Oggi, su Gay’s Anatomy: “Il Pd candida tre gay. E molti supercattolici”

«Sono tra quelle persone che sostengono la non necessità di una presenza confessionale in parlamento. Mi spiego meglio: non voglio dire che gli appartenenti a una fede, qualunque essa sia, non debbano essere votati ed eletti o addirittura esclusi. Semmai, dovrebbero essere scelti per le loro capacità politiche e non per un’adesione religiosa.

In Italia quella che dovrebbe essere una tara, ovvero il confessionalismo, viene invece visto dai nostri rappresentanti nei partiti come certificato di qualità e garanzia per determinare una candidatura. E il problema non finisce qui.

[…]

Emerge il dato, assolutamente angosciante, che nella prossima legislatura avremo una discreta componente di tipo religioso – e in questo caso, non stiamo parlando di una fede qualsiasi – a fronte di una pattuglia assolutamente simbolica di rappresentanti della gay community.»

Il resto leggilo su Gay’s Anatomy.

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