Vauro sessista? Come chiunque. Di voi

Mi linciate se dico che secondo me la recente vignetta di Vauro su Fornero non mi sembra affatto maschilista? Forse è di cattivo gusto, o brutta o insulsa – personalmente, ritengo che il gioco di parole attorno al termine squillo abbia la stessa tensione comica di una barzelletta da scuola primaria – ma dubito fortemente che dietro quell’immagine vi sia un attacco al sesso di Elsa Fornero. Come per altro ha dimostrato Vauro, una vignetta analoga è stata indirizzata ad Alfano, dipinto – guarda un po’! – come una prostituta alla corte di re Silvio smentendo chi lo ha accusato di diverso trattamento nel caso si fosse trovato di fronte a un maschio.

Sempre per quel che mi riguarda, ho letto in quelle immagini una critica al “puttanesimo” di certa politica, per cui ci si prostituisce moralmente e intellettualmente in cambio di potere, fama e ricchezza.

Certo, mi si potrebbe dire a questo punto che si usa una figura femminile, e il relativo accostamento con il mondo delle operatrici del sesso, per screditare l’agire politico dell’avversario. Forse in tal senso Vauro è maschilista tout court così come lo è gran parte della società italiana, come cerca di dimostrare Scalfarotto in un suo articolo su I Mille.

Ma mi domando e rilancio: questa stigmatizzazione della prostituzione, non è essa stessa un atteggiamento perbenista, sessista e discriminatorio? Non è per caso una forma di maschilismo che prevede che una donna, per essere rispettabile, non debba esercitare specifiche forme di sessualità, fosse anche a pagamento?

Credo che dietro la prostituzione vi siano problemi enormi che non dovrebbero portarci a ironizzare sul fenomeno in questione con tale leggerezza. E se questo vale per Vauro, che non dovrebbe permettersi certi accostamenti, dovrebbe valere in egual misura per chi ritiene che le operatrici del sesso siano, sic et simpliciter, delle mignotte.

Queste persone potrebbero essere, di volta in volta, donne libere o ridotte in schiavitù. Ma in entrambi i casi, se le donne vanno rispettate per quello che sono e non certo vilipese per come agiscono, perché umiliare chi decide di fare un certo uso del suo corpo o chi, al contrario, vi è costretta? Rientra nel concetto di rispetto e di umanità condannare costoro – e attenzione, stiamo parlando esclusivamente di donne – a una sorta di damnatio verbalis?

Credo, infine, che Vauro dovrebbe ascoltare quella fetta del sesso femminile che si è sentita turbata da quell’immagine ma credo, in egual misura, che i contestatori e le contestatrici del vignettista – per altro criticato non per quello che ha fatto ma per quello che sarebbe, e qui emerge un’altra vistosa contraddizione – dovrebbero farsi un esame di coscienza sul proprio perbenismo: il problema che si pone, in altri termini, è l’aver accostato una donna “rispettabile” a una prostituta, dando perciò per scontato che essere accomunati all’umanità di una “puttana” è naturalmente un’offesa. Sostituiamo il termine incriminato con altri (gay, ebreo, rom, disabile, ecc) e capiremo l’esatta dimensione di questa colossale follia collettiva.

Comincerei perciò a indagare sulle reali ragioni del comune disprezzo per tali categorie. Chissà, magari qualcuno scoprirà, con grande stupore, che la difesa dell’universo femminile di cui si fa alfiere/a passa proprio per una forma mentis prettamente maschilista e, quindi, ironia della sorte, sessista.

Quel 19 settembre

Non era un giorno di pioggia come questo, il 19 settembre di tre anni fa.
Non sapevo, quel giorno in cui ero tornato a prenderti, che te ne saresti andato di nuovo e, stavolta, per sempre. Così come ignoravo che, a distanza e a dispetto di tutto il tempo trascorso, alla fine non avresti fatto più male di qualsiasi altra scheggia d’oblio.
Non avrei mai potuto immaginare che mi sarei innamorato di nuovo e che avrei torturato Barbara per le follie mie e degli altri.
Una cosa la intuivo, e cioè che gli amici di sempre, anche se lontani, sarebbero comunque rimasti. Così come conoscevo già il piacere delle foglie calpestate sotto i miei piedi, per i viali alberati di Trastevere.
Non sapevo che avrei dovuto fare i conti con i miei sogni, in una lotta serrata tra desiderio e realtà.
E non sapevo neppure dell’abbraccio con il buio, ancora, nonostante gli angeli del passato (ma stiamo lavorando anche per questo).
Non avrei mai creduto che avrei pubblicato un libro e che, in un modo o nell’altro, avrei trovato la mia dimensione – per carità, sempre imperfetta… eppure stiamo parlando di qualcosa che, bene o male, ha il mio volto.
Non potevo conoscere, invece, il volto delle persone che avrei incontrato, dei pini solitari, delle case in cui ho abitato, delle strade percorse quotidianamente, sotto gli alberi sempre più spogli, sotto i colpi dell’autunno.

Tutto questo è successo, in questi ultimi tre anni, da quel 19 settembre in cui mi sono trasferito qui a Roma. Un po’ per caso, un po’ per follia, sicuramente per amore… le tre cose che ho deciso di non perdere mai, proprio in questo anniversario un po’ strano, dal sapore di pioggia e dello stesso colore di un cielo come piace a me.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Glielo spiego io, onorevole Bindi”

Ho scritto a Rosy Bindi:

La politica dei passi avanti portata dal suo partito non rientra nella filosofia di un avanzamento verso la piena equiparazione tra coppie sposate da una parte e coppie gay e lesbiche dall’altra. I vostri sforzi sembrano, al contrario, orientati nella direzione di fare di tutto affinché tale uguaglianza non venga raggiunta e questo non tanto per convinzioni personali o per la miseria umana che potrebbe nascondersi dietro ad esse – ogni riferimento a persone come Massimo D’Alema e Paola Binetti è voluto, sia ben chiaro – fatto grave di per sé, bensì per compiacere una casta sacerdotale che legittima la sua presenza in parlamento e da cui trae linfa elettorale per fare gli interessi non del popolo italiano, ma di uno stato straniero, il Vaticano. E questo stato, nella figura del suo massimo rappresentante, uno dei pochi monarchi assoluti ancora viventi su questo pianeta, ha già fatto sapere in più di un’occasione cosa pensa di noi persone LGBT. E ciò che pensa rientra pienamente nella definizione che l’UE dà di omofobia.

Il resto, potete leggerlo e commentarlo su Gay’s Anatomy.