Diario ottomano

Cose buone e giuste:

Moschea Blu, ad Istanbul, e il suo senso del divino
Santa Sofia, sempre a Istanbul, dove puoi respirare tutta la storia che c’è
la Basilica della Cisterna, che sembra di stare in un fantasy
Sultanahmet, insomma
Beyoglu e la sua vita di notte
il giro del traghetto, sul Bosforo, anche se poi a un certo punto fa freddo
il Palazzo Topkapi e la sua magnificenza di garofani e maioliche
la Cappadocia e i suoi tramonti corallini
il giro in mongolfiera sui camini delle fate
le passeggiate a cavallo, tra le rocce e le rovine di miele
il narghilè al sapore di mela
la polvere di melograno, disciolta in acqua
la bellezza degli uomini turchi
il Grand Bazaar e i suoi colori di stoffe e gioielli
la fine del giorno, nell’orizzonte roccioso di Antalya

   

Anche no:

il maschilismo degli uomini turchi (e troppe donne col velo)
il succo di melograno fresco (troppo aspro e fa bocca)
il caldo porco di Antalya
il massaggiatore dell’hamam di Goreme, che mi ha fracassato una spalla
affittare il motorino, sempre a Goreme… (è fatto apposta per fregarvi i soldi)
la colazione, tutta salata, a base di cetrioli, salame e sfoglie ripiene di feta
i dolci turchi, che grondano di miele
le infezioni intestinali
i pullman di notte (se vi dicono «o vai il pullman o non puoi dire di aver visto davvero la Turchia» sappiate che vi stanno mentendo e che, con discreta probabilità, non sono vostri veri amici)
il caos di Istanbul (tre ore per uscire dalla città… tre ore fermi nel traffico!!!)
l’hotel Hadrianus, di Antalya (brutto, sporco e il titolare è un gran cafone)
i turisti italiani medi (per la serie: Maya, attaccate adesso!)

   

Le cose non viste (e per cui tornare):

i dervisci rotanti
il Bazar delle spezie
un hamam serio
le spiagge bianche in qualche regione del sud
Smirne, Pamukkale e le coste del mar Nero

Cose turche:
le corse pazze dei tassisti di Istanbul (c’è una discreta probabilità di morte, credetemi)
le agenzie di viaggio che tra una cosa e l’altra ti vendono pure l’hashish
le strade della Cappadocia, sempre ad alto tasso di morte (ma se sopravvivi a quelle…)
la cucina, che è troppa
Istanbul, sospesa tra il futuro e la sua tradizione millenaria

   

Curiosità:

si dice Istànbul, con l’accento sulla a
Istanbul è l’unica città del mondo che sta su due continenti: una parte in Asia, l’altra in Europa
la lira turca vale grosso modo la metà di un euro e tutto sembra meno caro (ma se ragionassimo in lire italiane…)
i turchi sono animalisti convinti: puoi vedere i gatti, ad esempio, passeggiare tranquillamente tra i tavoli dei ristoranti o dormire sui tappeti, al Grand Bazaar
la Valle dell’Amore, in Cappadocia, si chiama così perché le rocce lì presenti hanno la forma di cazzi giganteschi (chiamali scemi, i turchi…)

Mai più senza:

La presenza di Anna Nim che a contrattare non la batte nessuno

  

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3 thoughts on “Diario ottomano

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