Oggi su Gay’s Anatomy: “Primarie 2012? Se vince Bersani, nessun diritto alle coppie gay”

Il Pd di Bersani sulle coppie di fatto. Cosa pensa di fare, per esse, il segretario dei democratici?

…esse appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela sulla base di alcuni principi fondamentali. Da un lato, nel principio della centralità del soggetto rispetto alle sue relazioni, così da riconoscere sia i diritti di ogni persona a dare vita liberamente a formazioni sociali, sia i diritti di ciascuno entro le diverse formazioni sociali.

Cosa si nasconde dietro queste oscure parole, inserito nel documento della Commissione Diritti presieduto da Rosy Bindi e alle quali si ispira il leader piddino? Diritti veri o l’ennesima truffa sulla pelle di milioni di gay e lesbiche e a danno sicuro della laicità dello Stato? Scoprilo su Gay’s Anatomy!

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Primarie da copione, con flop finale

Niente di nuovo sotto il sole, sarebbe da dire. Bersani primo, Renzi secondo, Vendola terzo e Puppato e Tabacci con percentuali tali da rendere gloriose le ultime tornate elettorali di Rifondazione & ko. Adesso nel teatrino della politica si consumerà ciò che in altri paesi si chiama consacrazione e che qui in Italia, patria di ogni corruzione semantica possibile, è definito col termine di primarie.

Perché dico questo? Cito Aldo Busi, sottile analista della pagina politica di ieri il quale, oltre ad aver definito i “fantastici cinque” con l’epiteto più idoneo di “smoscia-uccelli”, fa notare ad una Parietti in cerca disperata di visibilità, senza nemmeno l’attenuante dell’Isola dei Famosi –il momento più alto del suo eloquio è stato una citazione plurima dell’epiteto “culo” – che questa tornata “elettorale” è cosa modesta rispetto alle gare, quelle vere, che possiamo assistere altrove.

Queste primarie avrebbero avuto un senso, in altre parole, senza l’ingombrante presenta di un Bersani come espressione di un potere, quello dell’apparato di partito, che non ha intenzione di schiodarsi da poltrone et similia.

Votare l’attuale segretario del Pd ha avuto il solo significato di giustificare gli ultimi vent’anni di politica italiana. Tutta. Quindi il berlusconismo, che è il vero creatore dell’attuale classe dirigente di quel partito, tolte alcune eccezioni, va da sé.

Ieri perciò non si è votato tra due o più progetti di sinistra da presentare all’elettorato. È stata per lo più una conta per capire se il modello politico vincente in Italia debba essere quello della conservazione o quello dell’innovazione. E faccio presente che considero il primo modello quello proposto da Bersani e Vendola, il secondo quello seguito da Renzi. Certo, un’innovazione di tipo centrista e liberista, ma sempre preferibile al cattocomunismo che è stato fertile humus dell’ultimo ventennio. Fosse non altro per ridefinire su basi nuove il concetto di sinistra.

Il copione seguirà come deve: l’elettorato piddino, ligio nel prendere le parti del più forte, eleggerà senza nulla obiettare – a cominciare da tutto il male derivante dal governo Monti, sostenuto in tutto e per tutto dall’attuale segretario del Pd – Bersani, per poi lamentarsi, subito dopo, dei mali italiani. Un po’ come Susanna Camusso, la cui dichiarazione di voto ha di fatto distrutto ogni residuo di credibilità della CGIL (per chi non lo sapesse, la signora in questione ha votato il responsabile delle politiche per cui poi fa scioperare i lavoratori).

Vendola intanto fa l’occhiolino ai due finalisti. Dimenticando di ricordare di aver firmato un documento di intenti che lo lega a doppia mandata al leader piddino… certo, potrebbe fare l’ago della bilancia e chiedere maggiori garanzie su diritti civili, scuola, spese militari (da ridurre), questione morale, ecc. Temo che si accontenterà di recitare la sua parte da comprimario, delegando Casini a perno della futura coalizione.

E questo è quanto, popolo. Con un’ultima considerazione. A votare, sono andati in tre milioni e poco più. Cifra rispettabilissima, per carità. Ma il Pd – e gli altri candidati – riflettano bene: è il dato più basso nella storia delle primarie italiane. Anche se temo che tale riflessione, come molte altre, su quello che in realtà è un flop, purtroppo non arriverà.

All the lights go down

All the lights go down…
All the lights go down…

«Cosa vuoi davvero?»
«Te.»
«Sai che non è possibile.»
«Allora non importa. Niente.»

(Quando cerchiamo quel pezzetto smarrito di noi dentro gli altri, lo facciamo perché siamo fragili oppure perché siamo forti e ammettiamo la nostra incompletezza?)

«Come va l’amore?»
«Unammerda…»
«Perché non c’è o perché è complicato?»
«Perché sono io, quello complicato.»

I’m not here to make you stay
I’m not here to take you away
I can’t make you disappear
I can’t take away your fear
I can’t help you understand
I will not clap my hands
But I’ll breakdown here the truth

I did not come here for you…

Queering Roma (e cattolici non pensanti)

Una manifestazione organizzata dall’associazione Armilla, con il contributo della Provincia di Roma e in collaborazione con il Torino GLBT Film Festival Da Sodoma a Hollywood.
Queering Roma è l’appuntamento con cui la Capitale si impegna a mantenere viva l’attenzione su una cinematografia che ha raggiunto grande importanza e dignità nel mondo.
Il respiro internazionale, l’approccio curioso e multiforme a tutte le sfaccettature del mondo LGBTQ, la possibilità di fruire di film esclusi dai circuiti ufficiali di distribuzione, sono questi gli elementi fondamentali che caratterizzano la Festa del Cinema Lesbico Gay Bisex Trans Queer della Capitale.

Ieri ci sono stato, a vedere The perfect family. Un film in cui una signora, profondamente religiosa, viene candidata per il prestigioso premio parrocchiare “La donna cattolica dell’anno”. Intanto, i suoi figli le danno un po’ di problemi: il maschio lascia la moglie per mettersi con l’estetista della sua città, mentre la figlia si dichiara lesbica…

Il film verrà riproiettato domenica mattina, alla Casa del Cinema, a Villa Borghese. È una commedia carina, leggera, con qualche punta amara. Andrebbe visto solo per una ragione. In un momento di tensione tra le due donne, la ragazza dice a sua madre “il papa ci vedrà come peccatori, ma tu cosa ne pensi?” e la donna risponde: “non ho bisogno di pensare, sono cattolica!”.

Una battuta che racconta, senza saperlo, gli ultimi vent’anni di politica italiana. Per il resto, buona visione. E, soprattutto, andateci!

(e un grazie speciale a Cristiana… lei sa perché)

Oggi su Gay’s Anatomy: “Note a margine sul suicidio di A.”

…e pure su Queer Post (con cui comincio ufficialmente la mia collaborazione):

1. cosa è successo davvero ad Andrea, il ragazzo suicidatosi a Roma mercoledì scorso?
2. il movente può essere rintracciato fuori dall’omofobia?
3. i compagni e i docenti si difendono, dicendo di non essere omofobi. Ma sono consapevoli di cosa significa esser tali?
4. si tratta di una campagna mediatica definita o dell’ennesimo passo falso delle associazioni LGBT e, in particolare, dei soliti noti?
5. cosa è successo davvero, ieri sera, per le strade romane, al corteo a cui ha partecipato una folla pacifica e arrabbiata?

Si parla tutto questo, oggi, su Gay’s Anatomy.

Per A., stasera, in rosa

Non sappiamo il suo nome. Ma sappiamo almeno tre cose.
Che era gay.
Amava vestirsi in modo appariscente.
Era preso in giro dai compagni di scuola e anche qualche insegnante lo ha ripreso per la sua estrosità.

L’ennesimo caso di omofobia, malattia che colpisce gli eterosessuali ma fa fuori i gay. Per questa ragione, stasera alle 19:30 a Roma ci sarà una fiaccolata di solidarietà che partirà dal Colosseo e finirà al Liceo Cavour, dove il ragazzo andava a scuola.

Mi limito a constatare, prima di lasciarvi al comunicato delle associazioni a seguire, che una scuola che ha non ha evitato tutto questo dovrebbe avviare, al suo interno, una profonda riflessione, tale da coinvolgere dirigenti, insegnanti, alunni e genitori. Perché la scuola dovrebbe essere il luogo dove si forma l’individuo, non dove lo si distrugge.

In tal senso, il Liceo Cavour ha fallito la sua missione. In modo tragico. Adesso A. non metterà più lo smalto alle unghie, e la sua professoressa, la stessa che a quanto pare lo ha ripreso per i suoi comportamenti eccentrici, vivrà in pace con i suoi pudori di genere. Ma chi ci restituisce l’assenza, per altro tragica, di una vita? Bastava essere un po’ più comprensivi. Insegnare non dovrebbe essere solo impartire lezioni di latino e greco, significa dare visioni del mondo.

In quella scuola ha prevalso una visione “italiana” della realtà, basata ancora sulla risatina e sulle barzellette sui froci, sui no vaticani, sempre accolti dalla nostra classe politica tutta, a provvedimenti basilari di civiltà.

A fare le spese di tutto questo e del conseguente fallimento della missione scolastica del Cavour è stato un ragazzo che si è tolto la vita. Come faranno a guardarsi allo specchio docenti, allievi e famiglie, da oggi in poi, sarà complicato immaginarlo.

Ci vediamo stasera, al Colosseo. Alle 19:30. In rosa. Era il colore che piaceva ad A.

A., un quindicenne romano, si è tolto la vita per omofobia.
Vessato dai compagni da più di un anno, rimproverato da un’insegnante, non ce l’ha fatta più e si è impiccato con una sciarpa, davanti al fratello minore.

Per ricordare A., esprimere vicinanza a chi lo ha amato e rispettato con la sua diversità e il suo invincibile desiderio di autenticità, per non lasciare che il suo gesto passi ancora una volta inosservato e senza conseguenze, Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Queerlab, l’Associazione Radicale Certi Diritti e Luiss Arcobaleno danno appuntamento stasera alle 19.30 per una fiaccolata che partirà da via di San Giovanni in Laterano (Coming Out) per arrivare al Liceo Cavour in Via delle Carine, 1.

L’invito per tutte e tutti è di venire senza bandiere e indossando un capo rosa, il colore tanto amato da A.

Odifreddi, le critiche a Israele, la censura di Repubblica

L’articolo che segue, in fondo, è stato scritto da Piergiorgio Odifreddi, una delle voci intellettualmente più illuminate del pensiero laico italiano.

L’autore ha pubblicato questo post sul suo blog su Repubblica.it. In queste parole Odifreddi dice una cosa abbastanza condivisibile: le reazioni del governo israeliano sono spropositare rispetto alla violenza degli estremisti di Hamas. E fa un paragone col nazismo in cui per ogni tedesco ucciso in imboscate o attentati si dovevano ammazzare dieci persone del territorio occupato dalle milizie del Reich.

Repubblica ha, però, ritenuto opportuno cancellare il pezzo, cosa che ha portato Odifreddi a ritenere esaurita la sua collaborazione con una delle maggiori testate giornalistiche italiane.

Riporto le parole “incriminate”, perché condivise, e so già che verranno i soliti professionisti dell’antisemitismo pronti a accusare l’autore dell’articolo – e/o me che lo ripropongo – come un naturale nemico dello stato di Israele o, come di solito avviene, come un fan di regimi quali quello iraniano.

Premesso che non ho nessuna stima né simpatica politica per gli ayatollah, faccio semplicemente notare che qui si condannano i soprusi di un governo. E che la dicitura “governo israeliano” mai dovrebbe coincidere con il concetto di “popolo ebraico”. Per quest’ultimo ritengo importante, per altro, che ritrovi la pace a lungo negata nell’arco della sua storia, in uno stato riconosciuto a livello globale.

Temo solo che il lancio delle bombe non aiuti questo processo.

Per il resto, vi lascio a Odifreddi:

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

Piergiorgio Odifreddi

Primarie? No grazie

Il 25 novembre si voterà per le primarie. Secondo l’attuale moda italiana della politica – queste non sono primarie vere, per altro, sono consacrazioni del potente di turno, da Veltroni in poi – mi dovrei recare a votare uno dei “fantastici cinque” per dare all’Italia il futuro da me sperato.

Vi spiegherò le ragioni per cui non andrò a votare.

1. I candidati

Sono impresentabili. Non nel senso che sono persone poco oneste – sappiamo tutti e tutte dove vanno a finire ladri e delinquenti di questo paese – ma nel fatto elementare che dei cinque, solo due hanno la possibilità reale di vincere (Bersani o Renzi), mentre le altre candidature sono semplicemente delle conte di corrente.

Bersani non mi piace perché è asservito al peggiore clericalismo dalemiano: rappresenta, in altre parole, il peggio della politica italiana. Se vincesse lui rifarebbero i DiCo, per altro, una legge discriminatoria che quest’anno cambierà nome in “unione alla tedesca”. E i gay che gli andranno ancora dietro avranno la grossolana illusione di avere un leader europeo, quando invece ci troviamo di fronte solo un piccolo e grigio burocrate di provincia che ha imparato, non senza pochi sudori freddi, a pronunciare correttamente la parola gay

In tutto questo, si ricordi, Vendola ha stretto un patto con lui, per cui se si va al ballottaggio gli elettori di SEL voteranno in blocco Bersani e il suo programma ultraconservatore. Grazie Nichi, ti ricordo che tu sei pure gay. Grazie per la sensazione di nausea che mi hai ragalato quando speravo che il tuo partito fosse l’unica scelta possibile.

Renzi piace a Confindustria, va a cena ad Arcore e pensa che il capitalismo sia di sinistra. Adesso, farebbe pure una partnership all’inglese. Questo lo renderebbe il più votabile tra i due unici accreditati al ballottaggio. Peccato che poi anche lui sia tentato da vocazioni maggioritarie che, Veltroni docet, servono solo a far vincere la destra. Insomma, votare Renzi avrebbe senso solo per distruggere il Pd. Ma aspettiamo le prossime politiche e questo fatto si realizzerà da solo.

Puppato e Tabacci, infine, non li considero nemmeno: non mi piacciono le candidature di bandiera e i riciclati dell’UdC. Semplice. Ma andiamo oltre…

2. Le primarie del 2005

Ho già votato alle primarie del 2005. Scelsi Scalfarotto, per dar forza a una candidatura speficicamente gay. Ma votai soprattutto per dar consistenza a un progetto politico. In quel progetto c’erano economia sociale, i diritti per le coppie di fatto (non per gli individui, ma per le coppie!), la scuola pubblica, l’ambiente, ecc.

Ebbene, io votai per fare in modo che la politica fosse come io la volessi. Ma loro l’hanno trasformata in un incubo. Ancora soldi alle scuole cattoliche per esempio – e anche oggi: di recente il Pd ha votato un provvedimento che dà 232 milioni ai diplomifici cattolici, riducendo ancora le già scarse risorse per la scuola pubblica – zero diritti per le famiglie gay e lesbiche, una sinistra che di tale aveva solo il simbolo della falce e martello e lo stesso rigurgito ideologico dei gruppuscoli di estrema destra.

Insomma, io ci ho provato a crederci, l’altra volta. E due anni dopo mi è restituito un paese in mano a Berlusconi, con un tasso di omofobia enormemente aumentato rispetto a prima, per non parlare del fatto che ho perso il lavoro in università e che adesso rischio di perderlo a scuola.

Grazie ancora, davvero!

3. Conclusioni

Questa truffa, all’epoca, io la pagai un euro. Un’inezia, per carità. Ma voi paghereste anche solo cinquanta centesimi la vostra rovina?

Tutto questo mi ha fatto decidere, dopo una lunga e quasi silenziosa meditazione, di rimanermene a casa. Non posso avallare un progetto che vedo come un grosso imbroglio: a cominciare dalle probabili agognate alleanze con l’UdC di Casini.

Mi spiace, ma ho già dato. Stupitemi e poi, semmai, ne riparleremo. Ma non ora. Non vi devo nulla che non vi abbia già dato. Davvero, no grazie.

I ricchioni di Casalino

Come non condividerla?

Alla cortese attenzione della redazione della trasmissione Colorado Cafè e del sig. Fabrizio Casalino

Gentile, sig. Casalino,
abbiamo appena assistito alla sua performance appena andata in onda su Italia1 a Colorado. Come associazione GLBT che rappresenta persone Gay lesbiche bisex e Trans esprimiamo tutto il ns disappunto per quanto da lei detto.
Pensiamo che sia assolutamente di cattivo gusto e offensivo usare la parola ricchione (perdipiù nominata una ventina di volte) facendo il verso alle persone omosessuali. Se l’Italia è conosciuta come uno dei paesi più omofobi d’europa è anche grazie all’uso di un linguaggio come il Suo. I ricchioni, come lei li chiama, aspettano le Sue scuse pubbliche! Invitiamo Lei e tutti coloro che con troppa leggerezza usano le parole “frocio” e “ricchione” a riflettere: chissà quanti ragazzi omosessuali hanno sentito il suo monologo e di certo non avranno avuto proprio nulla da ridere anzi…

Tiziana Biondi
Presidente Associazione Stonewall Siracusa

Aggiungo solo: un comico che per far ridere impiega questi mezzucci da italietta proto-berlusconiana, ci rende la dimensione del ritardo culturale e della mediocrità dilagante di questo paese.

Quell’unico punto

Le fusa del gatto.
Quello che resta della pioggia, in strada. E alle macchine il privilegio di trasformarlo in suono.
La confusione, qui in camera da letto. Fuori e dentro.
Quel desiderio.
E il caos dei pacchi da incartare, per andare altrove. Un’altra volta.
I consigli degli amici. I sì, i no, i “non devi”.
Tracy Chapman. E una canzone di Luca Carboni, come quando avevo diciott’anni.
Tutte le parole che stanno qui dentro. Proprio tutte. E tutte in quell’unico punto.
Il vuoto ha lo stesso rumore del silenzio.

Potrei anche dirti di venire a riempirlo. Perché vedi, io sarei anche disposto ad accoglierti.
E. Tu. Tuttavia.