L’antifascismo di Scanzi e una patetica Mussolini

Andrea Scanzi a L’aria che tira, la trasmissione di approfondimento politico di La7, ha finalmente dato voce al vero antifascismo, valore fondante e fondamentale della nostra Repubblica e di questi quasi settant’anni di storia italiana dalla fine dell’era mussoliniana.

Mentre commentava le vergognose dichiarazioni di Berlusconi per il Giorno della Memoria – ovvero, il solito mantra italiota: Mussolini ha anche fatto del bene, ma non doveva varare le leggi razziali – ha definito il nostro ex premier come ignorante, sotto il profilo della conoscenza storica.

Alessandra Mussolini, lì presente come ospite, ha cominciato subito a interromperlo, con lo stile che la contraddistingue – quello dell’arroganza e della maleducazione – ma è stata subito redarguita dal giornalista de Il Fatto che le ha ricordato che non si può avere rispetto per la figura di un dittatore. A questo punto la nipotina del duce ha preferito lasciare lo studio etichettando con l’unico linguaggio da lei dominato, l’insulto, il suo interlocutore.

Adesso, al di là della figura pietosa intrinsecamente legata a un’intera parabola esistenziale, occorrerebbe fare almeno due considerazioni, a margine di quanto visto.

La prima: l’onorevole berlusconiana dovrebbe aver capito, almeno guardando ai fatti recenti, che l’ammirazione che nutre per il nonno, oltre a suggerire tanto su un certo irrisolto psicologico e le conseguenti rivalse, si lega strettamente a un filone di tragedie storiche culminate, tutte, con la fine, spesso violenta, del tiranno di turno. Ieri è successo all’ex dittatore italiano e a Ceausescu, in tempi molto più recenti a Saddam Hussein e Gheddafi. Ecco, il sentimento dell’onorevole Mussolini per il nonno si lega a questo tipo di nobiltà umana.

Secondo poi: questa gentile signora dovrebbe aver ben chiaro, per il motivo appena esposto, che è meglio essere “testa di cazzo” (e cito testualmente) come Scanzi, che un vergognoso rigurgito della storia come lei.

In Europa, almeno, funziona in questo modo. In Italia, da oggi e dopo vent’anni di berlusconismo, ci stiamo forse arrivando.

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Il giorno della memoria e memorie future

Oggi è il giorno della Memoria, e parlarne sembrerebbe quasi una cosa banale, perché tutti e tutte – a parte qualche gruppuscolo di imbecilli di estrema destra – abbiamo imparato l’assurdità della storia, le sue tragedie, il significato profonda della Shoah. Eppure questa celebrazione non è una giornata “contro”, ma è, al contrario, un monumento al ricordo di ciò che è stato con il fine ultimo che quella tragedia, e tutte le altre simili ad essa, non si ripetano più.

Ribadisco: il fatto in sé dovrebbe essere talmente automatico, ormai, che solo il preambolo di cui sopra potrebbe essere etichettato come mera retorica. Eppure la storia recente ci ha dimostrato che l’orrore dei lager e della discriminazione delle minoranze è ben lontana da essere solo un’ombra del passato, per quanto inquietante. Dalle fosse comuni in Bosnia a Guantanamo, il filo rosso dell’eccidio sistematico si ripete. Uguale a se stesso nella filosofia che lo anima, diverso per modi e tempi di applicazione.

Un aspetto che, tuttavia, si insegna poco nelle scuole e che non si è ancora depositato nelle nostre coscienze, è quello della non casualità dell’eccidio di milioni di ebrei nei lager nazisti. E con essi, a ruota, omosessuali, rom, comunisti, donne non sposate, clochard, testimoni di Geova, disabili… Non fu la follia di un uomo a generare la Shoah. Le sue radici sono lontanissime, si legano a doppia mandata con la storia stessa del cristianesimo, con una delle filosofie fondanti e fondamentali di tutta la cultura occidentale.

La cultura cristiana ha rappresentato, ed è doveroso ammetterlo, il mandante morale di quella carneficina. Quella cultura, che oggi ammiriamo nella Cappella Sistina, tra le colonne di Piazza San Pietro e al cospetto della Pietà di Michelangelo, è la stessa che per secoli ha visto nell’ebreo il nemico. Non a caso il “perfido” giudeo era accusato del peggiore dei crimini: il deicidio, ovvero, l’assassinio di Gesù.

Da quell’accusa sono scaturiti secoli, millenni in verità, di odio sociale, di disprezzo pubblico, di sistematica criminalizzazione della minoranza ebraica. Hitler ha solo raccolto quel sottobosco di ignoranza e di delirio storico-collettivo, gli ha cucito addosso la sua ideologia criminale e ha completato l’opera con la più sanguinosa ciliegina su una torta preparata da altri. Questo ovviamente non minimizza, né mira a farlo, la tragedia del nazismo. Ma non possiamo capire il senso della Shoah se non identifichiamo le sue radici culturali più profonde. E piaccia o no, la nostra storia e le nostre origini grondano di tutto quel sangue.

Ribadisco che nei campi di sterminio non vennero uccisi solo gli ebrei, ma altre minoranze. Appartengo a una di queste: quella degli omosessuali. Ciò significa che se fossi nato qualche decennio prima, probabilmente avrei scontato la pena del confino se fossi stato italiano come adesso o mi avrebbero attaccato addosso un triangolo rosa se fossi stato tedesco, polacco, ceco o di altra etnia conquistata dal Reich tedesco.

Il giorno della Memoria, quindi, mi tocca non solo in quanto essere umano, ma anche come categoria discriminata. E, duole ammetterlo, discriminata ieri e oggi.

Ovviamente non si può paragonare la situazione attuale del gay del ventunesimo secolo a quella dell’ebreo degli anni ’30. Almeno non in Italia e non in occidente. In Francia e negli USA si sta provvedendo ad estendere il matrimonio anche alle coppie dello stesso sesso. In Spagna, Portogallo, nei paesi scandinavi e negli stati nordici questo processo è già compiuto. Ma altrove vige ancora il pubblico disprezzo, la criminalizzazione e l’eliminazione del diverso: Uganda, Arabia Saudita, Iran, Russia, paesi baltici… l’elenco è ancora troppo lungo.

Anche in questo caso le radici di tale discriminazione, non legata a fatti di appartenenza religiosa ma determinati da atti e fatti di fede, riguarda, almeno nel nostro sistema culturale, il cristianesimo. Da Sodoma e Gomorra in poi, le tre principali chiese cristiane (anche se va dato atto ai protestanti di aver fatto un lungo cammino in tal senso) si sono rese colpevoli e responsabili del sangue versato, nella lunga storia dell’occidente, da milioni di gay e lesbiche.

Duole ricordare che anche qualche rabbino si lancia in affermazioni omofobe, sempre forte del fatto che almeno nell’odio anti-gay il dio dei cristiani e quello ebraico la pensano allo stesso modo.

Non è un caso che la recente legge antigay, in Russia, abbia avuto l’avallo della chiesa ortodossa locale. Non è un caso che Joseph Ratzinger abbia “benedetto” i politici ugandesi che gli hanno portato come regalo di Natale una legge che prevede la condanna a morte dei gay nel paese africano. Non è un caso che il Vaticano si sia opposto con tutte le sue forze al tentativo portato avanti dalla Francia, qualche anno fa, di decriminalizzare il reato di “omosessualità” nel resto del mondo.

Abbiamo, dunque, una grande responsabilità nei confronti della memoria futura: dobbiamo impedire che le follie che hanno animato il passato, lontano e recente, diventino nuovamente attuali. Per fare questo occorre rintracciare responsabili culturali e pratiche di odio. E ammettere, con tutta l’onesta intellettuale di cui siamo capaci, che anche sulle nostre coscienze di europei c’è qualche macchia. Adesso l’occidente ha la possibilità di dimostrare di aver appreso la lezione. La questione omosessuale è l’ennesimo banco di prova di quella civilizzazione e di neoumanesimo capace di fare la differenza tra il passato, la storia (tragica) e il futuro.

Da oggi non abbiamo più scuse, proprio per il giorno che è oggi. Ricordare anche questo aspetto, nel giorno della Memoria della Shoah, è un atto più che doveroso.

Russia e diritti LGBT: una cartina al tornasole per la civiltà

Il vento della Siberia colpisce la comunità LGBT in Russia. Una proposta di un parlamento locale della regione siberiana di Novosibirsk è stato inviato e approvato dalla Duma e che prevede che qualsiasi atto di “propaganda” dell’omosessualità, dal parlarne ai minori fino ai gay pride, verrà punito con multe salate, con l’arresto e la prigione. La legge dovrà essere ancora discussa e votata in aula altre due volte, ma il primo sì dei deputati è stato schiacciante.

Tutto questo avviene mentre nel mondo il presidente americano Obama, nero e democratico, si appresta a varare norme a favore della gay community. E Obama, ricordiamolo, è quel presidente che sta cercando di costruire una forma di stato sociale nel suo paese, di dare più diritti alle classi disagiate e di far ricadere le spese di questi costi sociali sui ricchi.

Tutto questo avviene mentre in Francia il socialista Hollande sta cercando di rendere il matrimonio non più un privilegio per le coppie eterosessuali, ma un diritto di tutti e di tutte, scatenando le rappresaglie delle confessioni monoteiste, cristiani ed ebrei in prima linea.

La Russia di Putin, invece, si riallaccia al suo passato fatto di tirannide e di disprezzo per i diritti umani. Le argomentazioni del partito putiniano sono le stesse di certi nostri rappresentanti locali, da Albertini a La Russa, passando per le immancabili Bindi & Binetti: la salvaguardia delle giovani e future generazioni, il concetto “sacro” e/o “naturale” di famiglia, la condanna del vizio e della perversione e via discorrendo. Il tutto con la benedizione del pope di turno (o del papa di turno, se guardiamo a noi).

Tra poco in Italia ci saranno le elezioni. La scelta per i candidati al parlamento dovrebbe seguire, tra i vari criteri, anche lo spartiacque storico degli eventi che ci stanno davanti agli occhi: scegliere, cioè, quei politici che più si avvicinano, nella loro prassi e nelle loro idee a personaggi quali i presidenti americano e francese. E non votare quelle persone che vorrebbero l’Italia, Berlusconi in testa, fosse un paese più simile a quello del suo amico Vladimir. È una questione di civiltà. E la questione omosessuale è una delle sue tante cartine al tornasole.

Ma è così terribile essere gay?

In una recente dichiarazione Gabriele Albertini, candidato montiano alla regione Lombardia, sottolineava il pericolo da parte di un infante di crescere gay in una coppia di persone dello stesso sesso. Per l’ex sindaco di Milano, e temo che non sia l’unico a pensarlo, crescere tra due omosessuali espone a quello che si profila come vero e proprio pericolo di “contagio”.

Non voglio ricordare l’assurdità di tale timore. E non solo perché non basta l’esposizione a un modello per riprodurlo in modo sterile e acritico. Al momento, la quasi totalità delle persone LGBT sono nate e cresciute in contesti assolutamente eterosessuali per cui l’automatismo di Albertini andrebbe bollato come mera idiozia dettata dall’ignoranza in materia.

Ma, appunto, non è questo che voglio mettere in evidenza. Il fatto stesso di smentire quell’impostazione, e se lo si fa è per amor di precisione, alimenta il circuito dei pensieri omofobi. Dietro quel modo di pensare si nasconde l’idea che nascere o crescere come gay sia, di per sé, una sciagura.

Ma cosa diremmo di fronte a questa frase, così rimodulata: «crescere tra due ebrei espone al rischio che il bambino venga su ebreo»? Verremmo tacciati di antisemitismo. E a ragione, perché crescere come ebrei – e più in generale dentro qual si voglia minoranza – non dovrebbe essere considerato un abominio, a meno di non appartenere a qualche associazione in cui vanno di croci uncinate e fasci littori.

Va dunque rigettata l’intera impostazione del pensiero – per così dire – di cui sopra. Crescere in mezzo a due gay rende a sua volta omosessuali? E allora? Dov’è la tragedia? Questa è la vera unica obiezione che andrebbe opposta di fronte a simili argomentazioni. Con una premessa di base: vedervi una tragedia significherebbe essere persone poco per bene. Qualcuno lo dica ad Albertini.

Oggi su Gay’s Anatomy: “L’umanità non ha mai smesso d’inventare nuove forme di famiglia”

Continua, in Francia, il dibattito sul matrimonio egualitario. Mi limito a commentare la piacevole lettura di Maurice Godelier alla quale vi lascio, facendovi notare come sia confortante che la questione dei diritti della comunità LGBT trovi dalla sua parte le voci più autorevoli del mondo della cultura. Direi che basta solo quest’aspetto a dare ancora più forza alle nostre lotte.

«Gli psicoanalisti sono divisi. Molti continuano a fare del padre la figura centrale della famiglia. Ciascuno di noi avrebbe tre padri: il padre reale, un padre desiderato ma immaginario e il padre simbolico, comune a tutti e a tutte, identificato nella legge. E la madre allora?

Quanto ai preti, che non hanno bambini, per loro la vera famiglia è la sacra unione di un uomo e una donna davanti a Dio e in Dio che ha per conseguenza il divieto del divorzio. Questa concezione della famiglia, modellata nei secoli dal cristianesimo, è propria dell’Occidente e non ha alcun senso in moltissime società. Il modello di famiglia si è evoluto, ad esempio, in Olanda (a maggioranza protestante) dove sono accettati i matrimoni omosessuali e l’omogenitorialità.

Presso i Baruya, ogni individuo ha diversi padri e diverse madri. Tutti i fratelli del padre sono considerati come padri e tutte le sorelle della madre come madri. Si vuole forse sostenere che tutte le famiglie diverse da quelle dell’Occidente post-cristiano siano irrazionali? È l’umanità che le ha inventate!»

Il resto puoi leggerlo su Gay’s Anatomy di oggi!

Domenica notte

Pioggerellina a piscio di fata. Incessante e insistente. Piccole gocce insistenti ricoprono tutta la città. E pure il mio umore.

Perché è così che succederà.

Adesso io mi sto riaggiustando per intero. Sto prendendo tutti i cocci degli ultimi anni. Quelli di quando mi sono sentito irrimediabilmente abbandonato. Del lavoro di merda, che non mi piace. Di qualche amico/a che impazzisce e ti tagliuzza senza una ragione. Di chi che non c’è più e lascia il vuoto.

Tutti queste pezzetti io li sto incollando uno a uno. E non è solo un lavoro di pazienza. No davvero…

E poi lo so, succederà di nuovo. Arriverà qualcuno, mi vedrà integro e fico e si sentirà in dovere di rompermi un’altra volta. Di mandarmi in frantumi. E di andarsene via. Come tutti gli altri. E piove su questa consapevolezza.

Ma io stavolta glielo impedirò.

Che cos’è la democrazia?

Su Facebook un mio amico, Pasquale Videtta, militante di Sinistra Ecologia e Libertà, ha scritto il seguente status che vi ripropongo:

Se vince il PDL non fanno la patrimoniale. Se vince il PD non fanno la patrimoniale. Se vince Monti non fanno la patrimoniale.

Se vince il PDL non legalizzano i matrimoni gay. Se vince il PD non legalizzano i matrimoni gay. Se vince Monti non legalizzano i matrimoni gay.

Se vince il PDL fanno il Tav in Val di Susa. Se vince il PD fanno il Tav in Val di Susa. Se vince Monti fanno il Tav in Val di Susa.

Se vince il PDL non rinegoziano il pareggio di bilancio e il fiscal compact. Se vince il PD non rinegoziano il pareggio di bilancio e il fiscal compact. Se vince Monti non rinegoziano il pareggio di bilancio e il fiscal compact.

Se vince il PDL non ripristinano l’art.18. Se vince il PD non ripristinano l’art.18. Se vince Monti non ripristinano l’art.18.

Se vince il PDL bombardano il Mali. Se vince il PD bombardano il Mali. Se vince Monti bombardano il Mali.

Se vince il PDL non eliminano gli F-35. Se vince il PD non eliminano gli F-35. Se vince Monti non eliminano gli F-35.

Se vince il PDL non istituiscono il reddito minimo. Se vince il PD non istituiscono il reddito minimo. Se vince Monti non istituiscono il reddito minimo.

Se vince il PDL non eliminano i privilegi della Chiesa. Se vince il PD non eliminano i privilegi della Chiesa. Se vince Monti non eliminano i privilegi della Chiesa.

Houston, abbiamo un problema.

Queste parole rendono egregiamente la situazione penosa dell’attuale politica italiana, per cui abbiamo tre forze principali, assieme a quelle loro alleate, che si differenziano in poco o nulla circa fatti fondamentali di politica interna, economica, sociale, estera, ecc.

La democrazia non dovrebbe consistere nel permesso dato dai politici ai cittadini di mettere una X a caso sulla scheda elettorale, ma permettere loro di poter scegliere tra programmi diversi e visioni della vita alternative. Se poi queste fossero pure nel segno dell’eccellenza, vuol dire che saremmo una democrazia felice. E invece siamo ancora a interrogarci su quale primo passo compiere per poter contemplare il sentimento dell’alternanza.

Questa è l’Italia che ci aspetta nel dopo-Berlusconi. Ammesso, arrivati a questo punto, che quel dopo arrivi.

Diritti ai gay: Monti come Sabrina Ferilli

Così Monti, su matrimonio egualitario e omogenitorialità:

Il mio pensiero è che la famiglia debba essere costituita da un uomo ed una donna e ritengo necessario che i figli debbano crescere con una madre e un padre […] i Parlamenti possono trovare strumenti per altre forme di convivenze […] Nel nostro movimento ci sono idee pluralistiche su questo tema così come nella società e negli altri partiti.

Speriamo solo che il senatore, dopo aver sentenziato a pappagallo le sue cretinate sulla famiglia, si senta meglio a pensarla come Sabrina Ferilli e Lorella Cuccarini.

È comunque triste che l’ex premier per assicurarsi il voto della fetta peggiore della società – quella che non paga l’IMU e che protegge i preti pedofili, per essere più precisi – stia mettendo in mano il coltello al prossimo “svastichella” di turno.

Ma d’altronde non possiamo chiedere al professore di essere migliore rispetto alla classe politica che lo ha creato e rispetto al paese che pretende di governare.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Chi protegge il bambino queer?”

«Gli integralisti cattolici, ebrei o musulmani, i sostenitori di Jean-François Copé senza più vergogna di esserlo, gli psicanalisti edipici, i socialisti naturalisti alla Jospin, i sinistrorsi eteronormativi e la truppa sempre più ingrossata di coloro che sono alla-moda retrogradi si sono trovati d’accordo domenica scorsa per fare del “diritto del bambino ad avere un padre ed una madre” l’argomento cardine per giustificare la limitazione dei diritti delle persone omosessuali. È stato il loro giorno di uscita, un giganteso outing nazionale degli eterocrati nazionali. Tutti costoro difendono un’ideologia naturalista e religiosa di cui conosciamo bene i fondamenti. La loro egemonia eterosessuale si è sempre retta sul diritto di opprimere le minoranze di sessualità e di genere. Siamo abituati a vederli brandire un’ascia. Il problema sta nel fatto che stavolta forzano i bambini a portare questa loro ascia patriarcale.»

Da Chi protegge il bambino queer? – di Beatriz Preciado, filosofa, direttrice del programma di studi indipendenti del Museo di Arte contemporanea di Barcellona (Macba).
Pubblicato su Libération, 14 gennaio 2013.
Traduzione di Sara Garbagnoli, dottoranda in Sociologia alla Sorbona di Parigi.

Il resto leggilo su Gay’s Anatomy. Ne vale davvero la pena.

Matrimonio egualitario: Vendola getta la maschera

Nichi Vendola, intervistato da Maria Latella, ha dichiarato su Sky:

Io proporrò una legge che consenta l’adozione alle coppie gay, una legge per il riconoscimento dei matrimoni omosessuali. Tutto questo, però, appartiene alle prerogative del partito, non è nel programma di governo, ma riguarda l’impegno di Sel in Parlamento e nella società.

Credo che queste affermazioni necessitino di alcune considerazioni e di qualche domanda.

In primis, i temi presenti nei programmi dei singoli partiti, soprattutto dentro una coalizione, trovano la loro legittimazione proprio dentro l’azione di governo. Lo scopo di SEL dovrebbe essere, se dovessero vincere le elezioni, quello di portare aspetti preminenti del suo programma dentro l’esecutivo di cui intende far parte. Evidentemente per Vendola la questione dei diritti civili non è preminente.

Poi: qualsiasi punto specifico di un singolo programma di partito potrebbe creare tensioni dentro l’azione di governo. Mi chiedo, e Vendola dovrebbe chiarircelo: questa stessa prudenza verrà applicata su temi quali le politiche sociali, il lavoro, l’articolo 18, l’acqua pubblica, le missioni all’estero, ecc?

Ancora, e in caso non affermativo circa la domanda precedente: Vendola dovrebbe ancora spiegarci come mai ha deciso di tenere fuori proprio la questione omosessuale dall’agenda del prossimo esecutivo. Ricordo al leader di SEL che di proposte di legge su matrimonio egualitario e coppie di fatto il parlamento ne è pieno. Affermare che proporre una legge rientra nelle facoltà del suo partito – oltre a essere cosa ovvia – significa ammettere che si sta preparando a depositare un provvedimento destinato a coprirsi di polvere e noi non vogliamo una testimonianza in più funzionale solo a far sentire in pace il governatore pugliese con la sua coscienza. Noi abbiamo bisogno di qualcuno che porti queste istanze proprio dentro il governo!

Pare, in buona sostanza, di rivedere il copione del 2006. Si è partiti da un modello estero – all’epoca erano i PaCS francesi, ora si parla di non meglio identificate unioni civili alla tedesca – per poi stravolgerlo e, infine, non approvarlo. Nel documento approvato dal Pd circa le coppie di fatto – e che Vendola ha adottato, dopo l’alleanza con Bersani sulle primarie – rispunta, inoltre, il riferimento ai diritti individuali di bindiana memoria, che negano il riconoscimento della coppia in quanto tale. Ovvero, i DiCo.

Ci troviamo, con ogni evidenza, di fronte all’ennesima presa in giro. E il centro-sinistra, di fatto, dimostra di non volere pienamente il voto della gay community e anche questa marcia indietro di Vendola, che fino a ieri ci ha imbonito millantando sensibilità rispetto a questi temi, è un ulteriore campanello d’allarme.

La palla dovrebbe passare adesso al movimento. Sarebbe ora di far sentire una voce unitaria, tuonante e determinata. Sarebbe ora di dire che il prossimo parlamento dovrà sfornare una legge chiara e nettissima sulle famiglie gay e lesbiche, con o senza prole. Una legge che porti, almeno nell’immediato, alla piena equiparazione tra coppie sposate e coppie non sposate. Dovesse anche non chiamarsi matrimonio, in un primo momento. Questo dovremmo chiedere.

Se poi il centro-sinistra dovesse perdere e riconsegnare il paese a Berlusconi – in un momento in cui ogni voto è determinante, visti i rischi di pareggio – proprio perché non vuole concedere nulla su questi temi, è un rischio di cui si prenderà ogni responsabilità di fronte all’elettorato e all’Italia tutta.