Elezioni amministrative 2013: e adesso?

Riassumendo.

1. Il centro-sinistra vince ovunque. Ok, con la metà di elettori ed elettrici a casa, ma questa è la democrazia, tesoro! Adesso il Pd, assieme ai suoi alleati, ha due opzioni: o cavalcare l’onda, prendersi tutte le sue responsabilità, darsi un’identità definitiva – progressista, laica, moderna, europea e europeista a cominciare dai fatti – oppure convincere quel 50% di astenuti a passare dall’altra parte e perdere parte dei suoi. Dal 2006 sono stati maestri i nostri eroi in questo. Adesso anche basta.

2. Il MoVimento 5 Stelle frana rovinosamente, perdendo fino a trenta punti percentuali sui precedenti consensi in Sicilia – a meno che non si voglia fare un raffronto con i tempi di Federico II di Svevia o col periodo normanno e dichiarare la vittoria netta e imprescindibile. Forse, e sottolineo forse, il primo errore è stato quello di aver negato la fiducia a Bersani quando era possibile farlo. Appoggio esterno, governo tenuto sotto controllo vigile, magari Rodotà al Quirinale e, soprattutto, Berlusconi politicamente finito. Invece il Cavaliere detta legge a Letta, anche se lui fa di tutto per smentire l’evidenza. Questo risultato è un insieme di cause. Una di queste va ravvisata delle scelte di Grillo, imposte ai suoi parlamentari. E oggi siamo con un M5S al 3-4%. Contenti loro…

3. Il governo delle larghe intese ne esce a pezzi, sotto il profilo politico: vincono i personaggi anti-sistema ma dentro ai partiti di centro-sinistra e proprio quelli con un’identità specifica: Serracchiani e Marino oggi, Zedda e Pisapia ieri. Identità e programmi, riconoscibilità politica e pragmatismo. Ciò che è mancato la Pd da che è nato. Per star dietro a Bindi e D’Alema, per altro. E oggi ci siamo ridotti a Letta. (S)contenti noi!

4. Il PdL perde malissimo ma campa (e con tanto di fanfara) proprio quando il centro-sinistra perde identità e pragmatismo e sostituisce l’anelito vitale della politica, elemento fondamentale di ogni democrazia efficace, a certo “immobilismo riesumazionista”. Insomma, quando il democratici fanno il partito-zombi. Il Pd di questi anni è stato, sul piano nazionale, il territorio di sfida di due cadaveri piuttosto ingombranti: PCI e DC. Seppelliamo definitivamente i morti e diamo nuova linfa al futuro. Ma in casa Berlusconi stiano molto attenti: Roma era di Alemanno, la Sicilia in mano ai sindaci destroidi. Hanno perso tutti. A Catania il sindaco uscente si fa battere addirittura da un residuato bellico come Enzo Bianco. Cari ragazzi, che pensate ancora che Ruby Rubacuori sia nipote di Mubarak, evidentemente avete fatto schifo. Se se ne accorge anche la popolazione italiana, ma a livello nazionale, siete finiti. Per fare questo occorrerebbe, ovviamente, una sinistra forte e cazzuta. Per cui per ora potete continuare a star tranquilli. Per ora. Anche se io spero che muoiate tutti. Politicamente parlando, ça va sans dire.

E adesso? Adesso la strada è quella di sempre: una linea retta, il solito bivio e quindi il coraggio o la mediocrità. Fino a oggi abbiamo scelto la via di destra. Lo vogliamo avere uno scatto di dignità? A quanto pare, anche quando tutto sembra andare in merda, qualcosa di buono succede. Basta avere un’identità chiara. E buone idee. E una pala, per seppellire il cadavere di ciò che fu. Anche se parla ancora, si batte il petto e si accarezza il baffetto hitleriano. Abbiamo solo da guadagnarci. Fidatevi.

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