Scontrini e scale mobili

Ieri sera sono andato alla pizzeria sotto casa. Ci vado per due ragioni: la pizza è davvero buona e costa poco, le persone che ci lavorano sono molto simpatiche. Fino a ieri, almeno. Perché quella simpatia si è frantumata, senza pietà alcuna, sul loro mancato civismo. Raramente, infatti, fanno lo scontrino. E a volte succede che, per uno o due euro, lasci anche correre. Anche se so che non si fa. Anche perché io lo chiedo sempre…

Ieri sera, stanco della mia ignavia e del loro evadere le tasse, ho chiesto, dunque, il fatidico pezzo di carta. Il ragazzo al bancone mi ha guardato, ha sorriso e mi ha dato la ricevuta della bilancia elettronica. Costernato, perché quando succedono queste cose io non riesco a reagire al momento, me ne sono andato a casa. Montando rabbia. Ho preso il telefono, una volta arrivato a casa, e gli ho detto che non possono prendere in giro così impunemente le persone e che avrei chiamato la guardia di finanza se la cosa fosse ricapitata.

Ovviamente, non andrò più. E sto considerando l’idea di fare un articolo delatorio, con tanto di prove, sui locali del Pigneto che non rilasciano scontrini fiscali. Moltissimi dei quali gestiti anche (ma non solo) da italiani (tanto per non far credere che è un problema di cinesi, secondo la vulgata razzista più alla moda al momento).

Quindi oggi sono andato in terapia e sono andato fino a Termini, per prendere la metro A. Dopo Londra e la sua organizzazione non ho potuto fare a meno di notare che la gente, turisti e non, usano le scale mobili – mi si permette una parolaccia? – col culo. La regola, eppure, è semplice: a destra se non cammini. E la sinistra libera, per chi ha fretta.

L’ho fatto notare a una signora che mi ostruiva il passaggio, come se spostarsi per farmi passare le comportasse fastidio. E lei mi ha detto: «ci sono le scale, per andare a piedi».

Vi risparmio il cazziatone, ma vi lascio immaginare i suoi balbettamenti. Eppure tutto questo mi ha fatto capire perché il nostro paese sta naufragando: non siamo in grado di far valere i nostri diritti e non siamo in grado di rispettare anche le più semplici regole di convivenza.

È normale che poi mandiamo in parlamento la feccia che fino a oggi ha fatto il bello e il cattivo tempo. Ma, per quello che mi riguarda, io ho chiuso il rubinetto. Quello della sopportazione, in primo luogo.