Carta d’intenti, diritti generici

Il patto tra Bersani, Nencini e Vendola ha partorito una carta d’intenti che porta alcune novità, nel quadro della futura compagine di governo tra il Pd e i partiti di sinistra (SEL e PS) sui diritti soprattutto in quel «contrasto alle discriminazioni: di genere, orientamento sessuale, etnia, religione, età, portatori di differenti abilità».

Il rischio tuttavia è quello di lastricare di buone intenzioni una strada che può portare, come sempre accade in questi casi, all’inferno. Non dimentichiamoci, a tal punto, le primarie del 2005 e l'”impegno” dei DS di fare una legge sulle unioni civili che avesse una dimensione pubblicistica. Da lì a pochi anni si sarebbe arrivati prima ai DiCo e, quindi, al niente al quale ci hanno abituato i compagni poi confluiti nel progetto neocentrista e conservatore incarnato dall’attuale partito di Bersani e Bindi.

È vero, a leggere il documento, che si proporrà «una legge urgente contro l’omofobia» ed è giusto che «sul piano dei diritti di cittadinanza l’Italia attende da troppo tempo una legge semplice ma irrinunciabile» per cui «un bambino, figlio d’immigrati, nato e cresciuto in Italia, è un cittadino italiano».

Ma se seguitiamo a leggere emerge sì l’esigenza di dare «sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico». Posta in questo quadro, tuttavia, anche i tanto vituperati – e a ragione – insufficienti DiCo potrebbero costituire una forma di riconoscimento di fronte alla legge.

Si pongono numerosi interrogativi, in merito:
1. le coppie gay e lesbiche saranno riconosciute e parificate, a prescindere dall’istituto giuridico di riferimento, a quelle sposate?
2. i diritti riconosciuti, anche se non tutti, saranno uguali a quelli previsti dal matrimonio?
3. i figli delle coppie omogenitoriali saranno garantiti?
4. si potrà pronunciare il fatidico sì di fronte a un pubblico ufficiale oppure saremo costretti all’umiliazione di una raccomandata, così come predisposto, nel 2007, dall’attuale presidente del Pd per venire incontro alle esigenze omofobe e dei vescovi che non volevano che le coppie di fatto venissero riconosciute in quanto tali?

Queste questioni non sono nemmeno accennate e il quadro continua ad apparire pericolosamente generico. E se leggiamo l’incipit della voce diritti leggiamo, ancora una volta, il ricorso ai diritti individuali. Eppure i diritti delle coppie sono, appunto, non certo quelli dei singoli bensì prerogative riguardanti un’unione affettiva, non certo l’insieme di due identità separate!

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Solo ombre. E visti i presupposti e data la storia non troppo remota, il sospetto dell’ennesima truffa ai danni di milioni di cittadini e cittadine, nonché contribuenti, è, scusatemi tanto, più che giustificato.

Annunci

2 thoughts on “Carta d’intenti, diritti generici

  1. Pingback: Carta d’intenti, diritti generici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...