Primarie e brutte persone

Matteo Renzi, sulle regole delle primarie: «Non capisco perché non vadano bene le regole del passato, quelle che andavano bene quando hanno vinto Prodi, Veltroni, Bersani».

Molto semplicemente, egregio sindaco di Firenze, perché Prodi, Veltroni e Bersani non sono stati scelti con elezioni primarie: sono state così chiamate, invece, delle acclamazioni aperte a un pubblico indistinto di elettori – che potevano essere dell’ex PCI così come di Forza Nuova – in cui non c’era reale competizione.

Adesso che c’è lo spauracchio che la classe dirigente venga messa ai margini, l’esercito di D’Alema, Bindi & Co. si attrezza per fare in modo che diventino primarie vere ma a risultato minimo garantito: ovvero, la vittoria di quelli di sempre. Si legga La casa degli spiriti di Isabelle Allende. È illuminante, in tal senso, oltre ad essere un capolavoro assoluto.

È giusto, per altro e a mio giudizio, che a questo tipo di elezioni votino i militanti e i simpatizzanti di quel partito o di quell’area specifica – io, ad esempio, le restringerei solo agli iscritti del Partito democratico o dei partiti di coalizione – ma ciò che sta accadendo dimostra un’evidenza, per certi versi, tragica: i precedenti segretari e candidati premier erano semplicemente delle emanazioni di apparato. E il popolo si è limitato ad accettare lo stato delle cose. Non era, in altri termini, democrazia. Era farsa.

Questo ci rende – noi italiani e italiane dell’area di centro-sinistra – delle brutte persone. Anche noi, anzi, proprio noi di sinistra. Quasi uguali, per dire, a certi berlusconiani che ci fanno tanto orrore per le stesse, identiche ragioni.

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