Senza sangue

La disponibilità va bene.
Il sacrificio, dipende…
Il martirio, mai!

Dai discorsi con Frenky, davanti a una tazza di tè verde e una colazione tardiva.
Perché la gente, ci siamo poi detti, passa una vita intera a cercarsi, a tentare di trovarsi, ad abbattere la punizione di quegli dèi, poi definitivamente estinti, che ci tagliuzzarono in due, per farci capire l’importanza dell’uno. L’impronta del tutto.

Eppure pare che non abbiamo imparato la lezione.

Indispettiti, riteniamo un nostro diritto tornare allo stato primigenio. Ma poniamo fili spinati e mine antiuomo, tra noi e la felicità. Non riusciamo a trovare le parole, quando è necessario pronunciarle. Le usiamo a sproposito, quando è il momento di respirare. E basta.

Ci diamo la colpa del nostro bisogno di amore. E non riusciamo a chiederlo, quando è arrivato il momento di lasciare all’oblio ogni cicatrice. Ne riapriamo di nuove, senza alcun bisogno effettivo.

Diamo il potere, agli altri, di decidere della nostra infelicità. E non ci accorgiamo che stiamo solo intingendo la penna altrui nell’inchiostro del nostro destino.

Quando alla fine sarebbe tutto molto più semplice. Uno sguardo pulito. Un desiderio sincero. La disponibilità di esserci. Senza sacrifici pretesi. Senza martirio, senza sangue. Eppure.

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