Con la rabbia nel cuore (e la laicità nell’anima)

Tra poche ore andrò a votare. Dopo pranzo. Ogni tanto, la domenica con la mia famiglia andiamo a mangiare in una trattoria tipica di Siracusa, sull’isola di Ortigia. Si mangia pesce, il prezzo è buono, la cucina ottima. Da lì poi ci sposteremo, in branco, al seggio elettorale. Sazi nel corpo e nello spirito e con la speranza che il buon sapore del cibo ci aiuti ad affrontare l’impresa, ormai leggendaria, di esprimere una preferenza senza doversi dannare troppo l’anma.

Ero orientato per il non voto, ma poi ho cambiato idea e ho già esposto altrove le ragioni di questa scelta.

Non ho scritto in quell’articolo che molto spesso i militanti di questo o quel partito (ma soprattutto a sinistra) assumono l’arroganza dei loro leader quando ti dicono: “se non voti poi non puoi lamentarti”. Ecco, io credo che il non voto sia un messaggio politico molto forte. Non è il rifiuto della democrazia. Semmai, è il rifiuto di un certo tipo di politica. E se sono costretto a scegliere tra escrementi e cibo avariato e decido di non mangiar nulla, poi a maggior ragione ho il diritto di lamentarmi per avere cibo migliore.

Non sono l’unico che andrà a votare con la rabbia nel cuore. Riporto solo due commenti di alcuni miei amici su Facebook:

Voterò con tanta rabbia e vergognandomi ancora una volta di chi ha trasformato l’esercizio del diritto/dovere più importante in questa squallida agonia. (Vincenzo Branà, presidente di Arcigay Bologna)

Quando ero giovane ero contenta di andare a votare. Oggi invece è una lunga notte dell’Innominato. (Floriana Grasso, Catania)
Il tenore di molti altri è simile: si va a votare come se si partisse per la guerra.
Il prossimo parlamento ha il dovere morale di portarci, possibilmente tra cinque anni, alle prossime elezioni con la voglia di farlo. Non con quella di fuggire da questo paese, al momento orribile.
Infine: gira su Facebook una fotografia scattata in una scuola di Palermo. Una bandiera italiana, fatta da alcuni allievi, con l’immagine di padre Pio sulla parte bianca.
padrepio
Ecco, il prossimo passo sarà anche quello di ricondurre la sfera religiosa nei templi adibiti a luoghi di culto. La scuola dovrebbe essere, invece, il tempio del sapere, non quello della fede cieca e superstiziosa con il suo apparato iconografico da stregoneria di fine millennio.
Il prossimo parlamento, se vuole essere credibile e europeo, lavori anche su questo fronte. Quello di una democrazia matura, inclusiva, contemporanea. In una parola sola: laica.
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