, in merito alla legge contro l’omo-transfobia:

Le norme attualmente vigenti (contenute nella c.d. Legge Mancino – Reale) puniscono le seguenti condotte, tenute sulla base di motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, o dirette contro gli appartenenti a una minoranza linguistica:

a) la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico;

b) l’istigazione a commettere o la commissione di atti di discriminazione;

c) l’istigazione a commettere o la commissione di violenza o atti di provocazione.

La richiesta avanzata da tempo è l’estensione di tale tutela penale alle persone omosessuali e trans. Il testo approvato ieri si limita, però, a estendere la tutela penale solo agli atti di discriminazione, lasciando fuori le altre ipotesi.

Bilotta continua spiegando egregiamente le ragioni culturali di certe omissioni. Voglio aggiungere alcune considerazioni, a margine.

1. Una legge che punisce la propaganda di idee fondate sulla “superiorità dell’essere eterosessuali o l’odio basato su criteri sessisti” – giusto per calibrare il testo sul corrispettivo della legge Mancino in merito alla questione omosessuale – colpirebbe in primo luogo l’azione della chiesa cattolica, il cui magistero pare conformarsi a posizioni di palese disprezzo della comunità LGBT italiana.

2. Ne consegue sacerdoti, con l’escamotage proposto, potranno continuare a dire dai loro pulpiti, dal Vaticano in giù, che essere gay è una minaccia per la pace, che le famiglie omogenitoriali portano alla distruzione della società, che essere eterosessuali è l’unica scelta sana e via discorrendo. Peccato che laddove le norme contro l’odio omofobico siano state applicate, si è proceduto proprio con la rimozione culturale di questa descrizione della società.

3. Una legge che non agisce sulle matrici culturali del problema è una legge sostanzialmente inutile. Immaginate un provvedimento che punisce le discriminazioni contro neri ed ebrei, ma permette a chiunque di dire che neri ed ebrei sono un pericolo per l’ordine sociale? Sarebbe come pretendere di curare una malattia infettiva applicando solo un cerotto, qua e là, sulle pustole che la stessa produce. Quando invece occorrerebbe applicare un vaccino o un antidoto.

4. Temo che nel quadro siffatto la legge rischi di essere inapplicabile. Cosa si intende per discriminazioni? Quelle sul luogo del lavoro? Le disparità di trattamento per l’iscrizione in palestra o al sindacato? Sappiamo benissimo che quelle sono le più difficili da denunciare, proprio perché il più delle volte un licenziamento scaturito da omofobia, nell’azienda x o nell’ufficio y, viene giustificato con mille altre ragioni, magari inoppugnabili. Mentre abbiamo visto tutti e tutte l’evidenza delle aggressioni, degli accoltellamenti, delle lesioni sulle persone. Perché questi reati non dovrebbero prevedere un’aggravante se scaturiti proprio dall’odio che li determina e che altrimenti non li genererebbe?

Scrivo queste riflessioni all’indomani del voto in parlamento che ha bloccato le attività delle camere. Mi ha fatto molto male vedere che i deputati del Pd, la cui coalizione ho votato, siano stati – renziani a parte – ostaggi del ricatto berlusconiano. Significa che quel partito non ha la forza necessaria per opporsi a un disegno rispetto al quale si era presentato come alternativo, alle scorse elezioni. Significa sapere che se si dovesse andare a votare, perderebbero rovinosamente. Significa, in altre parole, essere uguali a quel partito e a quel personaggio che dicono di voler combattere ma con cui, di fatto, sono alleati.

Questa legge, agitata ad uso e consumo di una minoranza oppressa, le persone LGBT, ma fatta per tutelare i cattolici che potranno continuare a disseminare pregiudizi in modo indisturbato, dimostra che le critiche fino a ora arrivate che vedono il Pd come un partito a cui è caduta una consonante rispetto al suo (non più) antagonista parlamentare, hanno ragion d’essere.

Lo avevamo già visto ai tempi dei DiCo: si era fatto un provvedimento, per fortuna mai approvato, che stabiliva per legge che due gay o due lesbiche, insieme, non formavano né coppia né famiglia. Il principio del ddl antiomofobia sembra essere lo stesso. Se l’odio arriva dalla chiesa e dai suoi sponsor, non è tale. E invece, noi cittadini e cittadine di buona volontà, ci aspettavamo qualcosa di decisamente migliore. Forse anche di più vero ed efficace.

L’errore politico di invitare Bindi a Padova

20130710-110656.jpg“Voglio essere trattato come qualsiasi cittadino.”
“È per gente come te che non otterrete mai nulla, voi gay!”

Questa la sintesi di una discussione avuta ieri su Facebook quando mi chiedevo che senso avesse invitare personaggi discutibili come Rosy Bindi in una piazza gay, gestita da associazioni di settore, che così facendo vanificano la credibilità della loro azione politica in merito alla questione LGBT.

Sia ben chiaro, io credo che il confronto con l’avversario sia fondamentale, sia per destrutturare pregiudizi, sia per arricchire il dibattito politico. Credo tuttavia che questo debba avvenire in spazi terzi. Faccio parte di Arcigay Catania e del Mieli di Roma. Non avrei nessun problema a sostenere un testa a testa con un Giovanardi qualsiasi. Ma non lo inviterei mai a casa mia, perché così facendo avallerei il pensiero di chi mi considera titolare di diritti minori.

Alcuni interlocutori intervenuti su questa riflessione insistevano sulla necessità democratica di un confronto aperto. Ho fatto notar loro che un’associazione per i diritti dei migranti non inviterebbe mai chi auspica rimpatri forzati, per non dire peggio.

E quando la discussione si è estesa ai diritti è emerso che noi, in quanto gay, dobbiamo aspettare. Perché il tutto e subito è un capriccio. Peccato che quando si è dato il voto alle donne, per fare un solo esempio, dopo secoli di discriminazione il tutto coincise col subito. Non si è aperto quel diritto prima alle amministrative e poi alle politiche.

Rosy Bindi è stata invitata per leggere una pagina sul libro di Serena Dandini sul femminicidio. Mi chiedo, ancora, a quale titolo.

Mi pare si faccia portatrice di un pensiero, quello del cattolicesimo parlamentare, che non mette in discussione il patriarcato e l’eterosessismo, ingredienti primari di ogni violenza sulle donne. E brodo di coltura dell’omofobia.

È stata accolta nonostante le sue dichiarazioni sulle famiglie omogenitoriali, per le quali non ha mai chiesto scusa.

Il village di Padova, così facendo, ha dato spazio anche nella mentalità collettiva al pensiero che quegli insulti forse hanno ragion d’essere. “Il desiderio di avere figli i gay se lo devono scordare”, ricordate? Ma se nonostante queste affermazioni, tu associazione gay inviti chi non ti vuole come un qualsiasi cittadino, perché io eterosessuale dovrei pensarla diversamente?

Questo è stato, a parer mio, l’errore politico di questo episodio. Poi ognuno può invitare chi vuole, sia ben chiaro. È un problema di coscienza e di credibilità. Ognuno ha la propria.

Brooke Logan e il 9 luglio

Oggi la gente su Twitter ricorda la vittoria dei mondiali con l’hashtag ‎#9luglio2006. Un po’ come se un gruppo di casalinghe telematiche festeggiasse l’anniversario di un matrimonio di Brooke Logan, a ben vedere. Solo cose belle, insomma.

Mi si dice, a tal proposito: «vuoi mettere la rilevanza sociale del calcio nella società italiana con quella di una soap?».

Credo che la questione sia strettamente legata al genere. Siccome il calcio è uno sport maschile è naturalmente considerato come cosa nobile. Poiché la soap, invece, è relegata a una dimensione femminile è merda. Solo cose belle eh! Eppure il cicaleccio degli uomini al bar, la mattina, di fronte a cornetto e cappuccino non mi sembra, nelle dinamiche argomentative, molto diverso dal pettegolezzo sic et simpliciter. Ma ciò mi attirerà addosso il biasimo dei talebani del pallone. E anche sticazzi, giusto per rimanere nello stesso ambito di eleganza della cosa.

Ad ogni modo, oggi è il 9 luglio. E ricordiamo, insieme alla vittoria dei mondiali del 2006, alcuni fatti storici ugualmente rilevanti (ma anche no) quali:

455 – Il comandante militare romano Avito viene proclamato imperatore dell’Impero Romano d’Occidente
1357- Carlo IV del Sacro Romano Impero assiste alla posa della prima pietra del Ponte Carlo a Praga
1540 – Enrico VIII d’Inghilterra annulla il suo matrimonio con la quarta moglie, Anna di Cleves
1789 – A Versailles, l’Assemblea Nazionale Costituente viene formata dall’Assemblea Nazionale Francese e inizia a stilare la Costituzione francese
1793 – L’Atto contro la schiavitù passa nell’alto Canada e l’importazione di schiavi dal basso Canada viene proibita
1807 – Napoleone Bonaparte e il re Federico Guglielmo III si incontrano a Tilsit, località da cui prese nome il trattato di pace tra Prussia e Francia.
1816 – L’Argentina dichiara l’indipendenza dalla Spagna
1942 – Olocausto: La famiglia di Anna Frank si nasconde nell’attico sopra l’ufficio del padre in un magazzino di Amsterdam
1943 – Seconda guerra mondiale: Operazione Husky – forze alleate eseguono l’invasione anfibia della Sicilia
1955 – A Londra i due famosi scienziati Albert Einstein e Bertrand Russell firmano il Manifesto Russell-Einstein sul disarmo nucleare
1958 – A Lituya Bay, Alaska, si abbatte la più alta onda anomala mai documentata: 524 m
1978 – Sandro Pertini presta giuramento come settimo Presidente della Repubblica Italiana; è stato eletto l’8 luglio con 832 voti su 995
1997 – La licenza di pugile di Mike Tyson viene sospesa per almeno un anno ed egli viene multato per 3 milioni di dollari, per aver morsicato un orecchio a Evander Holyfield durante un incontro
2001 – Cile: la Corte d’appello di Santiago del Cile stabilisce che Augusto Pinochet non è processabile temporaneamente per “moderata demenza”
2002 – Fondata Unione Africana a Durban
2008 – Si verifica l’opposizione di Giove
2011 – Lo Stato del Sudan del Sud (o Sud Sudan) diventa ufficialmente indipendente.

Fonte Wikipedia, va da sé…

In tutto questo, concludo dicendo che per me ognuno è libero di vedere tutte le partite che vuole e di tifare quanto e come più gli piace. Dicesi libertà. E sottolineo anche che a me Beautiful sta bellamente sul culo, ma vero è pure che – giusto per cavalcare lo stereotipo esibito sin dall’apertura di questo articolo – non vedremo mai orde di donne che gettano motorini dai balconi sul terrazzo della vicina solo per dimostrare che Taylor Forrester è più o meno figa e sta tutta qui la differenza. Converrete.

La simpatia di Bergoglio, l’enciclica e i gay devoti

Questa riflessione che segue riprende un articolo di Cristiana Alicata su iMille, in merito alla recente enciclica a quattro mani di Bergoglio e Ratzinger.

Premessa. Bisognerebbe cominciare a rileggere la storia in modo meno etnocentrico. Il mondo cambia nella misura in cui i vincitori si sostituiscono ai vinti. Il cristianesimo ha avuto bisogno dell’ellenismo per darsi una solida costruzione filosofica che altrimenti da solo non poteva avere. E attraverso quell’innesto poi Costantino, facendo leva sulla parte forte dell’Impero Romano, guarda caso di cultura greca, ha costruito le basi del suo regno abbandonando il paganesimo occidentale e utilizzando la chiesa cristiana per giustificare il suo potere, addirittura divinizzandolo. Nel prendere le parti del più forte, di volta in volta, ed è questa in pillole l’intera storia della chiesa cristiana, non ci vedo niente di straordinario o misterioso. È solo la capacità dell’essere umano di utilizzare il peggio di sé per arrivare al miglior risultato. Questo per rispondere a chi mi faceva notare, nel dibattito che è seguito a quell’articolo, il “mistero” dell’incredibile durata del messaggio cristiano, che in realtà viene confuso con la millenaria sopravvivenza di una struttura di potere.

Riguardo all’articolo e al suo contenuto: vedo in quell’enciclica l’ennesimo tentativo di attaccare le famiglie omogenitoriali, senza dire che sono una minaccia per la pace ma più semplicemente sottolineando il fatto che il vero e il giusto stanno da tutt’altra parte. Abbastanza offensivo di per sé. Il dramma, semmai, è che ci sono eserciti di gay e lesbiche pronti a sentirsi rincuorati da questo. Non vedendo la reale pericolosità di questo procedimento culturale e politico.

Alicata sostiene: non è un’enciclica omofoba, è qualcosa che ci si aspetta da un papa e dalla chiesa. Ovvero, la più totale sordità rispetto  quel progresso civile per cui si considera l’individuo titolare di diritti e di pari dignità sociale. Ne consegue però che la chiesa è di per sé all’opposto del concetto di piena dignità della persona, a meno che quella persona non si sottometta – come fece Abramo – alla volontà di un Dio che per essere forte e potente ha bisogno che qualcuno dica che i “froci” fanno schifo. Magari in modo gentile, senza nemmeno citarli. Come fa, appunto, l’attuale pontefice. Sulla cui omofobia non si deve nemmeno discutere. Basti pensare cosa ha detto e fatto in Argentina, quando venne approvata la legge sul matrimonio egualitario.

Ma (e sta qui la cifra culturale che porterà alla prosecuzione della discriminazione in atto) se Dio creò il mondo “parlando”, non proferir parola sul presunto nemico storico della famiglia cattolica – le persone LGBT e le loro realizzazioni affettive – significa costruire una realtà dove il diverso dalla norma non deve nemmeno esistere. È questo che fa Bergoglio. Racconta una nuova storia dove, tanto per cambiare, gay e lesbiche non sono previsti/e. Che poi è il bignami di tutta la storia dell’omofobia dalle origini ai nostri giorni.

Adesso, io non so cosa si pensa di questo papa nello specifico di ognuno/a di noi, ma secondo me è anche più pericoloso di Ratzinger. Almeno Benedetto XVI giocava a carte scoperte. Bergoglio ti accarezza. Così magari ti rilassi pure. Ma io sono dell’idea che il fendente arriverà e farà ancora più male. Proprio perché non te l’aspetti. Proprio perché chi impugna l’arma sembrava addirittura simpatico.

Mi chiedo, a questo punto: converrete sui limiti insuperabili di una religione che, per esistere, ha bisogno di avere un nemico? Che Dio è un dio che ha bisogno di questo tipo di fede? Ma davvero le persone hanno bisogno di un prete in alta uniforme che dica loro come comportarsi per sentirsi esseri umani non di serie B? E hanno bisogno certi gay e certe lesbiche di questo avallo per risolvere un senso di colpa, esclusivamente cattolico, che il coming out avrebbe dovuto cancellare del tutto?

Qualcuno, sempre in quel dibattito, mi ha chiesto in cosa l’attuale sistema culturale italiano, in cui religione e politica coincidono, limiti la mia libertà.

È una questione di evoluzione della civiltà e dell’essere umano nella sua più intima essenza. Più si è liberi, meno si ha bisogno dell’idea di Dio e di qualcuno che parla in sua vece. Secondo il mio modesto parere, sia ben chiaro. Ma il problema non è nemmeno questo.

Esercitando la religione cattolica, si dà il permesso a certa gente di dire che se una famiglia formata da persone dello stesso sesso chiede la tutela dello Stato in quanto formata da cittadini/e, diventa in automatico una minaccia per la civiltà. Così succede che questo anatema viaggia di mente in mente. E magari l’uomo della strada si sente libero, un giorno, di prendere a coltellate qualche gay che va in giro mano nella mano. E qualche politico si sente in dovere di non fare nessuna legge o addirittura di contrastarla, in merito ai diritti delle coppie omosessuali.

Adesso, io sono dell’idea che ognuno possa credere in ciò che più gli piace. Il dramma è che in base a quel “credere” poi c’è qualcun altro che stila liste di buoni e cattivi. E fino a ora, non si è ben capito perché, i cattivi hanno sempre coinciso, con qualche secolo di ritardo, con le vittime a cui poi è stato chiesto scusa. Un nome per tutti: Galileo.

Rimane un mistero, per me, la necessità dell’essere umano di sottomettersi a un’idea in nome di un bene superiore e di una ricompensa futura. La mia percezione delle cose – materialista ma non per questo avulsa dall’idea di spiritualità, seppur sostanzialmente atea – pretende la felicità nel “qui ed ora”. Fosse non altro perché il “forse domani” a cui aspirano i cattolici ha creato danni irreversibili in una società che si è strutturata su modelli che, proprio noi persone LGBT, vorremmo decisamente ribaltati. Parlo di presunzione di superiorità da parte del maschio bianco, eterosessuale e cattolico su tutto ciò che non è maschio, bianco, eterosessuale e cattolico. Basta leggere un manuale scolastico di storia per averne piena cognizione. E guardare un po’ meno il TG1.

Eppure questo amore per le proprie catene mentali e il derivante relativismo culturale a singhiozzo di gay devoti e di cattolici pietosi – i quali sono addirittura pronti a contrattare con i primi i termini della loro esistenza, partendo sempre dall’episodio di Sodoma e della sua distruzione, si badi – pone i primi come non titolari, e quindi poco credibili, di quell’aspirazione al meglio di cui si fanno portatori nelle loro battaglie politiche e i secondi come pessimi credenti di fronte ai dogmi di una religione che pretende il sangue del “froci”, sempre da Lot in poi.

A chi mi ricorderà che sto esagerando, faccio presente il comportamento del Vaticano di fronte alla risoluzione ONU che voleva decriminalizzare il reato di omosessualità nel mondo. Il partito del “simpatico” Bergoglio ha votato con quei paesi che condannano a morte i gay.

Credo che l’essere umano veramente libero dovrebbe trovare dentro se stesso la piena legittimità alla vita, alla felicità, al diritto di esercitare la sua piena umanità. Delegare tutto questo a entità esterne rimane un mistero. Ma per me la soluzione di quell’incognita non va ricercata in prodigi ultraterreni, ma nel mancato sviluppo di una piena coscienza di sé. Il mistero, diceva Margherita Hack di fronte a un certo imponderabile, sta tra le nostre orecchie. Altri invece hanno bisogno di avere il permesso da chi ha fatto in modo che il pianeta Terra divenisse il mondo che è. Legittimo, per carità. Ma poco credibile, se poi queste stesse persone parlano di cambiare le cose. È un atto di logica, oltre che di onestà intellettuale.

Ma che sapore ha…

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I pensieri si assomigliano.
L’odore del pranzo, dalle case socchiuse.
Le sue offerte di passione, dentro il muro delle apparenze.
Un uomo che va sempre via.
Le parole delle canzoni. Quelle interiori.
Il ruggito dei tuoni. Come il canto di un drago.
Il bicchiere di troppo.
Il silenzio, ogni tanto.
E poi la pioggia, viva più della disperazione.

«…ti ho ritrovato tra i miei libri, in una pagina bianca di emozioni sbiadite, e non è colpa mia se non so dire “ti amo”, ma del coraggio distratto che se ne è andato lontano.»

Sodomia e genitorialità

Riporto la citazione del deputato Buonanno, in quotazione Lega Nord:

Visto che tanto pensano solo ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, alle adozioni da parte di persone dello stesso sesso, allora questi comunisti di Sinistra e Libertà cambino nome e si chiamino, invece, Sodomia e Libertà.

Evidentemente c’è un po’ di confusione, in Padania, su certi temi. Perché la genitorialità non c’entra niente con la sodomia. A meno che Buonanno non confonda l’esser padre con forme di violenza sui minori tipiche in certe famiglie eterosessuali.

Riguardo alla pratica sessuale in questione, essa fa parte dei costumi degli italiani, sia quelli uniti in matrimonio – e quindi eterosessuali – sia tra le coppie formate dallo stesso sesso. Ma per praticarla non c’è davvero bisogno di arrivare a sposarsi.

Adesso, è già grave di per sé per qualunque essere umano non saper distinguere tra l’amore per la prole e un atto penetrativo. Che poi questo stesso individuo sia chiamato a decidere per i destini ultimi del paese, in Parlamento, la cosa assume aspetti raccapriccianti.

Qualcuno avvisi Buonanno. Sia per salvarlo da future figure penose, sia perché non insozzi con la sua ignoranza situazioni troppo grandi per il suo panorama mentale.

Via i “passivisti” dal movimento LGBT!

Gli attivisti gay dovrebbero aprire una seria riflessione sulla presenza dei cosiddetti “passivisti” del movimento LGBT. Ovvero, le sordide dive di se stesse, sempre presenti al momento della fanfara mediatica e poi assenti il resto dell’anno. Gente pronta a litigare per una foto in prima pagina, nel trafiletto di un quotidiano locale. Irresistibilmente attratte dalla fama di un quarto d’ora qualsiasi, pronte ad uccidere pur di tenere in mano lo striscione di apertura di questo o quel pride, purché a telecamere accese.

Questa gente, che si nutre della burocrazia di qualsivoglia associazione e che vive nel brodo di coltura di trame e vendette incrociate, è solo un poderoso freno a mano per la sana azione politica del movimento LGBT del nostro paese. I risultati politici lo dimostrano, per altro: lo zero assoluto, al momento attuale.

Faccio queste riflessioni all’indomani del pride di Catania, di fronte agli entusiasmi che ha raccolto tra gli/le ospiti che sono venuti ad arricchirlo – dall’associazione Plus alle Eyes Wide Drag, giusto per fare due esempi – e, di contro, alle solite beghe da botte-gaya per non aver ottenuto il “giusto spazio”. Senza magari capire che la visibilità la conquisti con il lavoro sul territorio e non con la mera presenza e un sorriso da spot per dentifricio.

È questa la differenza con l’attivista: il quale fa.
Il “passivista”, invece, raccoglie il lavoro portato avanti da altri e su quello pretende ribalta e gloria. Niente di più nobile di una puntura di zanzara, insomma.

Scrivo questo per due ragioni.

La prima: dopo le fatiche del Catania Pride il comitato organizzatore si è riunito per una cena informale, tra amici, come sempre accade tra noi in queste sere d’estate. E si è parlato delle nostre vite e si è sorriso a lungo. Qualcosa vorrà pur dire.

La seconda: mentre le zanzare del movimento litigavano per le coroncine del regno del nulla, l’omofobia ha fatto altre vittime. Come è successo recentemente a Milano, dove un ragazzo è stato pestato a sangue perché gay.

Forse occorrerebbe ripartire dal basso, un po’ tutti/e. Abolendo cariche, dimenticando deleghe e magari, più semplicemente, lavorando sulle cose da fare. Se sei bravo gli applausi arrivano comunque. Sulle cose che fai, appunto. Ma se sei bravo e capace. E forse è questo che spaventa qualcuno.

Adesso è umano rimanere atterriti di fronte alla propria inadeguatezza e questo è comprensibile. Ciò che non si riesce proprio a capire è perché il movimento debba tenersi persone siffatte. Si hanno bisogno di teste pensanti e di schiene forti, non certo di dentiere e sorrisi (per altro falsi) che aspirano, come massimo momento di un’esistenza tutta, a una copertina su Vanity Fair.