Antirazzismi

Visti gli ultimi concitati eventi e le conseguenti accuse di razzismo, lanciate qua e là come coriandoli a carnevale, sarà utile riprendere la sua definizione, affidandoci a uno strumento semplice, un po’ obsoleto, ma sicuro: il dizionario. Che dice, a proposito:

razzismo [raz-zì-smo] s.m.

  • 1 Ideologia che, fondata su un’arbitraria distinzione dell’uomo in razze, giustifica la supremazia di un’etnia sulle altre e intende realizzarla attraverso politiche discriminatorie e persecutorie
  • 2 estens. Ogni atteggiamento o manifestazione di intolleranza
  • a. 1935

Per cui, se pensiamo che un’etnia sia superiore ad altre e facciamo di tutto perché quella abbia maggiori privilegi, o che le altre vivano in condizioni di svantaggio, magari il tutto condito con intolleranza e mancanza di rispetto, quello è razzismo.

A tal proposito, sarà interessante vedere pure il concetto di:

etnia [et-nì-a] s.f.

  • Raggruppamento umano fondato su comuni caratteri morfologici, culturali e linguistici
  • a. 1945

Premesso ciò, penso che esistano due diversi tipi di antirazzismo: quello che ha paura di citare le diversità e quello che le cita perché non ne ha paura.

Nel primo caso si è prigionieri del politicamente corretto, per cui doserai aggettivi, eviterai di ricordare le origini della persona di cui parli, farai di tutto per nascondere le differenze tra te e gli altri. Con lo scopo nobile di annullare le disparità. Ma con il rischio reale di appiattire quelle differenze stesse sui parametri della cultura dominante.

Nel secondo caso, non si avrà timore di indicare l’origine del soggetto di cui si parla, qualora ovviamente ciò si faccia in modo puramente descrittivo e senza giudizi di valore, qualora il contesto lo richieda per completare il quadro delle informazioni necessarie. Ho già fatto un esempio in tal senso: «Vado dai bengalesi a comprare la birra», frase che dicevo alla mia coinquilina (o lei a me) per indicare quel negozio sotto casa, gestito da persone provenienti dal Bangladesh, dove il prodotto acquistato costava meno rispetto agli altri negozi presenti nella zona.

Credo che un antirazzismo che si basi sulla paura di pronunciare termini quali ebreo, cinese, rom, gay, donna, ecc, sia solo paura del diverso. E un antirazzismo che pretende tale paura, una diversa forma di intolleranza nei confronti dell’altrui pensiero. E se andiamo a leggere le definizioni di cui sopra, l’intolleranza è quel terreno di coltura in cui discriminazioni, violenze e poco rispetto per il diverso trovano ampio margine di applicazione. Rifletterei su questo.