Domenica notte

Pioggerellina a piscio di fata. Incessante e insistente. Piccole gocce insistenti ricoprono tutta la città. E pure il mio umore.

Perché è così che succederà.

Adesso io mi sto riaggiustando per intero. Sto prendendo tutti i cocci degli ultimi anni. Quelli di quando mi sono sentito irrimediabilmente abbandonato. Del lavoro di merda, che non mi piace. Di qualche amico/a che impazzisce e ti tagliuzza senza una ragione. Di chi che non c’è più e lascia il vuoto.

Tutti queste pezzetti io li sto incollando uno a uno. E non è solo un lavoro di pazienza. No davvero…

E poi lo so, succederà di nuovo. Arriverà qualcuno, mi vedrà integro e fico e si sentirà in dovere di rompermi un’altra volta. Di mandarmi in frantumi. E di andarsene via. Come tutti gli altri. E piove su questa consapevolezza.

Ma io stavolta glielo impedirò.

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5 thoughts on “Domenica notte

  1. non dire in pubblico che fai un lavoro di merda… qualcuno potrebbe anche crederci.
    Dovremmo essere noi insegnanti a dire per primi…facciamo il lavoro piu’ bello del mondo.
    Cosa credi che anche io che ti scrivo queste cose non sia in crisi profonda col mondo della scuola, con la scuola in cui lavoro, con i colleghi calabrache che ho?
    Pero’ dobbiamo farcela… e qualche volta rispondi ai miei post. Ciao

  2. #amatrioska: per me quello con l’insegnamento è un rapporto d’amore concluso e finito. E se tutto va come deve, questo è il mio ultimo anno a scuola.

  3. ma perche’ devi dare questa soddisfazione? Spero che lasci per un lavoro migliore e appagante… anche io potessi a 51 anni lo farei,ma lo temo anche, in fondo la scuola mi lascia anche tanto tempo libero per comunicare…
    Dove lavoravo un tempo non avevo tempo nemmeno per mangiare… un delirio di onnipotenza… Poi ho fatto il mio bagno d’umilta’ e ora mi lamento, ma solo per l’utenza che e ‘ un po’ faticosa (lavoro in un porfessionale).
    Non invidio le mie amiche e colleghe di un tempo che continuano con il loro lavoro… NON hanno il tempo per riflettere e’ una barbarie vivere cosi’

  4. non devo dare nessuna soddisfazione a nessuno. Io credo, più semplicemente, che occorra fare ciò che più ti piace. A me insegnare a scuola non piace e credo di avere il diritto di poter cambiare prospettiva di vita e il dovere, unicamente nei miei confronti, di provare a farcela. Ognuno poi fa le sue valutazioni sulla propria vita. Io non critico chi vuole scegliere questa professione, ma a me non piace.

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