Il M5S al 25 aprile? No grazie

Oggi sono stato invitato ad un evento su Facebook, intitolato:  «I Grillini ai cortei del 25 aprile ? No Grazie…».

Nella descrizione dell’appuntamento si legge:

TRATTASI DI UN EVENTO VIRTUALE, finalizzato a creare un momento di riflessione sulla presenza dei seguaci di Grillo nei momenti di celebrazione della Democrazia. Ed in primo luogo del 25 aprile.
Il 25 aprile si celebra la vittoria sulla barbaria del nazi-fascismo.
Si celebrano valori quali la Democrazia, la Tolleranza, il rifiuto del fascismo nelle sue varie forme e nei suoi metodi, si celebra la Costituzione nata dalla Resistenza.
Il Movimento 5 stelle, ed in special modo il suo leader, ha dato prova, continuamente e pubblicamente, di non condividere i principi cardine di uno Stato Democratico, utilizzando l’alibi del superamento delle ideologie.
Basti leggere e ascoltare le affermazioni di Grillo su casa Pound, sulla mafia, sulla dignità delle donne, sui migranti. Basti leggere e ascoltare le affermazioni del capo-gruppo alla Camera del Movimento 5 stelle, sul “fascismo buono”.
Per questi motivi si evidenzia l’assoluta inopportunità che i “grillini” partecipino alla celebrazione del 25 aprile.

Lancio una provocazione: il processo di distruzione del “vecchio”, con tutto ciò che ne scaturisce, riguarda anche i simboli fondativi del nostro ordine democratico? Se è così, allora, il 25 aprile sarebbe “vecchio” e da mandare “a casa”, secondo il mantra grillino.

Oppure, in caso contrario, i simboli hanno una loro valenza imperitura e quindi una loro attualità, insieme a ciò che producono. Quindi la democrazia va perorata e non ridotta a un click di mouse o ai vaneggiamenti del leader carismatico di turno. In tal caso avrebbe ancora senso il concetto di democrazia rappresentativa e il dovere del rispetto e della tutela delle istituzioni secondo il Dettato Costituzionale.

In attesa che i deputati e i senatori del M5S risolvano questa irriducibile contraddizione, fossi io in loro, eviterei di presentarmi alle manifestazioni per la Festa Nazionale della Liberazione italiana dal nazi-fascismo. Non perché forieri di dittature et similia, ma semplicemente perché la democrazia non li contemplerebbe, così come sono adesso (o per come essa è attualmente).

Ma io difendo Cristiana Alicata

Ha fatto scalpore un tweet di Cristiana Alicata, in merito alle primarie romane di ieri, che riporto qui integralmente:

Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica.

Cristiana è stata accusata di essere razzista, qualcuno l’ha addirittura proposta come prossimo “assessore ai lager”, per non parlare dello squadrismo mediatico portato avanti da kompagni e avversari interni, per quella nobile arte del tutti contro uno (mi verrebbe da aggiungere “anzi, una: donna e lesbica”).

Credo che la frase sia infelice per due ragioni: non è contestualizzata, per cui potrebbe portare a fraintendimenti (come poi è successo); per le reazioni che ha scatenato. Ma di certo non è razzista.

L’autrice del tweet ha poi spiegato meglio il suo pensiero: il problema non sono certo i rom alle primarie, ma chi li paga per orientare l’esito del voto.

Un pensiero ad alta voce come molti se ne fanno nella quotidianità, forse peccando di generalizzazione, ma – e lo ripeto – non un pensiero razzista. Cercherò di spiegarlo con un esempio.

Vivevo al Pigneto, un quartiere multietnico di Roma la cui bellezza sta appunto nella moltitudine che lo popola. Ci sono, insieme alla componente italiana, cittadini/e di varie etnie: indiani, pakistani, egiziani, senegalesi, ecc. Tra questi, la stragrande maggioranza persone oneste che vivono del loro lavoro, una pattuglia di delinquenti che soprattutto la notte scatena(va) risse anche sanguinose per il controllo del mercato della droga nella zona. Da chiunque, italiani e non, quel gruppo di spacciatori era identificato con uno specifico appellativo etnico. E non per razzismo, ma proprio perché in quella zona – cioè, in quel contesto – era un gruppo ben riconoscibile e proveniente dal luogo x a delinquere.

Paradossalmente, poi, indicare l’etnia degli spacciatori era un modo per salvaguardare le altre etnie che vivono lì in modo pacifico. Ciò non significava, nelle intenzioni e nel linguaggio adoperato che tutti gli elementi dell’etnia in questione fossero delinquenti, ovviamente, ma solo quelli di quel gruppo e, appunto, in quel contesto.

Mi si è detto, quindi: «e se avesse scritto “i soliti froci”, non sarebbe stato offensivo?». A questa domanda risponderei con un sì. Ma stiamo parlando di una cosa che non ha mai scritto, per cui il paragone è assurdo (proprio perché è per assurdo). In secondo luogo, la parola “frocio” è un insulto, rom non lo è o non dovrebbe esserlo (a meno che chi fa questo tipo di paragone non consideri il termine come offensivo).

Poi, concordo sul fatto che quando si è un personaggio pubblico bisogna fare parecchia attenzione a cosa scrivere e come. Ma quel post, ribadisco per la terza, non è razzista perché non intendeva discriminare i rom, ma denunciare una presunta compravendita di voti.

Concludo con due domande.

La prima: chissà qual è il comportamento, in metro come per strada, degli attuali denigratori di Alicata in relazione alla minoranza in questione. Chissà come si comporterebbero se sapessero che loro figlio, a scuola, è stato messo nello stesso banco con un ragazzino rom. Così, solo per fare un esempio.

La seconda: chissà quanti tra costoro poi magari sono gli stessi che dicono o perorano frasi quali “per  gli omosessuali ok i diritti, ma matrimonio e figli mai” o ancora “Che Guevara ha ammazzato i gay, è vero, ma l’ha fatto per un alto ideale”. Magari scambiandole non per quello che sono – omofobia – ma come libero esercizio di pensiero.