Vile denaro

Sembra brutto se dico al prossimo genitore che rimpiange la mia dipartita dal mondo della scuola, che ho un dottorato e un master e guadagno come un commesso?

In verità i genitori dei miei allievi si lamentano col sistema perché verrò licenziato e vorrebbero che restassi per tutto il percorso di studi dei loro figli. E mi succede in ogni scuola: colleghi e genitori vorrebbero che io rimanessi. Il ministero mi licenzia ogni anno senza curarsi di cosa sarà di me. E quando va bene sono 1300 euro al mese (a cui va tolta poi l’Irpef di giugno e l’anno scorso lo Stato si è sucato “solo” 2500 euro di tasse).

Con un’aggravante: a parità di stipendio rispetto a mestieri “altri” – tutti lodevoli, non ne faccio una questione di eventuale prestigio sociale, sia ben chiaro – ho un carico di stress dovuto alle conseguenze penali che il mestiere di insegnante si porta con sé. E credetemi, si può finire di fronte a un giudice per molto poco: avete presente quando ci si dondolava sulle sedie e i prof scleravano? Succedeva (e succede) perché se cadi e ti fai male passi i guai.

È chiaro perché ho lo schifo?

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I due no a Bersani e a Rodotà

La gente vuole Rodotà. L’opinione pubblica, l’elettorato del Partito Democratico di SEL e del MoVimento 5 Stelle, guardano con favore alla sua elezione. Oggi su Twitter Paolo Flores d’Arcais ha scritto a chiare lettere che l’elezione del giurista aprirebbe la strada anche ad un’intesa tra Pd e M5S per il governo. La società civile sarebbe più felice e si sentirebbe finalmente rappresentata anche sullo scranno più alto delle istituzioni italiane.

Basterebbe dire solo sì e il nodo che ci ha portati all’inazione, per tutti questi mesi, si scioglierebbe in un colpo. Condannando Berlusconi a una permanenza all’opposizione che per lui sarebbe solo logorante. E invece…

Ma vogliamo analizzare fino in fondo le ragioni di questa ennesima impasse?

Ieri Grillo ha negato il sostegno a Bersani, facendo tornare in campo lo spettro delle larghe intese e consegnando al leader del PdL un potere fortissimo di veto su ogni decisione futura. E non ne sentivamo di certo la necessità.

Oggi Bersani e i suoi non riescono a vedere oltre se stessi e il grigiore istituzionale che rappresentano, riuscendo a dialogare solo con quelle forze politiche che rappresentano il passato e l’attuale sfacelo dell’Italia.

Quando bastava semplicemente dire due sì: ieri al governo di Pd e SEL e oggi a Rodotà presidente. E invece.