Tutti i numeri del precariato

Siamo tre milioni e cinquecentomila. Precario in più, precario in meno. Contrariamente a quello che si dice, non siamo un peso per lo Stato, e per due ragioni: la prima, svolgiamo un servizio senza il quale scuole, ospedali ed enti pubblici chiuderebbero. In altre parole, lavoriamo, non chiediamo l’elemosima. La seconda ragone: di quella cifra solo un terzo lavora nel pubblico impiego. Gli altri stanno tutti nel privato.

A quanto pare solo il 15% è laureato. Moltissimi i giovani. La media retributiva è di 800 euro al mese. Le donne, strano ma vero, sono pagate di meno.

La maggior parte dei precari sta laddove c’è disoccupazione, cioè nelle regioni del sud.

I numeri, usciti oggi in un articolo di Repubblica, ci lasciano una fotografia che suggerisce un’evidenza: combattere il precariato significa risolvere almeno tre mali storici del nostro paese. La disoccupazione giovanile, la subalternità delle donne, la questione meridionale.

La politica di domani deve ricominciare da qui. Tutto il resto è già visto. E porta a nuovi eserciti di disperati. Di cui non si sente davvero il bisogno.

Diritti GLBT: ultimi in Europa? Ecco chi, come e perché

Più la leggo, più mi piace… un grazie di cuore a Stefano Bolognini per la sua splendida recensione su Gay.it!

Ultimi in Europa? Ecco chi, come e perché. I gay stanno tutti a sinistra (Aracne editore, 11,00€) è il titolo volutamente ironico del riuscito tentativo di Dario Accolla, un blogger conosciuto con il suo Elfobruno, di stilare un bilancio sul nulla di fatto sulla questione omosessuale nel nostro Paese.

E se la caccia alla cause di un regresso sociale che è sotto gli occhi di tutti può apparire come un “déjà vu”, questo lavoro, al contrario, riesce nel difficile compito di regalare al lettore una indagine ricca di punti di vista inediti, curiosi e mai esplorati fin qui. E apre un dibattito non più rimandabile dopo un ventennale nulla di fatto sui diritti gay e sul rapporto tra politica, omosessualità e società spingendosi caparbiamente fino a difendere tutta la bellezza dell’arcobaleno.

Prima di arrivare a questo però, I gay stanno tutti a sinistra racconta la guerra che ha attraversato gli ultimi anni e che ha regalato a omosessuali, lesbiche e trans solo speranze disattese e grandi frustrazioni. Sul campo di battaglia, almeno in teoria, opposti schieramenti (centro-sinistra e centro-destra, credenti e laici, gay e etero) e due visioni antitetiche della vita, della realtà e del futuro. Da una parte chi, in nome di Dio, assedia le tre fortezze del “diritto di (far) nascere, di amare e di poter morire”. Dall’altra le nuove democrazie che intendono i diritti come “elementi di bellezza” perché portano “la vita in situazioni problematiche (si pensi alle coppie sterili)”, ampliano “le possibilità affettive delle persone e , nel momento della fine” riducono “il carico di sofferenza dell’essere umano”. Peccato che sul campo di battaglia italiano i due opposti schieramenti si siano annusati, mescolati, parlati, e sedotti fino ad imporre al Paese una paralisi sui diritti, e non solo. E non basta un superficiale “in Italia c’è il Vaticano” per spiegare chiaramente perché in questa lotta sono stati sacrificati solo i gay e le lesbiche.  Accolla, che di destra evidentemente non è, sembra  piuttosto suggerire senza peli sulla lingua, e qui sta tutta la novità di questo lavoro, che le responsabilità dello stallo vadano cercate soprattutto a Sinistra. In questo centro-sinistra.

Lo stesso che dopo le spinte del World Pride del 2000, le promesse elettorali e i tentativi dell’Unione di Romano Prodi di trovare finalmente una sintesi sui diritti, ha bellamente ingranato una retromarcia inesorabile sui diritti civili. E il testo documenta questo processo con prove ed elementi in quantità tale da far emergere una vera e propria strategia della sinistra italiana per eludere la questione omosessuale. Le destre in effetti, non si fanno alcun problema nel dichiarare che gay e lesbiche non li riguardano direttamente. Lo confermava, sempre che ne fosse bisogno, nel 2007, l’allora leader di centro-destra Berlusconi dichiarando che i gay “sono tutti dall’altra parte”, frase che certamente ha ispirato il titolo di questo lavoro.

E Accolla, che in università lavora in ambito linguistico, come già accennato, per raccontare l’accantonamento della questione omosessuale a Sinistra si inerpica su terreni mai esplorati tra “bizantinismi linguisitici” e “corruzione semantica”  in testi, dichiarazioni e documenti che sembrano offrire legittimità, per esempio, alle coppie di fatto, ma che, ad un’analisi corrosiva come quella a cui sono sottoposti in questo lavoro, pongono le basi per non equiparare un bel niente.

Non va meglio ai media italiani, sottoposti allo stesso trattamento dall’autore, e che risultano complici di questa classe politica nella loro incapacità di confrontarsi serenamente con l’omosessualità tra spettacolarizzazione, vittimizzazione della comunità lgbt e immagini prepotentemente distorte delle rivendicazioni di piena cittadinanza. È mera propaganda e aiuta a cementare  pregiudizi politici che serpeggiano acriticamente persino tra gli omosessuali come: “i diritti sono una questione secondaria”, “ciò che facciamo in camera da letto non deve interessare allo Stato”, “l’adozione no ci vuole mamma e papà”, “prima viene il lavoro poi i diritti gay”, “no a cerimonie che facciano il verso agli etero”…

L’autore non risparmia davvero nessuno in questo scritto: dai leader di partito che balbettano quando si tratta di parlare gay, all’operato  dilettantesco e poco unito del movimento lgbt, fino ai politici gay visibili, che non sempre sembrano orientati nel soddisfare ideali di piena parità ma piuttosto logiche interne ai partiti. Questo j’accuse di Accolla mai urlato o pedante  e sempre motivato, grazie ad una ironia sottile che favorisce la lettura è una ventata di chiarezza su quanto ci sta accadendo e un’operazione verità di cui si sentiva urgentemente bisogno. Ma chi salvare nelle sabbie mobili in cui sono precipitati i nostri diritti?

Tranquilli, non Beppe Grillo (o almeno non ancora); Accolla non è autore da risposte facili a domande difficili. Ma una via d’uscita c’è, ed è persino a portata di mano, ma non la anticipiamo per non togliervi tutto il gusto di questo libro utile e importante.