Il governo e il meteorite

Gaetano Quagliarello, quello che ha gridato assassini quando in Parlamento arrivò la notizia della morte di Eluana Englaro. E tutti vorremmo avere una persona così pacata sopra le nostre teste. Come se non bastasse, è pure omofobo.

Beatrice Lorenzin ha la maturità classica. E basta. E adesso dirige la sanità nazionale. Quando si dice meritocrazia. Però è pure lei omofoba.

Alfano all’interno. È lo pseudo-capo del PdL. Il partito, per intenderci, che deve rispondere di certe affiliazioni mafiose in certi comuni del sud e che ha già risposto di certe affettuosità tra i suoi creatori e Cosa Nostra. Mettere un uomo del genere in un dicastero così delicato è rassicurante. Per la malavita, almeno.

Anna Maria Cancellieri a suo tempo se la prese con milioni di giovani italiani e italiane “colpevoli” di voler lavorare vicino ai genitori. In un contesto, quale quello italiano, dove i giovani sono costretti a emigrare. Anche oltre confine. E questa l’hanno messa alla Giustizia.

Maurizio Lupi. E basta il nome o la memoria di certe sue apparizioni in tv per farsi andare di traverso la prima colazione. Ah, tanto per non farci mancare nulla: è omofobo pure questo.

Giampiero d’Alia, quello che voleva mettere il bavaglio al web con una legge degna della peggiore Russia sovietica. Premiato anche lui.

E poi tutti gli altri, distribuiti tra grigi, zerbini di partito, storici e meritevoli-fino-a-prova-contraria.

Riassumendo: tolto qualche nome, se sul governo Letta cadesse un meteorite ci toglieremmo di torno un bel po’ di brutti ceffi.

Penso alle persone amiche, ai/lle militanti per bene del Partito democratico: il loro voto e il loro lavoro di questi anni per avere un governo filoberlusconiano, di destra, pieno zeppo di foglie di fico giusto laddove servono e di uomini-chiave nei posti in cui occorreva mettere persone totalmente diverse.

Ho votato per SEL, il mio voto rimane all’opposizione, per fortuna. Ma questo governo è e rimane una vergogna di cui tutta la classe politica si assumerà, domani, la responsabilità.

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Il gatto in un appartamento vuoto

Morire. questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti
strofinarsi contro i mobili?
Qui niente sembra cambiato
eppure tutto è mutato
niente sembra spostato
eppure tutto è fuori posto
la sera la lampada non è più accesa
si sentono passi sulle scale
ma non sono quelli
anche la mano
che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
Qualcosa non comincia
alla sua solita ora
qualcosa non accade
come dovrebbe
qui c’era sempre qualcuno. Sempre.
e poi d’un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci
in ogni armadio si è guardato
si è cercato sulle mensole
e infilati sotto il tappeto
ma non ha portato a niente
si è persino infranto il divieto
di entrare nell’ufficio
e si sono sparse carte dappertutto.
Cos’altro si può fare
aspettare e dormire
che provi solo a tornare
che si faccia vedere se osa!
Deve imparare che
questo non si fa a un gatto.
Gli si andrà incontro
con aria distaccata
un po’ altezzosi
come se non lo si vedesse
camminando lentamente
sulle zampe molto offese
e soprattutto
non un salto nè un miagolio.
Almeno non subito.

Wislawa Szymborska, Vista con granello di sabbia

(stasera mi manchi, piccola Maria, perché tu mi aspetti sempre: in tutti questi anni mi hai sempre aspettato e ogni volta vieni a sederti sulle mie gambe, per rassicurarmi che per te non cambia niente, anche se io a volte mi sento spaventosamente egoista e disperso nella mia vita assurda e senza direzione)