Buon Stonewall!

Oggi è l’anniversario dei moti di Stonewall. Per chi (ancora) non lo sapesse: era il 1969 e allo Stonewall Inn di New York, ogni sera dei simpatici poliziotti andavano a rastrellare e a picchiare gay, travestite e trans. Fino a quando una di loro, Sylvia Rivera, stanca dei continui soprusi, prese una scarpa tacco dodici (o forse era una bottiglia di rum, chi può saperlo) e cominciò a menare. Di brutto. Si unì tutto il resto della truppa. E fu una vera e propria rivoluzione.

Da quel giorno cominciò un movimento di liberazione che ha portato, oggi nel mondo, ad avere il matrimonio egualitario e i diritti per le coppie di fatto nella quasi totalità dei paesi occidentali e di nuova o recente democrazia. Dopo l’abolizione dello schiavismo, l’emancipazione degli ebrei, la parificazione delle donne, la questione LGBT è il quarto banco di prova del progresso umano nel campo dei diritti civili. L’Italia, come al solito è in ritardo… Ma non è di questo che voglio parlarvi.

Per questa ragione, come chi segue il mio blog sa ormai da tempo, ogni anno celebriamo i pride. Così come succede dagli USA al Brasile, dal Sud Africa alla Nuova Zelanda, dalla Spagna alla Svezia. Come succede nel mondo civile, insomma. Solo qui, nel nostro paese che guarda caso è ancora all’anno zero per la questione dei diritti (e non solo in merito al matrimonio egualitario: pensiamo a fatti quali la legge 40 o l’obiezione di coscienza dei medici antiabortisti che di fatto nullificano l’interruzione di gravidanza, ecc), si fanno polemiche sulla “carnevalata”, come ho già scritto in precedenza.

Ebbene, e repetita iuvant, la differenza tra un pride e un carnevale è macroscopica, almeno per chi ha un cervello che funziona.
Il carnevale traveste: si indossa la maschera per sfuggire all’ordine precostituito, per ingannare il sistema.
Il pride libera: ci si spoglia delle identità fittizie che il sistema impone e ognuno indossa l’io che in quel momento lo rappresenta di più.

Il carnevale è mimesi, il pride è disvelamento.

Per questo non piace alle cosiddette “velate”, ovvero a quei gay repressi che non possono appunto disvelarsi. Perché hanno vergogna di sé. Mentre è più facile stare dietro una maschera. Quella che il sistema eterosessista, patriarcale e maschilista (e possibilmente anche bianco e cattolico) impone per il resto dell’anno. Proprio per rendere le diversità più accettabili. Ma si può essere “accettabili” quando si è invisibili? Posso accogliere nel mio mondo, nella piena dignità di tutti e tutte, ciò che non vedo? Ed esiste qualcuno o qualcosa di cui ignoro l’esistenza?

A conti fatti, chi è che vive in un carnevale, quotidianamente? Chi ha il terrore di togliersi una maschera o chi riesce a farlo, nei modi e nelle forme che ritiene più opportuni? Si è più forti sposando il perbenismo borghese, quello che ci vuole moralmente ineccepibili, rispetto a una maggioranza incapace di avere la stessa solidità etica pretesa? Si ha una maggiore dignità considerandosi, da un punto di vista squisitamente esistenziale, inferiori a paillettes e piume di struzzo?

Vi lascio con questi interrogativi. E vi auguro buon Stonewall. A tutti e a tutte!

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3 thoughts on “Buon Stonewall!

  1. Mille volte le paillettes e le piume di struzzo ad una maschera che ingessa e imprigiona. Bell’articolo.

  2. E la gente che ignora la differenza fra “carnevalata” e “manifestazione gioisa delle diversità” …più che altro non mi abituerò mai che questo errato pensiero spesso venga da coloro che dovrebbero, per natura, pensarla nel giusto modo.

    Milano Pride intriso di significato, questo è l’importante!

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