Le famiglie, i gay, la chiesa e le parole corrotte

La recente sentenza della Corte di Cassazione non va proprio giù ai cattolici. L’Osservatore Romano, infatti, commenta:

Linguisti e psicologi stanno mettendo in guardia la società dallo svuotare del significato proprio i termini: il concetto di famiglia non si può allargare a dismisura, senza distruggere l’identità di una delle istituzioni più importanti di una società, e altrettanto avviene per la definizione di madre e di padre. Perché non ascoltare la parola di chi segnala questi errori? Essere cattolici è molto di più che abbracciare una posizione culturale alla moda, e i responsabili di “Témoignage chrétien” – nonostante questo endorsement verso il matrimonio omosessuale – lo sanno bene.

Sentendomi chiamato in causa, in quanto studioso di Linguistica e anche perché proprio a questo argomento ho dedicato diverse analisi e una pubblicazione, cercherò di fare chiarezza sul perché queste parole sono di per se stesse false e fuorvianti.

È vero che c’è un tentativo di svuotare le parole del proprio significato, ma questo tentativo è sempre diretto dall’alto, cioè dai cosiddetti poteri “forti”, siano essi politici, religiosi, ecc. Basti pensare alla parola “libertà”, ormai ridotta, nel linguaggio partitico, a mero ingrediente lessicale per questa o quella formazione. O basti pensare all’informazione mediata dai regimi totalitari.

Quest’accusa, quindi, va rimandata al mittente. Non sono i creatori di nuove realtà giuridiche e sociali a sconvolgere il reale con l’uso distorto del linguaggio. È proprio la chiesa, in questo caso, che utilizza le parole per ritorcerle contro l’autodeterminazione dell’individuo. Pensiamo al termine “vita”, sempre più appiattito su quello di “fisiologia” o di “biologia”. Pensiamo al termine “dignità”, che per molti cattolici è un tutt’uno col concetto di accanimento terapeutico. Il caso Englaro insegna, a tal proposito…

Guardiamo adesso al termine “famiglia”, che deriva da una parola latina, familia, a sua volta mutuata da una parola dei dialetti italici coesistenti all’idioma della Roma arcaica: famel. Questo termine significava “casa”, per cui inviterei i puristi dell’etimo a considerare l’evidenza che è “famiglia” quel progetto comune che si sviluppa dentro la stessa dimora. Oppure, più agevolmente, si potrebbe considerare un’altra evidenza e cioè che la famiglia è mutata nel corso dei secoli, per cui la famiglia romana non è come la famiglia siciliana dell’età araba che a sua volta non era come la famiglia dei popoli germanici nell’impero Carolingio e via discorrendo.

La famiglia è, nel corso dei secoli, un prodotto culturale che utilizza semmai il dato biologico per la riproduzione, assieme ad altri di natura economica e di controllo sociale. Ma la vera differenza tra ieri e oggi, sta nel fatto che la cosiddetta cellula fondante della società – e anche qui ci sarebbe da ridire, visto che si tratterebbe di molecole, semmai, riservando il ruolo di atomo sociale all’individuo – nel presente si forma come atto di volontà mosso, il più delle volte, dall’affettività.

Le parole quindi cambiano, è vero. Lo stesso cristianesimo è responsabile di grandi mutamenti dentro il linguaggio. Se l’umanità avesse seguito, nel corso della sua evoluzione, i timori e i pruriti dell’Osservatore Romano saremmo ancora al cuneiforme. Le parole cambiano con i cambiamenti sociali. A volte li registrano, altre ancora contribuiscono a determinarli. Ma non si può fermare ciò che nasce spontaneamente. E ciò che nasce è l’evidenza di un rinnovato valore della genitorialità, non più legato a un solo tipo di costruzione sociale, ma allargato a quelle coppie che vogliono, invece, contribuire a rendere più forte e saldo quel tessuto antropologico in cui sono pienamente inserite, in cui lavorano, per cui pagano le tasse e contribuiscono anche alla crescita demografica.

Ancora, sul significato di termine “padre” e “madre”, credo che sarebbe riduttivo e profondamente ingiusto legare queste parole al mero dato biologico-genetico: abbiamo prova di molti genitori, tutti eterosessuali al momento, incapaci di crescere bene la prole. E di altri, non biologici, che grazie all’adozione hanno salvato vite intere. A meno che non si voglia affermare che la famiglia costruita sull’eterosessualità sia migliore, ma questo andrebbe dimostrato e, sempre fino ad adesso e nonostante gli strepiti di qualche pasionaria del cilicio, gli studi condotti negli USA e in Canada dicono l’esatto opposto.

Credo, e concludo, che dietro questi attacchi vi sia, invece, la più semplice paura di perdere un potere, da parte delle gerarchie religiose e della loro servitù intellettuale, basato sulla differenziazione (anche giuridica) tra uomo e donna, per cui si mantiene uno squilibrio tra i due sessi. Quello squilibrio genera una crepa nel tessuto sociale e, in quella crepa, può entrarci davvero di tutto. Maschilismo, sessismo, eterosessismo, violenze, ecc.

Le nuove famiglie nascono invece da un atto di volontà e dimostrano a tutta la società che si può essere liberi di amare chi si vuole e di procreare come si vuole, nel pieno concetto di autodeterminazione e nel rispetto degli articoli della nostra Carta fondamentale. È normale che tutto questo faccia paura a un’organizzazione che ha basato il suo potere, nei secoli, su fenomeni quali la schiavitù, l’eccidio del diverso, la caccia alle streghe, l’antisemitismo, l’umiliazione sistematica della donna, l’appoggio alle peggiori dittature e via discorrendo.

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9 thoughts on “Le famiglie, i gay, la chiesa e le parole corrotte

  1. Nei 35.000 anni di ordinamento matriarcale che precedettero l’avvento del patriarcato, la famiglia era costituita dalla madre e i suoi figli, e poiché i figli erano accuditi e amati da tutta la comunità, nessun uomo sentiva il bisogno di rivendicare il contributo del suo “semino” in quell’opera grandiosa e meravigliosa delle donne che è la procreazione.
    I figli erano figli delle madri, ma tutti ne erano responsabili e orgogliosi.
    La famiglia “nucleare” costituita dalla madre, dal padre e dai figli da essi concepiti, è un’invenzione del patriarcato, è un’istituzione nata per affermare il predominio del maschio su un clan di consanguinei di vario grado e natura che, di fatto, sono stati per millenni di sua assoluta ed esclusiva proprietà.
    Fu così che nacquero orrori che fino ad allora l’umanità non aveva mai conosciuto: la proprietà, la gerarchia, la gelosia, la violenza, il delitto (vedi le figure allegoriche: Caino e Abele).
    La convivenza pacifica fra tutti i componenti, la parità e il reciproco affetto e rispetto avevano luogo solo “per concessione” del maschio dominante. Dove ciò non aveva luogo, il nucleo era dominato con la violenza alle donne e ai bambini, agli schiavi e agli animali.
    Quella medesima violenza imperversa ancora oggi ed è la cifra stessa di tutta la storia della famiglia patriarcale.
    Allargando lo sguardo, ciò che hanno prodotto 5000 anni di regime patriarcale (che ha i suoi massimi rappresentanti nel clero di tutte le religioni) è sotto gli occhi di tutti: un mondo devastato dalla miseria morale e strutturale. Un mondo che va alla deriva su ogni fronte: le donne uccise, i bambini stuprati, gli animali seviziati, la natura oltraggiata.
    Che muoia il patriarcato e cambi così il concetto di questa fallimentare forma di famiglia, è la sola speranza di sopravvivenza che ci resta. Raffaella

  2. che io sappia, gli studi in USA e Canada dicono che le coppie omosessuali non sono nè meglio nè peggio di quelle etero nella crescita dei figli.

  3. Io consiglierei agli strenui fautori della politica ‘in difesa della famiglia’ di guardare dentro alle famiglie (sempre più focolaio di disagi, di separazione, quando non di violenza). Ma chi lo dice che si deve difendere a tutti i costi un certo tipo di famiglia. Certo alla base c’è quella matrice intollerante che ben conosciamo, che permea le istituzioni tenute ostaggio dalla Chiesa (ma quando si parla di Chiesa tutte le beghine escono fuori, recentemente è accaduto anche sul mio blog, in risposta ad un commento). Proprio non c’è modo di vedere oltre la sagrada familia e difendere i diritti di chi sceglie altri stili di vita. Sulle questioni antropologiche, come la coppia gay, la Chiesa va combattuta con tutti i mezzi, perchè porta avanti una cultura dell’intolleranza. E insomma, via, è l’ora di aprire gli occhioni.

  4. Pingback: Ritratto di famiglia « Invece di stelle

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