I gay stanno tutti a sinistra – Presentazione al Pride Park

 

La mia presentazione di domenica scorsa al Pride Park del Roma Pride 2012.

E si ringrazia Antonio Eustachio per essere attento testimone dei tempi che sono.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Quella commissione diritti che…”

Il Partito Democratico pubblica finalmente il documento sui diritti, partorito dopo mesi di duro lavoro dalla commissione ad hoc creata dentro il partito stesso e presieduta da Rosy Bindi.

Ma i gay e le lesbiche del partito si ribellano…

L’associazione 3 D si scioglie, ammettendo il suo fallimento politico. Militanti di ogni ordine e grado, a cominciare da Scalfarotto, non risparmiano critiche o perplessità.

Il nuovo documento non piace, se non ai cattolici che cominciano a fregarsi le mani, in vista di future elezioni. Cosa sta accadendo ai diritti LGBT dentro il Pd? Scoprilo su Gay’s Anatomy di oggi…

I gay stanno tutti… al Pride Park!

Ci vediamo oggi pomeriggio, alle 18:30 per la presentazione di I gay stanno tutti a sinistra, a piazzetta di Villa Gordiani.

Modera Andrea Maccarrone, del CCO Mario Mieli.

Interverranno:
Ilaria Donatio, scrittrice (Opus Gay, Newton & Compton, 2011)
Sergio Rovasio, dell’Associazione Radicale Certi Diritti
Luca Sappino, Consigliere SEL Municipio II di Roma

Come dite? Come arrivare a piazzetta di Villa Gordiani? Semplicissimo: imboccare via Prenestina in direzione raccordo e, dopo largo Telese, subito dopo il distributore IP, troverete un arco di palloncini rainbow e il banner del Roma Pride 2012. A dopo!

Quando avvocati, professori e bravi politici preferiscono il matrimonio all’unione civile

Ancora tre autorevoli voci a favore dell’estensione del matrimonio per le coppie gay e lesbiche, in opposizione alla proposta di legge popolare presentata nei giorni scorsi da Zan, Concia e Grillini.

Sempre da Rete Lenford, Francesco Bilotta dal suo profilo Facebook scrive:

ma perchè Rosa Parks nel 1955 non si è voluta alzare, rifiutandosi di cedere il posto su un autobus a un bianco? se lo chiedono quell* che pensano che in fondo unioni civili e matrimonio per le coppie formate da persone dello stesso sesso sono la stessa cosa? chissà… forse pensano che Rosa Parks era un’estremista puntigliosa… in fondo, l’autobus l’avrebbe comunque portata a destinazione!

Bilotta, per altro, rimanda a una riflessione di Carmen Dell’Aversano, docente dell’Università di Pisa:

Gli istituti sociali come il matrimonio non sono oggetti materiali, il cui funzionamento dipende in primo luogo per le loro proprietà fisiche, come i farmaci, che sono o non sono efficaci a seconda del principio attivo, senza differenza tra generici e di marca. La “sostanza” degli istituti sociali si identifica con la maniera in cui sono percepiti, costruiti e utilizzati in una società. Per questo non può logicamente esistere alcun “istituto come il matrimonio ma con un altro nome”. Chi fa finta di non capirlo è un ipocrita o un oppressore che si vergogna di esserlo; purtroppo non abbastanza da smettere…

E ancora, Ivan Scalfarotto, in una sua nota alla Commissione diritti del suo partito:

Ritengo altresì che l’adozione di una regola “uguali ma separati” che introdurrebbe una differenza, sin dalla definizione di principi generalissimi quali quelli del nostro documento, tra il matrimonio per le coppie eterosessuali e un altro istituto per le coppie omosessuali sia inaccettabile sul piano democratico come lo era quello stesso principio, quando vigeva tra bianchi e neri, negli anni della segregazione razziale negli Stati Uniti d’America.
Del resto, è precisamente questo il motivo per cui non ho firmato la recente proposta di legge di iniziativa popolare sulle Unioni Civili, presentata a Milano nei giorni scorsi, che ai miei occhi limita i propri orizzonti in assenza di qualsiasi necessità di venire incontro a posizioni diverse come accadrebbe nel processo legislativo all’interno del Parlamento.

La società civile e la buona politica, laica e libertaria, ha già deciso qual è la strada più giusta.

E io ribadisco: quel progetto di legge non piace a nessuno… il gruppo promotore ci ripensi e cambi il testo, scegliendo per l’unica richiesta che può dare vera dignità a migliaia di coppie gay e lesbiche in Italia.

Rotelli sulle unioni civili: c’è piena parità solo col matrimonio

Riporto qui di seguito le parole di Antonio Rotelli, presidente dell’Avvocatura LGBT Rete Lenford. Per chi non lo sapesse, Rotelli è il tecnico che ha scritto la proposta di legge di iniziativa popolare sulle unioni civili lanciata, la scorsa settimana, da un gruppo di politici omosessuali e transessuali – tra cui spiccano i nomi di Concia, Luxuria, Zan, Grillini, La Torre, ecc – su cui si è aperta un’aspra polemica.

La proposta è stata bocciata anche dallo stesso curatore, Rotelli appunto, che risponde così a chi fino ad adesso lo ha tirato in ballo per legittimare quello che si profila come uno dei più grandi errori strategici della storia dei diritti civili in Italia. Vi lascio direttamente alle sue parole, in risposta a un suo commentatore su Facebook che gli faceva notare la necessità di un chiarimento sull’intera faccenda:

Caro Marco, hai ragione! C’è bisogno di un chiarimento. Il testo della iniziativa di legge l’ho scritto io. Non è un segreto e non lo è mai stato. Quando me lo hanno proposto ci ho riflettuto e poi ho pensato che si trattava di un lavoro particolarmente adatto ad un avvocato, quale sono, specializzato in legistica.

Quasi ogni giorno scrivo testi di legge, ma – come puoi immaginare – spesso sono testi i cui contenuti non condivido. La mia preoccupazione è scrivere un testo che sia il migliore possibile dal punto di vista tecnico, ma non sono coinvolto nella scelta politica che ci sta dietro.

È per queste ragioni che aver scritto materialmente il testo non autorizza nessuno a usare il mio nome per legittimarsi. Ed è per le stesse ragioni che la responsabilità politica dell’iniziativa, nel bene e nel male, è di chi l’ha pensata, voluta e presentata.

Le mie idee al riguardo sono il precipitato della mia storia personale. Da sempre coltivo la convinzione che per le famiglie omosessuali o c’è il matrimonio o non c’è uguaglianza e pari dignità. Se sposarsi è un diritto fondamentale, non possiamo esserne esclusi per il nostro orientamento sessuale. Del resto, se oggi parliamo di matrimonio si deve anche al mio lavoro di anni. Sulla sentenza della Corte costituzionale, su quella della Corte di Cassazione e su molte altre, so che in filigrana c’è scritto anche il mio nome. Me ne sono occupato da dietro le quinte, così come ho fatto consigliando centinaia di coppie che si sono sposate all’estero.

Scrivere il testo di questa legge per me è stato solo un lavoro. Quando mi sono confrontato con i Colleghi e le Colleghe di Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford, abbiamo convenuto che l’Associazione dovesse rimanerne fuori per poter esprimere liberamente – come poi ha fatto – il suo punto di vista. Quel punto di vista era ed è anche il mio, come limpidamente ho anche detto fin da subito al mio committente.

Spero di aver chiarito la mia posizione e ti/vi ringrazio per quello che tu e i giovani di Padova avete scritto.

Per quel che mi riguarda, non credo che ci sia da aggiungere molto altro. Ricordo, infine, che Rotelli fa parte di un’associazione che, insieme ai radicali di Certi Diritti, è l’unica fino ad ora ad aver raggiunto risultati concreti in merito ai diritti per le persone LGBT.

Forse la classe politica, a cominciare da chi ha proposto quell’iniziativa, inutile e potenzialmente dannosa, dovrebbe avere l’umiltà di fare un passo indietro. Un buon politico si vede anche dal cammino che percorre rispetto ai propri errori.

Fioroni è grasso, non può fare il premier

No, oggi non scriverò un post su Cassano omofobo. Per renderne la vera statura morale dovrei abolire i congiuntivi e praticare violenza sulla grammatica. Per non parlare del fatto che sfugge un’evidenza: far discutere Cassano di certi argomenti è come chiedere a un homo erectus un parere sul Partenone. Quello vedrebbe solo pietra, converrete. Per cui, no davvero.

Invece voglio parlare di Beppe Fioroni e della sua netta contrarietà alla regolamentazione delle coppie di fatto. Fioroni, in pratica, esprimendo il suo niet sulla questione, praticamente:
• non vuole che due gay o due lesbiche possano chiedere il trasferimento da una sede a un’altra per ricongiungimento familiare
• o ancora che in ospedale uno dei due partner possa assistere l’altro in caso di malattia
• che queste coppie, che pagano le tasse come tutti, non abbiano sgravi fiscali e non possano beneficiare di politiche per la famiglia.

Per scongiurare tutto questo, ha minacciato – e sai che paura – di candidarsi alle primarie contro Bersani, che si è recentemente dichiarato a favore delle unioni civili. Un bell’esempio di cristiano, insomma. Anzi, di cattolico romano.

Chissà cosa direbbe Fioroni se io dicessi che le persone come lui non possono usufruire di certi diritti. Potrei pensare, per esempio, che un uomo grasso non può essere un presidente del consiglio – la maggioranza dei premier avuti è stata al massimo sovrappeso, non darebbe il buon esempio alla nazione che potrebbe credere legittimo nutrirsi in modo smodato – e non debba avere diritti, perché gli obesi ci costano socialmente, in termini di spesa medica, per non parlare del fatto che no, mai e poi mai possono avere figli, per il bene dei bambini ovviamente, perché il figlio di una persona grassa potrebbe diventare grasso a sua volta o potrebbe essere discriminato dai figli delle persone snelle e in forma.

Ecco, tutto questo, se fossi della stessa pasta di Fioroni, potrei dirgli per ostacolare con fatti concreti la sua presenza in parlamento e nelle istituzioni, o dentro la sfera del diritto a più ampio spettro. Ma siccome non sono orribile come solo una persona omofoba sa essere, non penso tutto questo.

L’ex ministro della Pubblica istruzione invece, su milioni di cittadini/e LGBT, sì.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Una volta per tutti”, un’iniziativa che non piace a nessuno

La campagna “Una volta per tutti” sta suscitando numerose critiche e molte polemiche dentro il mondo politico e associativo della comunità LGBT.

Cristiana Alicata e Saverio Aversa, dentro i rispettivi partiti (Pd e SEL), non nascondono perplessità e preoccupazioni.

Anche il mondo dei blogger si muove, a cominciare da famosi e meno famosi, come Michele Darling, che reputa assurda la marcia indietro che tale campagna rappresenta.

E pure nel mondo associativo, da Arcigay a Rete Lenford, non pochi sono le perplessità e gli inviti a non firmare la petizione popolare.

E tu come la pensi? Di’ la tua su Gay’s Anatomy.

 

Una volta di troppo

Ho appena finito di leggere la proposta di legge popolare sulle unioni civili presentata da vari esponenti di partito LGBT – Concia (Pd), Zan (SEL), Grillini (IdV), ecc. – e cercherò di mettere in luce i miei dubbi e le mie perplessità, assieme a quelle che possiamo definire dei punti di forza della proposta stessa.

Tra gli aspetti positivi trovo la valenza pubblicistica delle unioni. Esattamente come il matrimonio, anche per gli istituti più blandi, sarà lo Stato, attraverso un suo rappresentante, a sancire la legittimità giuridica davanti alla legge delle unioni delle persone LGBT.

Bene anche la piena equiparazione dei diritti e dei doveri analoghi a quelli matrimoniali.

Concorde con Alicata, dico inoltre che se questo testo fosse quello che venisse approvato in parlamento, oggi o nella prossima legislatura, dall’attuale classe politica – quella che ha dentro i Fioroni, le Bindi, i D’Alema, certi nominati dell’IdV, Vendola stesso et alii – la considererei una mediazione accettabile.

Siamo in Italia, terra di tutte le ipocrisie. E ipocritamente direi loro: va bene. Se volete essere presi in giro, vi prendiamo in giro, in vista della prossima battaglia, quella che dà un nome alle cose per quello che sono.

Eppure.

Questa è una proposta di legge che non arriva come fine ultimo di un processo di mediazione tra chi vuole giustizia (noi) e chi vuole omofobia e l’attuale apartheid giuridico (la classe politica di cui sopra). No, questa legge arriva da chi, almeno a parole, si propone come portatore/portatrice delle nostre istanze dentro il parlamento. E quelle istanze, in questa legge, zoppicano. Zoppicano nel metodo e nel merito.

Anna Paola Concia mi ha personalmente scritto: «che ne sai che il movimento non è stato coinvolto?», in risposta ai miei dubbi sul fatto che le associazioni, almeno da quello che si legge in giro, non erano state interpellate in merito a questa iniziativa. Ne consegue, quindi, che alcune sono state coinvolte, altre no. Il risultato? L’ennesima spaccatura. Sarebbe interessante, a questo punto, capire quali raltà erano state avvertite e perché non si è creato un dibattito che portasse la proposta stessa ad avere un evidente e chiaro avallo associativo. Così, giusto per darle più forza.

Riguardo ai contenuti, molti sono i dubbi. Ho appena partecipato a un convegno dove ho portato una comunicazione sul linguaggio omofobico dei nostri politici. Un dato che è emerso è quello della confusione delle parole usate, o l’omissione di altre. Dico questo non certo per tacciare di omofobia i promotori e le promotrici della proposta di legge, perché è ovvio che non lo sono. Ma quella confusione rimane. Si crea un contenitore che abbia gli stessi elementi del matrimonio, ma non lo stesso nome. Voi berreste mai del latte in un cartone per le uova? Eppure, vi direbbero, è latte… Il principio è sostanzialmente questo.

Il movimento si è accordato, dopo anni di divisioni, per promuovere il matrimonio. Questi rappresentanti del triciclo del centro-sinistra, invece, sono tornati indietro al 2000. Quando si chiedevano i PaCS. Matrimonio, per tutta l’Italia, ha un significato specifico. PaCS no. PaCS ricorda i DiCo, che ricordano i CUS, che ricordano il niente attuale.

Ci ripropongono di nuovo la politica dei piccoli passi. E, attraverso questa, una legge che ha tre istituti. Unione civile, PaCS e DiCo. Tutti in un’unica soluzione. Cui prodest?

Mi chiedo, e chiedo loro: arrivare in parlamento con una proposta di legge popolare, che si sommerebbe ad altre già depositate, è utile? Si hanno buone speranze che questa e altre vengano approvate? Qual è la ricezione del testo da loro presentato dentro ai rispettivi partiti? Non c’è il rischio che dei tre istituti si veda riconosciuto solo quello più blando, per di più dentro la strettoia dei contratti privati? E se questo dovesse avvenire, ci diranno ancora “meglio poco che niente”?

Io credo, invece, che tornare indietro alle unioni civili quando il movimento chiede il matrimonio – anche di fronte a una situazione internazionale favorevole – è il più grosso regalo che si poteva fare ai partiti. E tra un anno, ricordiamocelo, si torna alle urne.

Ragazzi/e, non ci siamo per niente! Non possiamo essere noi, rappresentanti, o presunti tali, della galassia LGBT dentro i partiti a portarvi dentro elementi di discriminazione linguistica e giuridica. Con le parole creiamo la realtà. Con la legge la regoliamo. Avete, cari amici dentro SEL, Pd e IdV, creato una legge che ha espulso la parola “matrimonio”. La realtà che presentate di fronte ai vostri capi è questa: i gay e le lesbiche si accontentano di “poco”, perché meglio “poco” che “niente”. E siccome il poco può ridursi all’infinitamente piccolo non è escluso che, se mai si partirà dal vostro testo, si arriverà a meno ancora. I DiCo docent…

Personalmente non posso avallare questa scelta. Non mi rappresenta e mi sembra offensiva di un intero percorso politico. Per questa ragione non apporrò la mia firma per la petizione in merito e inviterei a un confronto tra partiti e movimento per arrivare a una proposta più forte, più condivisa, meno rappresentativa del gioco al ribasso.

Oggi su Gay’s Anatomy: Postfemminismo e culture di genere a Bologna

A Bologna, in questa settimana, e più precisamente dal 7 al 9 giugno, in concomitanza con il Pride si terrà il convegno Postfeminism? The Culture and Politics of Gender in the Age of Berlusconi.

Diversi gli interventi previsti, nel corso delle tre giornate, delle quali la prima è dedicata alla rappresentazione dell’identità di genere, con la ridefinizione dei concetti di maschile e femminile, per abbracciare lo stato dell’arte della politica e della cultura (post)femministe dopo il recente ventennio dominato dalla figura dell’ex premier; la seconda, invece, prevede diversi interventi sulle problematiche legate all’orientamento sessuale, soprattutto nella sessione “Discorsi sull’omosessualità nell’Italia contemporanea”; l’ultima giornata, invece, si concentrerà sul rapporto tra sessualità, media e potere.

Un appuntamento importante, insomma. Perché? Scoprilo e commenta con noi su Gay’s Anatomy.

Il principe azzurro è gay

«Prof, ha visto che c’è scritto sulla mia maglietta?»
«Cosa c’è scritto?»
«E legga!»
Leggo ad alta voce la scritta “IL-PRINCIPE-AZZURRO-È-GAY”.
A caratteri cubitali, fuxia. Fuxia. Su maglia bianca.
L’aula, intanto, veniva sconquassata da risate atomiche.

«Prof, lei all’inizio ci faceva paura…»
«E ora?»
«No, no… lei è buono.»
«E cosa vi faceva paura?»
«Gridava… però poi ci guardava con quello sguardo…»
Ecco, la mia fottuta umanità che viene fuori e mi rende meno credibile.

«Quindi gli immigrati rappresentano una risorsa perché…
La classe osserva, in silenzio.
«Ma che succede?»
«Sta piangendo.»
«Lo vedo, ma che succede?»
E la compagna di banco della bimba piangente: «no prof, è che le dispiace che se ne va…»

(Ok, lo ammetto, si tratta di una delle mie preferite e me la sarei portata a casa. Ma questo non vi autorizza a pensare che mi piacciono le medie e che io mi stia rassegnando a fare questo mestiere. D’accordo?!)