Riassumendo… (e buon 2013!)

Solo cose belle

Trovare l’email con su scritto “pubblicheremo il suo saggio”
Le scene a L’attimo fuggente, in classe, perché hanno scoperto che sei gay
Mary e le avventure di Torre Angela
Quelli del “tempo prolungato”
Quei giorni a Roma, con Erika e Himelda
Gay’s Anatomy
La neve a Roma
Le lacrime della terapia, che lavano via tutto il dolore che c’è
La mia prima intervista in radio e il concerto di Guazzone, dal vivo
La colazione all’inglese, con “Nani nel mondo”
Il gruppo di Londra
Il koala
Quel giorno al luna park
Le sere d’estate, al Pigneto
La caipiroska al kiwi (menzione speciale al team di via Macerata per avermi iniziato al culto)
La dedizione della splendida Wonder
Il mio psicoterapeuta (che è di un fico che ciao)
Le sere a Caracalla, con Simo e Mike
In prima serata, su Rainews
Volare in mongolfiera
Perdere dodici chili e capire che puoi fare tutto nella vita
Cambiar casa
Giada, Anna Nim e Frenky
(…e anche Barbara, ma questo ormai è chiaro)
Piacere, ancora
I biscotti allo zenzero
Le presentazioni del libro… (con menzione d’onore a Bilo, Igor e i bolognesi, Tiziana & Stonewall, Arcigay Catania, i triestini tutti, gli amici del Mieli, di SEL e del Pd)
Le parole di Franco e Lorenza
Il Filosofo, e le sue perle notturne
Gli amici e le amiche di sempre. Sempre!
La Maria, e tutto il miciume che c’è.

Luoghi

I canali di Treviso, il ponte di Bassano e il centro di Padova
Londra, anche con la pioggia
Il molo di Trieste e il castello di Miramare
Bologna, a giugno e a novembre
La spiaggia del Tellaro e le canne trascinate dal mare
Istanbul, tutta
I camini della Cappadocia
La casa di Giulietta
Tutte le città dove ho presentato il libro.

Cestinare

Le pubblicazioni on demand
I ritorni del passato
Le amicizie che van fuori di testa
L’orzaiolo a ferragosto
I massaggiatori turchi
L’omofobia
Rosy Bindi (appunto) e pure Elsa Fornero
Il lavoro alle scuole medie (lo dico ogni anno, ma stavolta lascio sul serio)
Il segno del leone (con le doverose eccezioni)
Il concorso a scuola (e infatti non l’ho fatto)
La dipartita dei grandi e la permanenza dei mediocri

Letture

M. Zimmer Bradley, Le nebbie di Avalon
L. Ghinelli, La colpa
F. Buffoni, Noi e loro
B. Mazzara, Stereotipi e pregiudizi
W. Szymborska, Vista con granello di sabbia
C. M. Martini, I. Marino, Credere e conoscere
I. Allende, La casa degli spiriti
F. Buffoni, Il servo di Byron
T. Capote, Foglie d’erba
P. Pedote, Storia dell’omofobia

Colonna sonora

Carlo, Celeste Gaia
Guasto, Marco Guazzone
Somebody that I used to know, Gotye
Distratto, Francesca Michielin
Dauðalogn, Sigur Ros
Bells, The naked and famous
Make me a picture of the sun, Carlot-ta
Born to die, Lana del Rey
Diamonds, Rihanna
Madness, Muse

Parole chiave

Biondume
Roscia
Blog
Terapia
Dieta
Autostima
Pistulata
Français
Life Coach

Buoni propositi

(ok, non si fanno, ma io molti di quelli dell’anno scorso li ho realizzati)

Cambiare lavoro
Essere (ancora) più fighi
Abbandonare lo sguardo ferito
Assomigliare all’idea che abbiamo di noi stessi
Prendere il Delf
Ancora sushi (con Lori e con Dani)
Andare in Giordania e, forse, anche alle Canarie
Tornare a Parigi, con Laura
Trombare di più
…e chissà che non ci si innamori!

…e per il resto, buon anno nuovo a tutti e a tutte!

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Addio professoressa

Quando in classe, ai miei allievi e alle mie allieve, parlo di Rita Levi Montalcini, lo faccio per un insieme di ragioni.

Innanzi tutto, perché era una donna, un premio Nobel, un esempio di impegno nonostante le avversità della vita: la dimostrazione che lo studio, la cultura e il sapere sono cose che, ancora oggi, possono renderci fieri di essere, prima ancora che italiani, delle persone. Di questi tempi, e credo di interpretare il pensiero di molti, non è poco.

Ne parlo perché era ebrea, perché il regime fascista la allontanò dall’università, perché ha pagato, sulla sua pelle, il segno ignominioso della discriminazione, dell’emarginazione, le conseguenze più tragiche della stupidità e della follia umane.

Ne parlo perché aiutava i partigiani a nascondersi e li curava, in segreto, mentre l’Italia era in mano ai criminali nazi-fascisti. Lei seppe combatterli con le due uniche armi che aveva: il coraggio e la scienza.

Ne parlo, e ne parlerò ancora, perché era una persona che aveva una grandissima coscienza civica, democratica e politica. Perché era un esempio luminoso di laicità. Perché in un paese come il nostro, consegnato quotidianamente dalla politica nelle mani del vescovo di turno, persone come lei sono sempre più rare da trovare nelle istituzioni.

Per tutte queste ragioni ho sempre parlato di lei, durante le ore di educazione civica: perché rappresenta, con la parabola di vita, un esempio umano altissimo per poter parlare di condizione femminile, di minoranze, di laicità, di antifascismo. Valori che la Repubblica sta perdendo, in mano a questa pletora che si distingue per arrogante inettitudine.

«L’assenza di complessi psicologici, la tenacia nel seguire la strada che ritenevo giusta, l’abitudine a sottovalutare gli ostacoli – un tratto che ho ereditato da mio padre – mi hanno aiutato enormemente ad affrontare le difficoltà della vita.»

Addio professoressa Levi Montalcini. Lei è sempre stata, per me, un grande esempio. Lo dico senza retorica. Lo dico con le lacrime agli occhi.

#15factsaboutme

È un hashtag. E gira su Twitter.

Ho pensato: quali sono le quindici cose che ti descrivono?
Ho lasciato parlare l’istinto e questo è il mio elenco:

1. Sono (auto)ironico. Perché bisogna sempre ridere di se stessi e di ciò che ci circonda.
2. Scrivo: racconti, saggi, poesie, romanzi. E sul mio blog.
3. Non amo più il mio lavoro. Tutta colpa di chi ha reso la scuola un luogo per manovalanza intellettuale di terz’ordine.
4. Da bambino ero grasso. Poi tra un effetto fisarmonica e l’altro, ho perso, negli ultimi mesi, altri dodici.
5. Sono siciliano, ma vivo a Roma e ogni tanto mi vien voglia di scappare all’estero.
6. Mi piace cucinare. Per lo più per gli altri. Mi piace cucinare più il salato. Ma io, personalmente, amo i dolci.
7. Reputo l’amicizia un sentimento fondamentale. In alcuni casi, addirittura superiore all’amore. Perché non dà dipendenza.
8. Non sopporto la volgarità dei tempi moderni. Ma dico le parolacce.
9. Sono gay. E sono contento di esserlo. Essere gay mi ha salvato la vita. E non è una provocazione.
10. Aspiro al cinismo. Ma in verità sono un gran tenerone. Capite perché vado in terapia?
11. Ogni tanto sento l’esigenza di innamorarmi. Poi rinsavisco e ritorno in me.
12. Do i nomi degli esseri umani agli animali, per elevare la miserabile condizione dell’uomo.
13. Amo il crepitare del fuoco, il suono di neve e acqua dei ruscelli, l’odore della pioggia, la luce tenue delle candele.
14. Sposerò l’uomo che me lo chiederà lasciandomi piangere per il fatto di avermelo proposto senza che io ne abbia pudore.
15. Mi piace abbracciare. Se ti abbraccio, vuol dire che non ho più armi. Vuol dire che sei diventato/a il mio mondo.

Politica italiana 2012

Il governo Monti e tutti quelli che, fino a ieri, lo hanno sostenuto – le vedo solo io le banche a fare la òla?
Gli insulti di Elsa Fornero – siamo tutti/e troppo choosy!
E quelli di Cancellieri – chissà dove lavora il tuo, di bambino…
I referendum – il Pd ovviamente era contrario.
L’IMU non alla chiesa – i contribuenti dicono grazie per aver pagato almeno il 25% in più.
Il concorso truffa per la scuola – ovvero: un ministro che di cognome fa eau de toilette.
La saliva di Beppe Grillo – per non pochi sempre meglio della merda dei partiti tradizionali.
La narrazione vendoliana – “due palle” posso dirlo?
Lusi e Fiorito – devo aggiungere altro?
E gli scandali in regione – guarda caso, tutte in mano a PdL e/o Lega…
Rosario Crocetta alleato dell’UdC – il primo caso di gay contro natura.
Le primarie farsa – leggi Rosy Bindi in Calabria e il “tanto dove metterli, poi, lo decidiamo noi!”.
Il ritorno di Berlusconi. Anzi no. Anzi sì. Anzi no. Anzi…
Il papa pro-omofobia – e i partiti italiani zitti. Tutti.
Il Pd che candida il procuratore Grasso come capolista – quello che voleva dare un premio a Berlusconi per il suo impegno contro la mafia.
L’ascesa di Monti in politica – e la calata del gelo, nella democrazia.
Pierferdinando Casini che parla di politica seria – come me che parlo di fica fingendo un’erezione.

Intanto i/le militanti a star dietro a tutto questo, credendoci. E se glielo fai notare, alcuni ti minacciano pure…

(Un buon proposito per il 2013 potrebbe essere quello di smettere di discutere con gli idioti o, più semplicemente, evitare di rivolgergli la parola.)

P.S.: l’elenco è in aggiornamento.

Il corpo delle donne, il cervello dei preti

controdonpieroNon ci sarebbe molto da aggiungere sulla vicenda del parroco di Lerici. Per chi (ancora) non lo sapesse, il sacerdote del paesino ligure ha pubblicato sulla bacheca parrocchiale una comunicazione ai fedeli in cui dichiarava che il femminicidio è la conseguenza dei comportamenti immorali del sesso femminile. A un giornalista del GR1 che chiedeva conto del fatto, il simpatico prete ha risposto: «ma lei prova qualcosa di fronte a una donna nuda o è frocio anche lei o meno?».

Il fatto, quindi, si commenta da solo. E palesa quel legame a tripla mandata tra maschilismo, sessismo e omofobia, cifra culturale dell’Italia di oggi, i cui promotori istituzionali più importanti stanno al vertice di partiti, istituzioni e presso i massimi rappresentanti della chiesa cattolica romana. Don Piero Corsi ha solo dato voce a un insieme di input. Non avrebbe neanche senso scandalizzarsi o prendersela con lui, così come non avrebbe senso, in una logica stringente e asettica, stupirsi se vediamo due gay impiccati a Teheran o una donna lapidata a Ryad. Rientrerebbe nella natura delle cose. Nella natura di certi sistemi culturali, monoteisti, patriarcali, intrinsecamente illiberali che Buffoni etichetta come “abramitici”.

Eppure, la logica non è qualcosa che esiste di per sé, ma passa attraverso un’interpretazione dei fatti e dei dati che è del tutto umana. E di fronte a tali constatazioni il senso della nausea e lo smarrimento per com’è diventata l’Italia dopo vent’anni di berlusconismo, alleato con i potentati vescovili e ben tollerato dall’attuale sinistra parlamentare, ci stanno tutti. E non è, si badi, reazione. Dovrebbe essere, semmai, spontanea condizione dell’animo contro chi considera il corpo della donna quale manufatto divino a disposizione della sua “creatura più riuscita”: il maschio.

E a ben vedere, questa è l’intima essenza del cristianesimo, almeno così come concepito a Roma, del corpo in generale. Qualcosa alla mercé di una forza superiore – Ratzinger stesso lo ha detto: non siamo noi a possedere la verità, è essa che possiede noi, attraverso la parola di Cristo. Peccato che questa verità sia, a sua volta, gestita in modo esclusivo da certi uomini di Dio…

In questa logica è più che “naturale” che si veda nel femminicidio la conseguenza di un atto dovuto dal sesso eletto (il maschio) contro chi esprime la propria libertà, soprattutto nell’esercizio dell’autodeterminazione del corpo attraverso la sessualità, la maternità, la riproduzione, ecc. Secondo la logica di don Corsi, che poi è la stessa del Vaticano (e che nutre e/o accompagna la pseudo-filosofia berlusconista tutt’ora imperante nel nostro paese), tutti questi atti hanno bisogno del benestare maschile, secondo una morale predisposta… da chi gestisce la verità che ci domina!

Se tutto questo manca, il sistema entra in default e bisogna rimuovere le cause del corto circuito. E siccome stiamo parlando di istinti primordiali, il ricorso alla violenza è la prima scelta possibile. Quella più “naturale”. Ciò dimostra, tra le altre cose, quanto il concetto di natura – non a caso agitato contro l’affettività e la sessualità di gay e lesbiche – sia solo un’arma ideologica e non una categoria dell’essere.

In base a tutto questo, noi non possiamo davvero pretendere dal signor Corsi, ormai di professione ex-prete,  di avere un sistema di pensiero più grande rispetto a quello che gli è stato inculcato dalla sua chiesa. Le idee, d’altronde, dovrebbero essere come uccelli: se le chiudi in gabbia, potranno solo passare da un bastoncino all’altro, dentro quel recinto. E no, don Corsi, sarò pure gay ma non stavo alludendo a ciò che lei penserebbe, a proposito di larghi orizzonti, se leggesse mai queste mie parole.

Quindi, riassumendo, non possiamo chiedere a certi preti di avere pensieri più elevati rispetto a quelli inculcati dalla gerarchia e riprodotti nel quotidiano sociale. Ma a coloro che ci circondano, sì: e non solo possiamo esigerlo, ma dobbiamo farlo. Perché costruire un mondo migliore, per le nostre madri, figlie, sorelle, amiche, colleghe, studentesse, ecc – per tutti e tutte noi in buona sostanza – è un dovere civile. Un esempio di democrazia. Un fatto di umanità.

“Ragazzi di vita”. Sulla prostituzione maschile

Ok, è un argomento poco “natalizio”. Ma è una cosa importante su cui riflettere un po’. Perché parla di sessualità e di sessuofobia, di libertà e di scelte di vita, di prevenzione, di legalità e di diritti civili.

Con le interviste a Sergio Rovasio, dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Il documentario, pubblicato su Fainotizia, è cura di Susanna D’Aliesio e Maria Tridico. Quest’ultima, mia compagna di blog. Buona visione.

Un piccolo consiglio per Ratzinger

Gentile Joseph Ratzinger,

le scrivo perché, quest’anno, la mia lettera natalizia voglio dedicarla a lei. Proprio a lei. Non chiedo nulla, solo un po’ di attenzione, solo una lettura fuggevole alle cose che sto per scrivere e che, comprenderà da solo, sono estremamente quotidiane.

Comincio subito.

Oggi io e mia sorella proveremo a fare, per la prima volta, i biscotti allo zenzero e sarà un’impresa perché in una città piccola come Siracusa è arduo anche trovare gli stampini a forma di omino.

Stasera avremo a cena gli zii, per cui mio padre e mia madre sono stati tutto il giorno fuori a fare la spesa e nel pomeriggio cucineremo tutti/e insieme. Tutti/e. Insieme. Sia ben chiaro.

Nadia a un certo punto scenderà giù, per portare da mangiare ai gatti meno fortunati, perché lei è gattara. Qui in casa ne abbiamo ben sette: apriremo il salone e si divertiranno a scorrazzare sui divani, con grande disappunto di mia madre, ma alla fine ce li prenderemo in braccio e li coccoleremo un po’.

Apriremo i regali e vedremo i nostri amici di vecchia data. Alcuni di loro hanno già dei bambini. Ieri eravamo insieme, i loro figli giocavano e gridavano per le strade del centro storico, sotto la nostra supervisione. Ho pensato, per un attimo, che io facevo parte di tutto questo. Di quelle risate, di quella gioia. Ero previsto.

Scriverò a quelli che stanno a Roma, dove vivo adesso, e a Catania, la mia città di adozione, ripromettendomi di incontrarli quanto prima. Perché, come mi è stato fatto notare più volte, io ho la fortuna di non avere una famiglia soltanto. E la famiglia sta laddove gli affetti possono essere, semplicemente, secondo le leggi che ne animano le corde più intime.

Quello che sto cercando di spiegarle, signor Ratzinger, è che queste persone di cui parlo sanno che sono gay e non poche lo sono a loro volta. Non mi vedono (e non ci vediamo) come un peccatore o come un errore della natura o, meno  ancora, come un trasgressore di essa. Le nostre emozioni, per capire meglio, sono tutte dettate dallo stesso respiro, dallo stesso ossigeno.

Lavoriamo e siamo persone per bene. Cerchiamo di fare, nel nostro piccolo, di questo pianeta un mondo più giusto. Ho la fortuna di essere circondato da questo tipo di amici e di amiche. Sono sicuro che lei potrà dire lo stesso di sé.

La mia quotidianità, i miei gesti, l’affetto che può esserci rientrano pienamente in uno spirito in cui la parola famiglia è declinata al plurale. Non si sente di essere un po’ depauperato, quasi triste, al pensiero che il suo unico modello di riferimento la escluda dalla quotidianità di milioni di persone, in Italia come in tutto il mondo?

Lo so che lei non leggerà mai queste mie parole, ma io le scrivo le stesso, perché a Natale sono tutti più buoni, ed io per essere migliore oggi ho spedito una lettera raccomandata, presso la mia parrocchia, per farmi depennare dalla lista dei fedeli della chiesa cattolica romana.

Ma non solo.

Per essere migliore ho deciso di farle notare cosa si perde la sua umanità, negando il diritto di esistenza a milioni di persone LGBT. Mi chiedo quanto “umana” possa definirsi una vita che procede per sottrazione. Veda, perciò, queste parole come un consiglio, umile, da parte di un cittadino straniero al capo di un paese estero: cioè a lei.

Chissà che stasera, magari, per caso, la sua coscienza non si risvegli e lei capisca – proprio in virtù del valore che il giorno odierno dovrebbe avere per lei e per quelle che pretende di rappresentare – quante persone le volteranno le spalle o lo hanno già fatto, grazie al suo esempio di pontefice e, nello specifico, a causa dell’odio che lei rivolge, costantemente, contro le persone LGBT.

Chissà, magari qualcosa cambia davvero, in lei, e mi convinco che i miracoli, a volte, accadono.

Chissà, appunto.

Cordialmente. E con tutto l’amore che so.

Dario Accolla (Elfo Bruno)

Come deve essere

biscottiIl profumo dei biscotti al burro (ok, lo confesso, ne ho assaggiati due, proprio non ce l’ho fatta a resistere).
Le fusa di Maria. Sempre bella, anche se sta invecchiando (o forse proprio per questo).
Il silenzio del risveglio, la mattina, così diverso dal caos romano.
Quell’aria di casa…
Il cielo che sa di tutta la mia storia.
Il colore della pietra delle case.
L’odore del mare.
I ricordi, tutti insieme, come se la vita ti passasse davanti. Solo che mentre questo avviene, sei ancora vivo. E forse più di prima.
L’attesa.
I rumori di sempre.
La tv accesa.
E il solito caos.
Himelda che prepara l’albero, perché qui è lei la pasionaria del Natale.
Gli amici, quelli di quando eri ancora dentro il guscio.
La lista dei film che pensi di vedere, tutti rigorosamente strappalacrime (tipo questo).
Le corse per gli ultimi regali da fare.
La presentazione di oggi, forse la più emozionante.
Un aperitivo tra le vie di Ortigia (e fanculo la dieta, tanto ho perso dodici chili).
Un sushi con Dany.
E le incursioni a Catania.

E tutto questo insieme, in un punto solo, un po’ alla rinfusa. Proprio come deve essere.

Cuori di carta e passione civile

Sono appena tornato dalla manifestazione organizzata dal gruppo dei ragazzi e delle ragazze di Condividilove, ieri lanciata in rete, su Facebook, che prevedeva il concentramento in via della Conciliazione, di fronte al colonnato del Vaticano.

Ero lì, non ho partecipato fisicamente alla manifestazione, nel senso che non mi sono unito al gruppo, perché non avevo i cartelloni – e voi lo sapete come la penso: meglio un dignitoso anonimato, che un ridicolo protagonismo – ma sono stato tutto il tempo accanto a loro per documentare i fatti (come potete vedere dalle immagini).

Non c’era tanta gente, una ventina di manifestanti in tutto. Molti cartelloni colorati, a forma di cuore. Le scritte inneggiavano a messaggi di civiltà: “siamo venuti in pace”, “parlami d’amore”, “omofobia=morte”, ecc.

A un certo punto arriva una signora molto cortese e mi chiede i documenti. Le chiedo perché e mi domanda se fossi tra i manifestanti, mentre un altro poliziotto mi fa notare che se avessi partecipato alla manifestazione avrei dovuto comunque esibire la carta di identità. Gli parlo: «lei mi considera pericoloso, vero?». Il signore, dagli occhi buoni, mi fa notare che sta facendo solo il suo lavoro. Me lo dice con umiltà.

Dico loro che non ho esposto il cuore perché non lo avevo e la donna mi fa, con sufficienza: «ok, lei quindi è qui ma si dissocia». Io, di contro, le ribatto che non mi dissocio per nulla! Che condivido tutto al cento per cento, solo che non ho esposto il cartellone. «Se poi proprio lo vuole, ecco qua!» tiro fuori il portafogli e mostro il mio documento. Non l’hanno più voluto.

Rimango lì e l’agente di prima, notandomi ancora, mi fa: «visto che lei si dissocia se ne può andare», per cui mi sono sentito in dovere di far notare alla simpatica tutrice dell’ordine che non era lei a dirmi dove potevo o non potevo stare e che ho ribadito la mia assoluta adesione.

La polizia oggi ha perso, ai miei occhi, molta credibilità. Anche perché, mentre eravamo lì, altri agenti dicevano ai manifestanti cose del tipo: «avanti, avete ottenuto ciò che volevate, vi hanno fatto le fotografie e finirete sui giornali». Per questa gente, che dovrebbe proteggerci e rappresentare lo Stato, è tutta una questione di ostentazione?

Sono tornato a casa con una profonda amarezza – anzi, me ne sono andato anzi tempo perché sentivo di esplodere e poi avrei potuto passare dei guai seri, perché quando mi arrabbio, io, mi arrabbio.

Avrei voluto chieder loro se hanno dei figli. Se pensano che quanto fanno a noi questi signori – chiesa, politici e media – sarebbe più tollerabile se applicato alle esistenze dei loro cari. Volevo gridarglielo in faccia, ma per questa volta la rabbia ha preso il sopravvento, e ho preferito cedere alla mia fragilità.

Purtroppo oggi eravamo – tanto per cambiare – veramente pochi, forse anche per l’incertezza del tempo climatico, per l’orario del raduno, per la repentinità dell’organizzazione. Però, mentre tornavo a casa, oscuro come il cielo di adesso, una consapevolezza rinnovata mi avvolgeva e mi faceva sentire più forte: noi siamo dalla parte del giusto. Ce lo dicono le politiche di Regno Unito e Francia, la storia dei diritti civili in Spagna e nelle democrazie nordiche, ce lo dicono i recenti referendum negli States e la rielezione di Obama.

Non possiamo rinunciare a tutto questo, al lato luminoso della storia, per i pruriti e i pudori di una setta religiosa basata sul potere economico, altrimenti detta chiesa cattolica romana. Non possiamo arrenderci all’insufficienza di una politica complice, il cui sangue delle vittime di omofobia sporca le coscienze dei suoi rappresentanti.

I cuori esposti, oggi, erano di carta, ma la forza che li ha prodotti è assolutamente umana, grandiosa: ha la forza dei più alti ideali. Oggi si doveva scegliere se stare dalla parte di questa giustezza o dalla parte di una chiesa che sa produrre solo divieti, odio sociale, che alimenta diseguaglianze sociali ed è elemento di disgregazione civica.

Bisogna lottare oggi più che mai, perché questi mesi saranno cruciali. In questi mesi non si deciderà solo per il nostro futuro, su varie tematiche, questione omosessuale compresa. Nel tempo che verrà si capirà se siamo una comunità degna di avere dei diritti e sarà lo sforzo di ognuno di noi a mettere un tassello in più per rinforzare tali prerogative.

Oggi il gruppo di Condividilove ha mostrato, comunque siano andate le cose, un grande coraggio e una grande passione civile. Onore al merito. Ma tutti gli altri devono capire che è finito il tempo delle deleghe. Adesso tocca scendere in piazza, mettersi in gioco e agire. Con ogni mezzo possibile, dentro i confini della democrazia, prima che questi diventino recinti e poi gabbie.