Paura dei sogni?

Ho scritto una lettera al ministro Profumo, lo sapete. L’ho scritta qualche giorno fa. Ed era un grido. Un grido, non certo disperato. Ma pur sempre un grido. Ho ricevuto moltissime visite, molti commenti, tante e-mail. La stragrande maggioranza delle persone è d’accordo con quello che io dico. Molti altri mi dicono che, pur essendo d’accordo, proveranno lo stesso a fare il concorso. Un paio di commenti sono stati di scherno, di rimprovero – per cui sarei un bambino capriccioso a cui hanno rotto il giocattolo –  o di disprezzo – considerandomi, addirittura, un fallito.

Ho semplicemente detto, e credo che chiunque sappia leggere possa riscontrarlo in modo sereno e limpido, che avevo un sogno e che scelte politiche scellerate lo hanno trasformato in qualcosa in cui non mi riconosco più. È forse un male denunciare questo stato di cose?

Ho anche detto che il mestiere che faccio adesso – l’insegnante alle medie – non mi assomiglia, non mi rende felice. Poi, ed è sempre scritto lì, nero su bianco, massima stima per chi fa questo lavoro, perché è difficile e duro.

Credo, ancora, di svolgere bene il mio lavoro, perché anche se non mi piace, faccio l’interesse esclusivo dei miei allievi e delle mie allieve. Le persone di cui sopra hanno invece messo in forse la mia professionalità, giustificando il mio successo didattico come mera fortuna o fortuito caso.

Eppure io ho solo detto che il punto a cui siamo arrivati non mi piace, che lo Stato – con questo concorso – sta compiendo l’ennesima ingiustizia ai danni del mondo della scuola e che, stanco di tutto ciò, proverò anche altre strade. È forse un crimine, il mio?

Mi chiedo perché la gente abbia così paura del fatto che qualcun altro possa sentirsi libero e inseguire i suoi sogni. Io rispetto sempre le aspirazioni e le ambizioni degli altri, anche quando le sento distanti anni luce dalle mie.

A quelle persone – non so se buone a criticare in modo rancoroso o forse, più semplicemente, incapaci di leggere un testo per quello che è – dedico una canzone, Your woman, il cui video è indicativo del concetto di libertà e, soprattutto, di libertà di scelta.

O come dicevan tutti, Renzi

Premetto una cosa, affinché su questo io possa essere molto chiaro da subito: sono dell’idea che Renzi abbia tutto il diritto di correre alle primarie, di vincerle e di guidare il Pd e il prossimo governo, in caso di vittoria elettorale. La democrazia, per altro, è l’arte del possibile…

Per tale ragione non mi stupisce che il sindaco di Firenze abbia diversi sostenitori, sia tra le file dei big della politica, sia tra le persone comuni. E non mi stupisce nemmeno che dietro i suoi sostenitori politici ci siano persone come Alicata e Scalfarotto, esponenti della comunità LGBT.

Capisco di meno le critiche di chi vede in Renzi il male del mondo. E men che mai le capisco se provengono dall’interno del suo partito. Lo etichettano, infatti, come il “nuovo Berlusconi”, quando si dimentica però che il Pd è stato uno degli alleati di ferro del sistema berlusconiano – se non c’era questa attuale classe dirigente, il cavaliere non sarebbe sopravvissuto alla prima legislatura, e invece…

Oppure lo additano come probabile responsabile della svolta “a destra” che subirà il Partito democratico in caso di una sua vittoria. Ricordo, ancora, che quella svolta a destra c’è già stata addirittura dentro i DS: fu D’Alema, ad esempio, a permettere che venissero finanziate le scuole private – leggi: cattoliche – che, secondo la Costituzione, non dovrebbero ricevere nemmeno un soldo pubblico. E invece.

Se Renzi dovesse diventare il leader del Pd, penso, finalmente quel partito completerà una dolorosa ma necessaria (per esso) transizione tra posizioni identitarie novecentesche e una nuova dimensione pragmatista e post-ideologica di nuovo millennio. Si definirà di centro-sinistra, per non dispiacere al suo elettorato. Ma sarà uno dei tanti partiti conservatori europei, forse pure moderatamente accomodante su alcune questioni – diritti civili, fine vita, ecc – ma pur sempre un partito di destra economica, vicino alle istanze dei vari Marchionne, Marcegaglia, ecc.

Cosa che, vi ricordo, è già: basti pensare agli osanna dei vari Chiamparino al modello Marchionne… Solo che adesso nessuno, dentro il Pd, può dirlo apertamente.

Per cui non mi scandalizza e non mi sembra strano che esponenti del mondo LGBT sostengano Renzi e, come si sostiene, fosse anche in previsione di poltrone sicure (e chiarisco anche su questo punto: per me è legittimo sostenere qualcuno per crescere politicamente e avere riscontri in tal senso). Perché se vincesse Bersani, o se gli stessi fossero a favore di quest’ultimo, le dinamiche rimarrebbero immutate nella gestione dei rapporti di potere dentro il partito – tradotto: io ti sostengo, tu mi dai una poltrona – e le politiche economiche e sociali sarebbero in direzione degli interessi del capitale, soprattutto del grande capitale, con qualche magro contentino alle classi lavoratrici.

Certo, vero è pure che Renzi piace un sacco a Adinolfi, che è omofobo. E a Paola Binetti, che sta alla democrazia come Giuliano Ferrara sta al fitness. Ma questo è un problema interno a un partito che non riesce ancora a esprimere una classe dirigente che obbedisca a due criteri fondamentali: essere progressista e di respiro europeo.

Per cui, ben venga pure Renzi, a guidare il Partito democratico. Non sarà peggiore di Massimo D’Alema (per cui finanzierà la scuola privata, impoverendo quella pubblica) o di Rosy Bindi (prevederà istituti minori per le coppie gay, scongiurando che si arrivi al matrimonio) e così via.

Io – stando così le cose – continuerò a non votarlo. Lui e il suo partito. Come ho sempre fatto.